La carità produce carità

Venerdì 9 novembre i cento volontari dell’associazione onlus Vestire gli ignudi, che gestisce i magazzini San Martino di via dei Trecento campi 6, a Carpenedo, hanno festeggiato il 18º anno di attività. Si sono ritrovati per una cena solidale al Seniorestaurant del Centro don vecchi di Carpenedo.

Questa associazione benefica è di certo la più importante e la più efficiente nel campo della solidarietà. I magazzini San Martino fruiscono di una superficie di 600 metri quadrati e usano pure un grande magazzino a Mogliano, che funge da deposito. La “clientela” è quanto mai numerosa: si calcola che vi siano più di sessantamila contatti all’anno di concittadini che ottengono indumenti di ogni tipo, alcuni usati e in gran parte nuovi. Infatti, Oviesse e non solo mettono a disposizione una grande quantità di indumenti in modo che tutti possano trovare gli articoli che gradiscono e di cui hanno bisogno.

Il “manager” di questo “supermercato solidale” è Danilo Bagaggia, ora pensionato, che proviene da una vita impegnata presso i grandi magazzini Coin e perciò ha organizzato i magazzini San Martino e li gestisce con gli stessi criteri con i quali vengono gestiti i magazzini di carattere commerciale. Anche i volontari operano come qualsiasi dipendente di questo settore, con puntualità, cortesia, ordine ed efficienza.

La merce viene dispensata a titolo assolutamente gratuito; si chiede solamente una modestissima offerta per coprire i costi di gestione, che sono quanto mai ingenti. Si calcola che ogni cliente “spende” normalmente da 1,50 euro a 2 euro. Tuttavia, essendo questi magazzini sempre affollatissimi, si può contare su qualche risultato un po’ significativo, ma che comunque viene speso, fino all’ultimo centesimo, in carità.

Ultimamente con queste offerte, seppur minime, si è riusciti a dimezzare, per gli anziani meno abbienti, il costo del pranzo fornito da La Serenissima Ristorazione, che garantisce il servizio mensa ai cinquecento residenti dei Centri don Vecchi. Nel contempo si è provveduto al parziale arredo dei cinquantasette nuovi appartamenti del settimo centro attualmente in costruzione, è stata comperata una cucina nuova per il punto cottura del Seniorestaurant presente presso il Centro Don Vecchi 2 ed è stata risolta la situazione pressoché disperata di qualche residente in particolare disagio economico.

Il consiglio direttivo dell’associazione, che in maniera piuttosto insolita ha come presidente una suora, suor Teresa Dal Buffa, e come consiglieri, oltre al signor Bagaggia che è vice presidente e direttore generale, Barbara Navarra, Ugo Bembo e il sottoscritto, mi ha dato il compito di dispensare gli “utili” di quest’anno.

Proprio in occasione della cena solidale ho potuto dare relazione dettagliata di come ho distribuito questa somma, che oltre all’impiego suddetto, ci ha permesso di offrire tremila euro a ognuna delle mense per i poveri di Mestre, Venezia e Mira e mille euro a ogni gruppo caritativo presente nelle comunità parrocchiali di Mestre e dell’interland. Da noi, la carità produce carità e mette in moto un volano che speriamo faccia crescere in città la cultura della solidarietà e del servizio.

Ora Vestire gli ignudi ha chiesto duemila metri di superficie nel nuovo Ipermercato solidale che la Fondazione Carpinetum sogna di realizzare in un’area, in località Arzeroni, per la quale il Comune di Venezia ha già deliberato il cambio d’uso in modo da costruire quest’opera che ha una grande importanza sociale e che diventerà il prototipo di soluzione moderna nel settore degli indumenti di tutte le città del nostro Paese.

Il progetto desta un po’ di preoccupazione perché è collocato ai margini della città; la Fondazione è stata costretta a questa scelta perché non è riuscita a ottenere dalla Società dei Trecento campi di Carpenedo la grande area prospiciente al Centro Don Vecchi 2, attualmente in stato di abbandono, che sarebbe stata ottimale per questa iniziativa di carattere solidale assolutamente innovativa.

La ricorrenza dei diciott’anni di attività dell’associazione mi offre l’occasione di ringraziare gli oltre cento volontari che con la loro generosità sono riusciti a realizzare questa eccellenza e per invitare i concittadini a unirsi numerosi per fare in modo che Mestre possa definirsi “la città della solidarietà”.


Quanto costa vivere ai Centri Don Vecchi

Sono convinto che a Mestre non ci sia più alcun cittadino che non abbia sentito parlare, fortunatamente bene, dei Centri Don Vecchi, tuttavia sono ancora troppo pochi coloro che ne hanno visitato almeno uno. Solo chi visita e si informa, anche sommariamente, di come si vive in uno dei Don Vecchi può accertare quanto sia innovativa, umana e conveniente la vita in queste strutture.

Nel passato ho pubblicato un opuscolo con alcuni esempi concreti circa i costi e i vantaggi. Qualche giorno fa, essendomi capitato di conoscere quanto paga un nuovo residente al centro di Carpenedo, m’è parso doveroso far conoscere ai concittadini di come stanno le cose.

Questo signore occupa da solo un alloggio monolocale, di circa 25 metri quadrati che è composto di: angolo cottura, soggiorno, zona notte e bagno. Ebbene il suo “affitto” che comprende costi condominiali, acqua fredda e calda, luce, gas, canone telefonico, canone tv, riscaldamento e tassa rifiuti, tutto compreso è di 161 euro al mese. Con altri 150 euro pranza pure a mezzogiorno: pane, acqua, primo piatto, secondo con contorno, purè, insalata, dessert. Il tutto in un ambiente signorile con spazi enormi interni ed esterni per la vita comune.

Dico tutto questo per far conoscere ai concittadini che i “miracoli” avvengono soprattutto dove si amministra in maniera oculata e saggia.


Centro don Vecchi 7

“L’ultimo dei sette fratelli” consterà di 57 alloggi per anziani e persone che si trovano in reali difficoltà di ordine economico. Ci saranno anche 12 stanze per persone che, pur abitando fuori Mestre, lavorano nella nostra città: avranno una camera arredata, con bagno personale e con la possibilità di cucinare, pranzare, lavare gli indumenti in locali predisposti a questo scopo e passare il tempo libero in ambienti signorili all’interno della struttura. Gli appartamenti, invece, saranno tutti bilocali: camera, soggiorno, bagno, ripostiglio e terrazzino. Tutti gli alloggi verranno consegnati forniti di angolo cottura ultramoderno, un grande armadio guardaroba e il frigorifero congelatore; per il resto dell’arredo ognuno potrà portarsi i propri mobili. La nuova struttura avrà uno stile sobrio, ma quanto mai decoroso e signorile perché tutti i nostri centri si qualificano anche per l’arredo, la pulizia e il buon gusto.

