Da “COMUNITÀ E SERVIZIO”20 maggio 2018
settimanale della parrocchia San Giuseppe di viale San Marco

Da quando ho iniziato questa rassegna stampa, mosso dalla convinzione che sia quanto mai utile che i vari parroci della nostra città conoscano il pensiero e le iniziative dei colleghi, ho quasi sempre pubblicato l’articolo di fondo di don Natalino, parroco di questa comunità, perché lo ritenevo, e lo ritengo tuttora, intelligente e rispondente alle problematiche del nostro tempo. Lo faccio anche questa settimana, sebbene tale articolo contenga una stroncatura espressa con irrisione e sarcasmo nei miei riguardi, sia come persona che come sacerdote. Lo faccio anche perché chi mi manifesta stima e affetto conosca pure gli aspetti oscuri e negativi che don Natalino ha scoperto e denunciato alla città. Penso che questa mia scelta gli faccia piacere e la condivida.

Il giudizio negativo e senza appello di questo mio collega mi porta a concludere o che il confrontarsi tra parroci non è un problema, o che la nostra Chiesa non è ancora matura a questo confronto, o soprattutto che io non sono la persona più adatta a portare avanti questo discorso. E perciò mi pare doveroso farmi da parte e concludere questo mio tentativo.

don Armando

UNA TORRE DI SABBIA
di don Natalino

«C’è un tempo per tacere e un tempo per parlare» – insegna il buon Qoelet (3,7). È certo che al tuttologo ne basta metà. Non fa che parlare o scrivere di qualsiasi argomento, senza aver bisogno di tempo per documentarsi, confrontarsi, ascoltare e pure riflettere. Sa già, sa già e ci tiene a ribadirlo di continuo. Ogni occasione diventa buona: un incontro tra amici e colleghi, un intervento a braccio in pubblico, magari una bella intervista ogni tanto e poi l’immancabile blog: lì spadroneggia alla grande e spesso senza freni.

In abito talare il tuttologo diventa ancora più raffinato: affabile e suadente nei modi, tagliente e talora sgarbato nei giudizi, non gli par vero di confermare i suoi (vecchi) cavalli di battaglia. In fondo, non succede nulla di nuovo sotto il sole: lui già sapeva da un pezzo come vanno le cose e ora te lo dice. Gli piace evidenziare i grandi numeri, perché in fondo si riconosce nell’esibire il muscolarismo pastorale. In definitiva, nulla lo sorprende perché non ha nulla da imparare: commentando la cronaca non fa che raccontare se stesso e perciò riplasma i fatti a suo uso e consumo. Insomma un genio delle fake news, pur non masticando l’inglese.

Ogni riferimento va a scritti e persone reali, ma non ce l’ho con nessuno in particolare. Semplicemente mi diverto a tratteggiare la caricatura di qualche Solone, che dall’alto pontifica sulla città e sulle parrocchie. In fondo, basta una bella risata per invitarlo a scendere dalla torre di Babele e fargli scoprire che è di sabbia, non certo d’avorio.


Da “PROPOSTA” – 20 maggio 2018
settimanale della parrocchia di San Giorgio di Chirignago

Come quasi sempre l’articolo di fondo di questo numero è del parroco don Roberto.

Premetto che Chirignago è una grossa parrocchia, tra le più efficienti, se non la più efficiente da un punto di vista pastorale. La partecipazione alla vita religiosa è quanto mai numerosa, la parrocchia possiede un vivaio di ragazzi e giovani veramente invidiabile ed esprime un’attività pastorale quanto mai diversificata e valida. Devo aggiungere che, pur non potendola definire rurale, non mi pare che abbia subito in maniera grave quello che è accaduto per le comunità del centro, ossia il fenomeno di una secolarizzazione estremamente avanzata.

Don Roberto, in questo articolo di fondo denuncia , tra lo stupito e l’angosciato, il crollo quasi totale delle confessioni frequenti, non sapendosi dar ragione di questo crollo quasi improvviso. Probabilmente questo sacerdote di periferia è vissuto in “un’isola felice” e non si è accorto di un fenomeno generalizzato non solamente in tutta la cristianità, ma soprattutto nella nostra realtà locale.

Credo che i nostri sacerdoti, indipendentemente dal parere degli “esperti” e del “governo”, dovrebbero discutere di questo fenomeno. Io, che credo fino in fondo al detto popolare “Gli uomini si muovono ma è Dio che li conduce”, penso che dovrebbero prendere atto di questa situazione e trovare altri modi perché gli uomini si interroghino sulla loro vita, chiedano perdono a Dio dei loro errori e riprendano il loro cammino con fiducia e serenità verso la “terra promessa”.

Per ora invito tutti i sacerdoti a leggere l’articolo di questo prete che con coraggio denuncia questo fatto e ci riflettano sopra e si confrontino.

Se i frequentatori del sito mi ascolteranno, leggano pure anche l’articolo di don Favero riportato su “Proposta” e che io precedentemente ho segnalato.

don Armando

CONFESSIONI: UN BEL PROBLEMA

Ritorno su un tasto dolente della nostra vita comunitaria: le confessioni.

Credo di averlo già detto, ma mi pare il caso di ripeterlo: fino all’anno scorso, anzi, fino a Natale dello scorso anno (mi riferisco al 2016) di sabato don Andrea ed io nel sabato pomeriggio confessavamo quasi di continuo. Non folle ma una goccietta continua. Poi, all’improvviso e senza un motivo comprensibile le confessioni si sono diradate a tal punto che in questo 2018 al sabato c’è sì e no una decina di confessioni, tutto compreso.

Cerco di ragionarci su.

Qualcuno dice: il sabato non è un giorno favorevole perché c’è un po’ di tutto: spese, lavori di casa, tornei, partite … E’ vero, ma ditemi voi quale potrebbe essere il giorno propizio, visto che durante tutta la settimana i ragazzi vanno a scuola o hanno altri impegni e gli adulti lavorano.

Qualcun altro ricorda che il Sacramento della Confessione è in crisi da un bel pezzo.

Lo riconosco, purtroppo, ma mi domando cosa sia accaduto perché il fenomeno si sia ingigantito all’improvviso, almeno da noi.

Continuo a ragionare: come mai è in crisi questo Sacramento proprio in un’epoca nella quale l’andare dallo psicologo è prassi comune, anzi, in continua crescita. E’ vero: il prete non è uno specialista laureato. E’ vero che la confessione è una cosa diversa dallo sfogo che lo psicologo favorisce, ma è pur sempre un modo per uscire da se stessi e dalla propria solitudine per aprirsi, alla luce della fede, ad un dialogo che rasserena e rigenera.

Forse la causa vera è un’insieme di cause: la fretta che ci impedisce di fermarci anche se ne sentiamo il bisogno; la convinzione che in fondo non abbiamo tutti questi peccati di cui chiedere perdono; la presunzione che Dio comunque e sempre chiuda un occhio e una buona dose di superficialità.
Ma la causa delle cause è la poca fede.

Ahimè, nonostante tutto quello che cerchiamo di proporre dobbiamo registrare questa verità: anche le persone più fedeli hanno adottato uno stile di vita che un tempo era tipico dei lontani: confessione solo a Natale a Pasqua. Di fronte a questa amara realtà cocciutamente dedico e dedicherò il sabato pomeriggio ad attendere, in chiesa, chi desidera il perdono di Dio. E con San Paolo ripeto: “Noi fungiamo quindi da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio” (2 Corinti 5:20 )

drt

NON CE’ LIMITE ALLA FOLLIA
Di Angelo Favaro

L’avete sentita l’ultima sparata di Trump? Ha proposto di fornire armi agli insegnanti: molto probabilmente siamo di fronte ad un nuovo pedagogo che ha trovato la soluzione dei gravi problemi della scuola, dell’educazione del mondo giovanile, della preparazione alla crescita della fascia adolescenziale del nostro mondo. E’ pur vero che la scuola sta soffrendo di un male universale che affligge la gioventù odierna, ma l’impegno dell’intelligenza è quello di indagare sulle cause che hanno prodotto e producono attualmente tale disagio.

Ci rende inquieti il sentire che anche in Italia si vanno moltiplicando i casi di bullismo in cui si trovano vittime i più deboli; ci sono alunni che si oppongono con violenza anche fisica nei confronti degli insegnanti, ci sono stravolgimenti inquietanti nello svolgimento della didattica.

In America poi, ove tutto appare di un’enorme grandezza, la scuola risulta in un subbuglio che mai si era verificato in passato. Questo disagio del mondo giovanile ha delle cause precise: dapprima risulta evidente la responsabilità della famiglia d’origine; spesso la famiglia non ha messo in atto quella autorevolezza che è necessaria in ogni forma di educazione, i genitori sembrano depotenziati e disabilitati di fonte all’irruenza di un uso della libertà che appare priva di ogni forma di razionalità. La disgregazione della famiglia non favorisce certamente una crescita equilibrata dei nostri adolescenti. E dopo la famiglia viene la scuola stessa che talora presenta maestri non consoni con l’attività educativa; spesso non sanno dare un esempio di vita, talora indicano ai giovani vie di vita deviantì e qualche volta sono giunti in cattedra senza la necessaria preparazione didattica sia nei contenuti della propria materia sia nella capacità di offrire adeguatamente il proprio insegnamento.

