Da “LETTERA APERTA” – 29 ottobre 2017

Da “LETTERA APERTA” – 29 ottobre 2017
settimanale della parrocchia dei santi Gervasio e Protasio di Carpenedo

In questo numero c’è di interessante l’auto-presentazione di tre gruppi di sposi giovani e meno giovani che si incontrano periodicamente per crescere a livello familiare e spirituale. Da quanto ricordo, si tratta di un consistente numero di famiglie della parrocchia impegnate pure su altri fronti.
La seconda segnalazione è di minor importanza e compare sotto il titolo “Rigiocattoliamo”. Si tratta di un mercatino di giocattoli usati ma in buone condizioni, ceduti a prezzo simbolico e il cui ricavato è destinato a coprire le spese del patronato. Esempio modesto ma significativo della volontà di educare a non sperperare.

don Armando

GRUPPI SPOSI
in primo piano

AQUILA E PRISCILLA
Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro (Mt. 18, 20). C’è un gruppo di famiglie in parrocchia che si incontra tutti i mesi da oltre 20 anni; siamo il gruppo dei “vecchi”, abbiamo iniziato quando i nostri bimbi erano alle elementari ed oggi qualcuno di noi è già nonno; continuiamo a interrogarci, a confrontarci, a discutere, a ridere, a mangiare insieme, a pregare sempre in nome di un amore che ci ha unito tanti anni fa e che cerchiamo di mantenere e far crescere sulla roccia che è Cristo con la Sua Parola.
Ci sentiamo parte di una famiglia più grande dove tutti possiamo condividere gioie e dolori: insieme è più facile o più bello. Negli ultimi due anni abbiamo affrontato alcuni capitoli di Amoris Laetitia, è un lavoro entusiasmante perché ci offre la possibilità di confrontarci su un documento ufficiale della Chiesa, scritto in maniera comprensibile con continui agganci alla Parola, che offre a tutti noi speranza e amore. Quest’anno affronteremo i capitoli 6 e 8, due capitoli che aprono verso l’esterno della famiglia, con attenzione particolare alle giovani famiglie, alle famiglie in difficoltà, alle famiglie che soffrono per lutti e malattie parallelamente don Mario ci aiuterà a conoscere alcuni salmi per trovare… il salmo della nostra vita.
Aspettiamo chiunque voglia unirsi a noi, ci conoscete di sicuro, perché ci incontrate a Messa, alla festa dei lustri, dagli scout, in sagra, al doposcuola per i bambini extracomunitari, al corso fidanzati, agli incontri con i genitori del catechismo etc. etc. perché ognuno di noi, secondo i propri talenti, la propria vocazione, dona il suo tempo in parrocchia, alla comunità e anche alle associazioni esterne, perché sarebbe inutile se tutta quell’energia che ci dona il nostro gruppo non la trasmettessimo agli altri con gioia e disponibilità. Chiedete pure di noi in segreteria e vi diranno a chi rivolgervi. Incontri 2017-2018: 29 ottobre, 26 novembre, 17 dicembre, 21 gennaio, 25 febbraio, 25 marzo, 15 aprile e 27 maggio.
Gruppo Aquila e Priscilla

CANA NEW
Come mettere insieme 12 famiglie eterogenee e cercare di vivere resilientemente felici… Malgrado le fatiche di essere famiglia, qualcuno prova a vivere all’insegna di una gioia fatta di piccole attenzioni reciproche, di aiuto per i figli, di condivisione, coinvolgendosi nella vita degli altri senza invadenza, mettendo tra gli impegni anche tempi per la fede. Questo benessere aiuta a capire chi siamo, come stiamo spendendo la vita in coppia, con i figli, il prossimo, la società.
Nessun modello di eccellenza in Cana new, tante fragilità; chi mantiene l’equilibrio è il Signore. Il piacere di stare insieme ora non è solo agii incontri mensili in parrocchia, ma i compleanni dei figli, una cena improvvisata o una passeggiata per quattro chiacchiere. «Chi viene?» e ci si aggrega. L’osmosi tra quelli che erano appuntamenti parrocchiali e la vita di ogni giorno si è generata naturalmente. Gli incontri restano spunti per progredire nel percorso personale.
I temi sono le dinamiche di coppia, l’educazione dei figli, su una traccia e un brano biblico. Ci siamo focalizzati sui capitoli dell’Amoris Laetitia di papa Francesco sulla famiglia, che invita ad un respiro ampio su amore e accoglienza. Questo gruppo non ha mai chiesto distintivi per entrare a farne parte, ma aggiunto volentieri sedie a nuovi arrivi, perché varietà è ricchezza. Venite! Incontri 2017-2018: 21 ottobre, 18 novembre, 20 gennaio, 24 febbraio e 21 aprile.
Gruppo Cana new

CANA OLD
Il nostro gruppo è composto da famiglie che, pur essendo molto diverse tra loro, si sono scoperte legate dal desiderio di avere un luogo in cui potersi confrontare, anzitutto sul modo di vivere le fede avendo un rapporto più diretto con il Signore, il terzo, “gradito”, componente della nostra coppia. Per questo mettiamo al centro degli incontri la Parola di Dio e il confronto con essa.
Dopo esserci in passato soffermati su alcuni scritti del Patriarca Marco Cè e sulla lettura e il commento di alcuni capitoli di Amoris Laetitia, quest’anno vogliamo seguire la Parola stessa e nello specifico il Libro del Qoèlet, per farne la Lectio divina, aiutati da don Mario.
Dopo la Lectio c’è sempre il momento della condivisione, in cui ognuno ha l’occasione di confrontarsi con il testo scoprendo che cos’ha da dire alla propria famiglia. Terminiamo sempre l’incontro con la preghiera e quest’anno intendiamo farlo pregando il Vespro in chiesa davanti al Santissimo Sacramento. Vuol essere un modo per inserirsi nella comunità che prega davanti al Signore. Invitiamo altre famiglie che abbiamo la voglia di mettersi in ascolto della Parola di Dio, a venirci a trovare.
Incontri 2017-2018: 22 ottobre, 3 dicembre, 14 gennaio, 18 febbraio e 29 aprile.
Gruppo Cana old


