I nostri protagonisti: Teresa

I nostri protagonisti: Teresa

Ho la sensazione che mentre tutti a Mestre hanno sentito parlare dei Centri don Vecchi, e credo pure che la stragrande maggioranza ne abbia una buona opinione, purtroppo invece pochissimi vi abbiano messo piede e quasi nessuno conosca il “meccanismo” umano che ci fa vivere e fa vivere bene. Quindi non vorrei mai che questa realtà, che credo rappresenti uno degli aspetti innovativi e migliori nella nostra Città, possa ridursi a una nozione o a una icona, per quanto apprezzata, ma appesa a un chiodo della galleria dei ritratti delle componenti della nostra città. Per questo motivo ho deciso di cercare di diffondere i “meccanismi” segreti che sorreggono questo “miracolo” sociale.

Oggi tenterò di descrivere il volto e il cuore del personaggio che dirige ad anima l’ultimo nato della Fondazione Carpinetum, il don Vecchi sei, il centro destinato ai disabili, ai coniugi separati e alle famiglie in forte difficoltà esistenziale. La vita non è facile in questo centro, perché ospita una sessantina di persone che per i ben pensanti rappresentano il frutto amaro della nostra società irrequieta, e con pochi punti di riferimento sicuri. La persona che è la responsabile si chiama Teresa, una giovane donna, che ha fatto un serio percorso di volontariato in un paese del sud d’Italia, e che poi le irrequiete norme che regolano il mondo della scuola ha deposto come una naufraga nella nostra Città. Questa concittadina acquisita da una dozzina di anni esercita la professione di maestra e dedica tutto il tempo libero e tutta la sua ricchezza umana alle persone che sono giunte bisognose, dopo peripezie difficili, nelle nostre strutture: gente di tutte le età, di tutte le esperienze, scelte solamente per il denominatore comune del bisogno. Teresa spesso è costretta a nascondere la tenerezza e il suo amore di donna sotto “l’armatura” della decisione, della capacità di imporsi e di far osservare le regole, indispensabili per poter vivere in comunità. Qualcuno dice che è perfino troppo forte e decisa, mentre io sono convinto che ella deve spesso imporsi la decisione per tenere il timone di questa comunità per nulla omogenea e per nulla facile da condurre. Spesso provo tanta tenerezza per una creatura che non sempre può lasciarsi andare a una naturale amabilità e dolcezza per una donna e debba assumere posizioni più rigide perché la vita scorra ordinata e serena.

Talvolta però, vedendo quanta è la amabilità con cui si lascia andare verso i bambini, ma pure con quanta comprensione tratti le giovani mamme provate dalla vita, o giovani uomini che arrancano sotto il peso di fallimenti familiari o lavorativi, provo per lei comprensione, ed ammirazione, stima e bisogno di esserle accanto perché non si senta sola di fronte a drammi umani veramente dolorosi. Sono convinto che sia giusto e doveroso che la nostra città sia cosciente che non ci sono solo tra noi donne effimere e deludenti, ma che a Mestre si possono incontrare pure creature forti, generose come Teresa che scelgono di spendere il meglio di sé, della propria giovinezza e del proprio cuore per chi, pur non conoscendolo, scopre che ha bisogno di essere incoraggiato, sorretto e amato.


L’acqua, i politici e i gabbiani

Leggo volentieri il periodico della parrocchia di San Giuseppe in Viale san Marco a Mestre. Questa settimana desidero segnalare due articoli: il primo di Alessandro Seno che ogni settimana tiene una rubrica di attualità, intelligente e scorrevole. Questa settimana tratta il problema dell’acqua ed apprendo che lo spreco di questa preziosa risorsa sta, oltre ad un uso personale senza controllo, ad una mancata manutenzione delle condutture da parte di comuni e regioni che discutono su questioni di lana caprina e sciupano denaro a piene mani.

Nella seconda parte dell’articolo scopro che il 33 percento dei nostri parlamentari, cioè ben 501 onorevoli, ha cambiato casacca e partito in questa legislatura. Mi domando: la persona che ho votato perché ritenevo più vicina alle mie idee, quale tesi sta portando avanti ora?

