Da L’INCONTRO” – 29 aprile 2018
settimanale della Fondazione Carpinetum

Don Fausto Bonini, con la consueta franchezza ed onestà, analizza lo scarso seguito religioso al sacramento della cresima. Franca la denuncia, però neanche don Fausto offre delle soluzioni e dei rimedi. A questo riguardo, per conto mio, penso che sia già molto positivo portare alla comunione e alla cresima quasi tutti i ragazzi della parrocchia perché comunque questa esperienza avrà un seguito. Don Fausto afferma, con un po’ di ironia, “di non delegare troppo allo Spirito Santo la soluzione di questo problema. Per me: pensiamoci, confrontiamoci, sperimentiamo, perché se è vero che nulla sarà totalmente risolto, è anche vero che prima o poi tutto è risolvibile.

Riporto pure due articoli di storia che non hanno molto a che fare con la pastorale, ma che comunque possono interessare molti lettori del periodico.

don Armando

Il punto di vista
Sarà la fine di tutto?
di don Fausto Bonini

La prima Comunione e la Cresima segnano una tappa fondamentale nella vita dei ragazzi Tuttavia è necessario riflettere su come evitare la successiva emorragia di partecipazione.

Comunioni e Cresime: inizia la stagione degli addii Aprile e maggio: tempo delle prime Comunioni e spesso anche delle Cresime. Ma soprattutto delle prime Comunioni. Tuniche bianche prese in prestito, piccoli crocifissi al collo, mani giunte, prove generali su come si prende la particola, ingresso solenne in chiesa con processione, foto, tante foto e filmati. E poi a seguire la festa con i genitori, i parenti, gli amici. Ma se vuoi partecipare alla festa, la buona educazione esige che si porti un regalo. Le prime Comunioni sono un momento magico nella crescita dei bambini. Un momento importante, atteso e desiderato. Il bello viene dopo quando quel bambino o quella bambina riceveranno il sacramento della Cresima. Quando? Nel momento che ogni sacerdote ritiene più opportuno. Alla fine delle elementari, alla fine delle medie, all’inizio delle superiori. Alla ricerca del momento più opportuno per evitare la “grande fuga”. Sì, perché purtroppo la Cresima non è più il sacramento della consapevolezza del cristiano maturo, ma il sacramento che chiude un percorso. Poi, nella maggior parte dei casi, non se ne parla più.

Il momento della scelta nel momento sbagliato?

Al tempo della presenza segue il tempo dell’addio. Tutti i sacerdoti lo sanno. Eppure si continua a fare di tutto per negare l’evidenza. Si discute sul ruolo dei padrini e delle madrine. Ci vuole un certificato di un sacerdote per poterlo fare e quasi sempre si trova il sacerdote consenziente o di manica larga. Tanto tutti sanno che il ruolo del padrino e della madrina è quello di fare un bel regalo a prescindere dal risvolto religioso. Ormai sono diventati dei riti sociali con risvolto religioso. In un libretto che prepara i ragazzi alla Cresima sta scritto giustamente che la Cresima segna un momento di passaggio in cui si dice no alla mamma e al papà, alla maestra e al professore perché “adesso vuoi essere tu a pilotare la vita. È finita l’epoca del gregario e inizia l’epoca del protagonista. E hai ragione: ne hai l’età”. Perfetto! Si dice no alla mamma, al papà, alla maestra, al professore e, il ragazzino aggiunge, anche al prete. La Cresima segna il momento del passaggio dalla pre-adolescenza all’adolescenza che tutti conosciamo come l’età dei rifiuti. Conclusione: la Cresima è collocata nel momento meno opportuno, quello del rifiuto. Soluzione? Nessuno ha la risposta in tasca, ma un po’ di riflessione su questo fenomeno del tutto naturale si potrebbe fare. No. Niente di niente. Si continua a dire ai ragazzi che la Cresima è il sacramento dell’impegno, sapendo bene che non sarà così.

Non deleghiamo troppo allo Spirito Santo

Quante energie si sprecano in catechesi, incontri, discussioni con dei risultati molto vicini allo zero. Qualsiasi persona intelligente si porrebbe il problema del rapporto costi/risultati e studierebbe nuove strategie. So che i soliti “devoti” tireranno in ballo lo Spirito Santo. Ma anche lo Spirito Santo, che viene donato nella Cresima, ha bisogno dell’intelligenza umana. Non si può fare un dono così importante come quello della Cresima nella stagione del “grande rifiuto”. Lo scorso fine settimana oltre duemila ragazzini delle medie della nostra Diocesi sono stati in pellegrinaggio con il Patriarca ad Assisi. Una vera folla. Pellegrinaggio dell’impegno o pellegrinaggio dell’addio? Lo sapremo fra qualche mese.

Tradizioni popolari
San Marco e Liberazione
di don Sandro Vigani

Il 25 aprile, festa del Santo, le campane della cattedrale suonano a distesa. Un tempo il 24 aprile sul far della sera il Procuratore di San Marco esponeva sull’altare del Santo tutte le reliquie del tesoro della basilica, bottino di guerre con l’Oriente o di scambi commerciali. Il Doge in pompa magna accompagnato dal clero, dai canonici della basilica, dalla Signoria si recava in processione nella chiesa per i vespri solenni. Alla cerimonia partecipavano le varie Scuole, cioè le corporazioni, della città: quella dei Pittori, dei Mercanti, dei Tessitori… con le loro insegne. La cerimonia si ripeteva il mattino della festa per la Messa che durava fino a mezzogiorno: alla processione dogale partecipavano anche il nunzio papale, gli ambasciatori, la Signoria. San Marco veniva festeggiato in tutte le chiese di Venezia e anche nelle maggiori città sotto il dominio della Serenissima: in esse si ergeva sempre una stele con sopra il leone alato tanto che i veneziani venivano spesso soprannominati dagli avversari “pantaloni”, cioè “pianta leoni”.

Il grido “Viva San Marco!” divenne nel tempo l’affermazione dell’identità della Serenissima, fino alla dominazione francese (1797) e in particolare a quella austriaca (1814), che lo vietò. Il rimpianto per gli anni di libertà era espresso dal popolo con la cantilena: “Co’ San Marco comandava, se disnava e se senava; coi francesi bona zente, se disnava solamente; co’ la casa de Lorena no se disna né se sena”. Il 25 aprile a fidanzate e mogli viene donato un bòcolo (bocciolo) di rosa rossa. L’antica tradizione nasce da una leggenda. Si racconta che la figlia del Doge Orso Partecipazio (+881), Maria, avesse gli occhi così splendenti da essere soprannominata Vulcana. La giovane donna si innamorò di un umile giovinetto, Tancredi, che però non poteva sposarla a causa delle sue povere origini. Vulcana allora lo spinse a partire per la guerra contro gli infedeli al seguito di Carlo Magno: se si fosse comportato da eroe, avrebbe potuto sposarla. Tancredi si coprì di gloria, mentre i veneziani lo attendevano in patria per tributargli gli onori dovuti. Ma un brutto giorno, prima di tornare, Tancredi fu colpito a morte e si accasciò su un rosaio, macchiando con il proprio sangue un bocciolo di rosa. Prima di morire consegnò il fiore ad un messaggero che lo recò alla bella Vulcana. La donna mori di crepacuore, col boccolo di rosa insanguinato posato sul suo cuore: era il 25 aprile. Da allora si tramanda l’uso di offrire all’amata un bocciolo di rosa rossa, simbolo di eterno amore. Il 25 aprile è anche la festa della Liberazione dell’Italia dal nazifascismo. Ad Eraclea (Venezia) la Messa grande veniva celebrata in piazza, attorno al monumento dei caduti, dove quattro grandi statue di bronzo che raffiguravano i simboli della patria, sostenevano l’asta altissima della bandiera. Schierate attorno al monumento, le varie associazioni di ex combattenti e di partigiani, non più divise dalla guerra, facevano memoria dei morti del paese. La banda paesana accompagnava la celebrazione con le note del Piave mormorava e l’Inno di Mameli. Alla consacrazione i gagliardetti di tutte le associazioni venivano sollevati al cielo mentre la banda suonava il Silenzio. Poi la processione, al fiume Piave sacro alla Patria, teatro della prima guerra mondiale dove, dal ponte che era stato distrutto durante il conflitto, veniva gettata una corona di alloro in ricordo dei morti di tutte le guerre, sempre sulle note delle musiche di battaglia.

La nostra storia
La torre perduta
di Sergio Barizza

La storia della demolizione della torre di Belfredo, porta di accesso al CasteInuovo di Mestre per quanti provenivano dal Terraglio e dalla Castellana, può icasticamente segnare l’inizio di quello che nel Novecento fu chiamato ‘Il sacco di Mestre’: tonnellate di cemento rovesciate su un fragile tessuto urbano tanto da deturparne definitivamente il volto. Ha scritto lo storico francese Jacques Le Goff: “Se è vero che c’è stata una forza d’inerzia del patrimonio, di cui hanno usufruito le mura per sopravvivere, si è avuto anche un modernismo delle città, un vandalismo urbano che ha imposto la sparizione di vestigia sentite come qualcosa di arcaico. La demolizione delle mura si colloca al centro delle metamorfosi, materiali e simboliche, della città moderna e contemporanea”.