In ultimo posto si trova, come responsabile di questa situazione giovanile, la nostra società che ormai priva di valori umani e religiosi non è stata in grado di costruire una laicità capace di offrire modelli di vita rispettosi delle persone, dei ruoli, delle strutture democratiche. In particolare il ruolo dell’insegnante dovrebbe apparire come un valore fondante dell’intera società: il docente va continuamente sollecitato a saper essere capace di insegnare e di valutare e nel contempo deve essere rispettato per ruolo che svolge. Ed ecco che appare sulla scena il Trump americano. Ha già prodotto a livello internazionale dei guasti per i quali si troverà forse a lungo tempo una sanatoria: basterebbe pensare a tutti i guasti che sta combinando in Israele ed in Iran, Paesi ove con notevole fatica ci si muoveva da anni gradatamente verso una situazione di pace.

Era notorio che Trump godeva dell’appoggio delle lobbys dei fabbricatori d’armi fin dal momento della sua elezione, ma l’ultima trovata è di una eccezionale stoltezza: fornire di armi gli insegnanti nella scuola ove svolgono la loro attività. Nella mente di questo statista l’attività educativa e didattica va salvaguardata con la pistola puntata alla tempia degli alunni. Mentre il mondo del buon senso si va sempre più orientando sul disarmo, Trump intende estendere l’uso universale delle armi addirittura nelle scuole. Non me la prendo tanto con Trump quanto con gli americani che l’hanno eletto.


Da “COMUNITÀ PARROCCHIALE SS.TRINITA” – 20 maggio 2018
settimanale della parrocchia omonima di via Terraglio

Don Angelo, grazie alla sua pluridecennale presenza al Liceo Franchetti, analizza con rigore e motivazioni fondate il disagio quanto mai rilevante che purtroppo si registra nella scuola, specie quella di Stato, che anche in questo campo zoppica peggio di sempre. Don Angelo inizia la sua “lezione” citando le scelte di Trump, l’espressione più nota del qualunquismo, del populismo e del niente o, peggio ancora, rappresentato dal pressante americano che purtroppo fa scuola a persone vuote, velleitarie ed inconcludenti come lui.

Mi pare doveroso segnalare l’articoletto sul Patriarca Cè e quello di Graziano Duse che interviene spesso su questo foglio circa “l’intelligenza artificiale” che non sarà mai superiore a quella dell’uomo.

don Armando

Domenica 20 maggio 2018 Festa di PENTECOSTE

Questo nostro tempo
Non c’è lìmite alla follia!

L’avete sentita l’ultima sparata di Trump? Ha proposto di fornire armi agli insegnanti: molto probabilmente siamo di fronte ad un nuovo pedagogo che ha trovato la soluzione dei gravi problemi della scuola, dell’educazione del mondo giovanile, della preparazione alla crescita della fascia adolescenziale del nostro mondo.

E’ pur vero che la scuola sta soffrendo di un male universale che affligge la gioventù odierna, ma l’impegno dell’intelligenza è quello di indagare sulle cause che hanno prodotto e producono attualmente tale disagio. Ci rende inquieti il sentire che anche in Italia si vanno moltiplicando i casi di bullismo in cui si trovano vittime i più deboli; ci sono alunni che si oppongono con violenza anche fisica nei confronti degli insegnanti, ci sono stravolgimenti inquietanti nello svolgimento della didattica. In America poi, ove tutto appare di un’enorme grandezza, la scuola risulta in un subbuglio che mai si era verificato in passato.

Questo disagio del mondo giovanile ha delle cause precise: dapprima risulta evidente la responsabilità della famiglia d’origine; spesso la famiglia non ha messo in atto quella autorevolezza che è necessaria in ogni forma di educazione, i genitori sembrano depotenziati e disabilitati di fonte all’irruenza di un uso della libertà che appare priva di ogni forma di razionalità. La disgregazione della famiglia non favorisce certamente una crescita equilibrata dei nostri adolescenti.

E dopo la famiglia viene la scuola stessa che talora presenta maestri non consoni con l’attività educativa; spesso non sanno dare un esempio di vita, talora indicano ai giovani vie di vita deviami e qualche volta sono giunti in cattedra senza la necessaria preparazione didattica sia nei contenuti della propria materia sia nella capacità di offrire adeguatamente il proprio insegnamento.

In ultimo posto si trova, come responsabile di questa situazione giovanile, la nostra società che ormai priva di valori umani e religiosi non è stata in grado di costruire una laicità capace di offrire modelli di vita rispettosi delle persone, dei ruoli, delle strutture democratiche. In particolare il ruolo dell’insegnante dovrebbe apparire come un valore fondante dell’intera società: il docente va continuamente sollecitato a saper essere capace di insegnare e di valutare e nel contempo deve essere rispettato per ruolo che svolge. Ed ecco che appare sulla scena il Trump americano. Ha già prodotto a livello internazionale dei guasti per ì quali si troverà forse a lungo tempo una sanatoria: basterebbe pensare a tutti i guasti che sta combinando in Israele ed in Iran, Paesi ove con notevole fatica ci si muoveva da anni gradatamente verso una situazione di pace. Era notorio che Trump godeva dell’appoggio delle lobbys dei fabbricatori d’armi fin dal momento della sua elezione, ma l’ultima trovata è di una eccezionale stoltezza: fornire di armi gli insegnanti nella scuola ove svolgono la loro attività. Nella mente dì questo statista l’attività educativa e didattica va salvaguardata con la pistola puntata alla tempia degli alunni. Mentre il mondo del buon senso si va sempre più orientando sul disarmo, Trump intende estendere l’uso universale delle armi addirittura nelle scuole. Non me la prendo tanto con Trump quanto con gli americani che l’hanno eletto.

In ricordo del patriarca Cè

E’ uscito in questi giorni un testo che raccoglie vari scritti del Patriarca Cè la cui memoria rimane in benedizione presso la Chiesa veneziana. Il testo porta come titolo “Lampada per i miei passi è la tua parola”. Nell’introduzione è stata riportata una riflessione del Cardinale ritrovata nel suo archivio personale: “Più volte alcuni sacerdoti mi hanno posto il problema della loro solitudine spirituale e talora della mancanza d’un tracciato lungo cui camminare, di cui peraltro sentivano forte il bisogno. Sono stato toccato dai loro colloqui; essi hanno rinnovato in me la coscienza d’un problema vivo, realmente esistente e grave. Vorrei testimoniarvi la mia esperienza. Anch’io sulla mia strada ho sperimentato la povertà della mia situazione e il freddo della solitudine”. E ancora il patriarca card. Marco Cè scive: “Io sono innamorato del mio essere prete diocesano; vedo che per me è ‘la strada’, la strada della mia santità”.

Caro don Angelo,
La meccanizzazione delle attività umane è cominciata agli esordi della vita umana. Oggi siamo arrivati a macchine estremamente complesse, ai computer e ai robot. Permettono all’uomo di fare cose altrimenti impossibili, come volare, comunicare ovunque, spostarsi velocemente anche oltre l’atmosfera, memorizzare quantità immense di informazioni e prontamente ritrovarle, eseguire correttamente calcoli complicatissimi in tempi infinitesimi, ecc.

I robot hanno comportamenti da sembrare umani. C’è chi pensa che i robot potranno un giorno pensare, amare, provare sentimenti, addirittura prendere il sopravvento sull’uomo. Ma per quanto si possano sviluppare, sono e resteranno solo macchine, opere umane, non sono vivi. Non esiste tecnologia che possa rendere una macchina intelligente, dotata di emozioni e di autocoscienza. Una singola cellula è infinitamente più complessa del più progredito dei robot. Non si sa esattamente cosa sia la vita, ma di certo l’uomo non la sa creare, può solo trasmetterla riproducendosi, secondo il progetto di Dio. Pensiero, amore, sentimento, volontà, sono capacità che non appartengono alle macchine. La consapevolezza, affine ad anima, spirito, coscienza, è qualcosa di immateriale, di miracoloso, di cui Dio ha dotato solo gli umani. La pretesa di un robot di essere umano è paragonabile a quella dell’uomo di credersi Dio.

(Graziano Duso)


Da “LETTERA APERTA” 20 maggio 2018
Settimanale della parrocchia dei Santi Gervasio e Protasio di Carpenedo

Il giornale di questa parrocchia si apre con una grande foto di un quadro famoso della Pentecoste e con una didascalia del parroco che sogna la Chiesa di oggi come quella che riceve lo Spirito Santo nel cenacolo. Però l’articolo che graffia la nostra sensibilità è quello della seconda pagina nel quale si mette a confronto l’Italia degli umili e onesti con quella squallida, effimera e riluttante che ai vertici della nazione esprime il peggio della nostra gente e che da due mesi si esibisce in una commedia quanto mai deludente che avvilisce gli italiani e il mondo.

Il resto del giornale si muove tra il sacro e il profano toccando “eventi” della parrocchia: grest, campi estivi, uscita di un gruppo di giovani nella villa della parrocchia ad Asolo, nuova cucina per il patronato, conclusione del dopo scuola per stranieri, i ragazzi che purtroppo cominciano a disertare la messa, la casa di montagna per le vacanze estive dei ragazzi.

Contemporaneamente il periodico si occupa della città dedicando spazio alla presentazione del nuovo museo di Mestre, una mostra di icone, la vendita di un appartamento in via Trezzo. Il tutto rappresenta una specie di “mini-Gazzettino” quanto mai ricco di notizie e di informazioni.

don Armando

PRENDERSI CURA
dritti al centro

Martedì 8 maggio, Massimo GramelIini ha scritto le righe che mi permetto di riportare oggi: siamo oltre la metà del mese e ancora non c’è un governo. Pare che pochi si prendano davvero cura di questa Italia. Qualcuno dirà che ci sono stati periodi di pausa anche superiori. Vero, ma l’Italia non stava così male e il ritmo della storia non era così rapido. Proprio quando si sta male, proprio quando si corre veloci è bene pensare subito e d’impulso alla salute degli altri e farsi carico di chi ha più bisogno.

