Sogni e fallimenti

Nel post precedente ho tentato di inquadrare la situazione di Ca’ Letizia e della mensa dei poveri. Il progetto, perseguito da Monsignor Vecchi e da me stesso, non si fermava al punto in cui l’ha lasciato la San Vincenzo alla fine del 1971, quando sono stato nominato parroco a Carpenedo, ma prevedeva anche un centro che studiasse le problematiche della solidarietà a Mestre, coordinasse e mettesse in rete gli enti e le strutture che operano a livello cittadino. In seguito alla mia partenza e alla morte di monsignore, la realizzazione si è bloccata.

Io mi sono trovato per la prima volta alla guida di una comunità grande e problematica negli anni della contestazione, tempi difficilissimi anche a livello pastorale. A poco a poco tuttavia sono riuscito, grazie alla collaborazione dei parrocchiani che si sono adoperati per la carità, a ristrutturare l’ente Piavento e a dar vita a strutture come Ca’ Dolores, Ca’ Teresa, Ca’ Elisa e Ca’ Elisabetta per dare alloggio ad anziani poveri. Inoltre ho rinvigorito il gruppo maschile e femminile della San Vincenzo e ne ho costituito uno di giovani.

In seguito sono nati il gruppo “Il Mughetto” per l’assistenza ai disabili e il “San Camillo” per l’assistenza ai malati. In quegli anni abbiamo aperto Villa Flangini ad Asolo per le vacanze degli anziani, il “Ritrovo”, circolo ricreativo per gli anziani e, nel contempo, abbiamo iniziato a stampare il mensile “L’anziano” per persone della terza e della quarta età. Poi è iniziata l’avventura dei Centri don Vecchi 1, 2, 3, 4 e il mio successore, don Gianni Antoniazzi, ha realizzato il 5, 6 e 7. Abbiamo aperto il sito “Mestre solidale” per fornire alle persone in difficoltà informazioni sugli enti di beneficenza presenti sul territorio.

A un certo punto sembrava che la Provvidenza e tramite l’architetto Giovanni Zanetti ci mettessero a disposizione un’area di 40.000 m² a Favaro, così ho iniziato a sognare “la cittadella della solidarietà”, che riprendeva il vecchio progetto elaborato con la San Vincenzo. Il patriarca Scola, venuto a conoscenza dell’iniziativa, parve sostenerla e, infatti, promosse due o tre incontri invitando gli enti caritativi di Mestre che, con un’espressione brillante, definì la “pala d’oro” della chiesa veneziana”.

Purtroppo un inghippo imprevisto per il terreno e il successivo trasferimento a Milano di monsignor Scola hanno mandato di nuovo tutto in fumo. Sennonché, come dimostrano la costruzione del villaggio solidale degli Arzeroni, costituito dai Centri don Vecchi 5, 6, 7 e da 30.000 m di terreno acquistato per realizzare l’ipermercato della solidarietà, la Provvidenza sta rilanciando il mio sogno. “Il Polo solidale” del don Vecchi, che comprende il magazzino dei mobili e dell’arredo per la casa, lo spaccio dei generi alimentari in scadenza, quello dei generi alimentari del Banco solidale e il chiosco di frutta e verdura, ha dato vita a un’agenzia caritativa che credo non abbia eguali in tutto il Veneto!

Questo “miracolo di solidarietà”, infatti, ha indotto la Fondazione Carpinetum a costruire l’ipermercato della carità che spero possa diventare un modello per altre strutture simili in ogni diocesi del nostro paese. Questa nuova situazione potrebbe fornire lo spazio adeguato per la creazione di un “governo” o almeno di un organismo di studio, progettazione e coordinamento delle attività solidali di matrice religiosa e laica esistenti nella nostra città.

Confesso quindi che continuo a sognare a occhi aperti e a fare quanto è in mio potere, forte della realizzazione di 500 alloggi per anziani e dell’associazione “Il Prossimo” che già aiuta in maniera molto seria decine di migliaia di poveri ogni anno. Confido che ciò possa senz’altro rappresentare una buona base di partenza. Comunque, se la cosa non dovesse andare in porto, ho già pronto il testamento per lasciare in eredità ai posteri questo progetto irrealizzato.


