La forza di un sogno

Tutto nasce dall’idea di creare un luogo dove chi è in condizione di disagio possa trovare aiuto: ora siamo tutti chiamati a essere protagonisti di questa avventura.

Sono ben felice che la redazione de “L’incontro“, il settimanale della Fondazione Carpinetum dei Centri don Vecchi, periodico a cui ho dato vita all’inizio del 2005 appena andato in pensione, mi abbia chiesto un intervento in occasione dell’inaugurazione del “Centro Papa Francesco“. Ho sempre ritenuto giusto, anzi doveroso, offrire un contributo di idee in occasione di eventi che riguardano la mia Città e la mia Chiesa. Ho sempre espresso il mio pensiero, anche quando ero consapevole che mi trovavo in minoranza; “partecipare” oltre che un diritto è un dovere per chi ha a cuore il domani e le sorti che riguardano sia la Comunità civile che quella religiosa.

Questa opportunità che mi è stata offerta mi permette di felicitarmi nella maniera più convinta con chi ha realizzato questa struttura straordinaria ed innovativa nel campo della solidarietà. Credo che la nostra Città e la nostra Chiesa debbano rendere onore e pure riconoscenza nei riguardi della Fondazione per i Centri Don Vecchi, ma soprattutto al suo attuale consiglio d’amministrazione, che ha avuto il coraggio e l’intuizione di dar vita ad una meravigliosa struttura di cui credo non si trovi una uguale nel nostro Paese a livello di carità cristiana.

Questo intervento mi dà modo di fare una precisazione che finalmente posso confessare ai miei concittadini; perché spesso, a proposito di questa iniziativa, mi si danno dei meriti che non sono veri. Io in questa bella vicenda non ho collaborato se non donando una piccola parte del grande sogno di dar vita ad un “Centro della solidarietà”, sogno che il Patriarca Cé aveva condiviso ed incoraggiato, ossia di un polo nel quale i concittadini in disagio potessero trovare aiuto, quali che fossero i motivi delle loro difficoltà.

Quindi i meriti e la riconoscenza vanno a don Gianni Antoniazzi, presidente della Fondazione, ad Andrea Groppo, vicepresidente, che è il vero realizzatore del progetto ed a Edoardo Rivola, che è il presidente de “Il Prossimo“, associazione che ne curerà la gestione, per non parlare dei 250 volontari che stanno dando tempo ed energie per la sua vita.
Questa precisazione mi dà modo di liberarmi dalla sensazione di sentirmi molto di frequente un “ladro” dei meriti altrui.

Voglio pure precisare che avendo spesso parlato dell'”ipermercato della solidarietà”, ho temuto che si potesse confonderlo con le analoghe strutture di natura commerciale. Preciso che nel nostro “ipermercato” ai più poveri viene donato tutto gratuitamente, ma pure a chi non abbia gravissimo bisogno di aiuto, tutto viene offerto in maniera gratuita, perché si richiede solamente una modestissima offerta per i costi di gestione. Spero quindi che questa precisazione metta in pace e tranquillizzi la “concorrenza commerciale”!

Essendo pure stato coinvolto molto spesso nella necessità di mettermi addosso “la bisaccia dei frati da questua” per cercare benefattori, debbo dichiarare di aver trovato una risposta estremamente generosa da parte del “Banco Alimentare di Verona”, dai “mercati generali frutta e verdura di Padova”, da 25 supermercati cittadini e dell’hinterland per la cessione dei generi alimentari in scadenza e da un considerevole numero di aziende del settore che quasi ogni giorno ci offrono “eccedenze” di ogni genere che i nostri volontari vanno a raccogliere usando la nostra “flotta” di sette furgoni con la scritta rossa sul fondo bianco “Servizi per i poveri”, furgoni che da mane a sera girano a Mestre e in tutte le città del Veneto.

Da ultimo, fra tutte le belle cose che dovrei segnalare ai miei concittadini, circa questa splendida e meravigliosa avventura di carità, è quella di non sentire mai più menzionare “Il supermercato di don Gianni, di don Armando, della Fondazione dei Centri don Vecchi o dell’associazione “Il Prossimo”, ma invece vorrei sentire che “l’Ipermercato” sia ritenuto la bella e innovativa realtà solidale della Città e delle Comunità parrocchiali, iniziativa della quale ognuno si senta partecipe e coprotagonista offrendo ad esso la propria collaborazione.

Ultimissima confidenza di questo povero prete ultranovantenne: spesso mi sorprendo che sto rivolgendomi al Signore con le parole del vecchio Simeone, quando ha avuto la grazia di incontrare il Messia: “Ora puoi chiamarmi, Signore, perché ho già visto “Le meraviglie di Dio!” Però se mi facesse vedere anche altre cose di questo genere non mi dispiacerebbe affatto!

La forza di un’utopia

La forza di un’utopia

Molti pensano che l’utopia sia un progetto che è destinato sempre a non realizzarsi mai, mentre io sono convinto che sia invece la spinta propulsiva verso una nuova “frontiera”, quella di dare volto e consistenza seria e reale alla solidarietà. Mi piacerebbe tanto che nella segnaletica delle strade che conducono alla nostra città fosse scritto: “Mestre città della solidarietà”. In questa impresa vi sono stati alcuni momenti nei quali anche io ho pensato, come Raul Follerau, l’apostolo dei lebbrosi, che scrisse nel suo testamento: “Lascio in eredità alla nuova generazione i progetti che non sono riuscito a realizzare”. Fortunatamente le realtà nelle quali sono vissuto mi hanno offerto un “filo rosso”, ora tenue ed ora consistente, che ci ha condotti alla realizzazione del supermercato della solidarietà, un progetto che cinquant’anni fa sembrava un’impresa assolutamente impossibile! Penso che molti concittadini siano contenti di conoscere questo “filo rosso” che, nonostante moltissime difficoltà, fra un mese ci potrà indicare il volto dell’utopia che per l’intera mia vita mi ha fatto sognare ed impegnarmi. Per esigenza di spazio non posso che elencare, in maniera sommaria queste tappe, ma in futuro potrei anche descrivere in maniera dettagliata gli eventi che ci hanno condotto alla realizzazione dell’ipermercato della carità.