Da “LA BORROMEA” – 29 ottobre 2017

Da “LA BORROMEA” – 29 ottobre 2017
settimanale del duomo di San Lorenzo di Mestre

Penso che questo periodico sia l’unico tra i fogli parrocchiali di Mestre stampato in tipografia ed è quindi particolarmente elegante. Oltre gli avvisi comuni a tutte le parrocchie, di solito offre solamente una riflessione pacata e solida del parroco, mons. Gianni Bernardi, che è rivolta, o almeno è più adatta, ai cristiani più pensosi e capaci di accogliere la sana dottrina della tradizione.

don Armando

OPERAI DEL VANGELO PER PORTARE SPERANZA DOVE GLI UOMINI VIVONO

Ho avuto la gioia di rileggere, negli ultimi giorni, la lettera pastorale che il patriarca Marco Cè aveva indirizzato alla diocesi in preparazione all’anno 2000, anno di grazia del Signore. La lettera si intitolava propriamente La comunità cristiana in missione nell’anno di grazia del Signore ed era nata come strumento di diffusione di una proposta pastorale ben precisa, con l’intendimento di prospettare gli obiettivi sostanziali e di indicare la direzione del cammino da percorrere: un cammino che avrebbe visto tutti i fedeli della diocesi tendere verso l’incontro con il Signore nell’anno giubilare, che sarebbe stato, secondo la profonda intuizione del patriarca, un’occasione propizia per parlare di Gesù: avrebbe aperto molte strade per far risuonare il suo nome e per incontrare Gesù.
Sono passati ormai tanti anni dal 2000; sono passati tanti anni anche dalla lettera del patriarca Marco: è cambiata la realtà dell’uomo, della società e della cultura. È cambiata anche, in molti aspetti, la realtà della Chiesa.
Eppure, quanto il patriarca scriveva conserva ancora, a mio avviso, una profonda attualità, in quanto capace di stimolare la vita cristiana, anzi la vita di ogni cristiano, proprio perché pone interrogativi che, se si è persone serie, non si possono eludere. Ad esempio, al n. 14 la lettera parlava della necessità di far perno su una rete di operai del Vangelo, da considerare una intelaiatura missionaria permanente: «Il Vangelo ci parla dei “dodici”, dei “settanta” e delle “folle”. La categoria che noi vorremmo, primariamente, benché non esclusivamente, attivare per la missione, risponde ai “settanta”, che dilatano e portano a compimento, con i dodici, l’opera di Gesù e l’annunziano alla gente. Pertanto, a livello parrocchiale, quattro realtà andrebbero particolarmente valorizzate perché costitutive del dinamismo essenziale della comunità: gli adulti, le famiglie, i giovani, i catechisti e i diversi animatori che sono per definizione “operai del Vangelo”».
Le parole del patriarca mettevano in luce alcuni problemi che sono ancora presenti nella vita della Chiesa e della nostra parrocchia: non per niente il mio intervento sulla Borromea dell’I ottobre portava un titolo provocatorio: «Adulti assenti dalla comunità: come si può tener viva la fede?». Purtroppo, non molti hanno saputo o voluto cogliere la provocazione… questo ci porta a dire che c’è ancora grandissimo bisogno di una rete di veri operai del Vangelo. Il patriarca parlava di un frutto dell’anno giubilare: la presenza nelle parrocchie e negli ambienti di vita di gruppi organici di battezzati, formati con il metodo del discepolato, a
servizio della nuova evangelizzazione, cioè dell’annuncio del Vangelo in una realtà che aveva subito radicali cambiamenti, cambiamenti che continuano anche oggi: faceva l’esempio, in primis, dei gruppi di ascolto, che caratterizzava così: «uomini, donne, giovani e famiglie che, dove il Signore li ha collocati, portino l’assillo di condividere il Vangelo che hanno nel cuore e lo realizzino come vocazione e come ministero in nome e per conto della loro Chiesa». Ecco, è proprio questo che sembra ancora mancare oggi: una forte presa di coscienza dei battezzati laici: la Chiesa ha davvero bisogno di questi “laici per i laici e per la storia”, come diceva il patriarca Marco. Ha bisogno di loro particolarmente nella prospettiva di “evangelizzare fuori le mura”, per andare ad annunciare il regno di Dio in ogni luogo dove l’uomo vive.
Per questo tutta la Chiesa è impegnata a formare laici evangelizzatori: è la fatica che stiamo vivendo anche noi, nella nostra parrocchia. Una fatica che talvolta sembra insopportabile. Fra i tanti battezzati e credenti, possibile che spesso non si trovi chi possa portare il Vangelo lì dove gli uomini del nostro tempo vivono, lavorano, spesso soffrono e lottano, e talvolta sperano?
Non vogliamo essere un gruppo, piccolo o grande (abbiamo 12.000 parrocchiani!) di “amici”. Dobbiamo essere, come ci ricorda papa Francesco, una Chiesa “in uscita”. Il patriarca Marco avrebbe amato questa immagine per indicare la comunità cristiana. Proviamo a pensarci anche noi.

don Gianni Bernardi


Da “DIMENSIONE PI” – 31 ottobre 2017

Da “DIMENSIONE PI” – 31 ottobre 2017
Settimanale della parrocchia San Marco dell’omonimo viale

Il periodico apre con una breve ma precisa informazione in occasione del 500° anniversario della riforma protestante. L’autore ribadisce che la riforma voluta da Lutero non è partita dalla volontà di rompere con la Chiesa cattolica, ma solamente dal desiderio di riformarla perché assolutamente bisognosa di una purificazione e di un ritorno alle origini. Poi gli eventi presero la mano e si arrivò ad una profonda lacerazione che oggi il movimento ecumenico tenta di ricucire.