Il signor Quaranta sente arrivare l’infarto e stringe le mani sul volante.

Chi ci è passato racconta che in quei momenti ti scorre la vita davanti. Ma il signor Quaranta non ha tempo per pensare alla sua vita. Sta guidando uno scuolabus pieno di bambini e deve occuparsi delle loro. Con uno sforzo di lucidità che è un miracolo d’amore, quest’uomo di sessantacinque anni rallenta l’andatura, si destreggia nel traffico dell’ora di punta e accosta il pulmino ai bordi della carreggiata. Solo a quel punto spegne il motore e muore. Succede a Fasano, provincia di Brindisi. E d’improvviso sbiadiscono gli sguardi di modesto ingegno e ingiustificata ambizione che sfilano davanti ai microfoni del Quirinale, i pettegolezzi cinici che affollano i siti preferiti dai burattinai del potere, le bullaggini di papponi e ras di quartiere che spadroneggiano sui treni e nei bar come se le cose di tutti appartenessero a loro.

L’intera cronaca della giornata viene inghiottita in un buco nero di vacuità e sotto la luce rimangono i gesti muti delle persone vere. Il barista e la ragazza che hanno denunciato il clan Casamonica, nonostante le minacce e le botte ricevute.

Le due poliziotte che ieri consolavano una barbona fuori dalla stazione Termini. E lui, il signor Sante Quaranta, questo gigante di cui nessuno scriverà mai la biografia. Professore emerito della materia più ostica e meno praticata: prendersi cura di qualcuno o qualcosa che non sia sempre e soltanto se stessi.

CONCLUSO IL DOPOSCUOLA

Da ottobre a maggio la parrocchia ha organizzato il doposcuola per tutti i ragazzi delle elementari e dei primi anni delle medie che cercano un ambiente sereno dove studiare anche con l’aiuto di adulti preparati e generosi, capaci di guidare i piccoli nella comprensione della lingua italiana e nelle attività culturali di base. In questa settimana c’è stato l’ultimo incontro.

Ci sarà ancora una festa, ma già fin d’ora desidero ringraziare i molti volontari (mi pare che superiamo i 40) per il tempo dedicato all’insegnamento e i coniugi Ticozzi per l’organizzazione e la conduzione di tutta la complessa struttura.

Il Signore Gesù benedica tutti.

GIÀ FINITO L’ENTUSIASMO?

Qui parlo della quinta elementare che il 25 aprile ha fatto la prima Comunione e la domenica seguente è stata presente alla Messa delle 9.00 con la veste bianca. In questa domenica, il 13 maggio, mi è sembrato che un passo in più si sarebbe potuto fare.

Insomma: non credo ci siano state grandi code verso Jesolo. Guardo volentieri al bicchiere mezzo pieno di alcuni ragazzi di quinta che fin qui, tutte le sere, sono venuti al fioretto e durante l’anno non hanno praticamente mai perduto la Messa.

Ringrazio moltissimo i loro genitori per la testimonianza di fede. Quanto mi piacerebbe che anche gli altri potessero trovare lo stesso conforto nel rapporto col Signore Gesù.


Da L’INCONTRO” – 20 maggio 2018
settimanale della Fondazione Carpinetum

Essendo il periodico principalmente a carattere monografico, il tema di questa settimana è quello di leggere, prepararsi e mettere le premesse per il futuro. Comunque sono molte le digressioni da questo tema.

L’articolo di fondo è scritto da Franco Marchiori delle Acli, associazione che ha svolto un’indagine su quelle che sono le tendenze della nostra società.

Mi pare poi di dover dar voce a mons. Bonini che dedica il suo articolo al Patriarca Cè, in occasione del quarto anniversario della sua morte. Sono molti i bollettini parrocchiali di Mestre che hanno dedicato riflessioni su questo Patriarca che, a distanza di tempo dalla sua morte, appare in tutta la sua ricchezza umana e spirituale.

Degli altri articoli segnalo quello di Luciana Mazzer che contrappone le caratteristiche e i valori consolidati delle precedenti generazioni con la “liquidità”, il disorientamento e la superficialità nei quali è immerso il mondo giovanile.

Bello e ricco di speranza è pure lo scritto di Federica Causin, piacevoli ed interessanti come sempre pure gli articoli di don Sandro Vigani sulla “pratica delle rogazioni” e di Sergio Barizza sul nuovo porto di Marghera.

don Armando

L’opinione
Prepararsi per tempo
di Franco Marchiori

Le Acli provinciali di Venezia hanno svolto uno studio sui cambiamenti demografici e sociali Evidenziate le misure da adottare per garantire la tenuta futura del sistema di welfare

Un timore diffuso
di Alvise Sperandio

La parola “futuro” è sempre più sinonimo di preoccupazione, invece che di opportunità. A temere il domani sono i giovani, che troppo spesso pagano l’impossibilità o la fatica di avere lavori stabili e giustamente retribuiti. Ma anche le generazioni di mezzo e gli anziani (tali sono considerate dall’lstat le persone con più di 65 anni, il che pare ormai anacronistico) che, mentre assistono all’incremento progressivo dell’aspettativa di vita (80,6 anni per gli uomini e 85,1 le donne, ad oggi), si chiedono se la quantità sarà accompagnata anche dalla qualità. “Andremo mai in pensione?”; “Di che assistenza sanitaria potremo godere?”, sono alcune delle domande più ricorrenti di chi svela le proprie inquietudini sul domani. Le Acli hanno condotto un’analisi molto interessante a partire dalle interviste effettuate su 100 associati e dai dati elaborati dalla ricercatrice Valeria Benvenuti. Viene confermato il clima generale di paura per cui si assiste a una tremenda difficoltà di guardare avanti con fiducia e con ottimismo, sentimenti minati alla radice dalla crisi esplosa da un decennio.

Potranno le future generazioni contare su un sistema di welfare? La risposta a questa domanda è dolorosa: no o, comunque, al massimo solo in parte. Questo è l’allarme che come Acli di Venezia e soprattutto, come Federazione Anziani e Pensionati ci sentiamo di lanciare pensando ai giovani di oggi che saranno gli anziani di domani. L’allungamento della vita media, l’invecchiamento della popolazione e la riduzione della natalità apre il dibattito sulla responsabilità, sull’equità e sulla solidarietà nei confronti delle future generazioni. Nel volume intitolato Welfare Intergenerazionale che abbiamo appena pubblicato si afferma che il rischio che correranno i nostri giovani sarà proprio quello di un progressivo indebolimento del “Primo welfare”, ossia dei canali pubblici tradizionali di intervento, come ad esempio la pensione, a favore di un maggior peso del “Secondo Welfare”, cioè di quei canali privati che si affiancano a quelli pubblici. Ci troveremo di fronte a una forte disparità tra le persone, tra coloro che potranno permettersi formule integrative e coloro che non ne avranno accesso. Basti pensare che nell’arco di una generazione vi sarà una riduzione delle pensioni pari al 30%. Ecco perché sulla previdenza occorre promuovere fin da subito una cultura del risparmio nei confronti dei giovani, per renderli consapevoli di doversi attivare quanto prima per crearsi una previdenza complementare. Bisogna pensare che, a fianco delle riforme pensionistiche, è necessario fare anche politiche occupazionali serie a favore dei giovani per ovviare a quei vuoti contributivi creati dalla loro discontinuità lavorativa; politiche familiari perché senza giovani non si possono pagare le pensioni per il futuro; politiche migratorie inclusive per sostenere la natalità e contrastare l’invecchiamento progressivo e ineluttabile della popolazione. Ci troviamo di fronte a fattori che cambiano e che, proprio per la loro diversità ed estrema mutevolezza, occorre governare con una visione di lungo periodo. È giusto cercare oggi le soluzioni per oggi, ma ancora più giusto, proprio per rispondere ai criteri universalistici e di responsabilità intergenerazionale sanciti dalla nostra Costituzione, mettere in campo misure che abbiano effetti sul nostro domani.

(*) segretario provinciale Fap Acli

Il punto di vista
Un Patriarca santo
di don Fausto Bonini

Sono passati quattro anni dalla morte del Cardinale Ce, alla guida della diocesi per 23 anni Ricordandone lo stile e il ministero episcopale si dovrebbe cominciare a ragionare di santità

La sensazione di essere prediletti
Siccome in questi giorni ricorre il quarto anniversario della morte del Patriarca Marco, avvenuta il 12 maggio del 2014, sono andato a ricercare in internet le tappe più importanti della sua vita. Con mio grande stupore l’ho trovato nella rubrica “Santi e beati”. Sì, proprio così! Allora, mi sono detto, perché non cominciamo a parlare della santità del nostro vecchio Patriarca, noi preti, soprattutto, che abbiamo avuto modo di condividere con lui un lungo percorso di vita sacerdotale, dal 1978 al 2002. Ventiquattro anni di sacerdozio sostenuti e amati da un Patriarca “santo”. Quando lo avvicinavi, ed era facilissimo farlo, ti sentivi sempre un prediletto. Ma il bello era che tutti si sentivano dei prediletti e non soltanto noi sacerdoti. La santa Madre Teresa di Calcutta diceva che “la santità vera consiste nel fare la volontà di Dio con il sorriso” e dal Patriarca Marco c’era sempre e per tutti un sorriso, anche quando aveva motivo di essere preoccupato o arrabbiato. E sempre Madre Teresa diceva che “l’umiltà è l’inizio della santità”.