  1. 1958: Adattata una “baracca” presso la canonica di San Lorenzo per la raccolta e distribuzione di indumenti per i poveri.
  2. 1959: “Il caldo natale” degli scout con raccolta e distribuzione di carbone e legname per il riscaldamento invernale.
  3. 1960: costruzione di Ca’ Letizia con mensa da 120 coperti, cena e colazione al mattino, magazzino indumenti, docce e barbiere, vacanze per ragazzi ed anziani, pubblicazione della rivista “Il Prossimo” per sensibilizzare la città.
  4. 1972: apertura di queste piccole strutture per alloggiare anziani poveri: Piavento – Ca’ Dolores – Ca’ Elisabetta – Ca’ Teresa – Ca’ Elisa.
  5. 1975: apertura de “la Foresteria” e del Foyer S. Benedetto, strutture per alloggiare lavoratori di paesi fuori Mestre e parenti di ricoverati in ospedale.
  6. 1977: apertura di Villa Flangini per le vacanze degli anziani e della Malga dei Faggi per le vacanze dei ragazzi.
  7. 1980: Inizio della costruzione dei sette Centri don Vecchi: 510 alloggi per anziani poveri, per padri e madri separati, per lavoratori fuori città, per famiglie disagiate, per parenti di degenti nei nostri ospedali; alloggi offerti gratis pagando solo utenze e spese condominiali.
  8. La bottega solidale chiosco di distribuzione di alimenti per i poveri.
  9. 1995 inizio del “Polo solidale”, 1200 metri di superficie per la raccolta e la distribuzione per i poveri di indumenti, mobili, arredo per la casa, supporti per disabili, generi alimentari, frutta e verdura. Il tutto gratis, solo richiesta di una piccola offerta per le spese di gestione.
  10. 2020: realizzazione dell’Ipermercato della Solidarietà per ospitare le attività del “Polo solidale” che finora operava presso il Centro don Vecchi 2 di Carpenedo. Struttura che la Fondazione Carpinetum ha voluto opportunamente chiamare: “Centro di solidarietà cristiana Papa Francesco”.

Questa realtà gode della stima e della elargizione quotidiana o settimanale di 21 ipermercati delle catene commerciali: Cadoro, Alì, Coop, Pam, Lidl, Interspar e soprattutto del “Banco alimentare di Verona”, del mercato generale di frutta e verdura di Padova e infine di un numero rilevante di attività commerciali.

Questa struttura sarà aperta a tutti i bisognosi di aiuto, ognuno sceglie quello che gli serve dando una piccola offerta cosi che pure il povero abbia solo la sensazione di contribuire al bene dei più poveri.

Le vere fondamenta di queste realtà, sono di natura squisitamente religiosa e poggiano su questa “pietra d’angolo” del pensiero cristiano: “Ubi Caritas ibi Deus”. “Dove c’è la Carità là s’incontra il Signore” Padre di tutti.

L’utopia però è un sogno che non ha mai una data come conclusione ma è invece come l’orizzonte, che man mano che si avanza verso di esso, continua a spostarsi più avanti. Ora il nostro orizzonte è la “cittadella della solidarietà”, una realtà che comprenda un centro studi per analizzare e risolvere le nuove povertà. Un centro di collegamento tra vari gruppi cittadini impegnati nei settori specifici della solidarietà che continui a progettare e a migliorare le strutture solidali già esistenti.

Tutto questo è stato realizzato dalle comunità parrocchiali guidate dai sacerdoti che si sono succeduti nel tempo. Ora tengono il timone don Gianni Antoniazzi e i suoi diretti collaboratori.

Aggiungo infine che il Comune ci ha agevolato con un notevole contributo burocratico e contiamo inoltre di trovare anche una collaborazione con Caritas. La Regione invece, nonostante ripetute sollecitazioni, non ha contribuito neppure con un centesimo a queste realtà che di certo sono un fiore all’occhiello della nostra Città.

Riaprono i magazzini San Martino

Siamo lieti d’informare la cittadinanza che la Direzione dell’associazione “Vestire gli ignudi” ha deciso di riaprire i magazzini San Martino. Purtroppo, in seguito alla pandemia, la distribuzione di indumenti nuovi e usati è stata sospesa perché si temeva che la prosecuzione dell’attività potesse favorire la diffusione del virus. I cento volontari, che con grande disponibilità e spirito di sacrificio prestano la loro opera ogni giorno, erano disposti a continuare, ma la Direzione dei magazzini, per prudenza, ha ritenuto opportuno interrompere l’erogazione di questo servizio molto apprezzato dalla cittadinanza.

In questi sei lunghi mesi di chiusura la segreteria dei magazzini è stata subissata di telefonate che chiedevano di accelerare i tempi di riapertura. Finalmente lunedì 17 agosto, dalle 15:00 alle 18:00, in via dei 300 campi 6, a Carpenedo, presso il Centro don Vecchi, è ripresa la distribuzione degli indumenti naturalmente osservando tutte le prescrizioni dettate dall’autorità sanitaria.

Per tutto il periodo di sospensione, la raccolta degli abiti è continuata e alcuni negozi, che sono stati costretti a chiudere, hanno donato grandi quantità di vestiti nuovi, quindi sarà disponibile un’ampia gamma di articoli.

Come avveniva in passato, la distribuzione degli indumenti è gratuita e la modestissima offerta che viene chiesta va a coprire i soli costi di gestione, che sono piuttosto ingenti.

Colgo l’occasione per ringraziare tutti i volontari e per esortare i cittadini che dovessero trovarsi in difficoltà a cogliere questa provvidenziale occasione. Dopo la chiusura di quindici giorni per ferie, riaprirà i battenti anche il magazzino dei mobili e dell’arredo casa. Dal momento che forniscono beni di prima necessità, i magazzini dei generi alimentari e della frutta e verdura hanno continuato a essere operativi, nonostante le restrizioni e i rischi, anche durante la pandemia.

Proprio in virtù della continuità che è stata garantita finora, ci permettiamo di rivolgere un accorato appello a tutti i negozi e supermercati cittadini affinché continuino a mettere a disposizione dei poveri le eccedenze o la merce in scadenza. Nel contempo, esortiamo i cittadini di buona volontà a offrirsi come volontari. Per qualsiasi informazione potete contattarmi direttamente.

Sogni e fallimenti

Nel post precedente ho tentato di inquadrare la situazione di Ca’ Letizia e della mensa dei poveri. Il progetto, perseguito da Monsignor Vecchi e da me stesso, non si fermava al punto in cui l’ha lasciato la San Vincenzo alla fine del 1971, quando sono stato nominato parroco a Carpenedo, ma prevedeva anche un centro che studiasse le problematiche della solidarietà a Mestre, coordinasse e mettesse in rete gli enti e le strutture che operano a livello cittadino. In seguito alla mia partenza e alla morte di monsignore, la realizzazione si è bloccata.

Io mi sono trovato per la prima volta alla guida di una comunità grande e problematica negli anni della contestazione, tempi difficilissimi anche a livello pastorale. A poco a poco tuttavia sono riuscito, grazie alla collaborazione dei parrocchiani che si sono adoperati per la carità, a ristrutturare l’ente Piavento e a dar vita a strutture come Ca’ Dolores, Ca’ Teresa, Ca’ Elisa e Ca’ Elisabetta per dare alloggio ad anziani poveri. Inoltre ho rinvigorito il gruppo maschile e femminile della San Vincenzo e ne ho costituito uno di giovani.