Il secondo articolo, “Il gabbiano di Rovigno”, a firma R.Z., è una rilettura in chiave attuale della pagina del Vangelo “guardate gli uccelli dell’aria….”. A mio parere una pagina serena e riposante che costituisce un prezioso invito alla saggezza.

UNO SGUARDO SULLA SETTIMANA
a cura di Alessandro Seno
Vogliamo “immergerci” nel problema siccità? Oppure scriviamo sul termine tutto italiano di “Trasformismo” applicato però ai deputati italiani? Sono due argomenti che mi hanno colpito questa settimana, purtroppo in negativo.
Non si può non soffermarsi sul gravissimo problema di mancanza di piogge che sta colpendo la nostra penisola; è una situazione difficile ma non imprevista, del resto che il clima sia cambiato lo riscontriamo oramai da svariati anni e, come ampiamente predetto, muterà ancor di più nei prossimi decenni – alla faccia di chi si è “sfilato” dagli accordi di Parigi… – e sicuramente non in meglio!
Se a questo ci aggiungiamo il nostro folle consumo idrico, la media nazionale è di 245 litri al giorno A TESTA, capite bene che dobbiamo correre ai ripari al più presto. E il primo “guasto” che dobbiamo riparare è quello delle condutture che approvvigionano le città, basterebbe una manutenzione precisa e funzionale degli impianti idrici per garantire il 30% in più sui rubinetti della penisola e addirittura il 44% su quelli della capitale.
Mi chiedo come mai questi interventi si facciano sempre quando esplode il caso e non preventivamente ma se così fosse non ci sarebbe neanche l’emergenza e allora di cosa si parlerebbe sui giornali o al bar?
Forse de! malcostume tutto nazionale de! cambio di casacca? E non mi riferisco al trasferimento di questo o quel calciatore, ma del voltabandiera che i politici eletti dal popolo a guida del paese in un determinato partito finiscano poi la legislatura in un altro che spesso, sta dalla parte opposta a quello di provenienza.
Ma come? Io ho votato Mario Rossi per le sue idee di sinistra sulle pensioni e adesso me lo ritrovo a destra dove sullo stesso argomento la pensano esattamente all’opposto! Vi sembra normale?
Naturalmente questa malsana pratica coinvolge tutti i partiti e quello sopra esposto è solo un esempio; vi basti riflettere su questi nudi dati: dall `inizio della legislatura ad oggi hanno cambiato schieramento ben 501 parlamentari, un TERZO di quelli eletti! Un TERZO! Il 33% ! Ognuno è libero di fare le proprie scelte e di sbagliare ma un detto popolare recita che “Chi sbaglia paga” mentre qui a pagare sono solo gli italiani, visto che questi personaggi stanno bellamente sulle loro nuove sedie e continuano regolarmente a percepire stipendi e quant `altro.
Decidi di cambiare partito? Ti di metti dalla carica di deputato e la prossima legislatura ti ricandidi con i nuovi colori! Purtroppo questo non si può fare poiché mancherebbe il numero legale di parlamentari ma allora dovresti “blindare” gli eletti che per tutto il periodo nel quale sono in carica non possono cambiare schieramento.
L `Italia, paese baciato da svariati mari, si ritrova così ad avere una situazione paradossale: bagnata nei suoi contorni ma asciutta, quasi arsa, all’interno e poi invasa dai profughi, non solo quelli che fuggono giustamente da guerre e carestie ma anche da quelli che, all’interno vogliono sempre salire sulla nave… dei vincitori politici!