don Armando

31 OTTOBRE 1517

In questo giorno un monaco agostiniano tedesco, Martin Lutero, appese alle porte della chiesa del castello di Wittemberg le famose 95 tesi che riguardavano in particolare le indulgenze di cui si stava facendo abuso in quel tempo rendendole come merci da comprare e vendere (il motivo era per finanziare la costruzione della Basilica di San Pietro a Roma); riguardavano ancora la figura del Papa, il suo compito e il suo potere nella chiesa e altre tesi riguardanti il rapporto del credente con Dio.
Nelle intenzioni di Lutero non volevano essere un proclama di rottura con la Chiesa.
Era nell’uso del tempo che i maestri di teologia esponessero pubblicamente le tesi che intendevano discutere nel corso dell’anno “accademico”. Di fatto divennero il punto di partenza di quella profonda “rivoluzione” che fu chiamata la Riforma.
La Chiesa ha sempre bisogno di essere riformata, di rivedere la propria fedeltà al Signore e la propria aderenza alla Sacra Scrittura. Ogni riforma della Chiesa, come ogni conversione personale, deve ripartire da qui: dalla Parola di Dio.
Lutero fu amante della Parola di Dio, curò l’edizione in lingua tedesca della Sacra Scrittura per rimetterla in mano ai cristiani perché se la rendessero familiare e nutrimento per una vita di fede.
Le cose poi andarono sempre più nella direzione di una profonda rottura con Roma: Lutero negò l’autorità del Papa, i sacramenti, tranne il Battesimo, il sacerdozio ministeriale….La rottura delia comunione ecclesiale ebbe conseguenze anche sul piano politico: la formazione di Stati di fede protestante o di fede cattolica che portarono anche a guerre di religione.
Oggi tutti concordano che l’intenzione di Lutero non era quella di dividere la Chiesa ma di riformarla, il movimento ecumenico, che mira appunto a ricomporre l’unità fra tutti i credenti in Cristo, ha fatto molti passi in avanti nel dialogo per una più profonda comprensione reciproca.
Il Concilio Ecumenico Vaticano 2° ha fortemente incoraggiato la Chiesa cattolica a percorrere questa via riconoscendo anche le incomprensioni e gli errori del passato.
Papa Francesco prosegue e invita a proseguire con coraggio questo cammino verso l’unità a 500 anni dalla rottura.

don Mario Liviero


Da “VITA DI COMUNITA'” – 22 OTTOBRE 2017

Da “VITA DI COMUNITA’” – 22 OTTOBRE 2017
settimanale della parrocchia di Santa Maria Goretti di Carpenedo

Come sempre il periodico informa sull’attività veramente intensa che avviene in questa parrocchia. Segnalo due corsi particolari: “Le dieci parole di vita per giovani” e “Corso Gesù nei 4 vangeli” ed invito tutti coloro che sono interessati al progetto di vita parrocchiale mediante la soluzione delle “cellule di evangelizzazione” a visitare il sito internet: santamariagorettimestre.weebly.com

don Armando

CORSO GESÙ NEI EVANGELI

PER CHI ?
“Per giovani e adulti che desiderano approfondire la loro conoscenza dei vangeli per crescere nell’incontro con Gesù”.

PERCHE’ ?
“L’ignoranza della scrittura è ignoranza di Cristo” San Girolamo
“Questo breve corso si propone di fornire un’introduzione alla lettura dei vangeli, focalizzando la figura di Gesù Cristo secondo l’ottica di ogni evangelista”

LE 10 PAROLE DI VITA PER GIOVANI

Ogni martedì alle ore 21 riprende il cammino di formazione cristiana per giovani dai 20 ai 30 anni. Con il confronto tra vita e Parola di Dio, continua questa preziosa esperienza che sta coinvolgendo circa 20 giovani, alla scoperta di quanto meglio si vive alla luce delle indicazioni del nostro Signore e creatore.
27 – 29 ottobre: Ritiro del 6° comandamento a Villa Assunta -Torreglia Colli Euganei


Da “LA COMUNITA'” – 29 ottobre 2017

Da “LA COMUNITA’” – 29 ottobre 2017
settimanale della parrocchia del Sacro Cuore di via Aleardi

Il settimanale impegna la prima pagina con una vignetta alquanto originale che illustra il vangelo del giorno.
Il periodico è piuttosto vario ed interessante per contenuti. Segnalo due articoli. Uno che si commenta da sé: “Non rimanere alla finestra”, rivolgendosi ai fedeli della parrocchia. L’altro riporta alcune regole per partecipare in modo consapevole, corretto e fruttuoso ad ogni liturgia.

don Armando

NON RIMANERE ALLA FINESTRA

Grazie a Dio e alla presa di coscienza di tanti cristiani della nostra comunità, la vita della nostra parrocchia è dinamica e articolata, offrendo a tutti la possibilità di partecipare e vivere attivamente la vita della chiesa.
I vari gruppi offrono a lutti, secondo le varie esigenze, i doni e le capacità di ognuno, la possibilità di essere protagonisti della vita ecclesiale. Il gruppo liturgico e il gruppo del canto, la catechesi, i catechisti, l’Azione Cattolica, l’O. F. S., le comunità neocatecumenali, il gruppo anziani, la Caritas, i G.D.A. e gli incontri dei giovani sono preziose occasioni per offrire a tutti le basi per vivere in modo attivo e responsabile la vita cristiana.
Purtroppo ci sono ancora tante persone che pensano di avere solo diritti e nessun dovere usando della chiesa come di un distributore di sacro, senza sentirsi interpellati a dare tempo e capacità per costruire la chiesa di Cristo.
Rivolgiamo, ancora una volta all’inizio del nuovo anno pastorale, un appello a tutti i cristiani della nostra parrocchia a vivere da protagonisti la propria lede cristiana uscendo dall’anonimato e inserendosi in uno dei vari gruppi in cui è articolata la nostra comunità. Fratello e sorella che mi leggi, non rimanere alla finestra a guardare. La chiesa ti appartiene, vivi attivamente la vita della tua comunità cristiana.

INDICAZIONI PER UNA LITURGIA SEMPRE PIÙ DIGNITOSA E PARTECIPATA

1. Arrivare in chiesa prima dell’inizio della celebrazione. Per poter partecipare fin dal canto d’inizio e non recare disturbo con il tuo ritardo agli altri.
2. Accertati che il telefonino sìa spento. E’ veramente sgradevole sentirlo suonare durante la liturgia.
3. Utilizza il tempo prima dell’inizio della celebrazione per leggerti le letture de! giorno e per la preghiera personale. Non chiacchierare con i vicini facendo della chiesa un salotto o un mercato.
4. Non accendere i lumi davanti alla Vergine e ai Santi durante la celebrazione. Il tintinnio delle monete disturba il silenzio e la preghiera. La Madonna e i Santi non possono essere contenti se disturbi e ti distrai dalla celebrazione del memoriale della Pasqua del Signore Gesù.
5. Accostati con grande dignità e fervore per ricevere l’Eucaristia.
6. Non uscire mai dalla chiesa prima della conclusione del canto finale. Sarebbe un gesto di scortesia nei riguardi del celebrante e dell’intera assemblea.