Storie belle di brava gente

Mi piacerebbe tanto poter disporre ogni settimana di almeno una facciata de Il Gazzettino, della Nuova Venezia o del Corriere del Veneto per raccontare ai concittadini, con un titolo a sei colonne, le storie belle che germogliano tra di noi, alle quali quasi nessuno dà voce e visibilità. Ogni giorno la radio, i giornali e la televisione ci mettono sotto gli occhi una valanga di vicende amare e meschine che sviliscono la dignità umana e ci spingono a credere che nella nostra società tutto sappia di prepotenza, di disonore, di egoismo e d’imbroglio. Fortunatamente la realtà è molto diversa, perché nel silenzio e nella discrezione fioriscono quotidianamente gesti nobili e generosi.

Mi duole davvero tenere solo per me le testimonianze esemplari di gente meravigliosa come quella che, in quest’ultimo quarto di secolo, ha permesso all’Avapo di realizzare uno stupendo “ospedale a domicilio” o alla Fondazione Carpinetum di costruire 500 alloggi per anziani in difficoltà e per altre categorie in profondo affanno esistenziale. Mi soffermo su queste due realtà, che sono il fiore all’occhiello di Mestre, perché le conosco da vicino, tuttavia sono assolutamente certo che nella nostra città c’è qualche altra splendida iniziativa che cresce silenziosa, senza fare notizia. Purtroppo, invece, alcuni “rami secchi” fanno un gran fracasso instillando paura e tristezza nel cuore di tutti.

Mi sono permesso di chiedere alla redazione de L’incontro uno spazio per raccontare a voi, miei cari concittadini, alcuni episodi che mi hanno reso felice. Innanzitutto vorrei confidarvi che scopro ogni giorno qualcosa di bello. Tutte le mattine, appena sveglio, mi chiedo curioso: “Quali belle sorprese mi ha preparato oggi il buon Dio?”. E non passa giorno senza che il Signore mi manifesti la sua benevolenza e il suo amore.

Ma veniamo alle sorprese di quest’ultima settimana: la prima riguarda un’anziana signora di Venezia che un paio di mesi fa mi ha donato prima 25.000 euro poi altri 10.000 e, infine, altri 25.000 dicendomi “sono vecchia, conduco una vita sobria, non ho esigenze particolari, quindi mi fa piacere donare a chi ha bisogno ciò che mi ha lasciato mio marito.”

La seconda sorpresa è legata alla scomparsa della dottoressa Chiara Rossi, farmacista e poi insegnante di matematica, morta qualche giorno fa. Era una donna che ha speso tutta la propria vita per il bene della Chiesa e della nostra città e che, aperto il suo testamento, apprendiamo che ha lasciato 15.000 euro agli anziani poveri.

La terza sorpresa concerne monsignor Angelo Centenaro, già parroco del duomo di San Lorenzo e vicario del Patriarca per la terraferma, mio compagno di classe e mio coetaneo. Nonostante l’età e i relativi acciacchi, ha scelto di dimorare al Centro don Vecchi degli Arzeroni dove è arrivato da Borbiago, per prendersi cura spiritualmente dei 150 residenti.

La quarta riguarda il direttore di un grande ipermercato che, appena andato in pensione, è venuto a offrirsi come volontario, non per dirigere, ma per adoperarsi come l’ultimo degli addetti ai lavori. Da mattina a sera, sposta carrelli per rifornire il banco dello spaccio di viveri in scadenza.

Ho pensato di far conoscere queste esperienze, e ce ne sarebbero ancora molte altre, perché mi sembrava egoista tenere tutto questo “oro” nello scrigno del mio cuore.


Il campo dei miracoli

In questi ultimi giorni, i responsabili dello Spaccio solidale mi hanno consegnato una busta contenente una certa somma perché l’adoperassi per fare un’opera buona. Mentre me la offrivano, mi è venuta in mente una pagina di “Pinocchio”, il celebre racconto per i ragazzi di Collodi. Chi di noi da bambino non ha sognato e non si è divertito nel leggere o nell’ascoltare le avventure del povero Pinocchio, al quale non gliene andava dritta neppure una delle sue imprese? Il celebre burattino, che il nostro impareggiabile Roberto Benigni ha portato sugli schermi qualche anno fa, era ingenuo, credulone e sprovveduto tanto da farsi raggirare da quei due furbacchioni, il gatto e la volpe, i quali un giorno lo convinsero che loro conoscevano “il campo dei miracoli”, ove si poteva piantare qualche monetina per poi raccogliere monete d’oro a non finire. A Pinocchio andò decisamente male, mentre io ho scoperto invece il vero “campo dei miracoli”, un luogo in cui si semina la carità e quasi subito fiorisce denaro per fare altra beneficenza. Io e i miei amici dello Spaccio solidale non ci fidiamo, però, del gatto e della volpe, mendaci e ingannatori, ma di Uno di molto più credibile, che ha affermato che a fare del bene si riceve il centuplo.