Negli ultimi decenni dell’Ottocento, quando la crescita economica e demografica spingeva Mestre a divenire una città, quegli avanzi rovinosi di mura, quella porta che “strozzava” la strada di accesso al centro furono visti come un orpello, un residuato inutile e non redditizio in un’area che la crescita di una città moderna doveva saper sfruttare in termini economicamente ben più consistenti sul piano dell’edilizia patrimoniale e a vantaggio di un miglioramento della circolazione con l’allargamento della strada stessa. Il 20 gennaio 1875 giungeva in Municipio a Mestre una lettera dei proprietari della torre in cui, dopo aver fatto presente che la situazione dello stabile era talmente rovinosa da non poter indurre a un progetto di restauro, chiedevano se non ci fosse alcun ostacolo, nel caso si presentasse l’occasione, di demolirla per ricavarne un utile. Nei mesi successivi si sprecarono appelli per la salvaguardia ed elucubrazioni più o meno dotte circa l’importanza della salvaguardia di un monumento che tutti ritenevano storico.

Non, però, la Commissione per la Conservazione dei Monumenti secondo la quale non c’erano invece motivi per “costringere il proprietario della torre di Belfredo a rinunciare alla vendita della torre stessa per essere poi demolita allo scopo di ritrar vantaggio dal materiale ricavabile”, precisando puntigliosamente che “la deliberazione fu principalmente motivata per non essere provata l’importanza storica od anche artistica della torre stessa così da poter limitare il diritto di proprietà nel suo legittimo proprietario, né tampoco di proporre allo stato l’acquisto della torre medesima”. Tutto questo avveniva dopo appena cinque anni da quando una preoccupata nota del Ministero dell’Interno aveva invitato anche i più piccoli comuni del regno d’Italia a non alienare o distruggere non solo “gli edifizi antichi ma anche gli avanzi di essi”. Insomma, nella piccola Mestre di bottegai, barcaioli, carrettieri e piccoli artigiani non ci poteva essere nulla degno di rilevanza storica. E così, circa un anno e mezzo dopo la prima lettera, il 21 agosto 1876, al Municipio di Mestre ne giunse un’altra in cui si comunicava di aver già cominciato a demolire i muri interni della torre e che si concedevano 24 ore di tempo per fermare la totale demolizione in cambio di lire 7.000. Naturalmente la somma non si trovò e i proprietari poterono tranquillamente ricavare il desiderato guadagno. E pure il Comune ebbe il suo vantaggio perché poté allargare la strada che, prima della strettoia della torre, si chiamava “via Bandiera e Moro”, in precedenza “borgo dei Tedeschi”, e dopo “via Palazzo”: da allora si sarebbe chiamata “via Torre Belfredo” a perpetuo ricordo della torre perduta. (13/continua)


Da “IL PUNTO” – 29 aprile 2018
settimanale delle parrocchie di Catene e Villabona di Marghera

Segnalo l’articolo di Lucia Paladin che, facendo la relazione della trentina di adolescenti del pellegrinaggio ad Assisi, coglie l’esperienza religiosa da particolari angolature non comuni in tutti i commenti fatti da bollettini parrocchiali a questo proposito.

Infine noto l’invito alla recita del rosario durante il mese di maggio. Purtroppo però quasi nessuna parrocchia coglie l’occasione per recitare il rosario fuori dalle chiese relative, per dare testimonianza di preghiera nei luoghi dove la gente vive.

don Armando

Inizio mese di maggio

Comincia martedì 1 maggio il mese tradizionalmente dedicato alla devozione alla Beata Vergine Maria. Gli appuntamenti speciali sono il Santo Rosario delle 18 a Catene e ogni sera alle 20.30 da lunedì a giovedì il Fioretto. È una bella pratica di devozione che consigliamo vivamente ai bambini, ai giovani, alle famiglie: specialmente quelle che vivono un momento di difficoltà. La preghiera del Rosario è potentissima, come ce lo attestano tutti i Santi e la Madonna stessa nelle sue rivelazioni private. Durante i venerdì di maggio, come segno di una fede pubblicamente vissuta, i fioretti si terranno per le strade del nostro quartiere.


Pellegrinaggio ad Assisi dei ragazzi delle medie: una testimonianza

L’ESEMPIO DI SAN FRANCESCO, UNA LEZIONE DI VITA
“Imparare a pensare con la nostra testa” .

Nei giorni 20-21-22 aprile noi ragazzi delle medie abbiamo partecipato ad una esperienza unica: il Pellegrinaggio ad Assisi. Uno degli scopi principali di questo pellegrinaggio era conoscere da vicino San Francesco e Santa Chiara e visitare tutti i luoghi dove hanno vissuto e dove si sono avvicinati a Gesù. La Chiesa di San Damiano è stata la chiesa che mi ha colpito maggiormente sia perché è circondata da un prato bellissimo (sono abituata a vedere chiese circondate da case e palazzi) ma anche perché è quella che Francesco ha restaurato ubbidendo all’invito di Dio. Mi porto nel cuore anche la messa con il Patriarca e le sue parole per noi ragazzi (eravamo tantissimi da tutta la diocesi di Venezia), in particolare di seguire l’esempio di San Francesco: di imparare a pensare con la nostra testa senza farci influenzare dagli altri. Anche tra di noi ci possono essere dei Francesco e delle Chiara, pronti a mettersi in gioco per amore di Gesù. Fino all’ultimo ero indecisa per vari motivi se partecipare a questo pellegrinaggio, ma fin da subito mi sono sentita a mio agio anche con ragazze e ragazzi più piccoli di me. Devo dire un grande grazie a tutti gli accompagnatori, catechisti, a Suor Ambrogia, suor Stefania che ci ha accompagnato ad Assisi ma soprattutto a Mariuccia e Silvio che con tanta simpatia, amore e pazienza ci hanno preparato dei pranzi spettacolari.

Lucia Paladin


Da CAMMINIAMO ASSIEME – 29 aprile 2018
settimanale delle parrocchie di San Pietro e Sant’Andrea di Favaro Veneto

“Niente di nuovo sotto il sole” se non una relazione degli adolescenti sul viaggio ad Assisi accompagnati dal parroco, la celebrazione dei 70 anni della scuola materna con pranzo per tutti gli ex allievi e la Giornata del seminario.

don Armando

NELLA TERRA DI FRANCESCO

In molti mi hanno chiesto in questi giorni come è andata ad Assisi. Ovviamente rispondo che è andata bene.

Perché è andata bene. I ragazzi sono stati contenti e credo anche gli educatori.

Stanchissimi, ma contenti. Però …Io mi chiedo se davvero sia utile questo momento e se il gioco valga la candela. Per noi adulti che abbiamo preparato e partecipato certamente si. Il fatto di realizzare per i nostri ragazzi questa attività è un modo per esercitare il nostro ministero, il nostro servizio di evangelizzazione delle nuove generazioni. E con qualcosa che va ben al di là del sedersi attorno a un tavolo per qualche attività in patronato. E inoltre per noi adulti e anche per i giovani educatori, l’esperienza del pellegrinaggio nella terra di San Francesco e Santa Chiara è certamente molto significativa perché noi siamo in grado di cogliere in modo più pieno il messaggio enorme che da Assisi continua a brillare nel mondo intero. Oltre tutto il borgo medievale di Assisi è molto bello e anche solo questo aiuta a crescere. Come lo stare assieme, il collaborare, il dialogare fra tutti noi. Riguardo a questo ultimo punto bisogna rilevare anche qualche fatica che va inserita nel cammino della collaborazione pastorale tra tutte le nostre parrocchie che hanno “usi e costumi” non sempre identici …E per i ragazzi? E’ stato utile questo pellegrinaggio? Sfido chiunque a darmi una risposta che non sia della serie: “abbiamo seminato e vedremo …”

A me sembra che il mondo dei ragazzi sia misterioso di suo. Nel nostro tempo ancor più. Soprattutto rimane un mistero il grado di consapevolezza della misura delle cose. Faccio sempre più fatica a scorgere i segni di una reale presa dei nostri messaggi, anche quelli che vengono dalle esperienze forti, sulla vita dei nostri giovani. Ho come l’impressione che la logica dell’usa e getta si sia impossessata a tal punto della nostra vita che tutto passa sopra come l’acqua sui sassi di un torrente: se ne tiri fuori uno e lo rompi in due, anche se è stato in acqua un secolo, dentro è asciutto. Ed è chiaro che questo dipende in buona misura dal medesimo atteggiamento che hanno gli adulti che sono accanto a questi giovani … E francamente non so che altro fare se non richiamarlo a tutti perché siamo un po’ più sensibili. E pregare lo Spirito perché ci tolga il cuore di pietra e ce ne dia uno di carne. Ringraziamo comunque il Signore di questo dono che è stato il pellegrinaggio ad Assisi. Il sindaco di quella cittadina che ci ha detto essere lei stessa catechista (era una sindaca), ha detto che è stato un dono anche per la città, una testimonianza. E ringraziamo tutti coloro che si sono tanto dati da fare perché tutto riuscisse bene. Noi delle parrocchie di Favaro – Dese ringraziamo soprattutto l’instancabile Nadia.