Il contratto prevede la consegna del manufatto entro maggio o giugno del prossimo anno. Il costo dell’opera finora s’aggira attorno ai quattro milioni di euro. Ben s’intende che si è partiti disponendo della metà della spesa, come abbiamo sempre fatto anche per le altre strutture. Ora però si pone il problema di recuperare l’altra metà del costo. In passato ho venduto le stelle del soffitto della chiesa di Carpenedo, un’altra volta il lastricato del sentiero che attornia l’edificio con mattoncini su cui è stato inciso il nome delle persone care da voler ricordare. Ora penso di mettere sul mercato, come ho già fatto per il Don Vecchi 5 e per il 6 delle azioni dal costo di 50 euro o euro 25. Come si può aver riscontro sulla rubrica settimanale dell’Incontro e sul sito della Fondazione Carpinetum, gli investimenti sono quanto mai numerosi anche se non troppo consistenti. Contiamo, però, come è avvenuto in passato, ci sia qualche benefattore particolare ad offrire un contributo più consistente e risolutivo.

Sarà mia premura coinvolgere la città in questa nobile impresa perché il Centro don Vecchi 7 sia, come per tutti gli altri, il risultato dell’impegno di tutti i nostri concittadini. Mestre ha oggi un ospedale nobile e degno, fra qualche mese pure un museo d’avanguardia ma il fiore all’occhiello, nel settore della solidarietà, rimangono i Centri don Vecchi della Fondazione Carpinetum e siamo decisamente impegnati a mantenere questo primato.


Un sogno da avverare

Qualche giorno fa, sfogliando un vecchio libro, ho trovato tra le pagine una piccola cartolina della Madonna di Luini. La Vergine è presentata raccolta, pudica e bella. Era l’immagine della mia consacrazione sacerdotale. Sul retro una frase di San Paolo, il mio nome e la data: 27 giugno 1964. Me ne ero dimenticato persino io e tanto più il caro mondo che mi è vicino. Solamente Cecilia, la piccola scout dei miei primi anni di sacerdozio, che aveva trovato pure lei l’immaginetta in un libro della nostra biblioteca, mi ha fatto gli auguri.

Mi capita spesso, ma mi pare naturale, di lasciarmi prendere dai ricordi della mia lunga vita di prete e di riprovare le emozioni di tempi tanto lontani, vissuti con tanta intensità, e di analizzare vecchie storie che si sono concluse con alterne vicende. Alcuni giorni fa l’Università popolare mi ha chiesto un articolo sul mio rapporto con i poveri a Mestre e perciò sono stato costretto a ripercorrere certe imprese: alcune delle quali mi sono riuscite, mentre altre restano un sogno bello tra le nuvole di un cielo che fa sognare!

Tra queste ultime rientra il progetto di mettere in rete tutte le attività benefiche della nostra città. Non lo vedrò certo realizzato nel suo insieme, ma mi è rimasta qualche speranza di vederne realizzata almeno una parte, se il Signore mi concederà ancora qualche anno di vita.

L’architetto Giovanni Zanetti, il professionista che ha progettato e realizzato il Don Vecchi tre e il Don Vecchi quattro, un giorno di una decina di anni fa, mi prospettò che avrebbe avuto la possibilità di ottenere gratis una superficie di circa 20.000 metri quadrati a Favaro Veneto per l’iniziativa della quale mi aveva sentito parlare. La proposta, un po’ interessata, dei padroni del terreno era legata al fatto che il Comune concedesse loro di realizzare un albergo su un terreno contiguo. La mia testa cominciò a ipotizzare la cittadella della solidarietà, ossia un centro in cui i poveri potessero trovare le risposte per ognuna delle loro attese, dando vita al coordinamento cittadino della solidarietà. Ebbi perfino l’avallo e l’appoggio del cardinale patriarca Angelo Scola, ma non se ne fece niente un po’ perché tramontò presto la possibilità del dono e un po’ perché ebbi tutti contro, a cominciare dalla Caritas.

Svanita questa ipotesi, trasferii idealmente il progetto, ridotto a una sede per i magazzini della carità, nel grande campo incolto della società dei 300 campi, contiguo al centro Don Vecchi di Carpenedo. Già molti anni prima, un consiglio di amministrazione aperto e illuminato di questa società mi aveva offerto l’area dove ora sorge il Don Vecchi uno. Mi parve bellissimo che la parrocchia del posto, questa antica Società benefica e il nuovo centro si accordassero per dar vita assieme a una grande iniziativa, forse la prima in Italia. Purtroppo “il diavolo ci mise la coda”, perché il vecchio parroco di allora, un gruppetto di parrocchiani preoccupati di avere nel quartiere la “poveraglia” e un consigliere della stessa società boicottarono ferocemente l’iniziativa. Così anch’essa è caduta presto rovinosamente.

Pensavo che questa vicenda fosse finita, senonché la costruzione del Don Vecchi 5, 6 e ora del 7 ci ha messo sulla strada di acquistare un terreno di circa 30.000 metri quadri attiguo a questi centri ora serviti dalla nuova strada e dagli autobus cittadini. È già stato firmato un preliminare d’acquisto e mi auguro che presto firmeremo anche il rogito e che, tra un anno, si possa pensare alla nuova sistemazione dei magazzini della carità. Non mancano difficoltà di ogni genere ma sappiamo che chi la dura la vince!

Scrivo queste vicende per la storia, perché ritengo giusto ricordare che i percorsi dei progetti di solidarietà sono particolarmente duri e difficili, ma talvolta si avverano. Spero di offrire qualche elemento in più a chi scriverà la storia di Mestre solidale.


Lo spaccio solidale

Monsignor Valentino Vecchi, con quella sua vena di paternalismo che usava spesso nei riguardi di noi suoi giovani preti, ci ripeteva abbastanza di frequente che la vera ricchezza di un paese sono i “capitani d’industria” e con questo discorso voleva indicare il ruolo determinante per il successo di un qualsiasi gruppo sociale. Servono le virtù che hanno le persone che possiedono attitudini naturali al comando, come: l’impegno, la costanza, la generosità e lo spirito di sacrificio, con i quali queste persone si dedicano a qualsiasi impresa umana.