Una persona umile e sempre sorridente
Il sorriso e l’umiltà. Così ce lo ricordiamo il vecchio e amato Patriarca Marco: buono, umile e sorridente. Per quel che mi riguarda personalmente non posso non ricordare due sfide che mi ha lanciato e che hanno lasciato un segno nella mia vita di prete. La prima, dopo qualche mese dal suo arrivo a Venezia, quando mi chiamò e mi disse se potevo interessarmi degli studenti universitari fuori sede suggerendomi di prendere contatto con le suore del Canal-Marovich che avevano degli spazi disponibili. Ne è nata la Casa studentesca Santa Fosca. Poi tante altre iniziative: la Messa di inizio Anno Accademico per la prima volta, il suo annuncio della Pasqua nell’Aula magna di Ca’Foscari, le visite frequenti agli universitari di Santa Fosca. Insomma, un’attenzione particolare a questo mondo. La seconda sfida, quella delle comunicazioni sociali. Mi chiese di andare in pensione dall’insegnamento appena possibile e di dedicarmi a tempo pieno alle comunicazioni sociali della Diocesi: Ufficio diocesano delle comunicazioni sociali, Gente veneta, Radio Carpini San Marco e Telechiara. E qui ho fatto esperienza diretta della sua grande umiltà. Non amava apparire, non amava le telecamere, non voleva che si parlasse troppo di lui. Mi diceva spesso: “Don Fausto, meno parli di me, meglio è”.

I due amori del Patriarca Marco: Venezia e i suoi sacerdoti Concludo citando due frasi del suo Testamento spirituale: “Il Signore mi ha avvolto con la sua gratuità, lo lo ringrazio e lo benedico. Venezia è sempre stata per me un grande dono: l’ho amata e sono stato riamato al di sopra di ogni mio merito. Venezia è stata veramente la mia casa e la mia famiglia”. E poi confessa il grande affetto avuto per i suoi preti: “Ho amato molto i miei sacerdoti: hanno portato anche il peso dei miei limiti. Ho ringraziato il Signore per il loro amore”. Non vi pare opportuno cominciare un discorso sulla santità di quest’uomo di Dio che abbiamo avuto il privilegio di conoscere e di amare?

La riflessione
Fatiche quotidiane
di Luciana Mazzer

Senza dubbio di smentita, mi sento di affermare che la mia generazione è stata più fortunata, non solo rispetto a quelle che l’hanno preceduta, ma rispetto a quanti stanno vivendo oggi i loro anni giovani A noi, nati nell’immediato dopoguerra, furono risparmiati orrori e dolori che ogni conflitto porta con sé. Dopo gli studi, c’era subito il lavoro. Contemporaneamente, ideali, fermenti, confronti, a cui partecipammo numerosissime, anche noi ragazze. Perseguimento di intenti, a cui, per molte di noi, non posero fine né matrimonio né maternità. Era un’Italia in piena trasformazione, dove lavoro, economia, istruzione consentivano, come mai prima, a tutti, e in special modo ai giovani, aspettative e speranze salvo rarissime eccezioni, nel reciproco rispetto fra i vari, diversi interlocutori. Pensando ai nostri giovani, provo rammarico, grande dispiacere, per il molto di cui, volenti o nolenti, sono defraudati. La mancanza di lavoro, lo svilimento e la passività che ne derivano non possono certo essere di stimolo. La perdita di valori morali non fa che aggravare uno status già difficile che, a troppi, rende vero tormento il quotidiano. Per loro, guardare al futuro con speranza è difficile, se non impossibile. Aspetto irragionevole ed inaccettabile, esaltato e praticato da molti giovani è, oggi come non mai, la violenza. Rabbia, crudeltà, vigliaccheria, ignoranza riempiono come terribile veleno il nulla che devasta queste creature. Fattori assecondati da leggi esageratamente permissive, assolutamente antieducative. Eppure sono molti i giovani che reagiscono alla rassegnazione, adattandosi, perseverando, sacrificandosi. In questo, gioca un ruolo determinante la famiglia, nonni compresi. Figure tanto amate dai nipoti, non dobbiamo cedere o recedere davanti a ragionati veti, sconsigliate scelte, proprio in virtù dell’amore che proviamo gli uni per gli altri. Grazie anche all’input di noi anziani, le famiglie dovrebbero pensare e adottare il più giusto modo di amare i figli. Molti dei quali già uomini. Il ruolo educativo di noi anziani non viene mai meno. Per noi credenti, la medicina, il sicuro rimedio, la sicura speranza è e rimane l’amorosa Presenza. Quando, come ora, siamo traditi proprio da uomini e realtà preposti a sostenerci, quando il quotidiano è difficile per noi o per quanti amiamo, facciamo nostre le parole di Pietro: “Signore da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna”. Perseveranti, consapevoli che solo da Lui giungono aiuto, forza, speranza vera.


Da SAN NICOLÒ E SAN MARCO” – 20 maggio 2018
settimanale della parrocchia di Mira

Segnalo ancora una volta le tre riflessioni del parroco che son vere perle che brillano, che tuttavia hanno in sé, ognuna di esse, una spina preoccupante e dolorosa. Non le commento, leggetele direttamente – fra l’altro hanno pure il merito di essere brevi.

Tra gli eventi parrocchiali mi pare che meritino attenzione la Festa della famiglia, I campi estivi e Il pellegrinaggio a piedi a Sant’Antonio da Padova. Nulla di straordinario, ma eventi estivi preparati con cura ed intelligenza.

don Armando

Appunti… di don Gino
UN APPUNTAMENTO D’AMORE

Una delle più belle definizioni che un ragazzino, che ha celebrato la Messa della Prima Comunione, ha dato della Messa mi ha stupito e commosso: “La Messa è un appuntamento d’amore che il Signore non si stanca di rivolgerci ogni domenica”. L’intuizione è bella ed è vera. L’Eucaristia non può essere ridotta ad un obbligo o ad un’abitudine. Se viene considerata e vissuta come un “appuntamento d’amore” è, di conseguenza, una realtà bella, gioiosa, serena e attesa. Purtroppo non è così. Troppi, dobbiamo dirlo con grande amarezza del cuore, non si presentano a questo appuntamento e, di conseguenza, sono privati di questo dono d’amore. Viene da chiedersi se quanti disertano questo appuntamento, alla fine trovano un dono d’amore o se l’amore è sostituito da povere cose che lasciano Il cuore vuoto d’amore. Questo piccolo amico ci fa riflettere e chissà che non ci aiuti a riscoprire il tesoro più prezioso che il Signore ha voluto donarci per questa nostra vita che ha tanto bisogno d’amore.

COLPA DEI PRETI?
In queste settimane mi è capitato di leggere due libri che mi ha passato don Mauro: un romanzo dal titolo “Il parroco ha dato di matto” e “Così non posso più fare il parroco”, di un autore tedesco. Entrambi raccontano il dramma e la fatica d’essere parroci in quest’oggi complicato e dove spesso al parroco vengono richieste soltanto delle “prestazioni” che vanno dal battesimo al funerale, da parte di tanti cristiani che non sono disposti a vivere la vita cristiana nella loro comunità. Le riflessioni, argute e intelligenti, non mettono in discussione l’essere prete, che è un dono straordinario, ma la funzione di parroco, per cui se le cose non vanno come dovrebbero andare, siamo sicuri che è sempre colpa dei preti? E i cristiani battezzati non hanno nessuna responsabilità? Queste letture non mettono in crisi il mio compito di parroco, né la mia gioia di dedicarmi alle mie parrocchie, ma fanno emergere una fatica che oggi si è moltiplicata, non solo per la mole di lavoro che ci è richiesto, ma per la “lontananza” dei “buoni cristiani” che rimane come una spina nel cuore che, solo la preghiera e la vicinanza al Signore, rendono meno drammatica.

LA CERIMONIA E LA VITA
Quando, alla fine di una bella celebrazione, come lo sono state la Cresima e la Messa di Prima Comunione, mi si dice che “è stata una bella cerimonia”, devo trattenermi da) rispondere male o con un atteggiamento sgarbato, perchè la tentazione è forte. Cosa ce ne facciamo di una “bella cerimonia” di fronte alla vita concreta, bella, faticosa o drammatica? Una bella cerimonia è spesso una finestra che si apre sul niente, non una esperienza forte che dà sapore e gioia ad una quotidianità che fa riferimento alla fede vissuta ogni giorno. Quando dopo “una bella cerimonia” spariscono nel nulla una buona fetta di ragazzi e di famiglie, rimangono nel cuore grossi interrogativi. Forse questi appunti risentono di qualche amarezza, ma sono onesti e invitano a riflettere, anche se appaiono un po’ negativi.

FESTA DELLA FAMIGLIA

Sabato 26 e domenica 27 maggio il comitato dei genitori della scuola s. Pio X” organizza la Festa della Famiglia.

E’ un’occasione bella d’incontro e di gioia offerta a tutta la comunità. C’è la possibilità di ritrovarsi, alla sera, per gustare insieme ottimi piatti preparati con cura e avere l’occasione per un incontro che valorizza l’amicizia, il trovarsi insieme, il cenare insieme. E’ un’occasione da non perdere ed è offerta a tutti, non soltanto a quanti frequentano la nostra scuola. Ci auguriamo che possa essere davvero una festa di comunità.