Permettetemi, quindi, cari amici, che vi racconti una bella storia, avvenuta l’altro giorno ed assolutamente vera. Al Centro don Vecchi da un paio di anni s’è costituito un gruppetto di volontari, che ogni giorno raccoglie i generi alimentari in scadenza, la frutta e la verdura presso i supermercati Cadoro, Alì, Despar e qualche altro ancora e al pomeriggio li distribuiscono ai concittadini che sono in difficoltà. Ora il gruppo è aumentato di numero e pure arriva una maggior quantità di alimenti, come è cresciuta in modo sorprendente la “clientela”. L’allegra e volenterosa brigata passa il pomeriggio in serena compagnia per servire uomini e donne provenienti dai quattro continenti. La “botteguccia” del seminterrato del Don Vecchi di Carpenedo, ai miei vecchi occhi di novantenne appare veramente come il vero “campo dei miracoli”. Il vedere tanta gente serena, laboriosa e generosa che aiuta in maniera reale il prossimo, mi conforta, mi offre il volto bello della vita e mi aiuta a credere nella bontà e nella solidarietà, checché ne dicano il contrario la televisione e i giornali!

Cari lettori, sento il bisogno e il dovere di raccontarvi quindi l’ultimo “miracolo” che ho visto con i miei occhi. L’altra sera due responsabili di questo gruppo di amici, sorridenti per la sorpresa che stavano per farmi, mi hanno consegnato una busta dicendomi solamente: “Per un opera buona, don Armando”! Nella busta c’erano millecento e quattro euro. Durante il periodo natalizio il gruppo dello Spaccio solidale aveva fatto gli straordinari per confezionare delle ceste regalo perché anche i poveri potessero regalarle ai loro cari in segno di letizia di Natale. I beneficiari spontaneamente si erano sentiti in dovere di ricambiare offrendo una seppur piccola offerta. Madre Teresa di Calcutta ha affermato che l’immenso oceano è formato da tante piccole gocce: quest’anno noi le abbiamo contate, erano 1.104!

Cari lettori, offro anche a voi la possibilità di seminare nel nostro “campo dei miracoli” la vostra generosità. Se lo farete, diventerete di certo ricchi e tanto felici!


La nostra disponibilità

Lettera aperta ai parroci, alle assistenti sociali del Comune, agli enti di valenza solidale e soprattutto ai concittadini che si trovano in ristrettezze economiche.

Siamo consapevoli che questo nostro appello è purtroppo piuttosto raro e può sonare perfino strano e per questo siamo particolarmente felici di portarvi a conoscenza di una realtà che a Mestre ancora non tutti conoscono. Per grazia di Dio e per buona volontà di mezzo migliaio di volontari, in simbiosi con il Centro don Vecchi di Carpenedo è nata una agenzia di solidarietà quanto mai vasta ed efficiente, che presto speriamo possa diventare in Italia il primo supermercato di carattere solidale. Ogni giorno affluiscono in via dei Trecento campi 6 di Carpenedo, dove si trovano i nostri magazzini, centinaia e centinaia di concittadini italiani ed extracomunitari che si trovano in difficoltà economiche e che chiedono aiuto presso i nostri attuali magazzini di carattere solidale, trovando fortunatamente una risposta ai loro bisogni. Grazie alla Provvidenza siamo in grado di aiutare un numero ben consistente di persone in difficoltà. Per questo ci rivolgiamo a voi, che siete i naturali interlocutori dei poveri, perché sappiate che, qualora non siate attrezzati a dare risposta esauriente alle richieste di chi è in difficoltà, noi a nome della Chiesa mestrina possiamo aiutare voi e quindi chi viene da voi a chiedere aiuti. Cosa possiamo mettere a disposizione?