Don Andrea

70 ANNI DELLA SCUOLA MATERNA

Richiamiamo ancora anche da queste colonne la festa dei 70 anni della nostra scuola materna. Domenica 27 maggio con la Santa Messa alle ore 10.30 e con il pranzo tutti assieme presso le strutture della festa di maggio. Invitati tutti gli allievi di ieri e di oggi, i genitori di ieri e di oggi, le insegnanti e i volontari di ieri e di oggi. E’ possibile prenotarsi e ricevere informazioni presso la segreteria della parrocchia di Sant’Andrea (ogni mercoledì e giovedì dalle 9.00 alle 12.00) o la scuola materna per gli alunni e i genitori dell’anno corrente.

Ricordiamo tutti di inviarci le fotografie dell’epoca della scuola materna. Io l’ho già fatto: ero proprio un bel bambino con tanti capelli…


Da LA BORROMEA – 29 aprile 2018
settimanale del duomo di San Lorenzo

La prima pagina il parroco continua a dedicarla alla pubblicazione dell’esortazione apostolica di Papa Francesco. Mentre la seconda, ed unica facciata, al regalo di una copia di una icona albanese, qualche foto degli adolescenti ad Assisi ed una uscita culturale per visitare la chiesa di san Sebastiano a Venezia.

don Armando

Nuova immagine sacra in Duomo

Mercoledì scorso, 25 aprile, festa di san Marco, è stata benedetta ed esposta alla venerazione dei fedeli e degli Albanesi, l’immagine della Madonna del Buon Consiglio, il cui originale è custodito nella Basilica Santuario Madre del Buon Consiglio di Genazzano, Roma. L’effigie, secondo la tradizione, è “venuta” da Scutari, in Albania, il 25 aprile 1467; è considerata la Patrona dell’Albania, L’immagine, collocata in Duomo nel contesto del primo altare a sinistra (entrando in chiesa), è opera della signora Julia Tarciniu Balan, teologa ed iconografa, la quale ha voluto donarla: a lei va il ringraziamento della nostra comunità per tale dono prestigioso, fonte di rinnovata devozione alla Vergine, madre del Signore Gesù.

Un grazie anche all‘Associazione Sorci Verdi che ha contribuito in modo sostanziale all’evento.

Visite culturali

La Commissione Visite Culturali recupererà la visita alla chiesa di S. Sebastiano in Venezia che era stata sospesa a febbraio per il maltempo. Saremo accompagnati dalla nostra guida, la dott.ssa Nadia Mazzon. La chiesa risale ai primi del 500 e nasconde all’interno uno dei complessi pittorici più importanti della città, realizzato a più riprese da Paolo Veronese. Appuntamento sabato 12 maggio alle ore 14:00 davanti la biglietteria ACTV di Piazzale Roma. Rimangono valide le passate iscrizioni registrate per la data sospesa. Per chi volesse venire ancora, le iscrizioni saranno aperte dal 2 maggio per sole 15 persone presso la libreria S. Michele, il costo della visita sarà di euro 5 a partecipante.


Da “VITA DI COMUNITÀ” 29 aprile 2018
settimanale della parrocchia Santa Maria Goretti

Mi pare che non ci sia nulla da segnalare se non le solite notizie di tutte le parrocchie: prime comunioni, Santo Rosario, otto per mille, preparazione del grest, Giornata per il seminario.

Penso che possa interessare alle parrocchie l’iniziativa di una gita per gli alunni della scuola materna a Rubiano (Padova), per visitare il Parco Etnografico.

don Armando

GITA SCUOLA MATERNA

Sabato 5 maggio i bimbi della Scuola materna accompagnati dalle maestre e da alcuni genitori si recheranno in gita a Rubano (PD) al Parco Etnografico.

Buon divertimento a tutti!


Da UNA COMUNITÀ SULLA VIA DI SAN PAOLO” – 29 aprile 2018
settimanale della parrocchia di San Paolo di via Stuparich

Oltre i normali incontri parrocchiali propri di questo tempo (fioretto del mese di maggio – consiglio pastorale – festa della mamma – prime comunioni) il periodico offre il più ampio réportage di pensieri e di immagini sul pellegrinaggio ad Assisi degli adolescenti, sotto il titolo “Speciale Assisi”, réportage scritto da una serie di ragazzi e di accompagnatori che fa emergere le emozioni provate da questi ragazzi.

don Armando

SPECIALE “ASSISI”

Il pellegrinaggio ad Assisi è stata un’esperienza – per chi l’ha vissuta – piena di emozioni e sicuramente arricchente. Ecco la testimonianza di alcuni accompagnatori e alcuni ragazzi

LE PAROLE DEI FRATI PENETRANO NELL’ANIMO

Partecipare ad un pellegrinaggio è già di per sé un’esperienza unica, che ti fa vivere delle sensazioni incomparabili e che ti lascia dentro dei ricordi indelebili. Aver partecipato al pellegrinaggio dei ragazzi delle medie ad Assisi 2018 in qualità di responsabile del gruppo della comunità di San Paolo è stata un’esperienza doppiamente gratificante, perché nei tre giorni del pellegrinaggio ho visto concretizzarsi tutto il lavoro svolto a monte, iniziato lo scorso ottobre 2017 e che si concluderà lunedì prossimo al Centro Pastorale diocesano “Card. G. Urbani” a Zelarino con la riunione di verifica di tutti i referenti dei vari gruppi che hanno partecipato, per confrontare aspetti positivi e negativi e gettare le basi per il prossimo pellegrinaggio. Muovere un gruppo di 52 persone non è una cosa facile, perché bisogna far combaciare le esigenze di tutti, considerando che la maggior parte del gruppo era formata da ragazze e ragazzi di età variabile dai 10 ai 15 anni, che talvolta faticano a capire i meccanismi e le regole che servono per la convivenza in gruppo ed evitare situazioni spiacevoli, che potrebbero rovinare un’esperienza così bella. Grazie all’intesa e alle capacità degli accompagnatori, nel nostro caso tutto è filato liscio e abbiamo potuto vivere quest’esperienza nel migliore dei modi nella splèndida cornice di Assisi e dei suoi luoghi mistici. Vedere la Basilica di Santa Maria degli Angeli piena zeppa di magliette azzurre, rinnovare le promesse battesimali a San Rufino con don Danilo davanti al fonte dove sono stati battezzati San Francesco e Santa Chiara, oppure entrare nella Basilica superiore di San Francesco ancora vuota e vederla piano piano colorarsi di azzurro fino all’inverosimile sono stati dei momenti fantastici, ma le esperienze che più mi hanno toccato sono state le catechesi tenute dai frati a La Verna, Eremo delle Carceri, San Damiano e nei saloni ipogei della Basilica di San Francesco, perché i frati minori hanno la capacità di penetrare nell’animo e farti capire con parole semplici l’opera e la grandezza di San Francesco e la soddisfazione più grande è stata vedere l’attenzione con cui i ragazzi hanno seguito e partecipato alle catechesi, nonostante la stanchezza dovuta alle lunghe camminate fatte per raggiùngere i luoghi del Poverello di Assisi. Ringrazio don Stefano per avermi dato l’opportunità di partecipare e l’onere di organizzare il pellegrinaggio, un grandissimo e sincero grazie va a Donatella, Alessandra, Monica, Simonetta, Lisa, Teresa, Emanuela e Paola, mie compagne di viaggio in questa “avventura”, ma il ringraziamento principale va a tutte le ragazze e ragazzi che hanno partecipato, a cui auguro che il ricordo di questo pellegrinaggio possa rimanere a lungo nei loro cuori.

Michele

SUI PASSI DI SAN FRANCESCO

Sui passi di San Francesco, questo è il concetto che meglio può definire il nostro pellegrinaggio. Con i ragazzi abbiamo letteralmente camminato a lungo toccando con i nostri passi quei luoghi santi che furono i luoghi di S. Francesco. Abbiamo potuto sentire grazie alle catechesi dei frati e delle suore che ci hanno accolto quello che questi luoghi significano ed esprimono anche oggi. I ragazzi pur stanchi per le giornate intense sono sicuramente riusciti a percepire il messaggio di S. Francesco. Hanno conosciuto un ragazzo un pò pazzo che potrebbe essere ognuno di loro e che ad un certo punto si è innamorato del Signore, così tanto da volerlo seguire in tutto e per tutto, abbandonando il suo passato e lasciando spazio a lui e a quelli amati da lui. Una santità che può essere presa come riferimento anche dai nostri ragazzi nelle scelte vocazionali che andranno a fare nella loro vita. Un’esperienza arricchente ed importante per noi accompagnatori e soprattutto per loro.