In seguito sono nati il gruppo “Il Mughetto” per l’assistenza ai disabili e il “San Camillo” per l’assistenza ai malati. In quegli anni abbiamo aperto Villa Flangini ad Asolo per le vacanze degli anziani, il “Ritrovo”, circolo ricreativo per gli anziani e, nel contempo, abbiamo iniziato a stampare il mensile “L’anziano” per persone della terza e della quarta età. Poi è iniziata l’avventura dei Centri don Vecchi 1, 2, 3, 4 e il mio successore, don Gianni Antoniazzi, ha realizzato il 5, 6 e 7. Abbiamo aperto il sito “Mestre solidale” per fornire alle persone in difficoltà informazioni sugli enti di beneficenza presenti sul territorio.

A un certo punto sembrava che la Provvidenza e tramite l’architetto Giovanni Zanetti ci mettessero a disposizione un’area di 40.000 m² a Favaro, così ho iniziato a sognare “la cittadella della solidarietà”, che riprendeva il vecchio progetto elaborato con la San Vincenzo. Il patriarca Scola, venuto a conoscenza dell’iniziativa, parve sostenerla e, infatti, promosse due o tre incontri invitando gli enti caritativi di Mestre che, con un’espressione brillante, definì la “pala d’oro” della chiesa veneziana”.

Purtroppo un inghippo imprevisto per il terreno e il successivo trasferimento a Milano di monsignor Scola hanno mandato di nuovo tutto in fumo. Sennonché, come dimostrano la costruzione del villaggio solidale degli Arzeroni, costituito dai Centri don Vecchi 5, 6, 7 e da 30.000 m di terreno acquistato per realizzare l’ipermercato della solidarietà, la Provvidenza sta rilanciando il mio sogno. “Il Polo solidale” del don Vecchi, che comprende il magazzino dei mobili e dell’arredo per la casa, lo spaccio dei generi alimentari in scadenza, quello dei generi alimentari del Banco solidale e il chiosco di frutta e verdura, ha dato vita a un’agenzia caritativa che credo non abbia eguali in tutto il Veneto!

Questo “miracolo di solidarietà”, infatti, ha indotto la Fondazione Carpinetum a costruire l’ipermercato della carità che spero possa diventare un modello per altre strutture simili in ogni diocesi del nostro paese. Questa nuova situazione potrebbe fornire lo spazio adeguato per la creazione di un “governo” o almeno di un organismo di studio, progettazione e coordinamento delle attività solidali di matrice religiosa e laica esistenti nella nostra città.

Confesso quindi che continuo a sognare a occhi aperti e a fare quanto è in mio potere, forte della realizzazione di 500 alloggi per anziani e dell’associazione “Il Prossimo” che già aiuta in maniera molto seria decine di migliaia di poveri ogni anno. Confido che ciò possa senz’altro rappresentare una buona base di partenza. Comunque, se la cosa non dovesse andare in porto, ho già pronto il testamento per lasciare in eredità ai posteri questo progetto irrealizzato.

Lo sviluppo di un seme

Monsignor Valentino Vecchi era molto amico dei fratelli imprenditori Coin e spesso approfittava della loro gentilezza e disponibilità. Ricordo che ogni anno il mio vecchio parroco, sul finire dell’estate, organizzava per noi, suoi collaboratori, un incontro di due, tre giorni per verificare e programmare le attività pastorali dell’anno nuovo. Eravamo ospiti del signor Aristide nella sua splendida villa di Asolo, dove ci attendevano un interessante dibattito su temi che riguardavano l’essere preti nel nostro tempo, la bellezza dei colli, la squisita ospitalità e i pranzi che la signora Coin ci preparava.

Una volta, Aristide, che gestiva insieme ai fratelli i grandi magazzini di tessuti, ci raccontò, con legittimo orgoglio, la storia della splendida impresa commerciale che suo padre aveva creato e ci disse che aveva iniziato in modo molto umile. Ogni giorno partiva da Mirano, dove abitava, mettendo su un carretto la mercanzia che poi andava a vendere nei paesi vicini, quando c’era il mercato. Dall’intelligenza e dallo spirito di sacrificio di questo modestissimo commerciante è nato il colosso dei magazzini di tessuti e indumenti targati Coin. Da quell’esperienza ho potuto imparare molto anche per i miei progetti da parroco.

Quando passo in via San Donà, davanti al palazzo settecentesco della canonica, lancio sempre un’occhiata al chiosco di legno, incastrato tra la canonica e la chiesa, che in tempi ormai lontani avevo “battezzato” La bottega solidale. La bottega, dal 1995, ha iniziato a distribuire generi alimentari ai poveri della parrocchia e della città. In questa esperienza mi ha accompagnato, aprendo l’attività, la signora Adriana Groppo che, pronta di parola ed esperta nel commercio, in pochi mesi lo ha fatto diventare il “negozio” più frequentato di Carpenedo. Infatti, davanti alla porta c’era sempre una fila molto lunga di “acquirenti”. Alla signora Adriana si è unito presto un buon numero di signore che servivano al banco, si occupavano della cernita delle derrate alimentari sotto una tenda in patronato, mentre alcuni signori si recavano dai generosi benefattori per ritirare il necessario.

Questa sarebbe una piccola “storia epica”, iniziata quando sono riuscito a recuperare il chiosco che monsignor Romeo Mutto, mio vecchio predecessore in parrocchia, aveva affittato per una “pipa di tabacco”. Gli affittuari, due coniugi che avevano aperto un chiosco di fiori, furono molto riluttanti a riconsegnarlo alla parrocchia perché pagavano un affitto pressoché simbolico. Mio fratello Luigi, falegname, fece un restauro radicale. Grazie all’aiuto di qualcuno, di cui non ricordo il nome, ottenni il condono edilizio e qualcun altro organizzò il trasporto della merce con un carrettino, dalla tenda della cernita al minuscolo negozio. Alla signora Adriana subentrò poi il signor Mario Scagnetti che ampliò l’attività benefica.

Un paio di anni fa, l’attuale parroco, don Gianni Antoniazzi, la fece confluire nel grande “polo solidale” che era nato nel frattempo e che operava in maniera più efficiente, organica e consistente presso il Centro don Vecchi di via dei Trecento campi. A dire la verità, vedere questa “bottega”, che ha chiuso i battenti, ormai da molto, suscita in me un pizzico di nostalgia, perché mi ricorda i “tempi eroici” del sogno, del progetto e della sua realizzazione. Nel contempo però mi rincuora e mi fa sperare che anche “l’ipermercato solidale” degli Arzeroni diventerà presto una realtà e che questa nuova “avventura della solidarietà” vedrà la luce quanto prima e potrà contare su una nutrita schiera di volontari preparati, capaci di far crescere il piccolo seme che noi pionieri abbiamo gettato con coraggio, fiducia e spirito di sacrificio.