Da “LA MIA PARROCCHIA” – 22 ottobre 2017

Da “LA MIA PARROCCHIA” – 22 ottobre 2017
settimanale della parrocchia Beata Vergine Addolorata della Bissuola

Il periodico porta ogni volta i testi della liturgia e il commento del Vangelo. Questa scelta aiuta i fedeli a prendere il foglio parrocchiale per seguire la messa, ma forse li distrae per la curiosità di vedere come vanno le cose in parrocchia. Comunque sarà il parroco a valutare la cosa. Il resto del giornale è occupato da attività parrocchiali. Ne segnalo una che di certo non è la più importante: “Raccolta tappi”. Lo faccio perché credo che le parrocchie dovrebbero dare l’esempio di utilizzare tutto: carta, tappi di plastica e di sughero, olio esausto ecc.. Si fa opera sociale anche con questi espedienti pur minimi in se stessi.

don Armando

RACCOLTA TAPPI

Sulle scale per accedere a sala Papa Giovanni, al Buon Samaritano, tramite l’AVAPO è stato posizionato un contenitore per raccolta di TAPPI di bottiglie. E’una bella iniziativa, pratica e utile, per aiutare chi non ha possibilità di muoversi con le proprie gambe, tramite il dono di una carrozzina.


Da “L’ALVEARE” – 20 ottobre 2017

Da “L’ALVEARE” – 20 ottobre 2017
settimanale della parrocchia di San Pietro apostolo di Trivignano

Di particolare mi par di dover segnalare un articoletto sui risultati di una raccolta alimentare fatta in parrocchia a favore dei poveri. In genere le parrocchie non brillano troppo circa le iniziative a favore dei propri poveri. Quando capita di venire a conoscenza i qualche iniziativa in proposito mi pare doveroso portarla a conoscenza dei concittadini.

don Armando

SINTESI RACCOLTA ALIMENTARE

Domenica scorsa la nostra parrocchia ha vissuto il gesto della raccolta alimentare. Un segno concreto di attenzione alle persone più povere e bisognose. La parola che nasce spontanea al vedere la generosità di tante persone, è grazie! Grazie a nome di coloro che beneficeranno del vostro gesto. Grazie perché abbiamo detto con i fatti la nostra attenzione a chi fa più fatica.
Grazie perché l’Eucaristia celebrata è resa evidente da quelle borse raccolte. In sintesi ecco i numeri che danno il senso della raccolta fatta:
Totale kg raccolti: 755.60 (lo scorso anno erano 790): Pasta kg. 317,50; caffè 17 kg; olio 56 l; passata 75 kg; zucchero 76 kg; legumi vari 65 kg; latte 30 l; biscotti vari 42 kg; marmellata 8 kg; scatolame (tonno, sgombro, carne) 25,25; farine varie 14,70 kg: sale 18: dolciumi vari 2,50 kg: succhi vari 2.50 l; detergenti l.850 l.


Da “IN CAMMINO” – 29 ottobre 2017

Da “IN CAMMINO” – 29 ottobre 2017
settimanale della parrocchia di Sant’Antonio di Marghera

Niente di particolare da segnalare, se non il discorso di Papa Francesco sulla morte, che però non è neppure uno dei suoi più felici.

don Armando

PAPA FRANCESCO, UDIENZA GENERALE, Mercoledì, 18 ottobre 2017

La Speranza cristiana – Beati i morti che muoiono nel Signore
“… vorrei mettere a confronto la speranza cristiana con la realtà della morte, una realtà che la nostra civiltà moderna tende sempre più a cancellare. Così, quando la morte arriva, per chi ci sta vicino o per noi slessi, ci troviamo impreparati, privi anche di un “alfabeto” adatto per abbozzare parole di senso intorno al suo mistero, che comunque rimane. Eppure i primi segni di civilizzazione umana sono transitati proprio attraverso questo enigma. Potremmo dire che l’uomo è nato con il culto dei morti.
La morte era un avvenimento raccontato dai vecchi alle nuove generazioni, come una realtà ineludibile che obbligava l’uomo a vivere per qualcosa di assoluto.
Recita il salmo 90: «Insegnaci a contare i nostri giorni e acquisteremo un cuore saggio» (v. 12). Contare i propri giorni fa si che il cuore diventi saggio! Parole che ci riportano a un sano realismo, scacciando il delirio di onnipotenza. Cosa siamo noi? Siamo «quasi un nulla», dice un altro salmo (efr 88,48); i nostri giorni scorrono via veloci….
Cosi la morte mette a nudo la nostra vita.
Ci fa scoprire che i nostri atti di orgoglio, di ira e di odio erano vanità: pura vanità. Ci accorgiamo con rammarico di non aver amato abbastanza e di non aver cercato ciò che era essenziale. E, al contrario, vediamo quello che di veramente buono abbiamo seminato: gli affetti per i quali ci siamo sacrificati, e che ora ci tengono la mano.
Gesù ha illuminato il mistero della nostra morte. Con il suo comportamento, ci autorizza a sentirci addolorati quando una persona cara se ne va. Lui si turbò «profondamente» davanti alla tomba dell’amico Lazzaro, e «scoppiò in pianto» (Gv 11,35). In questo suo atteggiamento, sentiamo Gesù molto vicino, nostro fratello. Lui pianse per il suo amico Lazzaro.
E allora Gesù prega il Padre, sorgente della vita, e ordina a Lazzaro di uscire dal sepolcro. E così avviene. La speranza cristiana attinge da questo atteggiamento che Gesù assume contro la morte umana: se essa è presente nella creazione, essa è però uno sfregio che deturpa il disegno di amore di Dio, e il Salvatore vuole guarircene.
………A Marta che piange per la scomparsa del fratello Lazzaro oppone la luce di un dogma: «lo
sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi tu questo?» (Gv 11,25-26).
È quello che Gesù ripete ad ognuno di noi, ogni volta che la morte viene a strappare il tessuto della vita e degli affetti. Tutta la nostra esistenza si gioca qui, tra il versante della fede e il precipizio della paura. Dice Gesù: “lo sono la risurrezione e la vita, credi tu questo?, credi tu questo?”. Siamo tutti piccoli e indifesi davanti al mistero della morte. Però, che grazia se in quel momento custodiamo nel cuore la fiammella della fede! Gesù ci prenderà per mano, come prese per mano la figlia di Giairo, e ripeterà ancora una volta: “Talità kum”, “Fanciulla, alzati!” (Mc 5,41). Lo dirà a noi, a ciascuno di noi: “Rialzati, risorgi!”, lo vi invito, adesso, a chiudere gli occhi e a pensare a quel momento: della nostra morte.
Ognuno di noi pensi alla propria morte, e si immagini quel momento che avverrà, quando Gesù ci prenderà per mano e ci dirà: “Vieni, vieni con me, alzati”. Lì finirà la speranza e sarà la realtà, la realtà della vita. Pensate bene: Gesù stesso verrà da ognuno di noi e ci prenderà per mano, con la sua tenerezza, la sua mitezza, il suo amore. E ognuno ripeta nel suo cuore la parola di Gesù: “Alzati, vieni. Alzati, vieni. Alzati, risorgi!”.
Questa è la nostra speranza davanti alla morte. Per chi crede, è una porta che si spalanca completamente; per chi dubita è uno spiraglio di luce che filtra da un uscio che non si è chiuso proprio del tutto. Ma per tutti noi sarà una grazia, quando questa luce, dell’incontro con Gesù, ci illuminerà.