Donatella

SIAMO ORIGINALI O FOTOCOPIE?
La mia presenza ad Assisi non era prevista, nel senso che non mi occupo più dei ragazzi delle scuole medie come educatrice, se non nei momento del Grest estivo, ma essendoci dei posti disponibili e attraversando un momento di profonda stanchezza mentale, quando Michele mi ha chiesto se avessi voluto partecipare come accompagnatrice, ho accettato subito perché era un modo per allontanarmi dalla routine di tutti i giorni. Questa per lo meno è stata la mia motivazione iniziale: trovare un po’ di pace… Una persona potrebbe chiedersi: “E tu cerchi la pace in un luogo dove parti con un pullman di 52 persone e arrivi ad Assisi dove ne sono previste 2250?”. La mia risposta è: “Sì”. E devo dire che non sono rimasta delusa nel mio intento; ho trovato la pace. Una pace interiore che mi ha permesso di trascorrere tre giorni meravigliosi con gli altri accompagnatori e catechisti di cui ho potuto apprezzare e cogliere lati del carattere che fino ad oggi non avevo colto, pur con le nostre diversità. E assieme a dei ragazzi che stanno affrontando un momento particolare che è la pre-adolescenza. Pur mettendoti costantemente alla prova, ti confermano di continuo che non è mai tempo perso il tempo trascorso per loro e con loro. Abbiamo ripercorso la vita di San Francesco che ha un fascino particolare: una persona che aveva tutto a livello materiale ma ha cercato e trovato la felicità spogliandosi di tutti i suoi averi. Inoltre, mi rimangono nel cuore delle parole dette dal Patriarca al termine della omelia durante la messa a conclusione del pellegrinaggio. Noi adulti dobbiamo voler più bene ai giovani e saper ascoltare di più le loro richieste, le loro esigenze, ascoltarli con le orecchie del cuore. Incoraggiarli a mantenere la propria originalità e non uniformarsi agli altri per sentirsi accettati: tutti nasciamo come originali, ma molti purtroppo muoiono come fotocopie, lo personalmente vorrei morire come originale.

Emanuela

PACE VERA ATTORNO A NOI

Cammino, silenzio, condivisione, preghiere, gioia, divertimento: queste sono alcune delle parole che mi vengono in mente pensando ai tre giorni passati ad Assisi alla scoperta di San Francesco. Tutto attorno a noi (chiese, strade, case) trasmetteva tranquillità e pace, la pace che molto spesso ricerchiamo nelle nostre vite frenetiche prese da mille impegni. È stata un’esperienza semplicemente vera, come era la vita di San Francesco, ma piena di emozioni, di parole scambiate nei sentieri, e durante le passeggiate per le vie di Assisi. Ringrazio i ragazzi e gli altri accompagnatori per aver condiviso con me questo percorso di fede.

Alessandra

ED ORA QUALCHE RIFLESSIONE DEI RAGAZZI

Grazie di questa esperienza di questo pellegrinaggio che mi ha fatto cambiare e divertire perché sono stato insieme ai miei amici e i miei compagni. È stato un po’ faticoso per le camminate ma sono servite per apprendere cose nuove.

Giovanni

È stata un’esperienza indimenticabile per tutti i luoghi che abbiamo visitato ed è stato tutto molto bello.

Francesca

Io l’ho ritenuta una grandissima avventura, ho imparato molto, sia in ambito religioso ma anche in amicizia, ho imparato a stare con gli altri e a divertirmi. Come detto prima è stato bellissimo, spero si possano vivere altri momenti come questi.

Gaia

Anche per me è stata un’esperienza indimenticabile e unico dal punto di vista religioso perché ho potuto visitare i luoghi dove San Francesco ha vissuto e pregato…e è stato anche importante poter fare gruppo con i miei compagni condividendo momenti di divertimento e al tempo stesso di preghiera.

Filippo

Il pellegrinaggio di Assisi è stato per me: entusiasmante perché con gli amici si sta semplicemente bene, faticoso perché abbiamo camminato tanto ed appagante perché abbiamo visto luoghi meravigliosi.

Ilaria


Da LA COMUNITÀ – 29 aprile 2018
periodico della parrocchia del Sacro Cuore di via Aleardi

Non mi pare ci sia nulla di particolare da segnalare se non i consueti incontri parrocchiali di questa stagione: devozione della madonna, prime comunioni, lustri di matrimonio, primo venerdì del mese. Il tutto presentato con grande semplicità.

don Armando


Da PARROCCHIA SAN PIETRO ORSEOLO – 29 aprile 2018
settimanale della parrocchia relativa di viale don Sturzo

Il giornale è talmente “povero” da non avere neppure una testata. Come contenuti c’è la “Pedalata ecologica” per il 6 maggio, il Santo Rosario a giorni alterni in chiesa e al capitello, la festa dei compleanni il 2 maggio e una mostra su “Melodia del silenzio” presso la Galleria don Sturzo.

don Armando


Da “IL NOTIZIARIO” – 29 aprile 2018
settimanale della parrocchia di santa Rita in via Miranese

Segnalo ancora una volta il commento personale del parroco, don Gianfranco, alla pagina del Vangelo della liturgia di questa domenica. Non posso non sottolineare il concerto d’organo che apre la stagione concertistica di quest’anno. Penso che a tutti sia noto come questa parrocchia si qualifichi per i concerti d’organo gestiti da un’associazione particolare ed eseguiti nel più grande organo esistente a Mestre.

don Armando

Verso la Pentecoste

Gesù oggi è molto chiaro. Ogni nostra fecondità sul piano della vita cristiana deriva dalla nostra unione con lui, come i tralci di una vite, che vivono della linfa che da essa ricevono. Rimanere uniti a Cristo è la condizione indispensabile soprattutto per amarci e portare frutti di amore. E’ un’illusione pensare di essere dei bravi cristiani senza avere un rapporto personale vivo con Gesù Cristo. Del resto la preoccupazione più importante non è tanto quella di essere dei bravi cristiani, ma quella di essere dei cristiani vivi, che con le loro azioni rendono testimonianza alla presenza in loro di Gesù Cristo e del suo Spirito. C’è il pericolo di sottovalutare questo rapporto personale e di trascurare le occasioni e i mezzi che abbiamo per alimentarlo, come la preghiera e la meditazione nel corso della giornata, da soli o insieme agli altri, ma soprattutto l’esperienza pasquale della domenica attraverso la celebrazione eucaristica e i vespri. E’ molto difficile far vivere un tralcio insecchito. E’ più facile mantenerlo in salute provvedendo alle sue necessità al momento opportuno. Facciamo in modo di non farci trovare in condizioni irreparabili, come dei tralci secchi, che fanno solo da intralcio e spengono ogni speranza di novità.

Concerto d’organo

Oggi (il 29 aprile, NdR rassegna stampa), alle ore 17.00, l’organista Roberto Marini del Pontificio Istituto di Musica Sacra di Roma aprirà la stagione dei concerti 2018 nella nostra chiesa. Organista dalle grandi qualità virtuosistiche e musicali, raffinato interprete del repertorio romantico, tardoromantico e moderno, Roberto Marini è considerato uno dei maggiori interpreti italiani di fama internazionale. L’Associazione Grande Organo di S. Rita è lieta di invitare tutti i parrocchiani a questo primo importante evento, organizzato in collaborazione con il Marzo Organistico di Noale, nell’ambito deHa Rassegna Nazionale di Primavera. In programma musiche di L. Sowerby, C. Celsi, M.E. Bossi, J. S. Bach, R. Schumann, M. Reger.


Da “VITA PARROCCHIALE” – 29 aprile 2018
settimanale della parrocchia di Santa Maria del Carmelo di via Terraglio

Prima comunione dei ragazzi di quinta elementare. Questa è una delle poche parrocchie che, contrariamente alle indicazioni di Papa san Pio X, porta…. il conferimento di questo sacramento.

In occasione della festa del 1° maggio dedicata a san Giuseppe operaio, il signor Pierantonio si dilunga in un articolo sui morti sul lavoro.

Il parroco poi avverte i parrocchiani che il 5 maggio ricorre la Giornata contro la pedofilia e la pedopornografia.

don Armando

Prime comunioni

Eccoci! Ci siamo. I ragazzi di quinta elementare sono finalmente arrivati al loro grande appuntamento: il primo incontro con Gesù nel sacramento dell’Eucarestia.

Sarà un’esperienza unica e irripetibile quella del primo incontro con Lui; un ricordo prezioso che conserveranno nel cuore per sempre.

Quanta emozione, quanta trepidazione! E non solo tra i ragazzi ma anche tra i genitori e le catechiste che, con tanta dedizione, li hanno accompagnati nel loro cammino di preparazione.

Auguriamo ai ragazzi e alle loro famiglie di trascorrere serenamente, in un clima festoso, questa giornata speciale; soprattutto auguriamo loro di poter cogliere a pieno il significato del Pane Spezzato come dono, come Gesù che dona se stesso, e di saperlo mettere in pratica nella vita di tutti i giorni.

(Silvia)


Da “COMUNITÀ E SERVIZIO” – 22 aprile 2018
settimanale della parrocchia San Giuseppe di viale San Marco

La scelta che ho fatto di dar vita a questa rassegna stampa dei bollettini parrocchiali mi offre l’opportunità di venire a sapere ogni settimana il bello e il brutto di tutte le parrocchie di Mestre. Penso che se fossi ancora parroco, mi sarebbe quanto mai utile leggere questi periodici, o almeno i quattro cinque che hanno contenuti degni di attenzione per il loro valore. Non mi sono mai confrontato col parroco di san Giuseppe, ho la sensazione che non concorderei in tutto sulla sua linea pastorale, però sono assolutamente certo che mi sarebbe comunque utile prendere visione ogni settimana del numero di “Comunità e servizio”.