Io sono perfettamente d’accordo, ma il guaio è che di queste persone non se ne trovano moltissime e quando si scoprono, la maggioranza delle volte esse sono impegnate per i fatti loro anche dopo la pensione. Bisogna dire però che ogni tanto capita la fortuna o meglio la grazia di incontrarne qualcuno e di ottenere la disponibilità di occuparsi delle nostre imprese solidali. Io vi confesso che sono costantemente a caccia di queste persone perché di frequente abbiamo dei “rami di impresa” molto promettenti, ma che hanno bisogno estremo di un “capo” che sappia organizzare, gratificare i volontari, mettere pace, fiutare il mercato ed essere quanto mai intraprendente nello sviluppare “l’azienda”.

Vengo a un esempio: un paio d’anni fa s’è aperta la possibilità di ottenere dai supermercati i generi alimentari in scadenza. La legge poi sta spingendo perché tutto questo ben di Dio non venga buttato, ma sia recuperato a favore dei concittadini in difficoltà di ordine economico. La cosa però non è proprio facile perché alle aziende è più comodo e meno costoso buttare le merci piuttosto che fare bolle di consegna ed altro ancora, e da parte nostra occorrono furgoni, autisti disponibili nei giorni e nelle ore fissate dai supermercati, luoghi per lo stoccaggio, celle frigorifere, personale per la distribuzione, mezzi economici per la benzina, riparazioni automezzi, guanti, sacchetti, luce ecc….

Un po’ alla volta, comunque, presso il Centro don Vecchi ha preso consistenza questa attività di raccolta e distribuzione di generi alimentari, attività che abbiamo denominato “spaccio solidale”. Ormai ci elargiscono ogni giorno i loro prodotti i sette supermercati Cadoro, quattro della catena Alì, la catena Despar di via Paccagnella, i mercati generali di frutta e verdura di Padova, Treviso e Santa Maria di sala. Abbiamo reclutato un gruppo qualificato di signore e di uomini per la selezione e distribuzione. Questi generi alimentari sono distribuiti gratuitamente, si chiede solamente un piccolo contributo per le spese di gestione.

Purtroppo i locali sono inadeguati e sempre più insufficienti. La vera fortuna poi è quella di aver assoldato a titolo gratuito il “manager” ossia “il capitano di industria” di cui ci parlava don Vecchi il quale pian piano è diventato la mente e il cuore di questa attività quanto mai promettente: il signor Alfio, ha abbandonato tutti i precedenti impegni e da più di un anno si dedica anima e corpo a questa bella impresa sociale, facendo ben sperare per il futuro. Abbiamo ancora tanti problemi soprattutto per distribuire le eccedenze, ma di questi problemi vi parlerò in un prossimo articolo.


Benefattori di grande cuore

È diventato ormai un detto popolare, specie nel mondo dei credenti, l’affermazione di uno dei protagonisti del celeberrimo romanzo di Alessandro Manzoni: “La c’è la Provvidenza!” Renzo Tramaglino tra tante disavventure tocca con mano che il buon Dio “scrive dritto anche sulle righe storte”, come afferma un proverbio spagnolo.

Chi ha trascorso una lunga vita nel mondo della solidarietà, come è accaduto a me, ha avuto modo di sperimentare la validità di questa frase che Manzoni mette in bocca al povero Renzo, il quale per molto tempo fu immerso in un mondo di disgrazie e di disavventure. Posso affermare senza timore di smentita che più di una volta, trovandomi in situazioni pressoché disperate, si è aperta improvvisamente e inaspettatamente una porta che ha risolto problemi economici che sembravano irresolubili.

Mi permetto di raccontare ai lettori l’ultima volta, che risale a questi giorni, in cui mi è capitato di esclamare con riconoscenza: “La c’è la Provvidenza!” Ho già scritto qualche giorno fa che all’inizio di luglio l’impresa Dema di Jesolo ha aperto il cantiere edile in quel degli Arzeroni per costruire il Don Vecchi 7: 57 appartamenti bilocali e 20 stanze da offrire a persone che, pur abitando lontano da Mestre, lavorano nella nostra città. Scrissi già che Mestre sembra avere un occhio di riguardo per i Centri don Vecchi, perché si può toccare con mano come attualmente mezzo migliaio di anziani, in condizioni economiche disagiate, possano trascorrere gli ultimi anni in ambienti signorili, con la possibilità di essere protagonisti delle loro scelte, senza dover dipendere dal Comune o dai figli, che spesso sono gravati anche loro da preoccupazioni di carattere finanziario.

Ebbene, l’altro giorno lo scavatore aveva appena cominciato a preparare le buche per le fondamenta, quando due bellissime notizie hanno rinfrancato e dato coraggio ai membri del consiglio di amministrazione della Fondazione Carpinetum, che si sono fatti carico di questa impresa solidale!

La prima è il dono dell’arredo per i 57 appartamenti. L’associazione di volontariato Vestire gli ignudi, che ha come presidente suor Teresa Del Buffa, vice presidente e direttore generale Danilo Bagaggia e consiglieri Ugo Bembo, Barbara Navarra e io stesso, ha racimolato tutti i risparmi degli anni scorsi e quelli dell’anno corrente per donare l’angolo cottura, un grande armadio guardaroba e il frigorifero a ognuno dei 57 alloggi, con una spesa complessiva di quasi centomila euro. Scrivo questo a onore e riconoscenza nei riguardi di questo saggio e intraprendente consiglio di amministrazione, che già veste i poveri di tutta Mestre e nel contempo riesce a raggranellare qualcosa di consistente per offrire alloggio ai concittadini più sfortunati. Dopo questa elargizione spero che molti mestrini si offrano come volontari per impegnarsi in questo servizio tanto benemerito, che è diventato ormai un protagonista della Mestre solidale.

La seconda notizia è ancora più bella: un gruppo consistente di amici mi ha messo a disposizione quattrocentomila euro per il progetto del Don Vecchi 7. Questa somma è il risultato di quella sottoscrizione di “azioni” di cui il nostro periodico informa ogni settimana. Malgrado queste splendide e meravigliose notizie, è mio dovere informare che siamo ancora ben lontani dalla totale copertura dei costi necessari per realizzare la nuova struttura. Questi benefattori spero siano gli apripista dei concittadini che ci auguriamo, vogliano partecipare al progetto, secondo le proprie risorse.