IL GABBIANO DI ROVIGNO
Da alcuni anni trascorriamo qualche giorno di vacanza a Rovigno, la bella località balneare della Croazia.
Ogni anno torniamo a posizionarci con sedie e lettini negli stessi posti e anche loro sempre lì, chi in piedi su uno scoglio, chi a cullarsi sull’onda, chi a svolazzare da un posto all’altro. Sono sempre loro, i “Gabbiani di Rovigno”, sono belli, sani, con le piume gonfie e pulite e a guardarli, sono anche sereni e tranquilli.
Ritroviamo anche “Jonatan”, un nome di fantasia che abbiamo dato ad un gabbiano facilmente riconoscibile per un problemino ad una zampa. Quasi per scherzo ci scappa una simpatica considerazione “questi gabbiani fanno proprio una bella vita”: sono in vacanza tutto l’anno, si alzano quando vogliono, vanno a dormire quando e dove gli pare, a pranzo e a cena mangiano pesce fresco e quando vogliono assaggiare qualcosa di diverso, fanno una passeggiata tra i bagnanti che danno loro anche il dessert.
Sono semplicemente liberi.
All’ improvviso scatta istintivamente il confronto con la nostra vita.
Io per poter fare questa settimana di ferie ho dovuto compilare 5 mesi prima il famoso “piano ferie”, e trascorrere quei mesi con l’ansia che un problema improvviso possa far revocare questi cinque agognati giorni di vacanza.
Inevitabile poi allargare il confronto alla vita quotidiana, alla sveglia che suona implacabile tutte le mattine, al lavoro fino sera, agli straordinari, al capo… al tempo libero che non c’è! Un pensiero va ai giovani, alle loro difficoltà per trovare un lavoro stabile, a farsi una famiglia, la casa e una volta rattoppata una soluzione, la necessità di dover lavorare entrambi per sopravvivere al muto e alle necessità personali.
Per non parlare dei problemi nel caso volessero avere un bambino. Dove lasciarlo mentre loro non ci sono, la ricerca di un asilo, la ricerca di una sistemazione alternativa quando gli asili chiudono, i centri estivi, il mal di pancia, il pediatra, il tutto da coordinare con le spese al supermercato, la pulizia della casa, il bucato, il cambio turno improvviso.
Vivono talmente sotto pressione che qualcuno arriva a dimenticarsi il figlio in macchina.
Ancora per un po’ potranno avere un supporto dai nonni ma attenti giovani, tra qualche anno la categoria nonni non esisterà più.
Con il meccanismo perverso dello spostamento in avanti dell’età pensionabile in conseguenza dell’ allungamento dell’aspettativa di vita, i vecchi più fortunati passeranno direttamente dal lavoro all’ospizio, per gli altri la fine arriverà ancora prima. Si sono inventati anche gli ipermercati sempre aperti, così anche in quelle poche ore di stacco obbligato che potevamo avere, adesso siamo veicolati agli acquisti anche durante le feste e, cosa più grave, costringendo al lavoro perpetuo i giovani che non sanno a chi lasciare i bambini.
Non c’è tregua, e questi sono solo alcuni dei condizionamenti a cui siamo sottoposti tutti i giorni.
Per farla breve, ci stiamo imponendo uno stile di vita opprimente che ci tiene sotto pressione all’inverosimile rasentando il masochismo.
Però in questa analisi c’è qualcosa che non torna, una conclusione così sfavorevole sulla qualità della vita è in antitesi col fatto che noi siamo gli esseri più intelligenti, i più progrediti, i più civilizzati del pianeta.
Nel frattempo vedo Jonatan venire verso di me con la sua personale andatura zoppicante, è tranquillo e ha un aspetto riposato, si ferma, mi guarda intensamente con i suoi occhi grandi e tondi, sembra abbozzare un sorriso e capisco cosa mi vuole dire:
“che allocchi che siete voi umani”.
R.Z.


Marghera “vizia”

Gli anziani che risiedono presso i Centri don Vecchi non solo sono i più fortunati di tutta la città, ma pure i più “viziati”. I responsabili di quello di Marghera, signori Mariateresa e Luciano Ceolotto, a nome dei 60 residenti in via Carrara, ringraziano pubblicamente i gestori della pasticceria Milady perché più volte alla settimana mandano loro le goloserie di loro produzione. Nonostante le recriminazioni dei relativi medici preoccupati per la glicemia, mangiano quanto mai volentieri e semmai sanno che comunque sono in cammino verso il paradiso.

La Fondazione Carpinetum si unisce agli anziani residenti nel Centro don Vecchi di Marghera per ringraziare i cittadini delle numerose offerte, dei lasciti testamentari e non ultimo di questi gesti gentili che ci fanno sentire al centro dell’attenzione dell’intera città.