Del numero del 22 aprile mi pare valido lo sforzo di questo parroco di “pretendere” dai genitori e dai praticanti la coerenza.

Piacevole il suggerimento di Alessandro Seno di vedere qualche film che rassereni lo spirito.

Segnalo, a supporto della vivacità di questa comunità: Il pellegrinaggio in barca – il mercatino solidale sul sagrato della chiesa – “I recini della festa” – “I flauti di san Marco” ed altre attività ancora.

Una comunità cristiana, se vuole che questa definizione sia vera, è necessario che la riempia di tutte le espressioni del vivere normale della gente.

don Armando

MA TU CI CREDI?
di don Natalino

Una catechista mi ha confidato che durante l’incontro di catechismo un bambino le ha chiesto a bruciapelo: «Ma tu ci credi a quello che stai dicendo?». Beata semplicità che va dritta alla sostanza senza perdersi in analisi, problemi e metodi vari.

La risposta – sia ben chiaro – non può essere solo in carico ai nostri catechisti, i quali non si tirano indietro e ci mettono la faccia, proprio perché credono in ciò che dicono e insegnano. Si tratta piuttosto di un debito educativo che tutti noi adulti dobbiamo saldare, a cominciare dai genitori dei bambini. Lo faccio presente da anni e lo ribadisco.

Quando hanno chiesto il battesimo, il sacerdote ha detto loro: «Cari genitori, chiedendo il battesimo per vostro/a figlio/a voi vi impegnate ad educarlo nella fede». Per poi chiedere a sua volta: «Siete consapevoli di questa responsabilità?».

Consapevolezza e impegno non riguardano semplicemente delle cose da fare, come se tutto si riducesse a: «Ok, lo porterò a catechismo e nella migliore delle ipotesi pure a messa la domenica». Ricordiamolo: occorre esserci per educare. Quindi: vieni e vedi, fa’ con me.

Caro genitore, consapevolezza e impegno ti coinvolgono in prima persona. Ci credi a quello che stai dicendo a tuo figlio di fare? Non ti è chiesta una perfezione morale, ma semplicemente di essere vero nella tua ricerca di fede, concreto nella tua adesione a Cristo, conseguente nelle tue scelte educative. In una parola: testimone.

PER LA FESTA DEL 25 APRILE

La parrocchia di San Giuseppe invita alla partecipazione e collabora in diversi modi a questa giornata di festa nel Viale San Marco:
alle 10 il parroco celebra la santa messa sul prato prospiciente l’area, ove sorgeva la baracca, primo luogo di culto e catechesi alle origini del Villaggio;
fin dal mattino il sagrato della chiesa ospita il mercatino di solidarietà delle associazioni del territorio – saranno presenti la Boutique della solidarietà, un punto di ristoro e gli scouts del Clan Argo Mestre 6; alle 17 nella sala teatro del patronato la compagnia «el Siparieto venessian» propone la commedia in due atti «I recini da festa» di Riccardo Selvatico; durante la festa il sagrato della chiesa ospita il concerto dei flauti di San Marco Musica & Magie a cura dell’associazione Me3venti.

PER AUTOFINANZIAMENTO
Durante la Festa del 25 aprile, all’interno del mercatino di solidarietà, saranno presenti i giovani scouts del Clan Argo Mestre 6, proponendo l’acquisto di marmellate e sughi prodotti da loro stessi. Il ricavato serve ad autofinanziare il prossimo campo estivo.

VENITE ALLA FESTA!

In parrocchia di San Giuseppe è iniziata la distribuzione dei libretti, coloratissimi e pieni di novità, ove si presenta la prossima Festa del Villaggio, che avrà luogo da venerdì Ila domenica 20 maggio negli spazi esterni del patronato e non solo. Un grazie a tutti gli inserzionisti, per lo più esercenti, commercianti e aziende presenti e operanti nel Villaggio, ma anche a Mestre e a Venezia. Un incoraggiamento al comitato, già all’opera da tempo, e a quanti si rendono disponibili a dare il loro aiuto nei vari servizi.


Da “LETTERA APERTA” 22 aprile 2018
Settimanale della parrocchia dei Santi Gervasio e Protasio di Carpenedo

E’ sempre difficile presentare questo settimanale perché è composto da otto facciate A3 e perché spazia su argomenti i più diversi che riguardano la parrocchia direttamente e i numerosi gruppi che in essa operano.

Per quanto riguarda la parrocchia segnalo: le prime comunioni di 58 ragazzi di quarta elementare il 25 aprile – la veglia di Pentecoste il 19 maggio – il rosario ad ore diverse per le diverse categorie di persone – le cresime il 27 maggio.

Per quanto riguarda le attività dei vari gruppi segnalo: la visita alle comunità cristiane aiutate dal gruppo missioni – la mostra di icone organizzata dal gruppo culturale “La Rotonda” – la sagra di Carpenedo – il pellegrinaggio dal 3 al 7 settembre a Siena – il problema del Germoglio e la destinazione del 5 per mille.

Infine don Gianni scrive un forte intervento per recriminare il lavoro nei giorni di festa.

don Armando

LA PREGHIERA ALLA MADONNA

Il mese di maggio è scandito dalla preghiera mariana del Rosario e del fioretto. Quest’anno ci organizziamo così. I bambini parteciperanno tutti i giorni dal lunedì al venerdì alle ore 17.00 al momento di preghiera in chiesa. Saremo aiutati dai catechisti a riflettere su alcuni misteri della scrittura divina. I sacerdoti offriranno anche un altro tema di riflessione. Come di consueto ci sarà anche l’album delle figurine. Per i giovani manteniamo l’appuntamento del lunedì alle ore 19.00. I ragazzi di seconda è di terza media procedono per loro conto. Quanto agli adulti: negli anni scorsi abbiamo sempre proposto la preghiera del Rosario, strada per strada. Quest’anno desideriamo fare una proposta diversa. Ci troveremo in chiesa tutte le sere alle 20.45 e pregheremo con il rosario meditando sui 20 misteri, uno per sera. Il martedì sera usciremo dalla chiesa e andremo per le strade del nostro territorio. Una volta celebreremo il Rosario presso il capitello all’incrocio fra via Vallon e via San Dona. Un’altra volta andremo al nostro asilo. Un martedì sera ci uniremo alla preghiera con la parrocchia di San Paolo in via Stuparich. L’ultimo martedì andremo invece a pregare con la parrocchia di San Pietro Orseolo in viale don Sturzo, nel Capitello Mariano che si trova presso la pizzeria al Cigno d’Oro. Per tutti la conclusione del mese di maggio sarà quest’anno il martedì 29, presso il capitello dell’asilo. Poco per volta descriveremo meglio i dettagli di questa scelta.

LE CRESIME

Domenica 27 maggio nel pomeriggio alle ore 16.00 ci saranno le solenni celebrazioni per la crismazione di 70 ragazzi della nostra comunità cristiana. La liturgia sarà presieduta dal vicario generale, che per la prima volta verrà nella nostra parrocchia. I ragazzi con i loro genitori si preparano a questo appuntamento da molti mesi e noi siamo lieti di poterli sostenere con la preghiera, con l’entusiasmo, con la partecipazione alla liturgia. A questo proposito purtroppo bisogna dire che, a differenza del passato, sempre meno adulti hanno aderito alle prove di canto. La cosa un po’ dispiace.

I BATTESIMI

Domenica di Pentecoste, 20 maggio, avremo anche la gioia di celebrare alcuni battesimi. Il numero è record: 12! Non tutti saranno celebrati nella stessa liturgia: alcuni saranno alle 9.00 del mattino, altri alle 10.30, qualcuno passerà alla Messa delle 12.00. Noi siamo lieti di poter annunciare fin d’ora che fra queste persone ce ne sono alcune che vivono anche nella nostra comunità. È un dato non proprio scontato.

LE USCITE

Sappiamo per certo che durante il mese di maggio ci saranno anche numerose uscite sia degli scout sia di altri gruppi. Domando a tutti di non interferire in alcun modo con la solenne celebrazione della Pentecoste. Come celebriamo insieme la Pasqua così è necessario che insieme accogliamo anche il dono dello Spirito Santo.

II testo degli Atti degli Apostoli ci insegna che tutti erano riuniti nel Cenacolo e altrettanto siamo chiamati a fare noi. Per le uscite domanderei ai responsabili di avvisare per tempo, di pubblicare su lettera aperta le iniziative in modo che la parrocchia sia messa al corrente e questi momenti non riguardino invece soltanto la privata attività dei singoli gruppi.

