Mi ha molto colpito una frase del nostro concittadino Nerio Comisso, direttore, fino a poco tempo fa, dell'”Asilo notturno” di via Spalti, in rapporto al suo impegno decennale a favore dei senzatetto di Mestre: “Io non credo, però mi sono sempre comportato come se io credessi”.
Tutto il contesto dell’intervista m’ha rassicurato che la sua affermazione non era una delle tante smargiassate di quella gente senza spessore umano e culturale, adoperato per accreditarsi presso l’opinione pubblica come uomo “a la page”.
Il rapporto tra fede e carità mi ha sempre appassionato e ritengo che sia anche oggi un grosso problema che molti “cristiani” – tali solamente per aver ricevuto il battesimo da piccoli o perché praticanti pedissequamente senza tanti problemi interiori – non si pongano seriamente. Il problema non è certamente nuovo, perciò sono ben conscio di non scoprire l’America ponendomelo e proponendolo all’attenzione dei miei concittadini. Già san Giacomo, venti secoli fa, l’ha affrontato in maniera forte e polemica, quasi una sfida: “Voi che dite di credere, mostratemi la vostra fede ed io ve la mostrerò invece mediante la mia carità!”
L’affermare di essere credente nel messaggio di Cristo, non traducendo la fede in carità, penso sia una pia illusione o una comoda affermazione, mentre chi pratica la solidarietà, pur ritenendo di non essere credente, quasi certamente è in realtà un discepolo di quel Cristo che ha fatto dell’amore reciproco il cuore e la sostanza del suo messaggio.
Io sono tanto perplesso e dubbioso sulla consistenza della fede di quei “cristiani” che non “si sporcano le mani con i poveri”, che non si spendono per la giustizia e la solidarietà, non si fanno prossimi con l’uomo ferito a morte ed abbandonato sulla strada della vita. Sono pure altrettanto perplesso sull’autenticità cristiana di comunità parrocchiali senza servizi efficienti nei riguardi degli svariati bisogni dell’uomo contemporaneo.
Una volta ancora sono convinto che non basta mettere un’etichetta con la croce su una comunità cristiana perché essa sia tale, mentre sono invece i contenuti che qualificano la vita religiosa. Tutto questo mi pare di doverlo affermare a scanso di deludenti e dannosi equivoci.