Onore alla memoria

Da circa un anno e mezzo è tornata alla casa del Padre la concittadina Annamaria Malvestio, che ha seguito sempre con tanta attenzione e generosità lo sviluppo dei Centri don Vecchi e mi ha accompagnato con stima ed affetto nella realizzazione del progetto di offrire agli anziani in disagio economico un alloggio decoroso e funzionale a costi accessibili anche per chi gode solamente della pensione sociale.

La signora Annamaria ha suggellato questa collaborazione anche dopo la sua morte, disponendo che una parte del suo notevole patrimonio fosse destinata ad una decina di strutture solidali, tra i quali c’è stata pure la Fondazione Carpinetum dei Centri don Vecchi. Proprio in questi giorni s’è concluso l’iter testamentario che ha portato nelle casse della Fondazione circa 80 mila euro.

Porto a conoscenza della cittadinanza questo evento perché Mestre possa onorare i suoi cittadini più saggi ed altruisti e si venga a sapere che lo sviluppo pressoché “miracoloso” dei nostri centri è dovuto in parte notevole a questi lasciti testamentari che hanno permesso che in circa vent’anni la nostra città potesse fruire di più di quattrocento alloggi quanto mai degni e signorili per gli anziani meno abbienti, i quali a motivo di questa generosità possono vivere serenamente la loro vecchiaia in ambienti protetti e soprattutto alla portata anche di chi dispone di poco.

Segnalo pure questa scelta tanto meritoria perché sia di esempio e sprono a tutti coloro che dispongono di qualche bene e che non hanno doveri verso parenti diretti affinché tengano conto di questa scelta così meritoria e socialmente utile.

Segnalo pure alla cittadinanza l’impegno e la bravura con i quali l’avvocato Ugo Ticozzi, tanto affezionato alla Fondazione Carpinetum, ha portato a termine questa eredità, che ha presentato dei passaggi quanto mai impegnativi.

Una volta ancora tocco con mano che se gli obbiettivi sono nobili e condivisibili e quando tutti i membri della comunità lavorano per il bene comune è possibile realizzare opere notevoli. Questa ultima eredità sta spronando il Consiglio di amministrazione della Fondazione Carpinetum a sognare con maggiore concretezza e realismo il Centro don Vecchi sette da costruire agli Arzeroni, località in cui dispone di una superficie idonea e di un permesso a costruire da parte del Comune.


Un’altra eredità per la Fondazione

Il signor Angelo Furlan, è morto a Venezia il 28 marzo scorso. Ha donato per testamento l’arredo della sua casa ai magazzini San Giuseppe del Centro don Vecchi.

Della liquidità che possedeva ha lasciato il 27% alla Casa di riposo Santa Maria dei Battuti, il 27% al Centro Nazaret, il 27% a don Armando Trevisiol già parroco di Carpenedo a favore delle sue opere di assistenza e il restante 19% alla nipote. La somma totale da suddividere ammonta a circa 90.000 euro, motivo per cui potremo disporre per i progetti della Fondazione di circa 25.000 euro.

Non posso che ringraziare il saggio e munifico benefattore però sento il dovere di additare pure la sua scelta all’ammirazione e alla riconoscenza dell’intera cittadinanza che trarrà beneficio anche da questa scelta.

Celebrerò quanto prima una messa in suffragio per il bene della sua anima, sperando che questa bella testimonianza di solidarietà spinga tanti altri cittadini a fare altrettanto per continuare a fare del bene in città.


Donazioni di opere d’arte

Rita Bellini, artista quanto mai affermata nel mondo della pittura contemporanea, ha comunicato d’aver deciso di donare tutta la sua produzione a carattere religioso alle strutture dei Centri don Vecchi.

Ella ha esposto più volte alla galleria d’arte “La Cella”, gestita dalla parrocchia di Carpenedo e alla Biennale d’arte sacra promossa dalla stessa comunità cristiana. La Biennale d’arte sacra è stata un’importante iniziativa durata un quarto di secolo, che aveva come finalità quella di accostare gli artisti del Triveneto alle tematiche religiose per aiutare i pittori a dare ai soggetti religiosi espressioni che si rifacciano alla sensibilità e allo stile del nostro tempo.