CAMPI ESTIVI

Sono pronti i depliant per i campi estivi: il primo dal 20 al 26 agosto, destinato ai ragazzi/e di 5A elementare, 1A e 2A media, che si svolge a s. Vito di Cadore, nella casa restaurata del Seminario. Il secondo campo estivo è destinato ai ragazzi/e di 3A media, dal 27 agosto al 1 settembre e si svolge in una casa molto bella a Borca di Cadore, con un’esperienza di pernottamento in un rifugio. Già da ora si può ritirare il depliant e dare la propria iscrizione, passando per la canonica. Altre informazioni si possono trovare nel sito della parrocchia.

PELLEGRINAGGIO AL SANTO

Anche per quest’anno è stata fissata la data del Pellegrinaggio a piedi a s. Antonio dì Padova: è per sabato 16 giugno, con partenza alle ore 04/04.30 dal piazzale della chiesa di s. Nicolò. Chi volesse affrontare questa avventura dovrà pensare ad un piccolo allenamento durante le prossime settimane.

Ringraziamo di cuore quanti partecipano al Rosario tra le case delle nostre comunità. E’ un bel gesto di fede e di testimonianza.


Da SEGNO DI UNITÀ – 20 maggio 2018
periodico della parrocchia Santa Maria della pace di Bissuola

Questa parrocchia cura ogni anno la sagra per ravvivare il senso di comunità che si ritrova non solo per motivi religiosi, ma anche umani. Di certo aver oggi la capacità di organizzare una sagra è, per una parrocchia, segno di efficienza perché per ottenere un buon risultato sia a livello comunitario, che economico, servono parecchie energie e persone impegnate. Pubblico il programma perché penso che possa essere utile anche per qualche altra comunità che abbia in animo di organizzare questo evento. Pubblico pure il commento, un po’ tirato per la giacca, di un volontario che garantisce vantaggi di ogni genere per chi partecipa alla sagra.

Pubblico pure altre due notizie, una buona ed una meno buona:

Festa patronale con processione (non sono molti i parroci che hanno coraggio di farla.

Orario estivo con due messe soltanto alla domenica.

Ritengo utile pubblicare una breve biografia di una “donna di parrocchia” morta recentemente perché ritengo opportuno che i fedeli “recuperino” anche le testimonianze di questa “santità” comune.

don Armando

ORARI SS. MESSE Da domenica 27 maggio
Da domenica prossima – Festa Patronale – e fino a settembre, andrà in vigore l’orario estivo delle s. messe:
il sabato e vigilie di giorni festivi ore 18.30
domenica e giorni festivi ore 8.00 -10.30
La S. Messa feriale continua ad essere celebrata tutti i giorni al solito orario delle 18.30, in cappellina.
Tutte le celebrazioni avranno luogo nella Chiesa parrocchiale.

ROSARIO DI FINE MAGGIO
Recita del Rosario e celebrazione della S. Messa feriale:
. fino a venerdì 25 maggio in chiesetta di via Bissuola
. martedì 22 maggio e dal 28 maggio in chiesa parrocchiale
domenica 27 maggio
FESTA PATRONALE SS. MESSE ORE 6.00 – 10.30
Al termine della celebrazione Eucaristica solenne, benedizione dei veicoli.
Alle ore 17.00: processione votiva mariana con inizio dalla Chiesetta ex oratorio Marini per le strade della parrocchia fino alla chiesa parrocchiale con il solito percorso: via Bissuola – via Linneo – via Rucellai – attr. via Bissuola – via Esiodo.
La processione cui sono invitati in modo speciale i bambini della Prima Comunione in veste bianca, sarà guidata da don Mauro Haglich – parroco della Comunità della “Beata Vergine Addolorata”.
Non si celebra la s. messa alla fine della processione.

IL RICORDO DI PAOLA

Giovedì scorso la Comunità ha salutato Paola Callegaro Moretti.

Era soprattutto una donna di fede profonda, una fede che non è stata mai scalfita dalle sofferenze che l’hanno accompagnata fino alla fine: sofferenze fisiche e morali che non le hanno mai impedito di mettersi al servizio degli altri, come volontaria della San Vincenzo, per fare un esempio. Paola amava la parrocchia e per essa si è spesa, in perfetta sintonia con il suo sposo, Mariano, da tutti conosciuto con il nome di Giorgio, che ci ha lasciato anni fa. Paola era intransigente, per prima con se stessa, decisa a seguire l’esempio di Cristo, ma al tempo stesso comprendeva le fragilità dell’animo umano. Pubblichiamo di seguito il ricordo di Lia che ha condiviso per una vita con Paola questo amore per il prossimo.

Dopo un lungo patire, Paola ci ha lasciato, è andata a raggiungere il suo sposo tanto amato.

Non riesco, scusatemi, ad essere triste: lei sicuramente è felice.

Ora è vicina alla sua Madonnina da lei tanto adorata; per questo recitava il santo Rosario tutti i giorni e mi piace pensare di avere adesso una protettrice in più cui rivolgermi, perché lei, di sicuro, non smetterà di accompagnare sulla giusta strada le persone che ha incontrato, affinché realizzino il bene che possono-devono fare.

Quaranta anni fa – venivo da Campalto – ho conosciuto Paola che mi ha subito parlato della San Vincenzo e della necessità di trovare persone disponibili a svolgere il servizio umile e prezioso per rendere dignitosa la Casa del Signore facendo le pulizie e addobbarla di fiori, sempre attenta però ad una oculata economia.

Mi ha convinto, ho accettato e sono contenta di averlo fatto: Paola è stata una grande donna, profondamente umana. È diventata la mia sorella maggiore. A lei il mio grazie per l’esempio ricevuto e per l’ottimo ricordo che mi è consentito di tenere sempre con me.


Da “IL PUNTO” – 20 maggio 2018
settimanale delle parrocchie di Catene e Villabona di Marghera

Oltre il conferimento della cresima a 27 ragazzi, mi pare opportuno segnalare. “Catene in festa”, ossia la sagra della parrocchia. Solamente le parrocchie più vive riescono ad organizzare questo particolare evento per socializzare e per far incontrare con l’ambiente parrocchiale le persone che normalmente non lo frequentano.

Segnalo pure i Campi scuola per ragazzi e famiglie a Domegge, paese nel quale questa parrocchia, tra le poche, possiede e gestisce una grande struttura per gli incontri estivi dei propri parrocchiani.

don Armando

TORNA CATENE IN FESTA Giorni di amicizia e fraternità

CATENE IN FESTA

Comincia questa settimana la nostra bella Festa. Mani generose già hanno allestito la cucina, il bar, la famosa “Piazza”, gli stand dei giochi: tutto è pronto per trascorrere dei giorni in amicizia e fraternità. Ricordiamoci sempre il motivo per cui ci impegniamo nella Festa: primariamente perché è un modo bello di stare assieme, di approfondirei nostri rapporti e di crearne di nuovi; dall’altro è anche la possibilità di raccogliere fondi per la vita della comunità, soldi che sono necessari per mantenere gli ambienti, le strutture, le attività che (è bene ricordarcelo sempre) sono di tutti e non proprietà di qualcuno.
Buona Festa a tutti!

Campi scuola a Domegge

Di ritorno dal pellegrinaggio con i ragazzi delle medie da Assisi, per trascorrere le ore di viaggio in pullman abbiamo giocato nel far dire a ciascuno dei partecipanti delle scorse edizioni dei campi scuola a Domegge, tre buoni motivi per partecipare a questa bella iniziativa. Le risposte si sono moltiplicate e i motivi sono diventati 3 x 3 x 3 x3…. Tant’è che abbiamo perso il conto. Ecco alcune delle cose belle dette dai ragazzi:

-Abbiamo la possibilità di stare assieme ai nostri amici
-possiamo riflettere su temi importanti per la nostra crescita
-trascorriamo delle giornate in mezzo alle montagne
-gustiamo dei pranzetti, cene e colazioni fantastiche preparati da abilissimi cuochi
-in camera, di notte possiamo condividere confidenze
-possiamo farci la doccia in bagni nuovissimi
-stiamo con Gesù

Questi sono solo alcuni dei simpatici spot promozionali che i ragazzi stessi hanno fatto all’iniziativa dei campi scuola estivi presso la nostra casa parrocchiale di Domegge.

Affrettatevi allora ad iscrivervi, annotando le date in calendario.

In parrocchia tutte le altre informazioni che vi saranno utili.


Da CAMMINIAMO ASSIEME
settimanale delle parrocchie di San Pietro e Sant’Andrea di Favaro Veneto

Il parroco don Andrea dedica il suo solito editoriale, che normalmente occupa quasi tutto lo spazio di questo foglio parrocchiale, alla sagra che qest’anno offre alla comunità l’opportunità di ricordare i settant’anni della scuola materna e soprattutto delle suore che l’hanno diretta. Nel contesto dell’articolo si fa cenno d una Eucarestia che il 3 giugno verrà celebrata assieme dalle parrocchie di Sant’Andrea, San Pietro Dese e San Leopoldo.

Nel foglio si fa pure cenno ai due turni di vacanze in montagna a Borgo Valsugana il primo (7-11 luglio) per i ragazzi delle medie, il secondo per i ragazzi delle superiori.

don Armando

FESTA DI MAGGIO 2018

Al via ormai fra pochi giorni la “Festa di Maggio” – più comunemente chiamata “la sagra” nella sua 21A edizione in questo 2018. Non dimentichiamo il senso degli anniversari: 1948: nascita della scuola materna di Favaro. 1998: prima festa di maggio in occasione dei 50 anni della scuola. 2018: ricordiamo i 70 anni della scuola.
Ormai l’abbiamo detto e scritto più volte.
(A questo proposito ricordiamo che è possibile di inviare fotografie della scuola materna in questi 70 anni.
Meglio se inviate come file JPEG di almeno 400 dpi via email a maternadifavaro@gmail.com).