Io ormai sono troppo vecchio e non potrò partecipare a questo grande progetto, che permetterà alla carità di Mestre di compiere un passo da gigante, tuttavia confesso che sarei tentato di chiedere al Signore ancora un po’ di tempo per vedere “le meraviglie” che faranno i miei successori. Comunque non cederò alla tentazione, perché sarà bello vedere il primo ipermercato nazionale anche da una delle tante e belle nuvole bianche del cielo di Dio!

I miracoli della carità

Carissimi amici, un paio di settimane fa vi ho confidato che, negli ultimi quindici giorni di marzo, il buon Dio mi ha fatto delle “belle sorprese”. Vi ho raccontato che una signora di Venezia mi donato 25 mila euro per i poveri; che la dottoressa Chiara Rossi ci ha lasciato in eredità 15 mila euro; che monsignor Centenaro, uno dei più eminenti prelati del clero veneziano, quasi novantenne, ha scelto di abitare al Centro don Vecchi degli Arzeroni per occuparsi della cura spirituale dei suoi 250 anziani; e che il direttore di un grande ipermercato, appena andato in pensione, ci ha chiesto di fare il volontario in qualità di “commesso” allo spaccio solidale.

Vi dicevo che il mio sogno sarebbe avere a disposizione la prima pagina di un quotidiano, nazionale o locale, per raccontare eventi come questi che farebbero tanto bene a tutti. Vi confesso che spesso sarei tentato di riprendere a scrivere “il diario” per potervi offrire belle notizie, fresche di giornata, che per fortuna sorgono insieme al sole ogni giorno. So però di essere troppo vecchio per cimentarmi in un’impresa simile!

Desidero tuttavia raccontarvi qui una notizia molto bella e innovativa nel campo della solidarietà. Un paio di settimane fa il comitato direttivo dell’associazione Vestire gli ignudi, che gestisce l’enorme emporio di vestiti usati per i cittadini in difficoltà, dopo aver redatto il bilancio consuntivo, ha messo a mia disposizione 200 mila euro per “fare del bene”!

Qualcuno si domanderà com’è possibile che quest’associazione abbia un introito simile facendo la carità. È presto detto! I magazzini San Martino contano circa 50 mila ingressi l’anno e, se ogni “cliente” dona ogni anno anche solo quattro euro per vestirsi, il “guadagno” risulta evidente. La filosofia è che si chiede poco, ma tutti donano, nell’intento di creare un “volano” che generi carità.

Il direttivo mi ha affidato quest’ingente somma da spendere per i poveri. L’anno scorso ho aiutato le mense e tutte le purtroppo piccole associazioni parrocchiali per i meno abbienti. Quest’anno ho impiegato euro 150 mila euro per fornire il pranzo a metà prezzo (2,5 euro) a tutti i residenti dei Centri don Vecchi con un reddito mensile inferiore a 500 euro.

Inoltre, e questa è la bella novità, l’articolo di don Fausto Bonini sulla “parrocchia veneziana” di Ol Moran, in Kenya (su L’Incontro, NdR), mi ha suggerito un altro progetto da sostenere. In quei luoghi un giovane sacerdote veneziano, don Giacomo Basso, sta compiendo dei veri e propri miracoli. Dal momento che per gli studenti della scuola le distanze da percorrere sono proibitive, ha pensato di compartecipare alle spese per la costruzione del primo convitto.

La spesa ammonta a 40 mila euro e noi ne abbiamo mandati 20 mila, confidando nel fatto che le parrocchie di Mestre e di Venezia non si faranno battere, in questa gara di solidarietà, da una fondazione che gestisce già 500 alloggi per i poveri.

Non nascondo che mi piacerebbe anche insegnare a Matteo Salvini e al suo “amico – nemico” Luigi Di Maio che il problema dell’Africa non si risolve lasciando annegare gli immigrati nel Mediterraneo o inviando denaro ai “satrapi” d’Africa affinché acquistino armi e si uccidano a vicenda.
Invece è fondamentale creare, nei Paesi dove quelle persone vivono, una nuova classe di uomini e donne culturalmente ed economicamente preparati per dare un volto nuovo e migliore all’Africa. I nostri missionari hanno sperimentato questa soluzione da tempo e ne offrono gratuitamente la ricetta a chi vuole bene all’umanità.

Forse mi aspetto troppo da quei 20 mila euro, ma mi pare che seminare speranza faccia sempre bene!

Il problema dei vestiti

Abbiamo ribadito più volte che i magazzini San Martino, ubicati al Centro don Vecchi di Carpenedo in via dei 300 Campi 6 e gestiti dall’associazione di volontariato Vestire gli ignudi, sono una delle più consistenti ed edificanti agenzie di distribuzione di indumenti per i poveri che esistono in Italia: per il numero di volontari, per l’afflusso di clienti e per la quantità di merce esposta. Si calcola, infatti, che abbiano quasi cinquantamila “contatti” all’anno.

I magazzini sono talmente affollati e capaci di rispondere alle più svariate richieste di indumenti che abbiamo ipotizzato la costruzione di un supermercato, attrezzato come quelli esistenti nel settore tessile, per rendere più facile e gestibile l’approvvigionamento di indumenti nuovi, ricevuti grazie a elargizioni di ditte affermate che credono nella loro funzione sociale e offrono la merce un po’ passata di moda. Il fatto che il direttore generale sia il signor Danilo Bagaggia, che ha avuto una carriera lunga e brillante all’interno di Coin e Oviesse, garantisce una rete di supporti e conoscenze che consente ogni anno di avere una grande quantità di indumenti nuovi, di ogni genere e taglia.

Per quanto riguarda l’usato, invece, l’associazione aveva ottenuto dal Comune di Venezia l’autorizzazione a collocare in città una quindicina di cassonetti raccoglitori che i cittadini riempivano con fiducia e grande abbondanza. Ogni giorno un furgone dei magazzini San Martino, guidato dai volontari dell’associazione, raccoglieva i vestiti che poi un gruppo di volontarie si occupava di selezionare per offrire soltanto quelli in buono stato. La raccolta era sempre sufficiente per rispondere alla domanda.

Alcuni mesi fa, purtroppo, una disposizione della Regione ha dichiarato “rifiuti” gli indumenti raccolti sul suolo pubblico e ne ha vietato la permanenza minacciando multe e persino provvedimenti penali per i trasgressori. Di conseguenza, siamo stati costretti a ritirare in fretta e furia i cassonetti, lasciando soltanto i cinque che erano stati sistemati all’interno del patronato della parrocchia dei Santi Gervasio e Protasio a Carpenedo.

Abbiamo pure avviato una trattativa con la Caritas, l’unico ente che dispone di una convenzione nazionale col Governo, in virtù della quale può collocare a Mestre i cassonetti per la raccolta degli indumenti usati. Confidavamo in una collaborazione che ci sembrava possibile e doverosa, dal momento che il suo scopo precipuo è la promozione della carità all’interno della Chiesa veneziana. Essa, infatti, raccoglie mediante dei cassonetti gialli una grande quantità di vestiti usati. Purtroppo invece, ogni tentativo, per motivi a noi inspiegabili, è caduto nel vuoto.