La pittrice, che ci ha fatto questa generosa e preziosa donazione, già nel passato aveva donato alla villa Flangini di Asolo una serie di quadri che illustravano il “Cantico delle creature”; opere che sono custodite nella sala dei congressi della residenza.

Con i quadri appena regalatici possiamo realizzare a fine estate una mostra nella galleria San Valentino al Don Vecchi di Marghera, per poi tentare di trovare uno spazio per farne una galleria permanente presso uno dei nostri centri.

Mi pareva doveroso informare la cittadinanza di questo dono così significativo, dono che arricchisce ulteriormente la più grande pinacoteca d’arte moderna esistente nella nostra città che ha sede presso i nostri Centri don Vecchi e nel contempo dare pubblica notizia di questa offerta e manifestare la riconoscenza della Fondazione Carpinetum e dell’intera città alla nostra artista veneziana.


La nostra editrice

La parrocchia di Carpenedo prima e la Fondazione Carpinetum poi che le è succeduta hanno sempre puntato ad essere a Mestre una testimonianza cristiana che si esprimesse attraverso le opere: le residenze innovative per gli anziani poveri e i mass media che via via è andata pubblicando.

Circa le strutture per anziani e la dottrina che le supporta, si è ritornati a parlare più volte, mentre ci pare meno conosciuta l’attività editoriale che è pure uno dei fiori all’occhiello della Fondazione Carpinetum, relativamente giovane, perché ha solo venti anni di vita. L’omonima editrice è forse l’unica editrice di ispirazione religiosa a Mestre che si esprime mediante più testate, e che, tutto sommato, offre voce al pensiero dei cattolici della nostra Città. La pubblicazione più nota è certamente “L’incontro”, che pure è un periodico molto giovane, perché ha appena 12 anni, ma che forse pensiamo sia il periodico in assoluto più letto a Mestre con la sua tiratura di cinquemila copie nei mesi migliori. Ora il periodico si presenta più strutturato, a carattere monografico, ma soprattutto esso può contare su giornalisti tra i migliori della nostra città.

Fa parte pure della catena editoriale il settimanale “Il messaggio di Papa Francesco”, curato da Enrico Carnio, periodico che riporta gli interventi più significativi del Santo Pontefice. Questo periodico ha la tiratura di 500 copie settimanali. Come terza pubblicazione nella catena dell’editrice “L’incontro”, c’è il mensile “Sole sul nuovo giorno”, è un quaderno che propone per ogni giorno del mese delle riflessioni quanto mai interessanti e ricche di proposte umane, civili e religiose. Questa pubblicazione è curata da me e da Luigi Novello ed esce in 400 copie ogni mese. Ultimo nato della filiera è il quindicinale “Favole per bambini e per adulti”, curato da Mariuccia Pinelli, la quale ricorre alla favola per presentare una proposta morale assolutamente positiva e in linea con il pensiero cristiano. (d.A.)


Nuovi magazzini solidali

Quello che ho definito ormai da anni “Il polo solidale del Centro don Vecchi”, per illustrare le varie attività dei magazzini per il ritiro e la distribuzione degli indumenti, della frutta e verdura, dei mobili antichi e moderni, dell’arredo per la casa, dei supporti per gli infermi, per i generi alimentari in scadenza e di quelli offerti dal banco alimentare di Verona e altri ancora, attualmente è collocato proprio presso il don Vecchi. Però in spazi ridotti e non idonei.

Il numero sempre maggiore di frequentatori (che in gergo commerciale sarebbero chiamati “clienti”, ma per noi persone bisognose da aiutare) è diventato tale da costringere il Consiglio di amministrazione a programmare nuovi magazzini, progettati secondo le esigenze di queste attività, seppur di valenza caritativa.

Mestre pare abbia compreso appieno l’importanza dell’attività della Fondazione, che si avvale attualmente de “Il Prossimo”, il nuovo ente no profit, costituito per razionalizzare tutta l’attività, e ha già offerto una somma tale da poter affrontare e risolvere positivamente questo problema quanto mai urgente.