Nel contesto della Festa per il terzo anno vivremo la DOMENICA INSIEME, con la Santa Messa (ore10.30) di tutte le parrocchie di Favaro e Dese e poi con la possibilità di pranzare assieme.
Sarà domenica 3 giugno, solennità del Corpus Domini.
E’ possibile fin d’ora iscriversi al pranzo con i moduli in distribuzione nelle parrocchie.

Del senso di questa festa, del ritrovarsi di tante persone, della possibilità apprezzata da tanti di incontrarsi, di salutarsi, di riverdersi … cose di cui evidentemente tanta gente ha bisogno, vista la massiccia partecipazione … di tutto questo e di come la penso ho detto e scritto più volte e perciò per il momento non ci ritorno.

Vorrei soffermarmi invece sul fatto che in questa festa ricorderemo la presenza delle nostre suore a Favaro. Non solo nella scuola materna, ma nella vita parrocchiale. Dico le “nostre” suore perché so che tutti le sentiamo davvero nostre. Purtroppo non ci sono più a causa della crisi di vocazioni che colpisce la comunità Cristiana e la società di oggi (anche il mio essere a servizio di due parrocchie è frutto di questa crisi, come la mancanza cronica di collaboratori, famiglie disponibili …). Ma è giusto ricordare una presenza così importante per la vita della parrocchia e che oggi ci manca tanto. La madre vicaria mi ha detto per telefono che è rimasta colpita dalla nostra richiesta di fare questo ricordo, e che è la prima volta e unica per il momento che questo è capitato. E io mi sono meravigliato ancor di più di questa mancanza di attenzione da parte di tante parrocchie in cui per anni queste preziose testimoni di fede e di carità hanno operato, a volte con testimonianze di vera santità. Personalmente ricordo con grande stima e affetto suor Fidelis, superiora di quando ero bambino e poi più grande. Di Suor Agnesidia con la sua umanità e umiltà. Ricordo più da vicino suor Beatrice che era qui quando divenni parroco e che una volta ho chiamato per una testimonianza con i giovani di San Pietro. Tutte queste sono in paradiso. E poi ricordo Suor Annaleda che dovrebbe venire domenica 27 assieme a suor Gemma. Anzi, visto che ci siamo incollo qui sotto l’elenco delle suore che quel giorno verranno tra noi:
suor Simona Pigozzi, Superiora Regionale
suor Rosella Pettenon, Vicaria Regionale
suor Annaleda Secco presente a Favaro Veneto dal 60 al 93
suor Cesenrica Toniolo presente a Favaro Veneto dal 74 al 76
suor Monica Bombo presente a Favaro Veneto dal 79 al 81
suor Maria Teresa Begnoni presente a Favaro Veneto dal 81 al 88
suor Gemma Ernesta Marini presente a Favaro Veneto dal 1988 al 2003
suor Agostiniana Papa nativa di Favaro Veneto
suor Rosanna Papa nativa di Favaro Veneto
sign. Elide Papa nativa di Favaro Veneto
Le ultime tre sorelle sono di Favaro e ci onora che da questa comunità cristiana, assieme a vocazioni al sacerdozio, alla vita missionaria, alla famiglia … siano nate anche delle vocazioni alla consacrazione femminile.

Ringraziamo davvero il Signore di questi doni, di questi segni della sua bontà e della sua presenza. E prepariamoci ad accogliere con gioia e affetto le nostre suore.il tutto nel contesto della festa di maggio che inizia mercoledì 23 e si protrarrà fino a lunedì 4 giugno.
Buona festa a tutte. Grazie e in bocca al lupo agli organizzatori e al piccolo esercito dei volontari!

Don Andrea


Da UNA VOCE NELLA RIVIERA – 20 maggio 2018
settimanale dell’unità pastorale delle parrocchie del Sacro Cuore di Gesù di Ca’ Sabbioni e di San Pietro in Bosco e Santa Maddalena di Oriago

Ripeto ancora una volta che ritengo opportuno che tutti i parroci e tutti i redattori dei periodici delle parrocchie di Mestre e dell’interland leggano ogni settimana questo periodico per avere un punto di riferimento per l’impostazione grafica, per il modo con il quale il parroco dialoga per iscritto con la sua gente, per le iniziative parrocchiali così frequenti ed opportune da un punto di vista pastorale.

Trascrivo le riflessioni del parroco ed alcune iniziative, mentre invito a leggere nel sito della parrocchia la testimonianza di alcuni giovani recatisi a Lourdes col pellegrinaggio organizzato dall’Unitalsi.

don Armando

Lungo il fiume

Pensieri in libertà di un Parroco della Riviera
di don Cristiano Bobbo

14 Aprile
Cristianesimo a-normale
Nel pomeriggio, visitando le famiglie della parrocchia, mi sono intrattenuto con una cara signora, mamma di due bravi ragazzi, a conversare sull’educazione dei figli, sulla responsabilità di saper assecondare le scelte importanti della loro vita, nel rispetto delle convinzioni profonde che stanno maturando. “E se suo figlio le dicesse che desidera diventare sacerdote?” le ho chiesto. “Spero che ci pensi bene, prima di fare una scelta di questo tipo” – mi ha risposto – “perché andrebbe sicuramente incontro a una vita difficile e complicata!”. Ripensando a questa risposta, mi convinco sempre più che anche nelle nostre famiglie che si dicono cristiane, la visione delle cose e della vita rischia di essere illuminata più dalla luce del mondo che da quella di Dio. Credo che se un ministro della politica dicesse apertamente di dedicare una mezz’ora al giorno al colloquio con Dio, ci sarebbe molto da ridire sul suo conto. Se una ragazza chiedesse di farsi suora, i familiari non esiterebbero a stracciarsi le vesti facendo un sacco di difficoltà; e se il figlio sognasse di andare missionario, i genitori direbbero che questa è una crudeltà. Ma se il ministro consacrasse quel tempo alla pesca o al tennis o ad ascoltare la sua musica preferita e la figlia fosse scritturata da una casa cinematografica o passasse le selezioni per fare la ballerina e il figlio, sposandosi, andasse a stabilirsi nel Tanganica, tutto entrerebbe nella normalità. Se questa è la normalità, allora è arrivato il tempo di diventare cristiani a-normali o fuori dalla norma per poter fare veramente la volontà di Dio!

16 Aprile
Prediche d’un tempo
Mi è capitato tra le mani il quaderno delle prediche fatte negli anni cinquanta del secolo scorso da un prete che ho conosciuto e che è morto da circa una decina d’anni. Per richiamare la responsabilità sulle scelte personali, consegnava questo esempio ai suoi parrocchiani: “Quattro cose sono sempre in pericolo: i soldati al fronte, gli studenti agli esami, le uova nelle tasche, la gioventù al cinema”. Oggi dovremmo elencare tante altre situazioni che il progresso, i tempi e i costumi cambiati, hanno aggiunto ai pericoli di allora. Fino a qualche anno fa, quando uno si mostrava senza pudore, si pensava di lui, con senso di fastidio, che era uno spudorato. Oggi si dice anche che ci sa vivere. Una volta si diceva: “È povero, senza mezzi e non riesce a combinare molto, ma è onestissimo”. Adesso la gente guarda, sorride e pensa: “Non è molto chiaro ciò che fa, probabilmente non è neppure onesto, ma i fatti son fatti:

gli affari gli van bene e sa far soldi, è da votare!”. Chissà se almeno noi preti, riusciamo a dire fino in fondo, con tutta schiettezza, quali sono i veri pericoli del nostro tempo… per non lasciare delusi i posteri che leggeranno le nostre prediche!

16 Aprile
I buoni se ne vanno…
Stamattina, attraversando il cimitero per recarmi a benedire i resti mortali di un parrocchiano, per una sorta di curiosità, mi sono soffermato a leggere alcune iscrizioni riportate sulle tombe che incontravo sul mio percorso. Tra le più svariate, mi sono imbattuto su espressioni come: “Sei sempre nel nostro cuore” e “Non ti dimenticheremo mai” come anche “Padre buono ed esemplare” e “Sposa amorevole e forte”, insieme ad altre che avevano parole di speranza o citazioni evangeliche. Il tutto lasciava intendere anche a me che non ho avuto modo di conoscere personalmente l’estinto in questione, che si trattasse sempre di una persona brava, onesta e buona. Una scritta, invece, che ricordasse una vita malvagia, non l’ho trovata. Che nel nostro cimitero siano sepolti solo i buoni? Forse è così: la morte è la sola a cancellare tutte le nostre fragilità e ci permette di riposare tutti nella pace. Alla fine, i buoni se ne vanno, la malvagità resta!

Le tre campane

PROCESSIONE DEL MESE DI MAGGIO
Domenica 27 Maggio, ultima Domenica del mese dedicato alla Madonna, si svolgerà la tradizionale processione mariana per invocare l’intercessione della Vergine Santa sull’intero paese di Oriago. Ecco, di seguito, il programma della manifestazione religiosa: ore 17.30 Vespri solenni cantati nella chiesa di San Pietro partenza della processione lungo la Riviera San Pietro fino a raggiungere la chiesa d iS. Maria Maddalena – atto di affidamento alla Madonna delle famiglie e dell’intero paese. Invitiamo tutti, i bambini, i ragazzi, le famiglie, ì giovani, gli adulti, i gruppi, le associazioni a vivere con intensità uno dei più significativi appuntamenti di devozione alla Vergine Maria che la fede ci consegna! Ricordiamo che per la concomitanza di questo evento.
Domenica 27 Maggio la celebrazione della S. Messa delle ore 18,00 nella chiesa di San Pietro viene sospesa.