Da “IL PUNTO” – 29 ottobre 2017

Da “IL PUNTO” – 29 ottobre 2017
settimanale della collaborazione pastorale di Catene e Villabona

Oltre le solite notizie sui “santi” e sui “morti”, segnalo una riflessione particolare fatta da un fedele della parrocchia su quella che è la vera carità che si deve fare ai mendicanti di professione. Talvolta è più facile e più comodo tirar fuori di tasca un euro che fare un discorso, fraterno fin che si vuole, ma teso sa superare quella mendicità cronica che nasce dalla scelta dell’ozio e del disimpegno. Tutto questo, a mio parere, deve essere subordinato a che la Chiesa si attrezzi più seriamente per aiutare i veri poveri.

Perché è sbagliato “fare carità” agli accattoni fuori della chiesa

C’è un signore, ma ce ne sono altri, che ogni domenica mattina staziona alla porta della nostra chiesa: giovane, prestante, in salute, veste bene con un bel cellulare. È in Italia da almeno 4 anni, vive in una casa del Comune, ma non paga l’affitto e nemmeno le bollette, pagate da un ente benefico. Noi tutti quindi stiamo mantenendo la pigrizia di una persona.
Questo non è accettabile, questa non è carità! Altre famiglie di immigrati si sono ben integrate lavorando, perché lui no? Più lo guardo e più mi convinco che egli abbia fatto una scelta: vivere sulle spalle degli altri, pretendere diritti, ma non doveri. Per cui mi sento offeso, perché io fatico per portare a casa il giusto salario.
Dato che non posso rivolgermi a lui perché non vuole ascoltare, mi rivolgo a quanti ancora lo finanziano. Perché lo fate? Siate sinceri: lo fate per lui o lo fate per voi, per sentirvi a posto con la coscienza? Dovremmo invece andare da lui e dirgli: “Amico,
stai sbagliando, tu puoi lavorare, hai il dovere di farlo e se vuoi ti possiamo aiutare”. Questa è vera carità, questo è un gesto molto evangelico. Che cristiani siamo? Se vogliamo fare la vera carità rivolgiamoci al Parroco che ben conosce le situazioni di vera povertà. Ai tempi di Gesù i poveri erano una categoria ben definita: orfani, vedove, ciechi, zoppi, lebbrosi, sordi. Le condizioni fisiche e sociali di queste persone rendevano impossibile qualsiasi tipo di lavoro.
Essi appartenevano alla categoria dei “chi non può lavorare”. A loro Gesù rivolgeva il suo amore e la sua disponibilità. Oggi la situazione è cambiata: queste persone sono giustamente oggetto di aiuto da parte della società intera, laica e religiosa. Povertà eliminata? No, anzi. Oggi, assieme a chi ha veramente bisogno, ci sono queste altre persone che, nonostante non abbiano problemi o menomazioni, preferiscono essere creduti poveri.

Federico Bognolo


Da “CAMMINIAMO ASSIEME” – 27 ottobre 2017

Da “CAMMINIAMO ASSIEME” – 27 ottobre 2017
settimanale delle parrocchie di Sant’Andrea e San Pietro di Favaro Veneto

Mi pare che meriti di esser letto “l’articolo di fondo” di don Andrea Volpato, parroco di queste due comunità che indaga sul concetto di santo e di santità, superando gli schemi tradizionali che sono ancora molto diffusi nel Popolo di Dio.

CAMMINIAMO SULLA STRADA …

When The Saints Go Marching In…
Così diceva il testo inglese (originariamente canto “Gospel” ma anche marcia funebre) da cui è tratta la canzone che ancora usiamo anche se non è abbastanza vecchiotta.
E tuttavia queste parole ci richiamano la bellezza del cammino che il Signore Gesù ha avuto la bontà di chiamarci a percorrere. La stessa “strada che han percorso i santi tuoi…”
Ma chi sono i santi? I cristiani e la chiesa tutti sempre saputo vedere in alcuni fratelli e sorelle un segno più luminoso, una parola più eloquente della bellezza della vita di figli del Padre che Dio ha suscitato nella storia. Perso­nalmente credo che ci siano anche dei santi tra i non cristiani e i non credenti. Anzi, non sono io che lo penso, ma la chiesa tutta che così si è espressa anche nel concilio.
Ma ci sono anche tanti santi e sante che io stesso ho conosciuto e di cui ho magari celebrato il funerale nelle nostre chiese. Ninetta, Arturo, Bepi, don Vincenzo, don Serafino, Gianluca, Stella, Nicoletta … solo i primi nomi che mi vengono in mente. Un giorno vorrei trascrivermeli tutti. Anche questi sono i santi di Dio.
Non certo uomini e donne perfetti, ma certamente santi perché hanno percorso la strada del Signore.
Con fatica, sbagliando spesso, ma continuando fino in fondo il cammino che hanno portato a compimento e possono mettere sulla loro strada il segno di pista famoso presso gli scout: ho com­piuto la mia missione e sono tornato a casa.
Santo però è Dio solo. Kadosh. Cioè totalmente altro, completamente alternativo.
I santi che possiamo essere anche noi sono coloro che non si lasciano omologare dallo spirito del “mondo”: la corruzione, la maldicenza, l’egoismo … ma vivono le Beatitudini che per noi cristiani sono come i 10 comandamenti per gli Ebrei: Beati i poveri in spirito, Beati i miti, Beati gli operatori di pace, Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia e i perseguitati che piangono per la giustizia …
Dobbiamo sentirci onorati e santamente orgogliosi di aver ricevuto in dono questa vocazione in tutte le forme possibili per ognuno di noi. E sull’esempio di tutti i santi, anche i nostri, anche noi continuiamo a camminare sulla strada che han percorso i santi tuoi…
Buona festa di TUTTI I SANTI!