Adesso ci troviamo pertanto in grossissima difficoltà per l’approvvigionamento degli abiti usati, che rappresentano una parte consistente del vestiario da elargire. Rivolgo quindi un accorato appello ai concittadini esortandoli a portare direttamente al Don Vecchi i vestiti che vogliono mettere a disposizione dei poveri. Qualora la quantità da ritirare giustifichi l’uscita di un furgone, telefonate al numero 0415353210 per prendere accordi. In queste ultime settimane un magazzino di Noale ha donato un paio di furgoni di indumenti, ma è chiaro che, se vogliamo continuare quest’opera di carità cristiana, dovremo trovare una soluzione adeguata e, per farlo, abbiamo bisogno del supporto di chi opera nell’organizzazione pubblica.

Dove sono finiti i giovani?

preti e fedeli fanno la pubblica confessione: “Confesso a Dio onnipotente e a voi fratelli che ho molto peccato in pensieri, parole, opere e omissioni”. Solo dopo aver ricevuto la duplice assoluzione, è possibile partecipare all’Eucarestia. Permettetemi di confidarvi questo: con nostro Signore ho un rapporto diretto e so che Lui conosce bene i miei peccati e che è sempre misericordioso. Tuttavia sento il bisogno di chiedere perdono anche a voi fratelli, perciò mi confesserò davanti a voi per poter partecipare alla cena eucaristica con il cuore sgombro. Vi chiedo la cortesia di dedicarmi qualche minuto, nella speranza di ottenere il vostro perdono e di mettermi l’anima in pace per poter partecipare alla messa senza compiere un sacrilegio! Portate pazienza, perché ho bisogno di prendere il discorso un po’ alla larga.

Qualche giorno fa, come immagino capiti a tutti, stavo facendo zapping alla ricerca di un programma che destasse il mio interesse. Per un prete di novant’anni, vi assicuro che non è molto facile trovare un programma che non sia noioso o irritante! Neanche a farlo apposta, su uno dei tanti canali, mi sono imbattuto in un gruppetto di adolescenti che in motorino, in bicicletta o addirittura con i pattini andavano a consegnare un pacco di generi alimentari a una famiglia povera della parrocchia, che qualcuno aveva segnalato. Mi sono sembrati questi ragazzi davvero tanto belli e felici! Stando a quanto diceva lo speaker, si trattava di un emporio solidale parrocchiale che si avvaleva dell’opera di questi ragazzi per raggiungere chi aveva difficoltà a uscire di casa, portando i generi alimentari in scadenza, offerti dai supermercati. La cornice era una cittadina di quel Meridione, che noi veneti spesso consideriamo pigro e indolente.

Qualcuno penserà che questo vecchio prete impenitente e brontolone dovrebbe essere stato felice di aver scoperto una bella testimonianza di solidarietà cristiana, invece non è stato così e ora vi spiego perché. Al Don Vecchi, in una decina di anni, siamo riusciti a organizzare un centro di raccolta e di distribuzione di aiuti di ogni genere a favore dei poveri, che senz’altro mezza Italia ci invidia. Purtroppo, però, l’attività procede con tanta fatica e quasi esclusivamente grazie all’aiuto di un gruppetto, sempre più esiguo, di pensionati. Lo dimostra il fatto che sono costretto quasi ogni settimana a lanciare appelli per reclutare nuovi volontari. Attualmente ci giunge ogni ben di Dio e in grande quantità.

Il mio peccato d’invidia nasce dal fatto di vedere tanta gioventù bella ed efficiente nel Sud d’Italia, mentre noi dobbiamo affidarci a uno sparuto gruppetto di anziani! Vi chiedo l’assoluzione per la delusione e la rabbia che provo ogni volta che ci troviamo in difficoltà. Non riesco davvero a capacitarmi della mancanza di manodopera giovane disponibile per la carità. Dove sono i 5-600 scout di Mestre, gli adolescenti dell’Azione Cattolica, i membri dei gruppi di Comunione e Liberazione, di Rinnovamento dello spirito, i Neocatecumenali, i devoti che vengono a Messa ogni domenica? Quale formazione cristiana offrono i trenta, quaranta preti della nostra città? Pensar male è peccato, lo so; io purtroppo lo commetto molto spesso, ma non sono neanche tanto pentito e men che meno sono disposto a promettere di non farlo più!

Cari cristiani di Mestre, nel chiedervi l’assoluzione di cui ho bisogno, vi avverto che non sono disposto, e non posso, darla a voi, se non provate ad amare il prossimo come voi stessi! Credo che per voi, come per me, la conversione sia assolutamente necessaria!

Lettera aperta al sindaco

Esimio signor sindaco Luigi Brugnaro, ci rivolgiamo a Lei per avere un aiuto per poter portare avanti le nostre attività di beneficenza.

Siamo un’associazione – Vestire gli Ignudi Onlus – Magazzini San Martino e Gran Bazar – che da ben 18 anni opera nel campo dell’assistenza agli indigenti, venendo concretamente incontro alle nuove povertà che, sempre più numerose, bussano alle nostre porte. I nostri Magazzini solidali, dal lontano novembre del 2001, infatti portano avanti un progetto d’aiuto ai meno fortunati grazie ad una rete di volontari capillarmente organizzati che consente di far funzionare, tutti i giorni, un ipermercato solidale degli indumenti e dell’oggettistica per la casa.

Tutto ciò che viene distribuito nei Magazzini, situati all’interno del Centro don Vecchi bis in via dei Trecento Campi a Carpenedo, è offerto gratuitamente dalla cittadinanza che deposita in appositi cassonetti, posti in diverse zone della città, vestiti usati ed oggettistica varia dismessa. Tali offerte di indumenti e di arredi vengono quotidianamente distribuite ai bisognosi da ben 90 volontari sostenuti da un grande spirito di squadra che, con entusiasmo e disponibilità, mettono gratuitamente il loro tempo libero a disposizione del prossimo meno fortunato. Vestire gli Ignudi, forte di una più che decennale esperienza nel settore della beneficenza, è oggi una delle Associazioni tra le più intraprendenti, efficienti e moderne del settore: aiuta i poveri ed indirettamente crea strutture di carattere solidale.

Grazie ai proventi delle nostre attività istituzionali sono stati infatti costruiti i Centri don Vecchi che attualmente si trovano a Carpenedo, Marghera, Campalto e agli Arzeroni e moltissime persone, italiane e straniere sono state aiutate grazie alla distribuzione di indumenti e oggettistica per la casa.

Purtroppo, dalla scorsa estate, siamo stati costretti a togliere dalle strade di Mestre ben sei dei nostri cassonetti dove la cittadinanza riponeva gli indumenti da donare ai poveri, come ci impone la legge regionale del 2016 che qualifica come rifiuti i vestiti depositati nei nostri cassonetti. In questi ultimi 6 mesi abbiamo così visto diminuire drasticamente la quantità di merci da distribuire ai bisognosi e non riusciamo più a far fronte alla domanda sempre crescente di aiuto da parte delle persone povere della nostra città e straniere.