GRUPPO MISSIONI
viaggio in Kenya

Carissimi amici, il Gruppo Missioni, dopo il viaggio intrapreso in India nel mese di gennaio u.s., ha organizzato per il mese di luglio un viaggio in Kenya dove Mauro, Anna, Chiara e Mara incontreranno i bambini sostenuti a distanza e in particolare quelli dell’orfanotrofio St. Patrick. Attraverso la generosità di molti altri benefattori i bambini hanno la possibilità di avere un’istruzione e condizioni di vita migliori. Nel viaggio potranno così verificare personalmente i progetti realizzati, quelli in via di sviluppo e raccogliere altre richieste. Si sono impegnati a condividere la loro esperienza e le loro emozioni con relazioni e foto attraverso la nostra pagina facebook, com’è stato fatto con successo durante la permanenza in India. Daniele Schiavinato, il nostro referente sul posto, ci ha chiesto di portare del materiale per i bambini dell’orfanotrofio. Per questo chiediamo a chi ne avesse la possibilità, di procurare vestiario in ottimo stato (mutande, pigiami, magliette, calzoni/jeans, per bimbe e bimbi dai 4 anni ai 14 anni), nonché materiale scolastico (colori, penne, matite, gomme, etc.). Prima di fornire quanto richiesto contatti:
Anna Z.; Mauro cellulare.

Confidando nel vostro aiuto vi ringraziamo perché attraverso il vostro impegno e le donazioni ci permettete di aiutare in tanti modi quei bambini. Potete portare in segreteria parrocchiale le lettere per i bambini che sostenete e noi le consegneremo personalmente.

Gruppo Missioni Terzo Mondo

PELLEGRINAGGIO A SIENA

La parrocchia di Carpenedo propone una mini gita pellegrinaggio a Siena e nelle località insigni frequentate da santa Caterina. Il pellegrinaggio è organizzato in 5 giorni, all’inizio di settembre (dal 3 al 7). Ci si muove in bus e si alloggia in un albergo confortevole. Non mancano appuntamenti con l’arte, la cultura e lo svago. C’è la cucina straordinaria della Toscana e l’accoglienza tipica di quella gente. C’è la compagnia sempre allegra dei pellegrini, 3 appuntamenti di catechesi e una agile celebrazione della Santa Messa nei luoghi più significativi della fede cristiana. Si visitano le città d’arte (Montepulciano, Montalcino, Monte Oliveto, San Gimignano e Volterra) e le Abazie (Sant’Antimo e Isola) che hanno segnato l’arte e la storia della nostra Italia e della fede cristiana. Insomma: una proposta che nel segno del riposo, dell’allegria, della cultura e della buona cucina, ma capace di coniugare anche i tratti del pellegrino. Gli iscritti sono già 70. Ci sarebbero un’altra decina di posti disponibili. Bisogna affrettarsi perché chi si iscrive dopo la metà di maggio non è detto che possa trovare l’offerta economica così vantaggiosa. Al momento si spende 535 euro (tutto compreso).
Per informazioni rivolgersi ai signori Ferrari Fernando e Ida.

IL SOSTEGNO DEL 5 X MILLE
dritti al centro

È possibile destinare il 5 x mille al nostro asilo. Nella dichiarazione dei redditi questa quota si paga comunque. Dichiarare a chi versarlo non costa nulla. Chi vuole sostenere i piccoli, destini il 5 x mille al nostro Centro per l’infanzia “Il Germoglio” che da più di 100 anni opera nel territorio a favore dei bambini (sulla dichiarazione dei redditi scrivere il codice fiscale 90178890274 nell’apposito spazio). Chi invece vuol sostenere gli anziani pensi ai Centri don Vecchi. Chi ha a cuore i poveri scelga la Fondazione Piavento. Queste sono le proposte della parrocchia e della Fondazione. Purtroppo la Regione sta togliendo i finanziamenti per gli asili. Altrettanto fa il Comune di Venezia. Luigi Brugnaro è stato di cattivo esempio: in campagna elettorale era venuto a salutare le maestre del Germoglio e ha chiesto il voto loro e delle famiglie, ma una volta eletto sindaco ha tolto alla nostra struttura quasi 20.000 euro l’anno. Anche la Fism ha le sue responsabilità: è l’organo che paghiamo e ufficialmente si propone di difendere i nostri interessi, ma purtroppo non ha il coraggio di alzare la voce con le autorità, piega le ginocchia ai potenti e serenamente ci ha portato via altri 15.000 euro l’anno. Cari amici, se il Centro per l’infanzia “Il Germoglio” non è in difficoltà economica è perché chi lo guida sa cosa significano mantenere ordine, onestà e diligenza nell’amministrazione. È ciò che manca altrove. Con il 5 x mille è importante far capire a chi governa che non dovrebbe esercitare la cupidigia, ma il servizio; non derubare bensì premiare chi sa vivere. Tutti possono esprimere l’appoggio al nostro asilo e al suo stile. Non è opportuno invece sostenere chi non sa organizzarsi: sarebbe come buttare acqua in una vasca senza tappo.

don Gianni Antoniazzi


Da “COMUNITÀ PARROCCHIALE SS.TRINITA” – 22 aprile 2018
settimanale della parrocchia omonima di via Terraglio

Don Angelo, il parroco ultrasettantenne che, nonostante sia giunto all’età della pensione, è attaccato alla sua gente e al suo ministero, commenta in maniera semplice e molto chiara l nuova esortazione del Papa il quale definisce in maniera facilmente comprensibile e condivisibile il concetto aggiornato della santità.

Sono convinto che leggendo l’articolo quanto mai scorrevole e alla portata di tutti, ognuno possa farsi un’opinione esauriente sulla lezione quanto mai valida per un aggiornamento sulla santità che supera e sostituisce certi schemi mentali e certi stereotipi ormai superati e non più condivisibili dell’uomo di oggi.

Interessanti le notizie sul parroco che compie 80 anni e il nuovo appello dei Centri don Vecchi per reclutare volontari per le attività a favore dei poveri.

Per chi è curioso ed ha quasi una morbosità contro il nuovo e contro la costante ricerca che deve animare il cristiano, forse sarà interessante la polemica attribuita a Scalfari e Bergoglio sull’esistenza dell’inferno.

don Armando

Domenica 22 aprile 2018 quarta di Pasqua

Questo nostro tempo

“Gaudete et exsultate” è la nuova esortazione di Papa Francesco. A leggere attentamente questo testo, per la verità alquanto lungo ma molto chiaro nell’esprimere concetti fondamentali per la fede cristiana, si ha l’impressione di un grande e solenne richiamo ad un tema basilare del messaggio di Gesù Cristo. Il Papa ci avverte che i santi non sono solo quelli canonizzati e beatificati, ma il richiamo alla santità è rivolto a tutto il popolo di Dio; pertanto sono santi i genitori che si impegnano con tanto amore nella crescita dei figli, gli uomini e le donne che lavorano per portare il pane a casa, gli ammalati, le religiose anziane che continuano a sorridere. Tutti costoro costituiscono la “classe media della santità”.

Talora si ritiene che santi siano coloro che si tengono distanti dalle occupazioni quotidiane per dedicarsi alla preghiera ma “non è così. Tutti siamo chiamati ad essere santi vivendo con amore e offrendo la nostra testimonianza nelle occupazioni di ogni giorno”. Gesù ci propone la continua attenzione a due volti nei confronti dei quali non ci sono formule o precetti. “Ci consegna due volti, o meglio uno solo, quello di Dio che si riflette in molti; perché in ogni fratello, specie nel più piccolo, fragile, indifeso e bisognoso, è presente l’immagine stessa di Dio”. Tuttavia nei confronti del messaggio cristiano, vissuto concretamente nella quotidianità della vita, oggi ci sono dei rischi che nell’esortazione pontificia vengono presentati come gravi deviazioni. Si tratta dello gnosticismo e del pelagianesimo. Ambedue queste posizioni sono state definite devianti, o meglio ereticali, fin dagli inizi del Cristianesimo ed oggi, seppur in forme diverse, riappaiono sulla scena del mondo cristiano.

“Lo gnosticismo suppone una fede rinchiusa nel soggettivismo, dove interessa unicamente una determinata esperienza o una serie di ragionamenti e che si ritiene possano confortare ed illuminare, ma dove il soggetto in definitiva rimane chiuso nell’immanenza della sua propria ragione o dei suoi sentimenti”. L’altro rischio è quello del neo-pelagianesimo: “Ci sono dei cristiani che si impegnano nel seguire la strada della giustificazione mediante le proprie forze, quella dell’adorazione della volontà umana e della propria capacità che si traduce in un autocompiacimento egocentrico e elitario privo del vero amore”. Di ambedue queste devianze il Papa afferma che si tratta di un “elitarismo narcisista e autoritario dove, invece di evangelizzare, si analizzano e si classificano gli altri e invece di facilitare l’accesso alla grazia si consumano energie nel controllare”.

Al contrario la misericordia è dare, aiutare, servire, comprendere; Gesù ha spiegato cosa significhi essere santo lasciandoci le Beatitudini; sono la carta d’identità del cristiano; la parola “felice o beato” è sinonimo di “santo”. Il santo è capace di vivere con gioia e con senso dell’umorismo; senza mai perdere il realismo il santo illumina tutto con spirito positivo e ricco di speranza. Così conclude il Papa: “Spero che queste pagine siano utili perché tutta la Chiesa si dedichi a promuovere il desiderio della santità. Così condivideremo una felicità che il mondo non ci potrà togliere”.