Grazie all’azienda Rubelli

Qualche giorno fa il giornalista del Gazzettino Fulvio Fenzo mi ha intervistato sul Centro don Vecchi 7 al quale l’impresa Dema di Jesolo sta lavorando. Sono previsti 57 appartamenti con cucina ed ingresso, camera da letto da una o due persone, bagno, terrazzino e ripostiglio.

Alla domanda su come la nostra Fondazione Carpinetum riesca a reperire le somme ingenti che servono per queste costruzioni, risposi che una parte era stata accantonata e una parte la stiamo reperendo facendo conto come è sempre avvenuto nel passato, che la Provvidenza ci mandi qualche benefattore insigne (in quest’ultimo periodo è già stato raccolto mezzo milione di euro). E’ sempre avvenuto cosi, perché non dovrebbe capitare anche stavolta?

A questo proposito sento il dovere di informare la città di una prima avvisaglia di uno di questi interventi “sollecitati” dalla Provvidenza. Venuti a sapere dell’inizio del Don Vecchi 7, due signori cari e vecchi amici di monsignor Valentino Vecchi, i coniugi Rubelli, ci hanno già fatto un dono. Forse non tutti sanno che la ditta Rubelli produce e distribuisce a livello internazionale i più preziosi e ricercati tessuti: arazzi, sete, soprarizzi, velluti pregiati ed altro ancora. Proprio un paio di mesi fa la stampa cittadina ha informato che questa ditta ha restaurato un antico palazzo veneziano per farne la sede di rappresentanza dell’impresa.

Ebbene questi imprenditori, saputo dell’iniziativa della Fondazione, hanno voluto onorare la memoria di monsignor Vecchi regalandoci un intero furgone di tessuti quanto mai ambiti e preziosi e ci hanno promesso un ulteriore invio ad ottobre, quando offriremo ai mestrini queste ricche e preziose stoffe.

Infatti, l’associazione “Vestire gli Ignudi” sta già studiando un progetto per una mostra che speriamo sia di gradimento al pubblico e da cui speriamo di poter ricavarne parecchie migliaia di euro. Neppure questo contributo sarà sufficiente a coprire il costo di 2.900.000 euro necessari per realizzare il Don Vecchi 7, però speriamo che a questo primo e significativo intervento ne segua almeno qualche altro.

Per ora non ci rimane che additare all’ammirazione e alla gratitudine della città questa impresa che, sensibile alle istanze degli anziani indigenti, ha promosso questa bella e tanto nobile iniziativa.


E la pista ciclopedonale?

Delle vicende del Centro don Vecchi 4 di Campalto ho già parlato più volte, ma siccome il tempo passa tanto veloce e la nostra società è sommersa da una montagna di parole, penso che non sia male che io ritorni sull’argomento. Sono ormai uno degli ultimi che può far memoria di questi fatti. Purtroppo una grossa questione che riguarda questo centro è ancora viva ed attuale!

Riassumo la storia in quattro righe. Il compianto don Franco De Pieri aveva acquistato una vecchia bicocca nata come locanda, trasformata poi in una colonia per bambini e finita come struttura per alloggiare i tossicodipendenti dei quali questo prete generoso si occupava ormai da anni. La struttura non era ormai più sufficiente né adatta allo scopo per il quale don Franco l’aveva acquistata e poi, fortunatamente, questo prete generoso e intraprendente era riuscito a farsi mettere a disposizione il dismesso forte Rossarol di Tessera. Aveva quindi urgente bisogno di soldi freschi, mentre a me serviva un altro spazio per aprire una nuova struttura per gli anziani, date le molte e pressanti domande per ottenere un alloggio presso uno dei nostri centri. L’architetto Giovanni Zanetti, che conosceva don Franco e me per motivi professionali, mi convinse ad acquistare l’immobile fatiscente per ristrutturarlo e in seguito a farne un nuovo centro per anziani. Tra due preti con gli stessi ideali, nati inoltre nello stesso paese, fu facile raggiungere un’intesa. Don Franco tamponò i suoi debiti e io cominciai a sognare il nuovo centro. La cosa però non andò così, perché il rudere sarebbe rimasto ancora, nonostante tutto, un rudere! Lo buttammo giù e costruimmo il nostro centro con i suoi 64 alloggi.

Sennonché, il giorno dopo l’inaugurazione, scoprimmo amaramente che in via Orlanda c’era un traffico infernale, che rendeva assolutamente impossibile uscire dal centro senza correre il rischio di perdere la vita. A una settimana dall’inaugurazione, l’auto della figlia di una residente, mentre tentava di uscire dal centro, fu centrata in pieno e scaraventata nel fossato prospiciente. Con infinite peripezie e rinnovate richieste all’Anas riuscimmo ad ottenere il permesso di mettere in sicurezza l’uscita, spendendo svariate decine di migliaia di euro di tasca nostra. Il problema non era però risolto per chi andava a Campalto a piedi o in bicicletta. Un vecchio residente del centro affermò un giorno: “Il don Vecchi 4 è una prigione dorata, ma sempre prigione rimane!”

Trafficammo così tanto con l’assessore precedente all’attuale, che finì per assicurarci che, quanto prima, avrebbe provveduto a far costruire una pista ciclopedonale per congiungere il don Vecchi e il cimitero a Campalto. A riprova di questa volontà, fece eseguire da “Insula” un progetto di fattibilità, poi però questo amministratore non venne più rieletto. Non ci perdemmo d’animo; non potevamo infatti permetterci di desistere, perché ne andava della vita dei nostri vecchi! Fortunatamente l’Anas, che sta costruendo una nuova strada e ci ha portato via mezzo parco del centro, ha deliberato e trasmesso al Comune mezzo milione di euro per costruire la pista pedonale.

Pensavamo che il Comune ci desse i soldi per iniziare subito i lavori. A questo scopo, abbiamo fatto fare un nuovo progetto da una dei migliori professionisti di Mestre, pagando sempre di tasca nostra. Nel frattempo, però, pare che i soldi siano passati da Renato Boraso, assessore alla viabilità, che ci aveva fatto le più lusinghiere promesse di una pronta attuazione, a Francesca Zaccariotto, ora assessore ai Lavori pubblici, chissà per quali misteri. Fatto sta che si dice che voglia far fare un altro progetto: il terzo. Nel frattempo, dopo cinque anni, gli anziani di Campalto sono ancora imprigionati. Ebbene, non vorremmo mai che il Comune li condannasse all’ergastolo da trascorrere in questa prigione, dorata, ma pur sempre prigione!


