Non è di don Armando

Un emerito ignorante ha scritto alcune righe sul maltempo e le conseguenze che ha provocato, facendole girare sui social a nome di “Armando Trevisiol”.
Anche per la volgarità del linguaggio è evidente a tutti che il testo non ha nulla a che fare col nostro caro don Armando.
E poiché non è giusto dare pubblicità a questo sciocco, chiudo qui la nota.

(intervento pubblicato da don Gianni Antoniazzi su “L’Incontro”)


Insieme per fare comunità

Credo sia ormai passata nell’opinione pubblica l’idea che nei Centri don Vecchi si paga poco e si sta bene. Questa convinzione, vera e facilmente verificabile, mi fa felice. Non mi pare però che sia altrettanto chiaro a chi sono destinati i centri e quali doveri comporti chiedere ed ottenere un alloggio.

Ho letto da qualche parte che, dopo Mazzini, in Italia nessuno ha più parlato dei doveri del cittadino. Politici, sindacalisti e imprenditori, per ottenere consenso, hanno parlato solamente e fin troppo dei diritti che i cittadini devono chiedere e pretendere. Vengo al Don Vecchi per chiarire ancora una volta a chi sono destinate queste strutture, riassumendo per sommi capi la destinazione.

I centri sono stati ideati e destinati ad anziani di modeste condizioni economiche, autosufficienti e che desiderano vivere una vita autonoma. Suddetti centri sono stati costruiti specificatamente tenendo conto di queste condizioni. Le case di riposo sono totalmente diverse dai centri Don Vecchi.

Cosa si intende per anziani poveri? È presto detto, perché il termine “povero” sottintende molte cose: povero per motivi economici, ma anche povero per solitudine. Siccome i centri sono stati fondati e vivono sul valore della solidarietà, a chi si trova in condizioni economiche abbastanza consistenti viene chiesto, per entrare, di versare un contributo anche per chi è in condizioni economiche meno floride.

Nei Centri Don Vecchi non si chiede un affitto, ma solo un rimborso spese che si cerca in ogni modo di contenere. Chi fa richiesta di entrare in questa struttura si impegna a versare, sempre e a tempo debito, quanto gli viene richiesto. I centri possono contare solamente su questi piccoli rimborsi per vivere e perciò non possono fare deroghe o riduzioni a chicchessia, anche perché non ricevendo contributi da alcuno sono altresì impegnati a dare risposte anche ad altri anziani che finora non godono dei benefici di chi vi risiede già.

Per ridurre i costi di gestione, e quindi i rimborsi dei residenti, l’amministrazione è il più leggera possibile; si combattono gli sprechi e si tenta di avvalersi del volontariato. Ad esempio, se si fosse costretti ad assumere dipendenti per la vigilanza, per il giardinaggio, per servire a tavola e al punto di ristoro, per chiudere le porte, per distribuire la posta, per rispondere al telefono e per gestire la segreteria del centro, i costi si gonfierebbero e aumenterebbero anche i rimborsi. Di conseguenza, non potrebbero essere accolti gli anziani meno abbienti e verrebbe meno la scelta di fondo di aiutare i più poveri.

Si è ripetuto all’infinito che la Fondazione Carpinetum non vuole in maniera più assoluta ridursi a un’agenzia immobiliare che affitta a chiunque alloggi a poco prezzo perché sogna e sognerà sempre di costruire una comunità di cittadini, di amici che si aiutano a vivere una vita dignitosa, collaborativa e serena. Perciò chi non fosse disponibile alla collaborazione secondo le sue possibilità, chi non volesse stabilire rapporti caldi, cordiali e solidali con gli altri residenti ma pretendesse di pensare ai fatti suoi, di estraniarsi dalla vita della comunità e di impegnarsi in altre mille attività seppur buone, ma fuori dalle necessità della comunità, deve sapere che questa struttura non è stata creata per lui e deve quindi rivolgersi altrove per trovare risposte alle sue aspettative di vita.

Queste parole possono suonare sgradite a qualcuno ma ognuno è informato chiaramente sull’impianto dell’opera e le condizioni sono liberamente sottoscritte. Comunque chi non le condividesse non deve sentirsi vincolato a rimanere al Don Vecchi, anzi ci farebbe felici se cercasse una dimora diversa e più consona alle sue attese.


Chiesa del cimitero di Mestre: orari delle celebrazioni dei “Santi” e dei “Morti”

ORARI SPECIALI DELLE SANTE MESSE CHE SI CELEBRANO IN OCCASIONE DEI  “SANTI”  E  DEI  “MORTI”