PELLEGRINAGGIO – GITA DI MAGGIO
Due pullman di partecipanti partiranno Mercoledì 23 Maggio alla volta di Este (PD) per il tradizionale pellegrinaggio del mese di Maggio che quest’anno avrà come meta proprio la Basilica di questa cittadina dei Colli Euganei dedicata alla Madonna delle Grazie dove il parroco celebrerà la S. Messa invocando la materna

intercessione di Maria su tutti i presenti. Come sempre ci sarà una parte della giornata dedicata all’approfondimento culturale con la visita alla Villa Mocenigo che ospita il Museo nazionale atestino con le testimonianze dell’epoca paleoveneta, romana, medievale e moderna. È previsto poi il momento conviviale con il pranzo in un caratteristico ristorante della zona e la visita (facoltativa) al Castello del catajo. La partenza è alle ore 8.00 da Piazza Mercato e alle ore 8.05 da Via Romagna.

Rientro nel tardo pomeriggio.

COLAZIONE EQUOSOLIDALE
“Maggio è il mese dedicato all’equo, quindi per noi è un doppio piacere invitarvi Domenica 20 Maggio, dalle ore 9.00 e per tutta la mattina, alla nostra colazione equosolidale mensile. Tempo permettendo, ci troverete ad accogliervi sul sagrato della chiesa di San Pietro. Oltre al nostro caffè, a succhi freschi, ai dolci delle nostre volontarie… abbiamo pensato di portarvi anche altri prodotti, ideali per questo inizio di primavera! Se siete curiosi di conoscerli, vi aspettiamo per parlarne insieme! Grazie.”


Da LA BORROMEA” – 20 maggio 2018
settimanale del duomo di San Lorenzo

Questa settimana l’articolo di fondo è stato affidato a don Francesco Andrighetti, neo sacerdote di questa parrocchia. L’articolo è fresco, intelligente ed ispirato ad una spiritualità del nostro tempo, cosa non frequente tra i preti.

Tra gli eventi, segnalo: la Danza per le Missioni – Le due postulanti “Figlie della Chiesa” che hanno concluso l’anno di servizio in parrocchia – la conclusione della “Commissione Visite Culturali”.

don Armando

Francesco sacerdote, innamorato per aiutare i fratelli a trovare l’Amore

In seminario, dopo le preghiere del mattino e un buon caffè, mi piace prepararmi per le mie faccende del giorno ascoltando alla radio le novità musicali che circolano nel mondo: anche queste sono il fiorire di quel cuore umano che nonostante lo scorrere del tempo rimane immutabile. Dove c’è l’uomo, lì emerge inesorabile quell’interiorità che rivela la sua più profonda natura; quel rapporto con l’Altro che lo costituisce; quella domanda di salvezza che diventa come una preghiera universale; quella presenza misteriosa che, sebbene non coincida con noi, parla a noi e di noi più di quanto per ciascuno sia possibile fare; quel Tu a cui, talvolta, per particolari circostanze faticose del vivere, capita di gridare in modo disperato, convinti paradossalmente che non ci sia nessuno ad accoglierci, per poi, invece, magari affacciandoci sulla laguna al sorgere di un sole primaverile, improvvisamente scoprirci abitati da Qualcuno che ci conosce dal didentro da sempre.

La scorsa mattina, dunque, ascoltavo dei versi del diciannovenne Mendes. Il giovane canadese canta: Aiutami, è come se le pareti stessero cedendo/A volte ho voglia di arrendermi I Nessuna medicina è abbastanza forte I Qualcuno mi aiuti /Sto strisciando nella mia pelle I A volte ho voglia di arrendermi I Ma non posso I Non è nel mio sangue / Ho bisogno di qualcuno ora.

Mi sono scoperto con la stessa domanda nel cuore. Capita di sentirsi travolti da certe mura: mura tirate su dal nostro io, dagli altri, dalle circostanze, da certi impegni, da un certo senso del dovere che si risveglia quando ripensiamo agli impegni assunti, da certe sicurezze affettive o sociali che scosse alla base improvvisamente ci travolgono.

È proprio in questi momenti, nei quali tutto sembra soffocante, senza speranza, che inizia in noi una battaglia: da un lato vorremmo che certe cose non ci appartenessero più, dall’altro, invece, le stesse cose le vorremmo ancora, perché, paradossalmente, intuiamo essere l’unica via di salvezza. Accade così che ci vediamo trascinati senza nessun punto fermo trovando qua e là delle consolazioni palliative ma nessuna cura. Ma è proprio quando prende inizio questa viscerale battaglia con quelli che sono la nostra vita e i nostri compiti che ci scopriamo immediatamente bisognosi di un rapporto.

La salvezza, la possibilità di non trovarsi striscianti in una pelle non più nostra, nasce unicamente da un rapporto. Il nostro cuore lo intuisce e lo grida. Il cuore: la nostra salvezza!

Per me è una consolazione riscoprire ogni mattina che c’è Qualcuno che ha preso su di sé tutto ciò che sono, la mia carne e la mia anima, per darmi la possibilità di non perdere me stesso. L’unico modo per non perdere me stesso, trovare il mio posto nel mondo e dare frutto è restare attaccato al Signore Gesù che abita il presente, che è “più intimo a me di me stesso”: Egli è lì e abita quelle profondità nelle quali nessuno riesce a stare. Ciascuno di noi è amato fino a quel livello lì. È per questo che le mie giornate iniziano sempre con un segno di croce e quella semplicissima preghiera, forse l’unica veramente cosciente, che è per me l’unica possibilità di riprendermi in mano o, meglio, di lasciarmi afferrare: “0 Dio vieni a salvarmi”.

La fede è questo rapporto viscerale con Colui che abita le profondità e che per questo mi può salvare. In queste settimane che mi separano dall’ordinazione presbiterale mi sento bisognoso di implorare questo rapporto ed è ciò che in questa domenica vi cniedo di domandare per me. Vi chiedo, dunque, di pregare per tutto il seminario, i seminaristi e gli educatori, ma in particolare per me e don Steven. Personalmente assicuro la preghiera per ciascuno di voi. Da veri amici, aiutiamoci a ricordare che solo nel Signore è possibile dare frutto e non perdere sé stessi.

don Francesco

Danza per le Missioni 2018

Per il quindicesimo anno consecutivo arte e solidarietà si coniugano per dar vita allo spettacolo Danza per le Missioni: l’appuntamento – divenuto ormai punto di riferimento nella primavera culturale e benefica della città – è organizzato e realizzato dalla stretta collaborazione tra l’Associazione Sportiva Ritmidanza e il Duomo di San Lorenzo di Mestre. Il Teatro Toniolo accoglierà nella serata di sabato 2 giugno alle ore 20:30 tutti gli appassionati di musica e danza, ma anche tutti coloro che vogliono accompagnare una serata di festa con un gesto di impegno in favore dei bambini e di tutta la comunità Kenyota, comunità nella quale opera da molti anni don Giacomo Basso, sacerdote mestrino.

Per informazioni e la prevendita dei biglietti: Associazione Ritmidanza, via Cardinal Massaia 20.

Commissione Visite Culturali

La Commissione Visite Culturali,sabato 12 maggio, ha recuperato la visita alla chiesa di san Sebastiano a Venezia che era stata sospesa il 24 febbraio per il maltempo.

Siamo stati accompagnati dalla nostra guida, la dott.ssa Nadia Mazzon che, con dovizia di particolari e con grande professionalità, ha saputo illustrare efficacemente le opere realizzate da Paolo Veronese che sono custodite all’interno della chiesa.

È stata una esperienza entusiasmante che ci ha decisamente ritemprato. La CVC, con questa iniziativa, termina l’attività per quest’Anno Pastorale e dà appuntamento agli amanti del bello e dell’arte per il prossimo mese di settembre in cui sarà proposto un calendario di nuove visite.


Da “IL DIALOGO” – 20 maggio 2018
settimanale della parrocchia di Quarto d’Altino

Segnalo una bella testimonianza di una ragazza andata a Lourdes per servire gli ammalati, e queste altre iniziative parrocchiali: Offerta ad altri enti di usufruire della licenza acquisita da questa parrocchia per proiettare film – Centro estivo presso la scuola materna – Campo estivo per i ragazzi delle medie – Gita all’isola di Barbana dei ragazzi della 5^ elementare.

don Armando

LOURDES: RICEVERE DONANDO

L’esperienza di una nostra ragazza

Dal 25 aprile al 1 maggio sono stata a Lourdes con la sezione Aziendali dell’UNITALSI.

Questa era la mia seconda esperienza e, nonostante fosse un “ritorno”, ha mantenuto lo stesso una sua unicità. Penso si possa andare a Lourdes anche venti volte senza mai riuscire a replicare le emozioni allo stesso modo perché ogni volta si parte con persone diverse, ma anche perché noi stessi, di anno in anno, non siamo gli stessi. Sembra assurdo, ma se mi chiedessero perché sono tornata, risponderei per egoismo, sì, perché l’esperienza di servizio che ci fa sembrare degli angeli custodi agli occhi di ammalati e pellegrini, fa bene prima di tutto a noi. La cosa che non smetterà mai di colpirmi e farmi commuovere è l’essere ringraziata per qualsiasi cosa, anche un gesto apparentemente insignificante come mettere una coperta sulle spalle di un anziano o solamente sorridergli.