La cattedrale tra i cipressi

Lo scrittore inglese Bruce Marshall fa dire a un sacerdote, protagonista di uno dei suoi romanzi, che la sua chiesa era una “sposa bella” che amava perdutamente e a cui era sempre stato fedele. M’è sempre piaciuta questa immagine, che sottolinea il rapporto caldo, intimo e affettuoso tra il sacerdote e la chiesa in cui incontra i suoi fratelli di fede e il suo Signore e in cui vive i momenti più importanti della sua missione di ministro di Dio.

Io confesso che ne ho avuti più di uno di questi amori durante la mia lunga vita di prete. Sono stato innamorato della chiesa neoromanica di Eraclea, il mio paese natio, chiesa in cui da fanciullo ho ricevuto le prime carezze di Gesù. Ho amato con amore caldo la basilica della Madonna della Salute nella quale ho maturato la mia vocazione. Ho amato ancor di più la bella chiesa dei Gesuati nella quale ho fatto la mia prima esperienza di giovane prete, ma questo è stato un amore fuggevole perché è durato appena due anni. Quindi ho conosciuto la bella chiesa di San Lorenzo martire dove ho convissuto felicemente per quindici anni. Però l’esperienza d’amore più prolungata e matura l’ho fatta nella chiesa neogotica del Meduna a Carpenedo, chiesa che ho amato d’amore fedele ed appassionato per trentacinque anni.

Pensavo che così fosse terminata la mia storia d’amore. Invece no. Da vecchio ho preso una autentica cotta e mi sono perdutamente innamorato della giovane chiesa prefabbricata del cimitero. Questa “sposa bella” è povera, ma quanto mai “avvenente” anche se è nata in Romania ed è costata solamente duecentocinquantamila euro. è stato un colpo di fulmine, mi è parsa subito bella, dolce, intima, quieta e sorridente. Che cosa può aspettarsi di meglio un prete novantenne?

È vero, gli ho donato tutto quello che di meglio avevo ancora. L’ho vestita di ordine, pulizia e fiori, ho invitato a farle compagnia le persone più care e sante che ho conosciuto durante la mia lunga vita: la Vergine Maria, Padre Pio, Sant’Antonio, Santa Rita, Madre Teresa di Calcutta, San Francesco d’Assisi, e i miei Papi più cari: papa Luciani, papa Giovanni Paolo II, papa Roncalli, papa Paolo VI. Cosicché quando i miei fedeli entrano in chiesa sentono subito di essere accolti con affetto da questi santi così amati da tutti, tanto che ognuno di questi santi della terra e del cielo ha qualcosa da dire loro e da offrire: un sorriso, una parola di conforto e un invito a ricordarsi che quella è la casa del Signore.

La gente accende un lumino, si siede e si sente avvolta da un abbraccio di dolcezza, d’armonia e di bontà, e trova pace, tanto che vedo che da mane a sera c’è un andirivieni costante, raccolto e sereno. Qualcuno poi mi ha confidato che se anche il tetto di legno è molto basso gli sembra di sentirsi all’interno di una baita di alta montagna. Ora poi il mio piccolo scout di tempi lontani, Toni Marra, mi ha donato una via Crucis che aiuterà di certo chi ha ancora il cuore che sanguina per ferite recenti o lontane, dando consolazione e speranza mediante la ripetizione delle tappe della via dolorosa di Cristo, figlio di Dio e dell’Uomo.

Durante la settimana la mia chiesa si anima perché si celebra spesso il commiato cristiano a persone sole molto anziane, che vivevano con la badante o provengono da case di riposo, ma comunque si respira in essa conforto e speranza. Alla domenica però la mia chiesa si anima, diventa festosa per la folla che la gremisce, per i canti della corale degli anziani del Centro don Vecchi, per la calda fraternità dei tanti fratelli che vengono a trovare il Padre nella chiesa più umile della nostra città e che moltissimi ritengono, come me, la più bella e la più cara.

La “cattedrale tra i cipressi” è il mio amore, ma lo condividono e la rendono sempre più bella e più viva pure Enrico, il mio diacono ad honorem, Anna e Gianni, suor Teresa e i miei famigliari che la tengono ordinata con piante e fiori. La mia umile chiesa non ha campanile, ma prima o poi spero che concerti di campane suonino l’ora della resurrezione e della vita ai defunti che dormono nel nostro camposanto e ai concittadini che vivono nella nostra cara Mestre.


La nostra disponibilità

Lettera aperta ai parroci, alle assistenti sociali del Comune, agli enti di valenza solidale e soprattutto ai concittadini che si trovano in ristrettezze economiche.

Siamo consapevoli che questo nostro appello è purtroppo piuttosto raro e può sonare perfino strano e per questo siamo particolarmente felici di portarvi a conoscenza di una realtà che a Mestre ancora non tutti conoscono. Per grazia di Dio e per buona volontà di mezzo migliaio di volontari, in simbiosi con il Centro don Vecchi di Carpenedo è nata una agenzia di solidarietà quanto mai vasta ed efficiente, che presto speriamo possa diventare in Italia il primo supermercato di carattere solidale. Ogni giorno affluiscono in via dei Trecento campi 6 di Carpenedo, dove si trovano i nostri magazzini, centinaia e centinaia di concittadini italiani ed extracomunitari che si trovano in difficoltà economiche e che chiedono aiuto presso i nostri attuali magazzini di carattere solidale, trovando fortunatamente una risposta ai loro bisogni. Grazie alla Provvidenza siamo in grado di aiutare un numero ben consistente di persone in difficoltà. Per questo ci rivolgiamo a voi, che siete i naturali interlocutori dei poveri, perché sappiate che, qualora non siate attrezzati a dare risposta esauriente alle richieste di chi è in difficoltà, noi a nome della Chiesa mestrina possiamo aiutare voi e quindi chi viene da voi a chiedere aiuti. Cosa possiamo mettere a disposizione?

  1. Un emporio di vestiti nuovi ed usati di ogni tipo e di ogni taglia. Siamo convinti che a Mestre non ve ne sia uno di eguale neppure in quelli di carattere commerciale.
  2. Mobili e arredo per la casa; dalle stoviglie ai soprammobili, dai mobili correnti a pezzi d’epoca, dai quadri ai lampadari e ai tappeti. Disponiamo, insomma, di tutto quello che serve per arredare la casa.
  3. Frutta e verdura in grande abbondanza. Ogni giorno recuperiamo dai venti ai trenta quintali di questi generi alimentari che ci vengono regalati dai mercati generali di Padova, Treviso, Marghera, Santa Maria di Sala e dai supermercati della città: Alì, Cadoro, Coop e Despar.
  4. Generi alimentari in scadenza: di ogni qualità, compreso carne, pesce e tanto altro ancora.
  5. I generi alimentari della Agea ossia forniti dall’Europa.