MARTEDI’ 1°  NOVEMBRE “I SANTI”
ORE   9  –  10  – 11
ORE 15 CELEBRAZIONE SOLENNE DEL PATRIARCA

MERCOLEDI’ 2 NOVEMBRE “I MORTI”
ORE  9 – 10 – 11 – 15

PER LA CELEBRAZIONE DI MESSE DI SUFFRAGIO RIVOLGERSI IN SACRESTIA


Riassunta a novant’anni

Ultimamente la Fornero, con grande ira dei sindacati e di certi lavoratori che han sempre lavorato poco, ha elevato l’età della pensione. Renzi, giovane politico che fa un “miracolo” al giorno, spostando le montagne dell’immobilismo della burocrazia e della politica, mediante un meccanismo un po’ contorto e chiedendo qualche sconto sulla pensione, pare stia accorciando i tempi per chi ha poca voglia di lavorare e vuole sedersi in poltrona un po’ in anticipo. Comunque neanche la Fornero si sognerebbe mai di riassumere una novantenne! I sindacati di certo chiederebbero il rogo per chi si sognasse di proporre operazioni del genere! Ebbene, a me che in genere ho sempre navigato contro corrente, pare stia andando in porto una riassunzione, come operatrice di liturgia, di una signora che ha già compiuto novant’anni! Ho incontrato questa signora più di mezzo secolo fa ed è stata “alle mie dipendenze” per una trentina di anni. Il mondo dei poveri di Mestre ricorda la “Golda  Meyer” di Ca Letizia.

L’Emilia che funzionava come cuoca, gestore e diciamo pure madre, seppur burbera, per le centinaia di poveri che cenavano nella prima mensa di Mestre.

Questa volontaria copriva la sua tenerezza materna con un atteggiamento burbero che non ammetteva contraddizioni. Per una trentina d’anni la mensa di Ca Letizia ebbe un capo indiscusso che guidò quella barca di sbandati attraverso mille peripezie.

Metà poi di quel mondo di ragazzi  ch’erano giovani attorno agli anni sessanta e settanta, conobbero la stessa “Giovanna d’Arco” al Rifugio San Lorenzo, la casa di montagna della parrocchia del Duomo. Con la mia dipartita da Mestre l’Emilia s’è presa una pausa per curare il marito ed accompagnarlo all’altra sponda, godendosi un poco “la pensione” della sua lunga dirigenza caritativa.

Per questa estate mi ritrovo in difficoltà per la gestione della “mia cattedrale” e qualche giorno fa le proposi un impiego stagionale e a part-time. Non ci pensò un istante ed “ha firmato il contratto”; il paradiso glielo ho ormai garantito da decenni, ora discutiamo della fila e sul tipo di poltrona da offrirle!


Il blog di don Armando Trevisiol

La fine dell’impegno di Don Armando ne “L’Incontro” segna anche il termine di questo diario, sebbene speriamo di convincerlo a scrivere ancora, pur non quotidianamente.

Quanto pubblicato finora resta visibile e commentabile. Come fatto finora, i commenti saranno inoltrati a suor Teresa che li stamperà e consegnerà a don Armando. Lo stesso per qualsiasi email.


Nessuno è profeta nella sua patria!

Qualche giorno fa due docenti dell’università di Padova hanno accompagnato a visitare il Don Vecchi una cinquantina di universitari sia italiani che stranieri. Noi non abbiamo mai pensato di brevettare “la formula del Don Vecchi” anzi, convinti che rappresenti una soluzione valida sia per la terza che per la quarta età, abbiamo tentato di reclamizzarla con ogni mezzo nella speranza che possa offrire una vecchiaia più serena e dignitosa ai tantissimi anziani che si trovano in difficoltà.

Qualche anno fa ho capito che nel nostro tempo una delle scommesse da vincere è quella di tentare di risolvere il problema della moltitudine di anziani che affollano soprattutto gli stati della vecchia Europa. La visita degli universitari è stata l’ultimo segno dell’interesse che ha destato in Italia “la formula del Don Vecchi”. Qualche anno fa sono venuti a farci visita anche tecnici dell’Emilia Romagna, regioni notoriamente all’avanguardia a livello di servizi sociali. Non sono mancate neppure le visite di operatori, sia milanesi che torinesi, per non parlare di quelle dei comuni delle Tre Venezie, cito a memoria le ultime: Musile, Marcon, Mogliano, Tambre d’Alpago, Cortina, Eraclea, Pieve di Cadore ecc. Si è mosso anche il mondo dell’imprenditoria privata che però si è anche ritirato molto velocemente percependo immediatamente che nella nostra formula è assolutamente escluso il profitto.

Una volta tanto siamo stati innovatori anche nel mondo religioso perché da noi il business è escluso! Quello però che più mi sorprende è constatare come il mondo delle diocesi e delle parrocchie, anche della nostra città, sia rimasto assolutamente indifferente come se la nostra fosse un’iniziativa squisitamente marginale e non riguardi la pastorale. Sono tentato di pensare che queste realtà, per quanto riguarda la solidarietà, siano rimaste al pacco natalizio o all’armadio del povero! Ossia se non sono rimaste all’età della pietra, certamente, non si sono spinte molto più in là della beneficenza dell’Ottocento!


“Dolci e delizie”

L’anno scorso una giovane signora mi telefonò informandomi che due pasticcerie, gestite da suoi amici, erano disposte a regalarci ogni sera “le paste e i dolci” che non erano stati venduti perché avevano scelto di vendere solamente la produzione di giornata. Con un po’ di impegno sono riuscito a organizzare una piccola squadra che ogni giorno, dopo il consueto avviso telefonico, parte con il Doblò e porta a casa una o più grandi scatole delle migliori leccornie reperibili nelle pasticcerie di Mestre.