Don Andrea Volpato


Da “TRE TENDE” – 22 OTTOBRE 2017

Da “TRE TENDE” – 22 OTTOBRE 2017
settimanale delle parrocchie dei Carmini, dei Gesuati e di San Trovaso

Questo periodico è appena al sesto numero e suppongo che sia nato col nuovo parroco di queste tre parrocchie, che contano appena 2500 anime. Consiste in un foglio A4 fronte-retro e si presenta in una forma umile ma ordinata.

Oltre i consueti appuntamenti propri di ogni parrocchia, mi sembrano degni di segnalazione due articoli. Il primo riguarda il negozio equo solidale “Aqua altra”, a servizio del mondo, un negozio che vende prodotti dei paesi del terzo e quarto mondo per favorire i produttori di quei popoli particolarmente poveri. Questa iniziativa è poco diffusa – mi pare ve ne sia uno in via Mestrina, però sganciato da qualche parrocchia particolare.

Il secondo articolo riguarda un problema quanto mai attuale e cruciale oggi nelle nostre parrocchie: essere intransigenti sui doveri delle fmiglie circa la frequenza al catechismo e alla messa festiva.

Mi pare che il nuovo parroco, don Andrea Longhi, propenda per la soluzione rigida. Io però ho dei dubbi perché credo che comunque dobbiamo seminare anche se spesso il terreno è sassoso, spinoso e poco ricettivo. Se si semina sempre e generosamente, può darsi che qualcosa germogli, ma se non si semina, anche per motivi comprensibili, di certo non germoglierà nulla. Mi pare che pure Papa Francesco sia di questo parere.

 

“CHI È IL MIO PROSSIMO”
AQUA ALTRA”
a servizio del mondo

Prodotti dal mondo, sostenibilità, solidarietà. Tutto questo e molto altro è la bottega equo solidale gestita dalia Cooperativa Aqua Altra a due passi dalla chiesa dei Carmini. Nata nel 2006, grazie alla scommessa-di un gruppo di soci, la cooperativa propone prodotti alimentari e d’artigianato che sono frutto di progetti equo solidali proveniente dai paesi del Sud del mondo, ma anche da realtà sociali e solidali del nostro territorio. La cooperativa ha due dipendenti, di cui una persona svantaggiata, e in questi anni ha portato avanti numerosi progetti di reinserimento sociale in collaborazione con altre cooperative sociali della città di Venezia. Ogni giorno l’apertura della bottega è garantita anche dalla presenza di un gruppo di volontari di tutte le età, coinvolgendo anche gli studenti universitari dei vicini atenei. Ma c’è sempre spazio per chiunque volesse dare una mano, secondo le proprie attitudini e disponibilità.
La bottega rappresenta una piccola oasi di socialità e solidarietà in un campo votato purtroppo quasi esclusivamente agli affari e al divertimento. Ma non è facile andare avanti: il locale dove si trova il negozio è di proprietà di un privato che ha appena rinnovato il contratto alla Cooperativa con un progressivo innalzamento nei prossimi anni del canone d’affìtto. Riuscire a far quadrare i conti non sarà facile ed è per questo che i soci stanno valutando l’ipotesi di trovare un’altra collocazione per la bottega. Ma sarebbe una sconfitta per tutti: per campo Santa Margherita, per i suoi abitanti, per i tanti clienti e amici che in questi anni sono stati vicini ad Aqua Altra. Aqua Altra Società Cooperativa
Sociale Venezia – Campo S. Margherita – T: 041 521 1259 www.facebook.com/aqua.altra.venezia.commercio.equosolidale

LEI E’ UN BUROCRATE
“Lei è un burocrate” mi ha detto arrabbiato un nonno presentatosi con una dolcissima bambina con 20 minuti di ritardo al primo incontro di catechismo mercoledì scorso. Perché me l’ha detto? La bambina non era iscritta e non avevo mai visto né sentito per telefono né padre né madre. Chiedevo gentilmente la cortesia che fosse almeno un genitore, responsabile della piccola, a iscriverla e firmare l’impegno di portare con costanza la figlia a catechismo e messa. Ero disponibile in qualsiasi luogo e qualsiasi ora per questo incontro. Niente, “lei è un burocrate!”. Ma perché? Se facciamo le cose bene con precisione e serietà a servizio dei nostri piccoli, non si può chiedere altrettanta serietà e responsabilità ai genitori? Perché, dato che sopportiamo in alcuni ragazzi una maleducazione che sinceramente non avevo mai visto prima in vita mia?! Quanto chiedevo mi sembra una cosa normale, umana. Non è questione di tempo ma di importanza che si vuole dare alla vita di fede. Non accetto che davanti all’impegno fedele e appassionato delle catechiste qualcuno tratti loro e quest’ora di catechismo o l’incontro domenicale con Cristo come la Cenerentola “eh sa, ha tante cose da fare mio figlio!”. No! Dipende dal genitore, non dal figlio. Dipende da quali priorità vuoi che segnino la sua crescita. Non burocrate ma preoccupato davvero della crescita umana e cristiana dei vostri bambini. Questo ogni anno 350 famiglie negli anni passati l’avevano capito e, grazie a Dio, anche qui nelle nostre tre parrocchie tante famiglie l’hanno già capito, don Andrea.