Ben s’intende che talora v’è tanta abbondanza e talora questi stessi generi scarseggiano. Comunque si trova sempre qualcosa! Questa possibilità di distribuzione consistente di beni è dovuta ad un’organizzazione seria: abbiamo sei grandi furgoni, dei quali uno per la catena del freddo, la disponibilità di milleduecento metri di superficie e soprattutto un numero quanto mai consistente di volontari. Crediamo che oltre l’organizzazione, che si rifà alla dinamica di ogni magazzino di carattere commerciale, il punto di forza sia quello che questa attività vive e si rifinanzia da sola. Perché ad ogni utente viene richiesta un’offerta pressoché simbolica per sostenere la gestione e perché siamo quanto mai convinti che bisogna creare un “volano” della carità, che crei piano piano in tutti benefattori e beneficati, una mentalità solidale: motivo per cui ognuno, in rapporto alle sue possibilità, deve collaborare ed aiutare chi è più povero di lui. Gli unici prodotti per i quali non si richiede alcun contributo sono i generi alimentari della Agea che per legge devono essere totalmente gratuiti. Informiamo, infine, che l’orario estivo di apertura è dal lunedì al venerdì, dalle ore 15 alle 18, e che i magazzini sono facilmente raggiungibili perché dispongono di un ampio parcheggio e anche perché la linea 2 dell’autobus ha una fermata ad appena 50 metri di distanza.


Grazie ai benefattori

Grazie ai benefattori

Nostro Signore Gesù Cristo ha detto che i nomi delle persone perbene, degli onesti, dei galantuomini e soprattutto delle persone generose è “scritto in cielo” e che essi “riceveranno il centuplo quaggiù e la vita eterna lassù”.

Noi che fortunatamente veniamo a conoscenza di questi concittadini di buon cuore che non si stanacano mai di dare una mano al prossimo, nell’attesa dell’eternità pensiamo bene di dedicare un monumento ideale della solidarietà che vogliamo erigere a Mestre in loro onore, perché tutti vengano a conoscenza dei cittadini benemeriti che sono molto più degli imbroglioni, dei disonesti e degli egoisti. Perciò vogliamo suggellare i loro nomi perché tutti ne siano edificati, siano loro riconoscenti, e soprattutto tentino di imitarli perché a fare del bene non c’è mai un limite.

I loro nomi oltre che in Cielo devono, infatti, essere scritti anche in terra. Cominciamo subito con lo scoprire alcuni dei benefattori di quella splendida realtà che abbiamo denominato “Polo solidale dei Centri don Vecchi” e che presto speriamo di denominare “Ipermercato solidale” Santa Marta, la santa che non stava con le mani in mano.

Eccovi dunque la prima “lapide” con i primi 11 nomi:

  1. Ditta Del Bello, che dona spesso grosse quantità di frutta esotica.
  2. Azienda agricola di Emanuele Durigon, che almeno due volte al mese ci fornisce notevoli quantità di trote e storioni.
  3. Azienda Ortolana del signor Gerardo del mercato ortofrutticolo di Treviso, che ogni settimana offre una quantità consistente di frutta e verdura.
  4. Azienda agricola Basso, di Favaro Veneto, che ha cominciato ad offrire frutta, verdura e prodotti alimentari, che produce direttamente.
  5. Azienda alimentare Agrà di Antonella Albano, di Spinea, per la grossa fornitura di olive belle di Cerignola, lupini e quant’altro.
  6. Dolciaria Mestrina, che ogni giorno ci fornisce brioche e altri dolci.
  7. Cafè Retrò di Silvia Spada di Carpenedo, che più volte alla settimana ci offre panini imbottiti, torte e brioche.
  8. Coop di piazzale Roma, che quasi tutti i giorni ci mette a disposizione ottima carne fresca e pesce, e altri prodotti alimentari.
  9. La catena di ipermercati Cadoro, (ben sette grandi strutture locali) che ogni giorno di tutti i mesi dell’anno e da molti anni ci consegna notevoli quantità di generi alimentari perfettamente commestibili.
  10. Dolci e Delizie, le pasticcerie di via Pio X e di via Bissuola che inviano quasi tutti i giorni notevoli quantità di dolci tanto che gli anziani di tutte le sei strutture dei Centri don Vecchi possono godere di queste elargizioni.
  11. Pasticceria Ceccon di Carpenedo, che alterna le sue elargizioni di dolci tra la parrocchia e i Centri don Vecchi, ma che comunque si ricorda spesso dei nostri anziani.

Questa è la prima lista del più bel monumento di Mestre, ma quanto prima informeremo su altri nomi che fortunatamente abbiamo la possibilità e il dovere di portare a conoscenza e all’ammirazione dei concittadini.


I magazzini San Giuseppe

La prima attività a carattere solidale, nata al Centro don Vecchi di Carpenedo, è stata quella della raccolta e della distribuzione di indumenti a favore dei concittadini in disagio economico.

Questa agenzia caritativa è certamente una delle più efficienti non solo nel Veneto ma pure in Italia. Ben più di cento volontari operano presso questi magazzini, che l’anno scorso hanno festeggiato i quindici anni di attività con centinaia di migliaia di persone in difficoltà che vi sono ricorse ogni giorno per poter vestire in maniera dignitosa.

Hanno fatto seguito ai magazzini San Martino, non a caso intitolati al santo che ha condiviso il mantello con il povero, i magazzini San Giuseppe, che trattano della raccolta di mobili e arredo per la casa. La dedicazione a San Giuseppe è abbastanza ovvia, perché il padre putativo di Cristo ha mantenuto la “sacra famiglia” lavorando il legno. I magazzini San Giuseppe non hanno ancora avuto lo sviluppo di quelli di San Martino, però in questo ultimo tempo hanno pure fatto passi da gigante, sia come sistemazione logistica dei mobili in offerta sia nel ritiro e nell’offerta.

A Mestre gli extracomunitari, che sono riusciti ad affittare o meglio ancora ad acquistare un appartamento, si rivolgono tutti a questa struttura per arredare le loro case. Molti di loro, poi, si rivolgono pure ai nostri magazzini per inviare in Moldavia, in Ucraina, in Romania e in Polonia i mobili per i loro parenti che non riescono ad acquistare in patria a motivo del costo.