  1. Un emporio di vestiti nuovi ed usati di ogni tipo e di ogni taglia. Siamo convinti che a Mestre non ve ne sia uno di eguale neppure in quelli di carattere commerciale.
  2. Mobili e arredo per la casa; dalle stoviglie ai soprammobili, dai mobili correnti a pezzi d’epoca, dai quadri ai lampadari e ai tappeti. Disponiamo, insomma, di tutto quello che serve per arredare la casa.
  3. Frutta e verdura in grande abbondanza. Ogni giorno recuperiamo dai venti ai trenta quintali di questi generi alimentari che ci vengono regalati dai mercati generali di Padova, Treviso, Marghera, Santa Maria di Sala e dai supermercati della città: Alì, Cadoro, Coop e Despar.
  4. Generi alimentari in scadenza: di ogni qualità, compreso carne, pesce e tanto altro ancora.
  5. I generi alimentari della Agea ossia forniti dall’Europa.

Ben s’intende che talora v’è tanta abbondanza e talora questi stessi generi scarseggiano. Comunque si trova sempre qualcosa! Questa possibilità di distribuzione consistente di beni è dovuta ad un’organizzazione seria: abbiamo sei grandi furgoni, dei quali uno per la catena del freddo, la disponibilità di milleduecento metri di superficie e soprattutto un numero quanto mai consistente di volontari. Crediamo che oltre l’organizzazione, che si rifà alla dinamica di ogni magazzino di carattere commerciale, il punto di forza sia quello che questa attività vive e si rifinanzia da sola. Perché ad ogni utente viene richiesta un’offerta pressoché simbolica per sostenere la gestione e perché siamo quanto mai convinti che bisogna creare un “volano” della carità, che crei piano piano in tutti benefattori e beneficati, una mentalità solidale: motivo per cui ognuno, in rapporto alle sue possibilità, deve collaborare ed aiutare chi è più povero di lui. Gli unici prodotti per i quali non si richiede alcun contributo sono i generi alimentari della Agea che per legge devono essere totalmente gratuiti. Informiamo, infine, che l’orario estivo di apertura è dal lunedì al venerdì, dalle ore 15 alle 18, e che i magazzini sono facilmente raggiungibili perché dispongono di un ampio parcheggio e anche perché la linea 2 dell’autobus ha una fermata ad appena 50 metri di distanza.


Grazie ai benefattori

Grazie ai benefattori

Nostro Signore Gesù Cristo ha detto che i nomi delle persone perbene, degli onesti, dei galantuomini e soprattutto delle persone generose è “scritto in cielo” e che essi “riceveranno il centuplo quaggiù e la vita eterna lassù”.

Noi che fortunatamente veniamo a conoscenza di questi concittadini di buon cuore che non si stanacano mai di dare una mano al prossimo, nell’attesa dell’eternità pensiamo bene di dedicare un monumento ideale della solidarietà che vogliamo erigere a Mestre in loro onore, perché tutti vengano a conoscenza dei cittadini benemeriti che sono molto più degli imbroglioni, dei disonesti e degli egoisti. Perciò vogliamo suggellare i loro nomi perché tutti ne siano edificati, siano loro riconoscenti, e soprattutto tentino di imitarli perché a fare del bene non c’è mai un limite.

I loro nomi oltre che in Cielo devono, infatti, essere scritti anche in terra. Cominciamo subito con lo scoprire alcuni dei benefattori di quella splendida realtà che abbiamo denominato “Polo solidale dei Centri don Vecchi” e che presto speriamo di denominare “Ipermercato solidale” Santa Marta, la santa che non stava con le mani in mano.

Eccovi dunque la prima “lapide” con i primi 11 nomi:

  1. Ditta Del Bello, che dona spesso grosse quantità di frutta esotica.
  2. Azienda agricola di Emanuele Durigon, che almeno due volte al mese ci fornisce notevoli quantità di trote e storioni.
  3. Azienda Ortolana del signor Gerardo del mercato ortofrutticolo di Treviso, che ogni settimana offre una quantità consistente di frutta e verdura.
  4. Azienda agricola Basso, di Favaro Veneto, che ha cominciato ad offrire frutta, verdura e prodotti alimentari, che produce direttamente.
  5. Azienda alimentare Agrà di Antonella Albano, di Spinea, per la grossa fornitura di olive belle di Cerignola, lupini e quant’altro.
  6. Dolciaria Mestrina, che ogni giorno ci fornisce brioche e altri dolci.
  7. Cafè Retrò di Silvia Spada di Carpenedo, che più volte alla settimana ci offre panini imbottiti, torte e brioche.
  8. Coop di piazzale Roma, che quasi tutti i giorni ci mette a disposizione ottima carne fresca e pesce, e altri prodotti alimentari.
  9. La catena di ipermercati Cadoro, (ben sette grandi strutture locali) che ogni giorno di tutti i mesi dell’anno e da molti anni ci consegna notevoli quantità di generi alimentari perfettamente commestibili.
  10. Dolci e Delizie, le pasticcerie di via Pio X e di via Bissuola che inviano quasi tutti i giorni notevoli quantità di dolci tanto che gli anziani di tutte le sei strutture dei Centri don Vecchi possono godere di queste elargizioni.
  11. Pasticceria Ceccon di Carpenedo, che alterna le sue elargizioni di dolci tra la parrocchia e i Centri don Vecchi, ma che comunque si ricorda spesso dei nostri anziani.