Da “PARROCCHIA SAN PIETRO ORSEOLO” – 29 ottobre 2017

Da “PARROCCHIA SAN PIETRO ORSEOLO” – 29 ottobre 2017
settimanale della parrocchia omonima di viale don Luigi Sturzo

Le prime due facciate del foglio A5 riguardano ii testi della liturgia della domenica. Le altre due facciate sono occupate invece da avvisi assai scarni.
Segnalo un articolo “Terzo valore” che, per un estraneo come me, risulta piuttosto enigmatico, comunque suppongo si tratti di un modo inconsueto per aiutare la parrocchia.

La seconda notizia riguarda la tradizione di questa parrocchia di organizzare in autunno, inverno e primavera, una commedia al mese. Anche questa iniziativa può essere un modo per creare comunità. La comunità infatti ha bisogno di molte iniziative per coinvolgere il numero più vasto possibile di persone che vivono in sintonia con la parrocchia.

TERZO VALORE… QUESTA VOLTA CI SIAMO!!

Se qualcuno, nei giorni scorsi, è andato a vedere… non ha trovato niente. Vero. Ci sono stati dei problemi tecnici che hanno fatto slittare tutto di qualche giorno. Ma questa volta ci siamo.

SIAMO PRESENTI SUL SITO
terzovalore.com (/progetti/in-anteprima)
In questi giorni è possibile prendere visione del progetto e iscriversi al portale (fase preliminare necessaria). Dal 10 novembre sarà possibile fare la promessa di prestito/ donazione e immediatamente procedere al bonifico all’iban che verrà indicato.
Nel frattempo è sempre possibile utilizzare anche la “via tradizionale”:
1) offerta direttamente al parroco;
2) offerta depositata (periodicamente o “una tantum”) nella cassetta all’ingresso della chiesa;
3) bonifico a IT70P 03359 01600 100000 154022 (lavori patronato).
PER MAGGIORI INFORMAZIONI e aiuti nelle procedure: domenica 5 novembre, dalle 10.30 alle 12.30, in sala Fornace.


Da “LA PAROLA DEL PADRE” – 22 ottobre 2017

Da “LA PAROLA DEL PADRE” – 22 ottobre 2017
settimanale della parrocchia del Cuore Immacolato di Maria di Altobello

Il settimanale è piuttosto originale perché stampato su carta celeste. Per il resto ho trovato di un qualche interesse un articolo di Padre Ottavio che, rifacendosi ad un’intervista del vescovo di Lugano, tenta di incitare i fedeli ad avere maggiore consapevolezza dell’inestimabile patrimonio di valori che Cristo ha affidato a noi cristiani.

A CUORE APERTO

Riceviamo in Comunità la rivista della Caritas de! Ticino (Svizzera) e sfogliandola ho trovato un’intervista al Vescovo di Lugano nella quale presenta la sua lettera pastorale. Mi ha incuriosito il titolo. “Respirate sempre Cristo”. Un po’ insolito come titolo, per questo mi sono messo a leggere lo scritto che illustra il contenuto di questa lettera. Interessante. Riporto alcune parole del Vescovo che, a mio modesto parere, ci possono aiutare a vivere la nostra fede cristiana nel nostro tempo, anche qui a Mestre, con più fiducia, serenità e speranza. Prendendo come personaggio biblico Elia, dice che questo “è un profeta particolarmente significativo per i nostri tempi, perché vive l’angoscia di essere da solo, di essere isolato, di essere in un tempo che non va per l’alleanza con il Signore; ed ecco che con questa sensazione Elia affronta il grande compito di risvegliare le coscienze e a un certo momento, sembra che sia proprio impossibile. Di fronte a una minaccia di morte Elia si protegge fuggendo, ma, proprio nel proteggersi perde il senso del proprio cammino. Per questo ha bisogno di fare un percorso nelle mani del Signore per ritrovare il gusto di impegnarsi nel quotidiano”.
Come è simile al nostro tempo! In una società fortemente scristianizzata come la nostra, noi credenti in Cristo ci scoraggiamo (non so se provate anche voi questo!) e ci sembra che ormai il cristianesimo sia una cosa d’altri tempi! Eppure fa nostra fede trova senso e vitalità nel tessuto quotidiano, nei vari ambiti di vita, altrimenti resta smorta, senza significato. La fede, cioè la nostra risposta a Cristo che ci chiede di seguirlo liberamente ogni giorno, dà sapore e spessore alla nostra esistenza, aiutandoci a rendere la nostra vita più gustosa. Ne! nostro piccolo mondo, dove a volte ci manca davvero il fiato per una vita dignitosa, siamo chiamati a “prendere coscienza che nessuno è inutile e l’apporto che può dare è fondamentale per vivere oggi e seminare oggi quel fermento di bontà, di bellezza e di verità che fa vivere noi e quelli che incontriamo”. Aiutare chi ci sta accanto a “respirare Cristo” è il primo atto di solidarietà che possiamo offrire al prossimo. Non è poca cosa, tutt’altro: è seminare nel mondo speranza, serenità e fiducia. Dio ci vuole contenti, nonostante “l’aria” inquinata che quotidianamente respiriamo. Lui ci offre “aria pulita”, per questo è fondamentale “respirare Cristo” a pieni polmoni.

P. Ottavio


Da “IL DIARIO INSIEME” – 22 ottobre 2017

Da “IL DIARIO INSIEME” – 22 ottobre 2017
settimanale della collaborazione pastorale dei Frari, di San Pantalon e dei Tolentini di Venezia.

Il periodico si apre, come quasi tutti i fogli parrocchiali, con il commento del Vangelo della domenica.
La seconda pagina è dedicata alla spiritualità del Terz’ordine francescano. Questo gruppo è attivo soprattutto perché la parrocchia dei Frari, che rappresenta il punto di forza di questa “collaborazione pastorale” è gestita dai frati conventuali.
Segnalo pure l’articoletto “cinque giorni per dire Gesù nelle strade”. Questa iniziativa mi pare particolarmente coraggiosa ed innovativa nel contesto della nuova evangelizzazione. Mi piacerebbe quanto mai che prima o poi si facesse qualcosa del genere anche a Mestre per poter valutare più seriamente l’impatto che essa può avere con la gente del nostro tempo.