Le difficoltà però non sono nè poche nè facili, perché si deve trovare una superficie di 15-20 mila metri quadrati in un luogo facilmente raggiungibile sia dai volontari che dai beneficiari, e spazi che abbiano un costo alla portata della somma accumulata a questo scopo.

Io, ormai vecchio e senza potere alcuno, mi sono ritagliato uno spazio in questa vicenda scegliendo di pregare il Signore perché dipani questa matassa quanto mai così ingarbugliata. Desidero continuare ad essere coscienza critica per i consiglieri della Fondazione, ricordando quanto importante sia che che i soldi non restino a disposizione in banca e che quando vengono impegnati per realizzare opere a favore dei poveri sostanzialmente raddoppiano di valore.


L’insegnamento di Giuliana

Di recente sono intervenuto in maniera che qualcuno ha giudicato persino eccessivamente dura nei riguardi di più di un anziano che chiede di entrare in uno dei Centri don Vecchi e poi si comporta come se l’alloggio che gli è stato assegnato (dopo aver dichiarato di essere in grave bisogno economico) rappresentasse un qualcosa di anonimo e sganciato da una comunità viva e cristiana. Poi mi capita spesso di osservare che costui usa l’alloggio ottenuto come fosse un “pied a terre” comportandosi come un estraneo qualunque, non inserito per nulla nella vita della comunità e non collabora in alcun modo alle necessità del centro in cui abita.

Nel mio intervento ho detto a chiare lettere che non intendiamo per nessun motivo diventare degli affitta alloggi a buon mercato, ma domandiamo collaborazione di tutti per costruire una comunità di fratelli, per mantenere i costi così ridotti in maniera che anche gli anziani più poveri possano vivere in un ambiente signorile in un contesto di collaborazione attiva.

Credo che finché avrò vita ribadirò questo concetto, non vorrei però che si potesse pensare che tutti i residenti si comportino così. Ci sono infatti degli splendidi anziani che sentono il Don Vecchi come la loro dimora e che danno il meglio di sé non solo per il bene di chi vive nelle strutture, ma si impegnano anche seriamente in tutte quelle meravigliose attività del centro a favore dei poveri della città. Sono decine e decine gli abitanti impegnati per le necessità della struttura, ma anche per tutte le attività caritative che vengono svolte in favore del prossimo.

Ho sentito il dovere di fare questo nuovo intervento perché la città conosca anche la faccia migliore della medaglia e soprattutto perché in questi giorni è venuta a mancare, e lo dico senza enfasi e retorica, ma per pura verità, una delle più belle figure di questo impegno e di questo servizio a favore dei poveri.

E’ morta il 7 giugno a novantanni Giuliana Marin. Era una donna minuta di statura con due occhi vivi e sempre sorridente, sempre serena e laboriosa. Abitava in un appartamentino al secondo piano, lindo e ordinato, e dedicava la gran parte del suo tempo per l’umile ma necessario servizio di preparare le montagne di frutta e verdura che ogni giorno sono raccolte e distribuite ai poveri. Da una ventina di anni passava, silenziosa e instancabile, il pomeriggio presso “la Bottega Solidale” a Carpenedo, e più di recente ha continuato il suo umile ma prezioso lavoro presso il chiosco di frutta e verdura del Don Vecchi.

Giuliana poi cantava nel coro Santa Cecilia, era fedele alle prove e al sabato sera presso “la sala dei 300” al Don Vecchi e alla domenica nella “Cattedrale tra i cipressi” al cimitero metteva la sua voce per animare la Santa Messa.

Cristiana convinta e fedele, era sempre disponibile e serena, ha svolto il suo servizio con entusiasmo e rigore. Vedova da molti anni visse per la figlia che amava, ma era pur sempre disponibile per tutti. Ringrazio veramente il Signore di aver incontrato questa piccola e grande figura di donna che ha dato a tutti il meglio di sé sorridente e felice di poter essere utile al suo prossimo.