Diciamolo sottovoce: il parroco compie 80 anni
Don Angelo il prossimo 19 maggio arriva alla scadenza degli ottant’anni di età e sedici di presenza e di attività nella nostra parrocchia. Si è ritenuto opportuno invitare tutti alla celebrazione della Messa delle ore 18.30 di sabato 19 maggio per ringraziare il Signore della meta raggiunta. Chi crede opportuno può partecipare alla cena comunitaria presso il ristorante Da Fulvio; la cena costerebbe € 30 ma saranno sufficienti € 20 prò capite in quanto alcune persone hanno ritenuto opportuno fare un versamento a favore del festeggiato. Chi intende partecipare alla cena segnali il proprio nominativo alla sig.ra Anna Lopa entro domenica 6 maggio.

(The Organisation of Mr Angel Birthday)

Caro don Angelo
L’inferno esiste ancora? O è una fake news? Lo scorso giovedì santo su La Repubblica è apparsa l’ennesima intervista di Scalfari a Bergoglio, in cui il Papa avrebbe detto che l’inferno non esiste e che le anime “irrecuperabili” semplicemente svanirebbero. Quando Scalfari intervista il papa non registra e non scrive, di conseguenza riporta ciò che gli sembra di aver capito, o che ha voluto capire. Questa rivoluzione nel cattolicesimo, cioè l’inesistenza dell’inferno e la mortalità dell’anima, è rimbombata in tutto il mondo, coinvolgendo giornali come il Times di Londra. In Italia invece è passato quasi in sordina, forse conoscendo l’inaffidabilità di La Repubblica in tema di teologia e forse anche dei protagonisti. Proprio chi si sta battendo contro le notizie false, Vaticano e La Repubblica, si trovano coinvolti in questa apparente enorme cantonata. Ciò che più stupisce, però, è che al momento non ci siano smentite da nessuna delle due parti, sulla sostanza della notizia esplosiva.

Il Vaticano semplicemente prende le distanze dalla “ricostruzione” di Scalfari, senza però ribadire le verità cristiane e magari pubblicandole su La Repubblica. Stupisce inoltre che dopo le stramberie dei precedenti casi, il Vaticano continui ad accettare le interviste di Scalfari a Bergoglio. Certamente questo Papa appare alla stampa più misericordioso di Gesù Cristo, che invece ha usato parole spaventose a riguardo delle anime dannate e delle pene dell’inferno.

(Graziano Duso)


Da SAN NICOLÒ E SAN MARCO – 22 aprile 2018
settimanale della comunità cristiana di Mira

Una volta ancora segnalo la valenza positiva delle “confidenze” settimanali che questo parroco fa alla sua gente, sperando che altri parroci lo seguano per umanizzare i loro periodici che spesso sono freddi, anonimi ed incolori (finora mi consta che il risultato sia assolutamente negativo). Suggerisco pure con insistenza che sarebbe non opportuno, ma assolutamente necessario, che ogni parroco stampasse magari un mensile e lo facesse pervenire a tutte le famiglie della sua parrocchia. Non si può considerare come “persa” la stragrande maggioranza dei battezzati non praticanti.

Dalla cronaca segnalo: il 5 per mille per i poveri e “Cristo è interessante”.

don Armando

Appunti… di don Gino

INSIEME

Insieme è una parola magica che sperimentiamo ogni giorno nelle nostre parrocchie, dove soltanto mettendo insieme le forze, le competenze, la generosità di ciascuno, è possibile realizzare delle cose belle. L’ultima iniziativa è quella di mettere insieme le forze delle parrocchie del vicariato per poter realizzare il progetto di un Centro di Solidarietà nel nostro territorio di Mira.

Le parrocchie si sono impegnate a dare un contributo, proporzionato al numero degli abitanti, per cinque anni, per sostenere questo progetto. Don Armando che ne è venuto a conoscenza, ha donato un contributo di 3000 euro all’Associazione Ponte Solidale che lo gestisce per conto della Caritas Vicariale e inoltre un altro contributo di mille euro per parrocchia a sostegno delle attività caritative. Gli siamo profondamente grati per questo gesto di generosità che invoglia tutti a ricordare che solo “insieme” si possono compiere cose belle, soprattutto a favore dei poveri. Alla fine, non è importante quello che uno dona, tanto o poco, a seconda delle sue possibilità, ma è importante farlo “insieme”.

SENZA FAR RUMORE

Ci sono delle collaborazioni, in parrocchia, che, senza far rumore contribuiscono a rendere belle e accoglienti le nostre chiese, e gli ambienti della catechesi e delle attività parrocchiali. E’ un piccolo esercito che ha come armi: la scopa, il mocio, la ramazza, gli strofinacci, il ferro da stiro e, senza far rumore, mette in atto il proprio compito, e il frutto del loro lavoro ha come risultato che gli ambienti della parrocchia, che molti ci invidiano, sono sempre belli, accoglienti, puliti e profumati. E’ un piccolo esercito che avrebbe bisogno sempre di nuove forze ed è pronto ad assumere sempre nuovi collaboratori, soprattutto quando qualcuno è costretto a ritirarsi “per raggiunti limiti d’età”, che tende a protrarsi sempre di più. E’ giusto che queste persone generose e amabili abbiano almeno, come ricompensa, la stima di tutte le nostre comunità, perchè, come stipendio, assicuriamo loro un posticino nel Regno del Signore, altro non possiamo fare, ma loro s’accontentano di questo, anzi ne sono orgogliose!

IL CERTIFICATO DEL BATTESIMO

Per ì piccoli che fanno la Prima Comunione e per i ragazzi che ricevono il dono della Cresima richiediamo il Certificato di Battesimo. Potrebbe sembrare solo un’incombenza burocratica e forse qualcuno storce il naso, ma si è rivelata importante. Per me invece diventa sempre più un’occasione per gioire e ringraziare il Signore per il dono di una “paternità” che un sacerdote vive in maniera profonda proprio nel momento del Battesimo. Sfogliando i registri dove è segnato questo che è il primo passo della vita cristiana e l’ingresso nella Chiesa, mi capita di provare un’emozione profonda: quasi tutti questi ragazzi li ho battezzati io, quand’erano dei frugoletti in braccio ai loro genitori. Ma è per le mie mani che hanno ricevuto il Sacramento della “rinascita” cristiana. Un pochettino posso rivendicare anch’io una “paternità” che rallegra il mio cuore.

AIUTA I POVERI CON UNA FIRMA
Tutti possono aiutare i poveri di Mira con una firma,La Caritas Vicariale ha costituito per questo un’Associazione: “Ponte solidale onlus” alla quale si può destinare il 5 per mille, nella dichiarazione dei redditi. E’ sufficiente mettere una firma, che non costa nulla, e segnare il codice fiscale dell’Associazione: 90178280278. Ci auguriamo che siano in tanti a farlo, anche perchè abbiamo bisogno di qualche fondo per portare a termine il Centro di solidarietà, nel patronato di Mira Porte.

CRISTO E’ INTERESSANTE?
Giovedì 26 aprile alle ore 20.45, in patronato s. Nicolò, c’è il consueto incontro per i giovani più grandi sui temi proposti da padre Maurizio Botta. Un’occasione bella per riflettere e confrontarsi.


Da L’INCONTRO” – 22 aprile 2018
settimanale della Fondazione Carpinetum

In questo numero il periodico si occupa dell’arte in genere e dell’impegno artistico nella nostra città.

Come sempre il coordinatore Alvise Sperandio offre un compendio dei dati che riguardano questo settore.

Interessante l’articolo di monsignor Bonini che fa il punto su quello che concerne tortura, morte, guerre del passato e del presente, gli aspetti più bui dell’intelligenza umana.

Pure da leggere l’articolo di Federica Causin che parla con incanto ed amore della bellezza che si può godere anche in “strutture per poveri” quali sono i Centri don Vecchi.

Infine, per chi ama la storia della nostra città, gli interventi settimanali dello storico dottor Sergio Barizza, che oggi è di certo il miglior conoscitore e divulgatore del passato della nostra città.

don Armando

L’analisi
Tanto fermento in città
di Alvise Sperandio

Il settore della pittura è molto vivo a Mestre grazie all’impegno quotidiano di tanti artisti.
Il Premio cittadino rilanciato dal Circolo Veneto. In Provvederia nuovo spazio per le mostre

A Mestre da sempre ci sono tanti pittori che offrono al pubblico il frutto delle loro intuizioni, del loro genio artistico e della loro creatività. Questa città, d’altra parte, ha regalato nomi di altissimo valore: basti citare, a titolo esemplificativo e senza nulla togliere ad altri, personalità del calibro di Gigi Candiani (a cui è intitolato il centro cultu-rale), Vittorio Felisati e Giorgio Di Venere. Ci sono, poi, molte persone “normali” che tutti i giorni si esercitano con tavolozza e cavalletto, qualcuna da autodidatta per passione, altre frequentando vere e proprie scuole guidate da maestri che mettono a loro disposizione competenze ed esperienze sull’approccio e sulla tecnica usata. Insomma, il fermento tuttora non manca, indice di una vitalità che forse però fatica a trovare il giusto riconoscimento e la giusta vetrina. Com’è noto molti mettono in mostra le loro opere in via Palazzo a due passi da piazza Ferretto.