Ordine Fancescano Secolare (O.F.S.)

Nella Parrocchia dei Frari è presente da tanti decenni l’Ordine Francescano Secolare che, un tempo, si chiamava Terz’Ordine Francescano.
Desideriamo presentarne l’origine e il carisma.
Al Tempo di S. Francesco d’Assisi, molte persone volevano seguirlo e vivere come lui, ma non tutti potevano farlo a causa del loro stato di vita (es. persone sposate).
Ad essi il Santo promise di pensare e diede loro una Regola adatta. Con essa, Francesco dava vita, dopo il primo Ordine (Frati), il secondo Ordine (Clarisse), al Terz’Ordine, quello per i laici ed anche per i chierici (vescovi, sacerdoti e diaconi).
1 Francescani secolari s’impegnano a vivere il Vangelo in comunione fraterna. A questo scopo i membri dell’O.F.S. si riuniscono in comunità ecclesiali chiamate Fraternità.
La Fraternità è la cellula prima dell’Ordine Francescano Secolare, segno visibile della Chiesa e comunità di amore.
I Francescani secolari, desiderosi di vivere il carisma francescano, si ritrovano insieme:
– per la preghiera – per celebrare l’Eucarestia – per la formazione e la condivisione – per prendere
iniziative di carità, di solidarietà e di servizio.
II loro stile dovrebbe essere:
di povertà, mirando alla sobrietà;
di umiltà, ricercando l’ultimo posto;
di semplicità, nello spirito delle Beatitudini;
di gratitudine a Dio, nello spirito di S. Francesco.
Il francescano secolare ha una Regola e delle Costituzioni; si entra a far parte dell’Ordine per vocazione e, dopo un tempo di formazione, c’è una Professione che impegna a vivere secondo lo stile di vita francescano in famiglia, nel lavoro, promuovendo la giustizia, ricercando vie di dialogo, rispettando il creato e divenendo messaggeri di perfetta letizia.
La Fraternità OFS dei Frari s’incontra il mercoledì alle ore 18, nella sala
S. Francesco, vicino alla sacrestia della Basilica.
Coloro che desiderano conoscere personalmente l’OFS, sono benvenuti

Cinque giorni per dire Gesù nelle strade

È il tema dell’Evangelizzazione di strada che si terrà dal 27 al 31 ottobre. Un’esperienza che si ripete da alcuni anni, a cui anche i giovani della Diocesi possono aggregarsi. Il programma prevede:
ritrovo in Patronato dei Frari venerdì 27 alle ore 15.00;
poi, per cinque giorni, vita in comune, formazione, preghiera e annuncio del Vangelo in vari punti della città;
sabato 28 interverrà il Patriarca in S.Pantalon, celebrando la Messa e consegnando il ‘mandato’ agli evangelizzatori.


Da “VITA PARROCCHIALE” – 29 ottobre 2017

Da “VITA PARROCCHIALE” – 29 ottobre 2017
settimanale della comunità cristiana di Santa Maria del Carmelo di via Terraglio

Oltre le solite notizie che riguardano la vita parrocchiale, mi pare di dover segnalare un articolo a firma di Pierantonio che illustra le origini di ispirazione religiosa poi completamente degenerate nella banalità, nel cattivo gusto ed irrispettose della celebrazione dei “Santi” e del “Morti” della cosiddetta festa di Halloween. Purtroppo questa “festa” s’è diffusa anche da noi come una gramigna, ulteriore segno della perdita di valori più seri e più cristiani.
A mio modesto parere la stampa parrocchiale dovrebbe esser più severa nei riguardi di questa infelice americanata.

SACRO E PROFANO

Nei giorni 1 e 2 novembre si celebrano due feste importanti: la Solennità di tutti i Santi e la Commemorazione dei Defunti.
La devozione per i Santi ha le sue radici nelle antiche tradizioni della Chiesa. Dal 11° secolo abbiamo te­stimonianze che i corpi dei martiri erano venerati.
I primi cristiani celebravano la loro memoria ed effondevano preghiere per essere aiutati ad imitare la loro vita esemplare. La chiamata alla beatitudine della santità risplende del resto per tutti: sta a noi la scelta.
Halloween sembra aver sostituito in un colpo solo le due ricorrenze cristiane. D’altro canto la festa è giocosa, divertente, seducente. Quasi un secondo carnevale, in un periodo dell’anno climatica­mente triste ed in cui si è lontani sia dalle ferie estive sia dall’atmosfera natalizia che ci offre insomma un pausa gradita. Originariamente si chiamava Ali Hallows Ève, vigilia di tutti i Santi, era una festa celtica. Tutto ha inizio nell’Irlanda pre-cristiana dove l’antico popolo dei Celti celebrava ogni 31 ottobre la vigilia del nuovo anno.
Il termine dell’estate e l’inizio della buia e fredda stagione invernale, coincideva con il momento in cui, per una notte, le anime dei morti tornavano sulla terra. Una credenza popolare, ma bastava a togliere il sonno. Così, la gente rendeva buie tutte le proprie case e si travestiva il più spaventosamente possibile nella speranza di confondere e impaurire gli spiriti dei morti. E per ingraziarseli, per loro lasciava del latte e qualcosa da mangiare fuori dalla porta (da ciò deriverà la formula ricattatoria “dolcetto o scherzetto”.
La massiccia immigrazione di irlandesi, dalla seconda metà del 1800, diffuse Halloween in America. Qui la festa esplose ma, persi i suoi significati religiosi e rituali, si ridusse a un’occasione per divertirsi e vestirsi in maschera, anche con eventi musicali. Divenuta in seguito popolare pure da noi, è ormai un appuntamento fisso di fine ottobre, che rimanda agli influssi tenebrosi di misteriose potenze del male. Le vie delle nostre città, dei nostri quartieri vengono invase da zucche, streghe, scheletri, zombie, diavoli, fantasmi. Un horror in cui prevale soprattutto il colore nero.
Mentre si rischia di ridicolizzare il ricordo dei defunti, la morte, quella vera, si allontana e scolorisce, anche nei riferimenti religiosi.

Pierantonio