Al Don Vecchi l’arte è di casa

Proprio in questi giorni la signora Anna Foramiti ci ha donato una decina di quadri tutti di notevole valore artistico e alcuni di grandi dimensioni.

Non passa giorno che i cittadini, conoscendo le scelte della Fondazione Carpinetum di arredare le loro strutture in maniera elegante e di appendere alle pareti delle sale e dei corridoi opere pittoriche degli artisti più noti della nostra città, non donino opere che spesso superano il buon gusto per raggiungere tranquillamente la soglia dell’arte.

La Fondazione ha sempre dato importanza a questa attenzione al bello, tanto che da anni ha aperto al Centro don Vecchi di Marghera la “Galleria San Valentino”, l’unica esistente in quel grande popoloso quartiere e che finora ha organizzato più di un centinaio di mostre personali. A questa galleria, nella quale si alternano ogni quindici giorni mostre personali, si aggiungono alcune esposizioni stabili: una al Centro don Vecchi di Carpenedo con novanta opere di Vittorio Felisati; una a Marghera con una ottantina di opere di Umberto Ilfiore; e una al sesto centro degli Arzeroni con una trentina di opere di Toni Rota. Ma pure tutti i centri sono tappezzati di quadri, alcuni dei quali di vero pregio artistico, altri di valore decorativo.

Per renderci conto di questa grande pinacoteca, certamente la più numerosa ed importante della città, basti pensare che solamente al Centro don Vecchi sei degli Arzeroni, aperto un anno fa, sono stati collocati sulle pareti 720 quadri. I quadri, tutti catalogati, s’aggirano intorno a tremila opere, non tutte di Raffaello o di Leonardo da Vinci, ma comunque tutte gradevoli e di estremo buon gusto. Agli anziani di Mestre la Fondazione è impegnata a offrire non solamente un alloggio funzionale e a basso costo, ma anche un ambiente elegante e ricco di bellezza.


Un carico di dolcezza

Tutti abbiamo bisogno di dolcezza, specie gli anziani che spesso si sentono messi da parte. Quanto ci giunge gradito un saluto affettuoso, un sorriso caldo, una carezza e talvolta un bacetto fraterno! Ma tra queste delicatezze, nessuno disdegna e anzi ambisce a un dolcetto alla crema, una spumiglia, una francesina. Al Centro don Vecchi si può affermare senza timore di smentita che i nostri vecchi sono veramente sommersi da queste attenzioni così dolci e care. Talvolta la dottoressa Casarin, il medico per antonomasia delle nostre case, mostra qualche preoccupazione a motivo del diabete. Io, invece, mi preoccupo per i peccati di gola! Chi sono le persone che stanno viziando i nostri anziani? Voglio indicarvi questi concittadini: i titolari della “Dolciaria mestrina” mandano quasi ogni giorno vassoi su vassoi di brioche e Silvia, la giovane titolare di “Caffè Retrò”, invia molto spesso delle prelibatezze di dolci. Paolo e Mariagrazia Ceccon, i secolari gestori della celebre pasticceria vicino alla chiesa di Carpenedo, mandano di frequente le loro notissime prelibatezze. I titolari dei due negozi di “Dolci e Delizie” non lasciano passare un giorno senza far avere ogni ben di Dio avanzato dalla giornata. Questi amici non sono solamente benemeriti per le loro attenzioni ai nostri anziani, ma sono pure tra i pasticceri più seri perché quel che avanzano dalla produzione giornaliera non la riciclano, come potrebbe accadere! A tutte queste persone care e generose i 500 anziani dei 6 Centri don Vecchi ricambiano con un bacio e un abbraccio quanto mai affettuosi.


Esame ai candidati

La formula circa la domiciliarità degli anziani offerta dai Centri don Vecchi ha destato attenzione e curiosità nelle persone anziane e nelle relative famiglie. Motivo per cui la richiesta di entrare in una delle nostre strutture è quanto mai sostenuta.