Attualmente la Fondazione Carpinetum, in attesa dei nuovi tanto sospirati magazzini, è riuscita ad aggiungere qualche spazio permettendo così un’esposizione dei mobili molto più felice.

Pure molti mestrini, che amano il proprio alloggio, spesso cercano e spesso trovano presso i nostri magazzini quel pezzo di “pregio” che abbellisce ed impreziosisce la loro abitazione. Nel magazzino dei mobili si possono trovare e ricevere oggetti di vario tipo e diversa dimensione a fronte di una modestissima offerta, necessaria per le spese di gestione essenziali.

Il responsabile storico dei magazzini si chiama Nico Pettenò, che ha visto sorgere questa struttura e ne sta accompagnando la crescita con lodevole dedizione e impegno. Da un po’ di anni, inoltre, opera come volontaria in questo magazzino la signora Luciana, moglie di un imprenditore dell’hinterland, che ha un estremo buon gusto e pure una bella competenza specifica nel settore dei mobili in genere e dei lampadari in particolare, avendo un’istintiva capacità nel riconoscere i gusti e i bisogni dei richiedenti e sapendo accontentarli con la soluzione ottimale per arredare il loro alloggio.

I “visitatori” che, anche per caso, hanno conosciuto questa attività benefica non solo ritornano, ma addirittura portano amici e famigliari perché possano trovare a costo solamente simbolico, mobili per dare un aspetto dignitoso e gradevole alla loro abitazione. Non sempre si trova la lavatrice, il frigo, o la carrozzella che servono, però basta prenotarsi e quando arrivano questi accessori, i responsabili dei magazzini telefonano al richiedente per informarlo della disponibilità.

I magazzini San Giuseppe svolgono anche la funzione di ritirare gratuitamente i mobili dei quali qualche cittadino per motivi diversi vuole disfarsi, aiutando contemporaneamente chi è in difficoltà. Spesso ci sono persone che hanno assoluta necessità di sgombrare un appartamento e allora i volontari del San Giuseppe sono a disposizione previa copertura dei costi sostenuti per la discarica.

I magazzini sono sempre aperti dal lunedì al venerdì dalle 15.30 alle 18.30 ed è sempre attiva la segreteria telefonica allo 0415353204, per cui chi avesse bisogno di un intervento può lasciare il suo numero e sarà richiamato il più presto possibile.


“Messaggio” della confraternita San Cristoforo e della Misericordia di Venezia

Ricevo, per interessamento di non so chi, il trimestrale che si occupa di forme di solidarietà ma anche di onoranze ai defunti. L’aspetto di questo opuscolo sa un po’ di ottocento, però i contenuti sono positivi e quanto mai edificanti.

Questa vecchia confraternita, che veste alla maniera delle antiche “scuole” di Venezia, che sono antesignane delle vecchie corporazioni o degli attuali sindacati, pur mantenendo un linguaggio e degli aspetti del passato, ha saputo rinnovarsi nei contenuti ed offrire ai concittadini dei “servizi” quanto mai attuali ed efficienti.

Oggi si parla giustamente e con ammirazione degli ambulatori aperti a Marghera dall’ente “Emergency”, però l’attività sociale e assistenziale della nostra confraternita di San Giacometto non è certo meno valida e attuale.

Pubblico due pagine di questo periodico perché chi vive a Mestre ma anche chi ha conoscenti da queste parti sia informato sui servizi offerti.

NEWS sodalizio

I MEDICI DELLA MISERICORDIA DI VENEZIA OFFRONO VISITE SPECIALISTICHE GRATUITE ANCHE A PENSIONATI VENEZIANI IN DIFFICOLTA’ ECONOMICHE ELIMINANDO TEMPI LUNGHISSIMI DI ATTESA.

E’ noto che la città di Venezia, pur essendo prevalentemente una città ricca per le attività turisti-che e l’attività del terziario, presenta sacche di povertà che le istituzioni pubbliche e di volontariato stentano a controllare dal punto di vista sanitario, d’altra parte è elevato il numero di anziani con pensioni minime che non riescono ad accedere ai servizi sanitari specialistici per vari motivi, uno dei quali è principalmente il tempo di attesa tra prenotazione ed esecuzione della visita. Pertanto, il gruppo di Medici Volontari dell’Ambulatorio di San Giacometto. costituito per lo più da medici specialisti o polispecialisti è disponibile ad offrire consulenze specialistiche per i casi di pazienti veneziani o in difficoltà economica.

L’aiuto offerto potrà, per il momento, essere dato per le seguenti specialità:

Cardiologia

Endocrinologia

Gastroenterologia

Geriatria

Ginecologia

Malattie infettive

Medicina interna

Neurologia

Otorinolaringoiatria

Pediatria

Reumatologia

Urologia

Il servizio di consulenza sarà organizzato come segue: le visite dovranno essere prenotate tele-fonando alla segreteria della Misericordia e verranno eseguite nell’ambulatorio sito a S. Giacometto concordando data ed ora. Casi di pazienti particolari, valutati caso per caso, potranno essere visitati nell’ambiente del paziente stesso.

NON E’ NECESSARIO PRESENTARE DICHIARAZIONE DEI REDDITI O ALTRA DOCUMENTAZIONE COMPROVANTE CHE UNA PERSONA NON E’ RICCA !!! ORMAI “POVERI” SIAMO UN PO’ TUTTI !!!

NEWS sezioni interne

Sezione “ARCOBALENO Consuntivo 2° Trimestre 2017

A – DIVISIONE PEDIATRICA – OSPEDALE CIVILE DI VENEZIA

Assistenza ai bambini in divisione pediatrica ore n. 160

Assistenza per Emergenze ore n. 20

B – CASA CIRCONDARIALE FEMMINILE – GIUDECCA

Intrattenimento con i bambini delle detenute ore n. 60

C – CASA FAMIGLIA AURORA

Assistenza ai bambini ore n. 105

D – ISTITUTO PROV. S.M. DELLA PIETÀ

Assistenza ai bambini in comunità ore n. 105

Sezione “FILO D’ARGENTO” Consuntivo 2° Trimestre 2017

A – PUNTO DI ASCOLTO presenze n.217

1. Richieste di informazioni, assistenza e compagnia n.241

2. Telefonate effettuate per comunicazioni e compagnia n.507

B – SERVIZI EFFETTUATI

1. Assistenza e compagnia a domicilio n.175

2. Spese a domicilio n. 46

3. Accompagnamento a visite mediche n. 42

4. Espletamento pratiche amministrative n. 57

C – ATTIVITÀ PRESSO STRUTTURE PUBBLICHE

1. Ospedale Civile – vari reparti presenze n.606

2. Fatebenefratelli: R.S.A. presenze n.100

3. Fatebenefratelli: Hospice presenze n.49

4. Case di Riposo presenze n.177

AMBULATORIO Consuntivo 2° Trimestre 2017

Visite ambulatoriali generiche n. 30

Richiesta visite specialistiche n. 5

Richiesta esami radiologici n. 10

SERVIZIO DI CONSULENZA PSICOLOGICA su appuntamento presso l’AMBULATORIO, telefonando al mattino al 041.5224745.