Ritengo giusto segnalare i nomi di queste pasticcerie per indicarle all’ammirazione dei concittadini e per informare che in questi negozi si vendono solamente dolci freschi, appena prodotti, mi riferisco a: “Dolci e Delizie” di Via S. Pio X e della Bissuola a cui si è aggiunta, anche se con minore frequenza, la Pasticceria Ceccon di Carpenedo. Questa elargizione, pressoché quotidiana, fa sì che gli anziani dei cinque Centri Don Vecchi spessissimo abbiano a tavola anche il dolce. Queste offerte sono così frequenti ed abbondanti che, anche per timore del diabete, talvolta dirottiamo questo “ben di Dio” alla mensa dei poveri di Ca’ Letizia, a quella dei Frati Cappuccini e perfino a quella di Altobello.

Se in città si sviluppasse maggiormente la cultura della solidarietà ci sarebbe più benessere per tutti. Questi casi sono purtroppo ancora isolati, ci auguriamo però che facciano scuola. Noi pertanto invitiamo i concittadini a scegliere per i loro acquisti questi negozi.


Comunicato

A motivo dell’età avanzata, don Armando, il quale dieci anni fa ha fondato “L’Incontro” e intrapreso il diario che ripubblichiamo in queste pagine, e l’ha diretto ininterrottamente durante tutto questo tempo, ha ritenuto opportuno passare la mano al giovane parroco della comunità cristiana di Carpenedo, don Gianni Antoniazzi, che prima gli è succeduto come presidente della Fondazione Carpinetum dei centri don Vecchi, ed ora pure come direttore de “L’incontro”.

Ad aiutare don Gianni, impegnato su più fronti, ci sarà Giusto Cavinato, che da molti anni collabora col nostro settimanale, ed un agguerrito gruppo redazionale.

In occasione “del cambio della guardia” don Armando chiude l’ormai nota rubrica “Il diario di un vecchio prete”, ma continuerà a collaborare in maniera meno impegnativa con la nuova rubrica “Appunti” e con qualche altro intervento quando egli ne avrà l’opportunità. I contenuti della rubrica “Appunti” saranno riportati in queste pagine.

Don Armando continuerà a firmare la testata (L’Incontro, NdR) finché don Gianni non avrà portato a termine le pratiche per diventare il direttore anche da un punto di vista legale.

La redazione de L’Incontro ringrazia don Armando per l’opera compiuta e gli augura di poter collaborare ancora per lungo tempo col nostro periodico, ed augura a don Gianni di riuscire a portare avanti questa “impresa pastorale” felicemente avviata e tanto promettente.


Due scuole di pensiero a confronto

La dottrina che supporta i Centri don Vecchi è frutto di una intuizione felice e positiva sulla quale si è poi lavorato molto di cesello per metterla a punto. Nella “carta dei servizi” di questi Centri non ci sono solamente i motivi ispiratori, ma pure il tentativo di metterli a punto costantemente. Nulla è mai definitivo nella vita e poi, quando lo diventasse, sarebbe la morte certa dell’intuizione che diventerebbe tanto presto un ramo secco e infecondo.

La nascita, ad esempio, degli ordini religiosi, è certamente un fatto che sa di portento, però col passare degli anni, quando questa dottrina si sedimenta senza rinnovarsi il movimento sopravvive ancora per decine di anni e forse secoli, ma diventa sempre più stanco, inerte e spesso inutile.

Tra coloro che seguono lo sviluppo dei Centri don Vecchi ultimamente si è aperto un dibattito quanto mai vivace ed avvincente nel mettere a punto la dottrina dalla quale poi nascono gli orientamenti e le regole. C’è qualcuno, come me, che è orientato a dare agli anziani residenti il più possibile sotto ogni aspetto, per rendere più serena ed agiata la vita a chi è vissuto in tempi difficili ed amari. Mentre altri sostengono che è negativo agevolarli troppo perché essi finiscono per diventare sempre più esigenti e dare per scontato, quasi non costasse nulla, il benessere che ci si sforza di donare loro.

Queste due “scuole di pensiero” finiscono per scontrarsi e capita che ogni Centro, anche a questo riguardo, abbia un suo stile specifico. Qualcuno è arrivato a dirmi che non tengo conto del “peccato originale” che inclina l’uomo al disimpegno. Se fosse vera questa tesi, penso che dovrei far ribattezzare la maggioranza dei residenti perché, come inclinazione all’impegno e al servizio verso il prossimo, lasciano moltissimo a desiderare. E’ tanto difficile trovare giovani impegnati, ma ora sto scoprendo che è altrettanto, e forse più, difficile trovare anche anziani che facciano la scelta del servizio.

L’utopia della solidarietà purtroppo trova tanti ostacoli in ogni tempo e in ogni età.

20.06.2014