Io che, modestia a parte, sono stato tra i principali protagonisti dell’invenzione di questo progetto, non ho alcuna contrarietà che altri lo copino o lo usino, ma sono piuttosto geloso che qualcuno lo snaturi, lo interpreti impropriamente e tenti di sfruttarlo in maniera difforme dal “brevetto” originale depositato presso la mia coscienza. Non vorrei mai, per tutto l’oro del mondo, che qualcuno cercasse di entrare in una delle nostre strutture solamente perché sono belle e soprattutto perché si paga poco; o peggio ancora che qualche familiare pensasse di risolvere il problema dell’anziano, che gli crea difficoltà in famiglia, mandandolo in una di quelle che lui pensa erroneamente siano delle case di riposo. Credo di dover ribadire con molta forza e decisione che il brevetto Centri don Vecchi ha come aspetti originali e fondamentali il tentativo che l’anziano viva fino all’ultimo respiro in maniera totalmente autonoma, perciò non ci si aspetti in maniera assoluta “servizi” di alcun genere, ma soltanto incentivi e stimoli a vivere in maniera autonoma a livello fisico, psichico e sociale. Il secondo aspetto innovativo di questa nuova esperienza è l’invito a integrarsi nella nuova comunità sociale, offrendo il proprio contributo perché questa comunità cresca e diventi sempre più omogenea, sia a livello di relazioni che di valori.

Motivo per cui chi intendesse entrare in uno dei centri e poi fare una vita del tutto autonoma, indifferente alle attese degli altri componenti, estraniandosi completamente da essa e continuando a vivere come viveva prima di entrare nella struttura, è bene che sappia che ha sbagliato porta e che deve cercare altrove la risposta alle sue esigenze. Tutto è modificabile e perfettibile, però c’è pure il dovere di rispettare le scelte di chi ha progettato questa nuova formula per vivere.


Il nuovo Doblò

I due nostri Centri don Vecchi, 5 e 6 sono immersi nel verde, godono di una pace infinita, sono belli e signorili, però sono un po’ fuori mano! Tra qualche anno la località degli Arzeroni sarà una delle più rinomate del Veneto, ma ora come ora, anche se vi passa un autobus ogni ora, sono un po’ lontani dai centri operativi di Mestre. Serviva quindi un mezzo di trasporto. Abbiamo lanciato un appello e il giorno dopo Toni Rota ci ha messo a disposizione 10 mila euro, a cui ne abbiamo aggiunti altri 3.500 ed ora anche questi centri hanno a disposizione un furgone che porta persone e pure materiali. Renzo Tramaglino, protagonista dei Promessi sposi di Alessandro Manzoni, aveva affermato: “Là c’è la Provvidenza!” Possiamo assicurarvi che è così e anche noi ne siamo testimoni.


Rose ma anche spine

Dopo l’euforia per la splendida notizia dei supermercati Alì, purtroppo è arrivata pure una “spina” che conosco fin troppo bene, che mi punge e mi fa sanguinare da quando ho scelto di occuparmi dei poveri della nostra città. I generi alimentari non ce li spediranno per posta, ma serve un furgone, e questo per fortuna l’abbiamo, ma soprattutto un autista e un aiutante per ritirare nei giorni e nell’ora prescritta i prodotti alimentari. La ricerca di autisti volontari, mi fa perdere il sonno ogni notte! Questo appello l’ho fatto perfino durante le prediche nella mia “cattedrale tra i cipressi”, ma pare che i fedeli siano più propensi ad accendere un lumino a padre Pio che a offrire un paio d’ore alla settimana per ritirare i viveri per i poveri. “Cari concittadini, non fatemi morire di crepacuore, ma datemi una mano!”.

Di autisti ce ne servirebbe un esercito, perché c’è pure da ritirare i generi alimentari dei supermercati Cadoro, della Despar e altri ancora. E poi frutta e verdura da i mercati generali di Padova, Treviso, Mestre e di Santa Maria di Sala. E dolci dalla Dolciaria Mestrina, pasticceria Ceccon, Caffè Retrò, Dolci e delizie, senza parlare dei mobili e dei vestiti! Tu che mi leggi, facci un pensiero e se non hai la patente, di certo hai genitori, nonni, figli, nipoti ed amici ai quali puoi chiedere questo favore. Sappi che nulla si fa per niente, il Signore ricambia sempre con il centuplo. Contattami. Adesso attendo!