Alle luce di tutto ciò, Le chiediamo accoratamente di poterci aiutare a riposizionare i cassonetti dove si trovavano prima, senza creare nessun intralcio alla viabilità e di aiutarci così a sostenere le nostre attività benefiche.

don Armando Trevisiol
con
il presidente
suor Maria Teresa de Buffa
il direttore generale
Danilo Bagaggia
il comitato esecutivo
Ugo Bembo
Barbara Navarra

Sogni nel cuore

Le nuove norme antismog hanno creato grosse difficoltà di carattere finanziario legate alla gestione dei furgoni utilizzati per la raccolta e la distribuzione dei mobili, dei generi alimentari, della frutta e della verdura e degli indumenti a favore dei poveri. Suddetti mezzi, di proprietà della Fondazione Carpinetum, che sono stati messi a disposizione dall’associazione Il Prossimo in comodato d’uso, sono molti, ma purtroppo vecchi.

Sono sei furgoni grandi, bianchi con la scritta rossa, molto evidente, “Servizio per i poveri”, che essendo stati acquistati usati, oggi sono piuttosto datati. Il furgone frigorifero indispensabile per il trasporto dei generi alimentari congelati non è più fruibile perché non è conforme alle nuove norme del traffico, che sono assai restrittive. Pertanto, è stato assolutamente necessario acquistarne un altro, ancora una volta usato, visti i costi proibitivi di un mezzo nuovo. Servivano euro 17.500, una somma quanto mai consistente, dati gli attuali impegni finanziari della Fondazione, e siamo ricorsi a un prestito, che speriamo di saldare con l’aiuto di qualche anima buona. D’altro canto, se vogliamo dare un servizio serio e consistente ai concittadini in difficoltà, abbiamo assolutamente bisogno di un’organizzazione efficiente che purtroppo però ha costi ragguardevoli. Tuttavia, nonostante le difficoltà di reperire un volontariato serio ed efficiente, la nostra organizzazione di raccolta e distribuzione è in assoluto la più valida, non solo a Mestre, ma nell’intera Regione.

Termino queste confidenze amichevoli confessando di avere nel cuore un’amarezza e una speranza: l’amarezza è che a Mestre ci siano organizzazioni, che fanno affari usando mezzi di trasporto che scimmiottano i nostri e che spesso si avvalgono del mio nome e di quello dei poveri per carpire la fiducia dei concittadini. La speranza, invece, è che l’anno prossimo nasca, in quel degli Arzeroni, una struttura di carattere solidale che riprende i criteri e le logiche dei supermercati, pur perseguendo nella sostanza finalità che si rifanno totalmente alla carità cristiana. Spero quindi che, alla fine dell’anno prossimo, avrò la gioia e la soddisfazione di consegnare in eredità i nostri sogni e i nostri tentativi di porre in atto iniziative di carattere solidale. I nostri progetti, superato il concetto ottocentesco di beneficenza, si rifanno ai concetti più avanzati di condivisione, di solidarietà che diventano contributi reali ed esaustivi a favore dei fratelli più fragili.

Mi auguro anche di poter vedere la struttura, assolutamente innovativa che darà volto e vita a un nuovo modo di concepire e realizzare la carità cristiana.

La carità produce carità

Venerdì 9 novembre i cento volontari dell’associazione onlus Vestire gli ignudi, che gestisce i magazzini San Martino di via dei Trecento campi 6, a Carpenedo, hanno festeggiato il 18º anno di attività. Si sono ritrovati per una cena solidale al Seniorestaurant del Centro don vecchi di Carpenedo.

Questa associazione benefica è di certo la più importante e la più efficiente nel campo della solidarietà. I magazzini San Martino fruiscono di una superficie di 600 metri quadrati e usano pure un grande magazzino a Mogliano, che funge da deposito. La “clientela” è quanto mai numerosa: si calcola che vi siano più di sessantamila contatti all’anno di concittadini che ottengono indumenti di ogni tipo, alcuni usati e in gran parte nuovi. Infatti, Oviesse e non solo mettono a disposizione una grande quantità di indumenti in modo che tutti possano trovare gli articoli che gradiscono e di cui hanno bisogno.

Il “manager” di questo “supermercato solidale” è Danilo Bagaggia, ora pensionato, che proviene da una vita impegnata presso i grandi magazzini Coin e perciò ha organizzato i magazzini San Martino e li gestisce con gli stessi criteri con i quali vengono gestiti i magazzini di carattere commerciale. Anche i volontari operano come qualsiasi dipendente di questo settore, con puntualità, cortesia, ordine ed efficienza.

La merce viene dispensata a titolo assolutamente gratuito; si chiede solamente una modestissima offerta per coprire i costi di gestione, che sono quanto mai ingenti. Si calcola che ogni cliente “spende” normalmente da 1,50 euro a 2 euro. Tuttavia, essendo questi magazzini sempre affollatissimi, si può contare su qualche risultato un po’ significativo, ma che comunque viene speso, fino all’ultimo centesimo, in carità.

Ultimamente con queste offerte, seppur minime, si è riusciti a dimezzare, per gli anziani meno abbienti, il costo del pranzo fornito da La Serenissima Ristorazione, che garantisce il servizio mensa ai cinquecento residenti dei Centri don Vecchi. Nel contempo si è provveduto al parziale arredo dei cinquantasette nuovi appartamenti del settimo centro attualmente in costruzione, è stata comperata una cucina nuova per il punto cottura del Seniorestaurant presente presso il Centro Don Vecchi 2 ed è stata risolta la situazione pressoché disperata di qualche residente in particolare disagio economico.

Il consiglio direttivo dell’associazione, che in maniera piuttosto insolita ha come presidente una suora, suor Teresa Dal Buffa, e come consiglieri, oltre al signor Bagaggia che è vice presidente e direttore generale, Barbara Navarra, Ugo Bembo e il sottoscritto, mi ha dato il compito di dispensare gli “utili” di quest’anno.

Proprio in occasione della cena solidale ho potuto dare relazione dettagliata di come ho distribuito questa somma, che oltre all’impiego suddetto, ci ha permesso di offrire tremila euro a ognuna delle mense per i poveri di Mestre, Venezia e Mira e mille euro a ogni gruppo caritativo presente nelle comunità parrocchiali di Mestre e dell’interland. Da noi, la carità produce carità e mette in moto un volano che speriamo faccia crescere in città la cultura della solidarietà e del servizio.