Questa è la prima lista del più bel monumento di Mestre, ma quanto prima informeremo su altri nomi che fortunatamente abbiamo la possibilità e il dovere di portare a conoscenza e all’ammirazione dei concittadini.


Nuovi magazzini solidali

Quello che ho definito ormai da anni “Il polo solidale del Centro don Vecchi”, per illustrare le varie attività dei magazzini per il ritiro e la distribuzione degli indumenti, della frutta e verdura, dei mobili antichi e moderni, dell’arredo per la casa, dei supporti per gli infermi, per i generi alimentari in scadenza e di quelli offerti dal banco alimentare di Verona e altri ancora, attualmente è collocato proprio presso il don Vecchi. Però in spazi ridotti e non idonei.

Il numero sempre maggiore di frequentatori (che in gergo commerciale sarebbero chiamati “clienti”, ma per noi persone bisognose da aiutare) è diventato tale da costringere il Consiglio di amministrazione a programmare nuovi magazzini, progettati secondo le esigenze di queste attività, seppur di valenza caritativa.

Mestre pare abbia compreso appieno l’importanza dell’attività della Fondazione, che si avvale attualmente de “Il Prossimo”, il nuovo ente no profit, costituito per razionalizzare tutta l’attività, e ha già offerto una somma tale da poter affrontare e risolvere positivamente questo problema quanto mai urgente.

Le difficoltà però non sono nè poche nè facili, perché si deve trovare una superficie di 15-20 mila metri quadrati in un luogo facilmente raggiungibile sia dai volontari che dai beneficiari, e spazi che abbiano un costo alla portata della somma accumulata a questo scopo.

Io, ormai vecchio e senza potere alcuno, mi sono ritagliato uno spazio in questa vicenda scegliendo di pregare il Signore perché dipani questa matassa quanto mai così ingarbugliata. Desidero continuare ad essere coscienza critica per i consiglieri della Fondazione, ricordando quanto importante sia che che i soldi non restino a disposizione in banca e che quando vengono impegnati per realizzare opere a favore dei poveri sostanzialmente raddoppiano di valore.


“Date voi da mangiare”

La pagina del Vangelo che tratta della moltiplicazione dei pani è nota a tutti. La riassumo telegraficamente perché mi facilita il discorso sull’argomento su cui oggi voglio fare una semplice riflessione.

La gente da due giorni interi ascolta Gesù. Gli apostoli si rendono conto, anche per esperienza personale, che bisogna mangiare e perciò chiedono a Gesù di congedare la folla perché possa andare a ristorarsi nei villaggi vicini. Con loro sorpresa il Maestro risponde: «Date voi da mangiare!». Loro si guardano attorno e obiettano che costerebbe troppo per le loro tasche e che tra i presenti, per quanto ne sanno loro, c’è solo un ragazzino che ha in saccoccia la merenda preparatagli da sua madre. Gesù tira dritto e dice: «Fateli sedere a gruppi di cinquanta» (la folla è davvero immensa: cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini), poi prende il pane del ragazzino, invoca l’aiuto del Padre e dice: «Distribuite!». Il Vangelo conclude che tutti ne mangiarono a sazietà, tanto che Cristo invitò a “raccogliere gli avanzi” perché nulla andasse sprecato.

In quest’ultimo mese di aprile m’è capitato di assistere al “don Vecchi” a qualcosa di molto simile e credo che di “miracolo”, proprio di miracolo si tratti. L’associazione che, pur ogni settimana, distribuisce generi alimentari per tremila persone, è costretta ad aiutare solamente chi ha un reddito inferiore ai 600 euro mensili e, talvolta, non può accettare la richiesta di altri bisognosi perché non ha viveri a sufficienza. La logica umana è, anche oggi, quella degli apostoli: “Mandali via perché provvedano da sé!”.