È difficile esprimere a parole cosa ho provato in quella settimana, a partire dal viaggio in treno, finendo con le varie celebrazioni: serenità, gioia, senso di soddisfazione, voglia di lavorare nonostante la stanchezza e la fatica… È un’esperienza che consiglio di provare a chiunque abbia la possibilità, perché finché non la si vive, non si capisce appieno che la vita vera è quella spesa per l’altro, e non quella votata solo alla realizzazione personale.

Gaia

PATRONATO PER… CINEMA
Lunedì il gruppo di animazione, ha deciso di continuare, (sebbene onerosa: solo di SIAE si pagano € 27 a proiezione!) l’esperienza del Cinema parrocchiale. Se qualche associazione volesse usufruire della licenza per proiezioni di film pubbliche, può avvalersi della nostra licenza.

USCITA del gruppo di 5A elementare
Domenica 27, il gruppo di catechismo di 5A, con le famiglie, parteciperà ad un pellegrinaggio all’isola di Barbana….
Chi volesse aggregarsi, ci sono ancora una decina di posti!

CAMPO ESTIVO IN MONTAGNA PER TUTTE LE MEDIE!

IL SIGNORE DEGLI ANELLI

16-22 LUGLIO CASA FRANCESCANA DI CUGNAN (BL)
PER INFO: don German, Giorgia Moro e sr. Manuela
Moduli e Iscrizioni: In Canonica


Da PARROCCHIA SAN PIETRO ORSEOLO – 20 maggio 2018
settimanale della parrocchia relativa di viale don Sturzo

Di particolare non c’è che l’annuncio della celebrazione dei 50 anni della parrocchia. Questo evento si svolgerà in due tempi: 27 maggio, Festa della Terra – 1° giugno, anniversario della fondazione della parrocchia. Alla Festa della Terra parteciperà anche il Patriarca.

don Armando

Parrocchia San Pietro Orseolo 1968-2018
50 ANNI
Domenica 27 Maggio
Festa della Terra
11.00 S. MESSA ALL’APERTO con il PATRIARCA DI VENEZIA
12.15 Inaugurazione delle mostre e degli stands
13.00 Pranzo insieme
14.30 Spettacolo organizzato dai vari gruppi della Parrocchia
16.00 Conclusione

Venerdì 1 Giugno
Anniversario della fondazione
19,00 S. MESSA SOLENNE presiede don Rinaldo Gusso
20.00 Rinfresco in Campiello Viale Don Sturzo
21,00 Mostre


Da “IL FOGLIETTO” – 20 maggio 2018
settimanale della parrocchia della Gazzera

Spero sempre che prima o poi si dia un po’ di più “respiro grafico” in questo periodico che è sempre un po’ “congestionato” negli spazi e nelle notizie, comunque sono ammirato dalla vitalità di questa parrocchia.

Il comparto più interessante di questo numero del Foglietto è certamente il bilancio 2017 della parrocchia e soprattutto il fatto che si sia convocato un’assemblea parrocchiale per portarlo a conoscenza e per discuterlo.

Le cifre che balzano agli occhi sono quelle positive dell’associazione “Noi”, ossia attività del patronato e quella dei festeggiamenti (sagra). Comunque il bilancio denuncia una economia parrocchiale sana e ben bilanciata.

Poi il bilancio della scuola materna che denuncia una movimentazione di denaro superiore a tutte le attività parrocchiali messe assieme e, ancora una volta, denuncia l’ingiustizia e la boriosità dello Stato, della Regione e del Comune.

don Armando

Di anno in anno – Un po’ di CONTI IN FAMIGLIA
Il rendiconto 2017 della nostra Parrocchia

Lunedì 19 febbraio il Consiglio Pastorale ha convocato l’Assemblea Parrocchiale per considerare insieme il RENDICONTO 2017.

Quanti hanno partecipato hanno potuto esaminare le cifre in dettaglio e chiedere chiarimenti e offrire consigli. Ci dispiace per coloro che non hanno potuto cogliere l’occasione di un incontro così particolare di “famiglia” che rende “trasparenti” i suoi conti di casa al servizio di tutta la comunità, per provvedere alle sue necessità attuali.

RENDICONTO 2017
TOTALE ENTRATE 106.989,00
– TOTALE USCITE 101.087,00
TOTALE AVANZO 5.902,00

ENTRATE OFFERTE (solo qualche voce)
domeniche e feste più candele € 52.263,00
per attività pastorali € 13.00,00
da matrimoni,battesimi,funerali,ecc.€ 12.685,00
per attività catechistiche € 3.590,00
per lavori ord. e straordinari € 24.958,00

USCITE – SPESE
per gas, luce, acqua, telefono €17.767,00
per attività pastorali €13.688,00
per compensi vari €12.408,00
assicurazioni e tasse € 4.407,00
per lavori ord. e straordinari €45.009,00

Sono stati presentati in modo dettagliato anche i RENDICONTI di:
ENTRATE USCITE
CARITAS parrocchiale € 10.674,00 € 10.459,00 avanzo +€ 215,00
ASSOCIAZIONE “NOI” € 34.384,00 € 27.358,00 avanzo +€7.026,00
COMITATO FESTEGGIAMENTI 21.449,00 € 23.658,00 deficit -€2.209,00 AUDITORIUM € 7.246,00 € 2.662,00 avanzo +€4.584,00

Per quanto riguarda la “carità parrocchiale” dobbiamo tener presenti anche la notevole quantità di viveri raccolta con le borse in chiesa in Avvento e il contributo di altri offerenti durante l’anno (San Vincenzo di Mestre, Banco Alimentare, Casa Sant’Anna…) e le Mostre della Solidarietà a dicembre e a maggio.

Per quanto riguarda il Progetto Gemma, le offerte raccolte mensilmente vengono subito impiegate per la sottoscrizione di nuove adozioni.

OFFERTE raccolte e versate direttamente ai destinatari:
Avvento di fraternità € 960,00 Per il Seminario € 750,00
“Un pane per amor di Dio” € 693,00 Per la carità del Papa € 550,00
Giornata GENTE VENETA 400,00 Per le Missioni € 1.000,00

Per la Scuola dell’Infanzia e Nido Integrato
diamo il rendiconto della gestione ordinaria al 31.12.2017:

ENTRATE 298.466,00 USCITE 306.853,00 DEFICIT –8.387,00

Per noi è difficile fare un rendiconto finale, perché l’anno è quello “scolastico” che va da ottobre a settembre dell’anno seguente.

L’anno scorso eravamo in avanzo, perché ci erano arrivati i contributi del MIUR, Regione e Comune di anni precedenti, con i quali abbiamo potuto coprire i buchi del passato. E siamo ripartiti con fiduciosa speranza, in attesa di quei contributi che ancora mancano, con i quali potremmo appianare il bilancio.

La nostra navigazione è serena e confidente, ma sempre a fior d’acqua.


Da “IL NOTIZIARIO” – 20 maggio 2018
settimanale della parrocchia di santa Rita di via Miranese

Don Franco, il parroco, firma ogni settimana un intenso commento al Vangelo della domenica, al quale seguono due attualizzazioni del messaggio evangelico che non si sa e siano del parroco o di altra persona, comunque sempre ordinate ed essenziali.

Altre due notizie: il solito concerto d’organo e la celebrazione della festa di santa Rita da parte di mons. Giacinto Danieli. Non sono poche le parrocchie che per solennizzare qualche evento non invitino qualche monsignore di Venezia.

don Armando

Per Riflettere

La promessa di Gesù si è avverata

La prima parte del Vangelo di oggi contiene la profezia del Paràclito, l’avvocato difensore, che continuerà a sostenere e difendere i discepoli di Gesù dopo la sua glorificazione. Qualificando lo Spirito come l’altro Paràclito, il vangelo implica che Gesù stesso è il primo Paràclito e che lo Spirito ne continua la missione. Come Gesù ha difeso i suoi dal mondo e non ha perduto nessuno di coloro che il Padre gli ha affidato, così lo Spirito si prenderà cura della comunità dei discepoli e sarà accanto a loro come consolatore. Nelle persecuzioni causate dalla non accoglienza e dall’odio del mondo, la comunità continuerà a vivere nella stessa certezza dell’amore del Padre sperimentata dal Figlio.

La seconda parte del brano liturgico presenta un’altra profezia sullo “Spirito della verità” che avrebbe avuto il compito di “insegnare” e “ricordare”, tutto ciò che Gesù ha detto e ha fatto. L’opera di Gesù infatti per essere capita e accolta ha bisogno che lo stesso Spirito che ha agito in lui, agisca anche nei suoi discepoli, per sapere che cosa devono dire e fare. In effetti le cose sono andate così fin dall’inizio.

Lo Spirito Santo è diventato il maestro interiore che indica la giusta direzione della storia e aiuta a capire quali debbano essere le scelte da fare perché sia storia di salvezza e di misericordia. Anche questa promessa dunque si è compiuta e l’evangelista racconta come lo Spirito Santo continua l’opera di Gesù nella vita e nella predicazione dei cristiani.

Don Franco

Vita Parrocchiale

Festa della nostra patrona S. Rita Martedì 22 Maggio ricorre la festa annuale della nostra santa patrona. Alle ore 18.30 la onoreremo con una solenne celebrazione eucaristica, presieduta da Mons. Giacinto Danieli e concelebrata con alcuni parroci del Vicariato. Dopo la celebrazione proseguiremo la festa con la cena comunitaria.