Ora Vestire gli ignudi ha chiesto duemila metri di superficie nel nuovo Ipermercato solidale che la Fondazione Carpinetum sogna di realizzare in un’area, in località Arzeroni, per la quale il Comune di Venezia ha già deliberato il cambio d’uso in modo da costruire quest’opera che ha una grande importanza sociale e che diventerà il prototipo di soluzione moderna nel settore degli indumenti di tutte le città del nostro Paese.

Il progetto desta un po’ di preoccupazione perché è collocato ai margini della città; la Fondazione è stata costretta a questa scelta perché non è riuscita a ottenere dalla Società dei Trecento campi di Carpenedo la grande area prospiciente al Centro Don Vecchi 2, attualmente in stato di abbandono, che sarebbe stata ottimale per questa iniziativa di carattere solidale assolutamente innovativa.

La ricorrenza dei diciott’anni di attività dell’associazione mi offre l’occasione di ringraziare gli oltre cento volontari che con la loro generosità sono riusciti a realizzare questa eccellenza e per invitare i concittadini a unirsi numerosi per fare in modo che Mestre possa definirsi “la città della solidarietà”.

Un sogno da avverare

Qualche giorno fa, sfogliando un vecchio libro, ho trovato tra le pagine una piccola cartolina della Madonna di Luini. La Vergine è presentata raccolta, pudica e bella. Era l’immagine della mia consacrazione sacerdotale. Sul retro una frase di San Paolo, il mio nome e la data: 27 giugno 1964. Me ne ero dimenticato persino io e tanto più il caro mondo che mi è vicino. Solamente Cecilia, la piccola scout dei miei primi anni di sacerdozio, che aveva trovato pure lei l’immaginetta in un libro della nostra biblioteca, mi ha fatto gli auguri.

Mi capita spesso, ma mi pare naturale, di lasciarmi prendere dai ricordi della mia lunga vita di prete e di riprovare le emozioni di tempi tanto lontani, vissuti con tanta intensità, e di analizzare vecchie storie che si sono concluse con alterne vicende. Alcuni giorni fa l’Università popolare mi ha chiesto un articolo sul mio rapporto con i poveri a Mestre e perciò sono stato costretto a ripercorrere certe imprese: alcune delle quali mi sono riuscite, mentre altre restano un sogno bello tra le nuvole di un cielo che fa sognare!

Tra queste ultime rientra il progetto di mettere in rete tutte le attività benefiche della nostra città. Non lo vedrò certo realizzato nel suo insieme, ma mi è rimasta qualche speranza di vederne realizzata almeno una parte, se il Signore mi concederà ancora qualche anno di vita.

L’architetto Giovanni Zanetti, il professionista che ha progettato e realizzato il Don Vecchi tre e il Don Vecchi quattro, un giorno di una decina di anni fa, mi prospettò che avrebbe avuto la possibilità di ottenere gratis una superficie di circa 20.000 metri quadrati a Favaro Veneto per l’iniziativa della quale mi aveva sentito parlare. La proposta, un po’ interessata, dei padroni del terreno era legata al fatto che il Comune concedesse loro di realizzare un albergo su un terreno contiguo. La mia testa cominciò a ipotizzare la cittadella della solidarietà, ossia un centro in cui i poveri potessero trovare le risposte per ognuna delle loro attese, dando vita al coordinamento cittadino della solidarietà. Ebbi perfino l’avallo e l’appoggio del cardinale patriarca Angelo Scola, ma non se ne fece niente un po’ perché tramontò presto la possibilità del dono e un po’ perché ebbi tutti contro, a cominciare dalla Caritas.

Svanita questa ipotesi, trasferii idealmente il progetto, ridotto a una sede per i magazzini della carità, nel grande campo incolto della società dei 300 campi, contiguo al centro Don Vecchi di Carpenedo. Già molti anni prima, un consiglio di amministrazione aperto e illuminato di questa società mi aveva offerto l’area dove ora sorge il Don Vecchi uno. Mi parve bellissimo che la parrocchia del posto, questa antica Società benefica e il nuovo centro si accordassero per dar vita assieme a una grande iniziativa, forse la prima in Italia. Purtroppo “il diavolo ci mise la coda”, perché il vecchio parroco di allora, un gruppetto di parrocchiani preoccupati di avere nel quartiere la “poveraglia” e un consigliere della stessa società boicottarono ferocemente l’iniziativa. Così anch’essa è caduta presto rovinosamente.

Pensavo che questa vicenda fosse finita, senonché la costruzione del Don Vecchi 5, 6 e ora del 7 ci ha messo sulla strada di acquistare un terreno di circa 30.000 metri quadri attiguo a questi centri ora serviti dalla nuova strada e dagli autobus cittadini. È già stato firmato un preliminare d’acquisto e mi auguro che presto firmeremo anche il rogito e che, tra un anno, si possa pensare alla nuova sistemazione dei magazzini della carità. Non mancano difficoltà di ogni genere ma sappiamo che chi la dura la vince!

Scrivo queste vicende per la storia, perché ritengo giusto ricordare che i percorsi dei progetti di solidarietà sono particolarmente duri e difficili, ma talvolta si avverano. Spero di offrire qualche elemento in più a chi scriverà la storia di Mestre solidale.

La nostra disponibilità

Lettera aperta ai parroci, alle assistenti sociali del Comune, agli enti di valenza solidale e soprattutto ai concittadini che si trovano in ristrettezze economiche.

Siamo consapevoli che questo nostro appello è purtroppo piuttosto raro e può sonare perfino strano e per questo siamo particolarmente felici di portarvi a conoscenza di una realtà che a Mestre ancora non tutti conoscono. Per grazia di Dio e per buona volontà di mezzo migliaio di volontari, in simbiosi con il Centro don Vecchi di Carpenedo è nata una agenzia di solidarietà quanto mai vasta ed efficiente, che presto speriamo possa diventare in Italia il primo supermercato di carattere solidale. Ogni giorno affluiscono in via dei Trecento campi 6 di Carpenedo, dove si trovano i nostri magazzini, centinaia e centinaia di concittadini italiani ed extracomunitari che si trovano in difficoltà economiche e che chiedono aiuto presso i nostri attuali magazzini di carattere solidale, trovando fortunatamente una risposta ai loro bisogni. Grazie alla Provvidenza siamo in grado di aiutare un numero ben consistente di persone in difficoltà. Per questo ci rivolgiamo a voi, che siete i naturali interlocutori dei poveri, perché sappiate che, qualora non siate attrezzati a dare risposta esauriente alle richieste di chi è in difficoltà, noi a nome della Chiesa mestrina possiamo aiutare voi e quindi chi viene da voi a chiedere aiuti. Cosa possiamo mettere a disposizione?