I nostri protagonisti: Teresa

I nostri protagonisti: Teresa

Ho la sensazione che mentre tutti a Mestre hanno sentito parlare dei Centri don Vecchi, e credo pure che la stragrande maggioranza ne abbia una buona opinione, purtroppo invece pochissimi vi abbiano messo piede e quasi nessuno conosca il “meccanismo” umano che ci fa vivere e fa vivere bene. Quindi non vorrei mai che questa realtà, che credo rappresenti uno degli aspetti innovativi e migliori nella nostra Città, possa ridursi a una nozione o a una icona, per quanto apprezzata, ma appesa a un chiodo della galleria dei ritratti delle componenti della nostra città. Per questo motivo ho deciso di cercare di diffondere i “meccanismi” segreti che sorreggono questo “miracolo” sociale.

Oggi tenterò di descrivere il volto e il cuore del personaggio che dirige ad anima l’ultimo nato della Fondazione Carpinetum, il don Vecchi sei, il centro destinato ai disabili, ai coniugi separati e alle famiglie in forte difficoltà esistenziale. La vita non è facile in questo centro, perché ospita una sessantina di persone che per i ben pensanti rappresentano il frutto amaro della nostra società irrequieta, e con pochi punti di riferimento sicuri. La persona che è la responsabile si chiama Teresa, una giovane donna, che ha fatto un serio percorso di volontariato in un paese del sud d’Italia, e che poi le irrequiete norme che regolano il mondo della scuola ha deposto come una naufraga nella nostra Città. Questa concittadina acquisita da una dozzina di anni esercita la professione di maestra e dedica tutto il tempo libero e tutta la sua ricchezza umana alle persone che sono giunte bisognose, dopo peripezie difficili, nelle nostre strutture: gente di tutte le età, di tutte le esperienze, scelte solamente per il denominatore comune del bisogno. Teresa spesso è costretta a nascondere la tenerezza e il suo amore di donna sotto “l’armatura” della decisione, della capacità di imporsi e di far osservare le regole, indispensabili per poter vivere in comunità. Qualcuno dice che è perfino troppo forte e decisa, mentre io sono convinto che ella deve spesso imporsi la decisione per tenere il timone di questa comunità per nulla omogenea e per nulla facile da condurre. Spesso provo tanta tenerezza per una creatura che non sempre può lasciarsi andare a una naturale amabilità e dolcezza per una donna e debba assumere posizioni più rigide perché la vita scorra ordinata e serena.

Talvolta però, vedendo quanta è la amabilità con cui si lascia andare verso i bambini, ma pure con quanta comprensione tratti le giovani mamme provate dalla vita, o giovani uomini che arrancano sotto il peso di fallimenti familiari o lavorativi, provo per lei comprensione, ed ammirazione, stima e bisogno di esserle accanto perché non si senta sola di fronte a drammi umani veramente dolorosi. Sono convinto che sia giusto e doveroso che la nostra città sia cosciente che non ci sono solo tra noi donne effimere e deludenti, ma che a Mestre si possono incontrare pure creature forti, generose come Teresa che scelgono di spendere il meglio di sé, della propria giovinezza e del proprio cuore per chi, pur non conoscendolo, scopre che ha bisogno di essere incoraggiato, sorretto e amato.


Onore alla memoria

Da circa un anno e mezzo è tornata alla casa del Padre la concittadina Annamaria Malvestio, che ha seguito sempre con tanta attenzione e generosità lo sviluppo dei Centri don Vecchi e mi ha accompagnato con stima ed affetto nella realizzazione del progetto di offrire agli anziani in disagio economico un alloggio decoroso e funzionale a costi accessibili anche per chi gode solamente della pensione sociale.

La signora Annamaria ha suggellato questa collaborazione anche dopo la sua morte, disponendo che una parte del suo notevole patrimonio fosse destinata ad una decina di strutture solidali, tra i quali c’è stata pure la Fondazione Carpinetum dei Centri don Vecchi. Proprio in questi giorni s’è concluso l’iter testamentario che ha portato nelle casse della Fondazione circa 80 mila euro.

Porto a conoscenza della cittadinanza questo evento perché Mestre possa onorare i suoi cittadini più saggi ed altruisti e si venga a sapere che lo sviluppo pressoché “miracoloso” dei nostri centri è dovuto in parte notevole a questi lasciti testamentari che hanno permesso che in circa vent’anni la nostra città potesse fruire di più di quattrocento alloggi quanto mai degni e signorili per gli anziani meno abbienti, i quali a motivo di questa generosità possono vivere serenamente la loro vecchiaia in ambienti protetti e soprattutto alla portata anche di chi dispone di poco.

Segnalo pure questa scelta tanto meritoria perché sia di esempio e sprono a tutti coloro che dispongono di qualche bene e che non hanno doveri verso parenti diretti affinché tengano conto di questa scelta così meritoria e socialmente utile.

Segnalo pure alla cittadinanza l’impegno e la bravura con i quali l’avvocato Ugo Ticozzi, tanto affezionato alla Fondazione Carpinetum, ha portato a termine questa eredità, che ha presentato dei passaggi quanto mai impegnativi.

Una volta ancora tocco con mano che se gli obbiettivi sono nobili e condivisibili e quando tutti i membri della comunità lavorano per il bene comune è possibile realizzare opere notevoli. Questa ultima eredità sta spronando il Consiglio di amministrazione della Fondazione Carpinetum a sognare con maggiore concretezza e realismo il Centro don Vecchi sette da costruire agli Arzeroni, località in cui dispone di una superficie idonea e di un permesso a costruire da parte del Comune.