Per fortuna anche oggi il buon Dio trova qualcuno per fare “il miracolo”! Un signore, dopo un anno di bussare ad una porta, ha ottenuto la risposta sperata. I sette magazzini Cadoro hanno messo a disposizione i loro prodotti legalmente non più commerciabili. In una settimana si sono rese disponibili due stanze, attrezzate con congelatore e frigoriferi industriali, s’è comprato un furgone, si è trovata una ventina di volontari, si è organizzato il ritiro e la consegna e s’è studiato pure un modo per reperire il denaro necessario per far funzionare “lo spaccio” (così chiamo il nuovo miracolo).

Un benefattore s’è accollato l’intero costo iniziale dell’operazione ed attualmente lo “spaccio” si autofinanzia non gravando da nessuno. La soluzione adottata mi pare sia di assoluto gradimento a tutti. Per un euro ogni richiedente si sceglie quattro pezzi di ciò che c’è a disposizione, più il pane che gli serve. Alla data odierna si sono aiutate 3453 persone in difficoltà. Nel contempo, col ricavato, si è riusciti a pagare il pranzo ad una persona in difficoltà e l’affitto ad un’altra.

Le persone che han reso possibile il miracolo, come il ragazzino del Vangelo che ha messo nelle mani di Gesù la sua merenda, sono parecchie e non ne cito i nomi perché i loro nomi dal 18 febbraio “sono già scritti in Cielo”. Però sento il bisogno di dire a tutti che “anche oggi è tempo di miracoli”, basta che qualcuno accetti di diventare un umile strumento nelle mani di Dio.

14.04.2014


“Lo spaccio solidale”

A questo mondo ci sono dei bambini che nascono quasi per caso e nelle condizioni peggiori; alcuni nascono perfino nonostante il disappunto dei loro genitori e nonostante tutto questo sono diventati degli uomini in gamba.

Ricordo di aver letto un articolo contro l’aborto che forniva i nomi di personaggi, diventati illustri, che avevano corso il pericolo di non vedere neppure la luce, o perché le loro madri si erano trovate tali per caso o perché certi medici le avevano scoraggiate di portare avanti la gravidanza.

Qualche tempo fa ho appreso la commovente ed esemplare testimonianza di un grande cantante, Bocelli, il quale ha affermato pubblicamente di esser nato solamente perché sua madre l’aveva tenacemente voluto, nonostante i suggerimenti di un autorevole ginecologo che l’aveva sconsigliata decisamente di proseguire la gravidanza per le gravi conseguenze che essa comportava.

Ben s’intende: fatte le debite proporzioni, è avvenuto qualcosa del genere anche per l’iniziativa benefica sorta da poco tempo all’interno dal “Polo della solidarietà” del don Vecchi, che è stata chiamata “Spaccio solidale”. La nascita di questo centro di distribuzione ai concittadini bisognosi dei generi alimentari non più commerciabili dei cinque supermercati Cadoro, generosamente concessi alla Fondazione Carpinetum da parte dell’imprenditore signor Cesare Povolato, è avvenuta nelle condizioni peggiori possibili. Mancava di spazi, poi sono nati contrasti, avversità, polemiche a non finire. Ma nonostante tutto questo in neppure un mese si è reclutata quasi una ventina di volontari, si è allestito un magazzino con un frigorifero ed un congelatore di grandissime dimensioni, comperato un furgone ed allestito lo “spaccio”, ossia un luogo per la distribuzione. Inoltre si è messo a punto un progetto di valenza solidale. I “clienti” infatti, che sono accorsi a centinaia, per un euro, destinato ai costi di gestione e alla carità, possono scegliersi cinque pezzi della raccolta dei prodotti alimentari appena arrivati dai magazzini Cadoro.

Ebbene, nei primi quattordici “giorni lavorativi” (si fa per dire), si sono aiutate 963 persone in difficoltà e con i relativi 963 euro non solo si sono pagate le spese di gestione, ma contemporaneamente si è pagato l’affitto mensile ad una persona che non aveva mezzi ed il pranzo per un altro nelle stesse condizioni. Infine si è data la possibilità ai quindici volontari di sentirsi appagati per il servizio intrapreso e di guadagnarsi il Paradiso. A credere alla Provvidenza non si sbaglia mai!

12.03.2014