  1. Un emporio di vestiti nuovi ed usati di ogni tipo e di ogni taglia. Siamo convinti che a Mestre non ve ne sia uno di eguale neppure in quelli di carattere commerciale.
  2. Mobili e arredo per la casa; dalle stoviglie ai soprammobili, dai mobili correnti a pezzi d’epoca, dai quadri ai lampadari e ai tappeti. Disponiamo, insomma, di tutto quello che serve per arredare la casa.
  3. Frutta e verdura in grande abbondanza. Ogni giorno recuperiamo dai venti ai trenta quintali di questi generi alimentari che ci vengono regalati dai mercati generali di Padova, Treviso, Marghera, Santa Maria di Sala e dai supermercati della città: Alì, Cadoro, Coop e Despar.
  4. Generi alimentari in scadenza: di ogni qualità, compreso carne, pesce e tanto altro ancora.
  5. I generi alimentari della Agea ossia forniti dall’Europa.

Ben s’intende che talora v’è tanta abbondanza e talora questi stessi generi scarseggiano. Comunque si trova sempre qualcosa! Questa possibilità di distribuzione consistente di beni è dovuta ad un’organizzazione seria: abbiamo sei grandi furgoni, dei quali uno per la catena del freddo, la disponibilità di milleduecento metri di superficie e soprattutto un numero quanto mai consistente di volontari. Crediamo che oltre l’organizzazione, che si rifà alla dinamica di ogni magazzino di carattere commerciale, il punto di forza sia quello che questa attività vive e si rifinanzia da sola. Perché ad ogni utente viene richiesta un’offerta pressoché simbolica per sostenere la gestione e perché siamo quanto mai convinti che bisogna creare un “volano” della carità, che crei piano piano in tutti benefattori e beneficati, una mentalità solidale: motivo per cui ognuno, in rapporto alle sue possibilità, deve collaborare ed aiutare chi è più povero di lui. Gli unici prodotti per i quali non si richiede alcun contributo sono i generi alimentari della Agea che per legge devono essere totalmente gratuiti. Informiamo, infine, che l’orario estivo di apertura è dal lunedì al venerdì, dalle ore 15 alle 18, e che i magazzini sono facilmente raggiungibili perché dispongono di un ampio parcheggio e anche perché la linea 2 dell’autobus ha una fermata ad appena 50 metri di distanza.

I nostri protagonisti: Danilo

In quest’ultimo tempo mi è venuto in mente di parlare ai miei amici di chi sono i protagonisti della nostra splendida impresa e del “miracolo” a livello solidale che si è avverato in questi ultimi vent’anni. Di certo è riconosciuto un po’ da tutti il fatto che i Centri don Vecchi siano il fiore all’occhiello di Mestre, ma magari non tutti sanno che il “polo solidale” è cresciuto in simbiosi e non è meno importante e prezioso. “Il miracolo” dei magazzini a favore dei poveri, ossia quel complesso tanto efficiente di attività solidale, che non teme confronti almeno nel Triveneto, rappresenta pure qualcosa di miracoloso. Una delle componenti più importanti di questa attività in favore del prossimo sono i magazzini San Martino, il più grande ipermercato non soltanto di Mestre, di indumenti nuovi e usati per i cittadini non abbienti. Oggi vorrei presentarvi il ritratto del fondatore e del manager indiscusso di questo enorme ipermercato del tessile. L’autore di questo complesso quanto mai efficiente ed originale si chiama Danilo Bagaggia. Questo capitano d’industria, che s’è formato presso la grande azienda dei fratelli Coin, pur venendo dalla gavetta, ha percorso con tenacia e capacità tutta la strada arrivando fino ai più alti livelli. Noi abbiamo avuto la fortuna di poterlo “rubare” all’azienda in cui è cresciuto a livello professionale per farne il promotore dei nostri magazzini. Il signor Danilo, che ha i suoi settantanni, portati molto bene, è partito nella sua nobile impresa nel 2002 e in quindici anni ha costituito il suo “impero” beneficiando di tutte le esperienze che s’è fatto dai Coin e applicando le leggi di mercato con assoluta decisione e rigore. Attualmente la sua e nostra “azienda” copre un’area di circa ottocento metri quadrati, s’avvale di una forza lavoro di 110 volontari, ai quali è richiesta una risposta lavorativa, che qualsiasi azienda del settore esige dai propri dipendenti.

Nei magazzini San Martino ognuno ha la sua mansione, ognuno svolge la sua attività in maniera diligente, deve trattare la “clientela” nella maniera più cortese e appropriata. Non sono ammesse assenze ingiustificate e ognuno deve comportarsi come e meglio che se fosse a libro paga. Quando si apre il “negozio” tutto deve essere perfettamente in ordine. Con questa efficienza pure gli utili a livello morale sono molto lusinghieri. Un giorno il signor Bagaggia, che è diventato da tempo amico carissimo e collaboratore preziosissimo, mi ha confidato: “Per tutta la vita ho sognato di avere una mia azienda, senza purtroppo riuscirci, ora però, che sono in pensione, ho la soddisfazione di aver creato e di dirigere il primo e il più grande ipermercato solidale del tessile, almeno di tutto il Nordest”. Il mio maestro monsignor Valentino Vecchi mi diceva che la vera ricchezza di un Paese è costituita dai capitani d’industria: mi pare che nel suo campo, con Danilo, Mestre e la carità abbiano la fortuna di averne uno, di grande capacità e valore!

Nuovi magazzini solidali

Quello che ho definito ormai da anni “Il polo solidale del Centro don Vecchi”, per illustrare le varie attività dei magazzini per il ritiro e la distribuzione degli indumenti, della frutta e verdura, dei mobili antichi e moderni, dell’arredo per la casa, dei supporti per gli infermi, per i generi alimentari in scadenza e di quelli offerti dal banco alimentare di Verona e altri ancora, attualmente è collocato proprio presso il don Vecchi. Però in spazi ridotti e non idonei.

Il numero sempre maggiore di frequentatori (che in gergo commerciale sarebbero chiamati “clienti”, ma per noi persone bisognose da aiutare) è diventato tale da costringere il Consiglio di amministrazione a programmare nuovi magazzini, progettati secondo le esigenze di queste attività, seppur di valenza caritativa.

Mestre pare abbia compreso appieno l’importanza dell’attività della Fondazione, che si avvale attualmente de “Il Prossimo”, il nuovo ente no profit, costituito per razionalizzare tutta l’attività, e ha già offerto una somma tale da poter affrontare e risolvere positivamente questo problema quanto mai urgente.

Le difficoltà però non sono nè poche nè facili, perché si deve trovare una superficie di 15-20 mila metri quadrati in un luogo facilmente raggiungibile sia dai volontari che dai beneficiari, e spazi che abbiano un costo alla portata della somma accumulata a questo scopo.

Io, ormai vecchio e senza potere alcuno, mi sono ritagliato uno spazio in questa vicenda scegliendo di pregare il Signore perché dipani questa matassa quanto mai così ingarbugliata. Desidero continuare ad essere coscienza critica per i consiglieri della Fondazione, ricordando quanto importante sia che che i soldi non restino a disposizione in banca e che quando vengono impegnati per realizzare opere a favore dei poveri sostanzialmente raddoppiano di valore.