La mancanza, piuttosto, riguardava un’iniziativa di alto livello che sapesse costruire “rete” ed “eco” nonché un luogo pubblico che diventasse punto di riferimento per esposizioni che nascono “dal basso” (tanto più che ora al Candiani il settore pittura è affidato al coordinamento dei Musei civici). Molto, sull’uno e sull’altro versante, si è fatto negli ultimi anni.

Anzittutto il Circolo Veneto presieduto da Cesare Campa ha rilanciato in grande stile il Premio Mestre di pittura in collaborazione con il Comune e col sostegno di alcuni sponsor, premio che nel 2017 ha raggiunto ottimi risultati. Quest’anno la seconda edizione del nuovo corso del progetto, che ha radici antiche, conferma la formula della divisione in tre sezioni: c’è il concorso fotografico per le scuole; l’extempore degli acquerelli domenica 20 maggio con chiusura in programma nell’elegante cornice del nuovo chiostro dell’M9 in via Poerio; e il concorso vero e proprio che culminerà nella mostra al Candiani, preceduta dalla cerimonia di premiazione al teatro Toniolo, entrambe in programma nel mese di settembre nell’ambito delle celebrazioni per la festa del patrono San Michele arcangelo (che ricorre il giorno 29). L’anno scorso i numeri della partecipazione sono stati importanti: 32 le classi coinvolte in quel caso per l’elaborazione del logo e del manifesto ufficiali; 80 i pittori che si erano cimentati nelle piazze e nelle vie con l’acquerello; e 223 quelli che avevano preso parte al concorso vero e proprio. Quest’anno Campa e soci puntano a fare ancora di più, se possibile. Quanto, invece, agli spazi, le novità principali hanno due nomi: la sala a piano terra della Provvederia di fronte al Municipio, una vera e propria bomboniera dove negli ultimi mesi si stanno alternando esposizioni di vario tipo con tre buoni risultati: conoscere gli artisti; poter frequentare un luogo che per tanti anni era rimasto chiuso; e rivitalizzare il centro città. A coordinare le attività è lo staff che fa capo al’assessore Renato Boraso che segue con abnegazione quest’avventura. L’altra iniziativa che merita un cenno è la nuova D’E.M. Venice Art Gallery fondata da Elena Mangu in via Dante con l’intento non solo di offrire uno spazio espositivo, ma anche un luogo d’incontro tra artisti e tra artisti e cittadini per fermarsi a dialogare di arte.

Il punto di vista
In che mondo viviamo?
di don Fausto Bonini

Siria, l’appello di Papa Francesco: non ci sono guerre buone o cattive, la via è il negoziato Ci troviamo ormai sull’orlo dell’abisso. Stiamo perdendo di vista ciò che conta veramente

Una mostra da non visitare
Avevo preso un po’ sul ridere il fatto che qualche settimana fa uno scheletro, trasportato in barca in laguna per una mostra, fosse caduto in acqua a Venezia. Poi qualche giorno fa ho ricevuto una e-mail al mio indirizzo personale da parte di un’agenzia che mi informava dell’apertura di un’esposizione in un palazzo del centro storico appena ristrutturato. Niente di strano, mi pareva. Ma quando ho letto il contenuto della mostra sono rimasto sbalordito. Trentasei sale espositive per “offrire l’opportunità di visionare centinaia di strumenti di tortura e di morte”. E il relativo comunicato stampa diceva che “saranno visibili le più importanti e terrificanti macchine di morte e di tortura usate come strumenti di giustizia”. Proprio un bel modo per inaugurare l’utilizzo di un palazzo a “scopi culturali”! Poi sono venuto a sapere che la mostra è visitatissima, che bisogna fare la coda per entrare. E questo mi rattrista molto. Ha ragione papa Francesco quando ci dice di stare attenti alla “sclerosi del cuore”. Il male e la cattiveria umana stanno prendendo il sopravvento nella nostra vita tanto da non impressionarci più. Il bambino morto sulla spiaggia, il bambino tutto impolverato tirato fuori dalle macerie, le immagini che arrivano in questi giorni sui nostri schermi dalla Siria: bombardamenti sui centri abitati, bambini mutilati e feriti, ospedali colpiti dalle bombe, il cecchino israeliano che spara su un uomo ed esulta per aver centrato l’obiettivo. C’è il rischio di farci l’abitudine. Il cuore si sclerotizza. Non ci commuoviamo più. Oppure la commozione è solamente un movimento passeggero.

Altri “pezzi” alla “guerra mondiale a pezzi”
“Giungono dalla Siria notizie terribili, di bombardamenti con decine di vittime di cui molte sono donne e bambini, notizie di tante persone colpite da effetti di sostanze chimiche contenute nelle bombe”. Lo ha ricordato domenica 8 aprile papa Francesco lanciando un appello per la pace nel Paese mediorientale. “Non c’è una guerra buona e una guerra cattiva e niente può giustificare l’uso di tali strumenti di sterminio contro persone e popolazioni inermi – ha aggiunto ancora il Santo Padre -. Preghiamo perché i responsabili politici e militari scelgano l’altra via, quella del negoziato. La sola che può portare alla pace”. Mentre scrivo sono iniziati i raid con i primi bombardamenti sulla Siria. Nella notte tra venerdì e sabato scorsi il presidente degli Usa Trump ha annunciato azioni mirate sui siti legati alla guerra chimica. Un intervento con l’appoggio di Gran Bretagna e Francia e il parere favorevole della Germania. Russia e Iran hanno paventato gravi conseguenze. C’è un forte pericolo che succeda il peggio.

Il senso vero del reale
La “guerra mondiale a pezzi”, come la chiama papa Francesco, si allarga sempre di più. Viviamo sull’orlo dell’abisso e nel nostro piccolo mondo i nostri politici litigano su chi sarà il nuovo presidente del Consiglio, si fa la coda per vedere gli strumenti di tortura, si è insensibili alle tragedie altrui, dentro alla Chiesa si fa la guerra a Papa Francesco perché parla troppo di vangelo e troppo poco di dottrina. Ma in che mondo viviamo? Per fortuna che c’è papa Francesco che continua a richiamarci all’ordine!

Pensieri a voce alta
Piccole bellezze
di Federica Causin

Un dettaglio che colpisce sempre quando si entra per la prima volta in uno dei Centri don Vecchi è la quantità di quadri che impreziosiscono gli interni. Ci sono opere di grande pregio raffiguranti soggetti sacri e paesaggi. Sono state tutte donate a don Armando Trevisiol che ha voluto condividere con i residenti, le loro famiglie e gli altri visitatori la sua passione per l’arte creando delle “mostre permanenti” che si possono apprezzare semplicemente uscendo dal proprio appartamento. Così anche chi non può più concedersi lunghe passeggiate fuori dal centro mantiene il contatto con la bellezza e può mettersi in ascolto delle storie che le immagini raccontano. Se, invece, alla potenza evocativa della pittura, preferisce la bellezza sempre nuova della natura, può affacciarsi alla finestra o scendere in giardino e lasciarsi stupire dai colori e dai profumi che cambiano con l’alternarsi delle stagioni. Proprio ieri, mentre gironzolavo per i corridoi in cerca d’ispirazione, mi sono resa conto di due cose sulle quali finora non mi ero mai fermata a riflettere. La prima, che forse potrà sembrare banale ma è molto vera, almeno per quanto mi riguarda, è che spesso guardiamo senza vedere quello che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni. L’abitudine e la fretta fanno scivolare via lo sguardo. “Quante volte sono entrata e uscita di casa in questi sette anni di permanenza al Don Vecchi?”, mi sono chiesta. Moltissime, eppure ho notato alcuni particolari dei quadri soltanto di recente. Per fortuna ci pensa don Armando a mantenere vivo l’effetto sorpresa, cambiando di tanto in tanto la disposizione! La seconda considerazione è che tutte le opere, segno tangibile della stima, dell’affetto e della riconoscenza nei confronti di un sacerdote lungimirante e sognatore, contribuiscono a creare l’atmosfera calda e accogliente che si respira fin dal primo istante, ma sono anche un frammento della storia della famiglia che li possedeva prima che è arrivato fino a noi e che, in un certo senso, ci è stato affidato. Da qualche parte ho letto che la bellezza si nutre della dinamicità dell’uomo, del suo desiderio d’incontrare gli altri e di conoscere realtà nuove. Chissà quanta vita è racchiusa nelle immagini che sfioriamo con un’occhiata distratta!

La nostra storia
Pietre che ritornano
di Sergio Barizza

Se le pietre di villa Gradenigo sul Terraglio, dopo la sua demolizione, servirono a terminare la costruzione del nuovo duomo di Mestre, le pietre delle vecchie mura del Castelnuovo seguirono una sorte del tutto analoga. La cinta muraria che contornava il centro di Mestre era stata in gran parte distrutta dai mercenari tedeschi e spagnoli durante la guerra della lega di Cambrai (1513): ne erano rimasti alcuni tratti soprattutto nella zona di via Torre Belfredo. Non sfuggirono alla rapacità di chi voleva approfittarne per risparmiare qualcosa nella costruzione della propria casa. Capitò nel 1820 quando Dario Michiel, dopo aver acquistato un caseggiato da Giuseppe Tassello, proprio nella zona adiacente alla torre di Belfredo, aveva ricevuto una denuncia perché sorpreso a demolire abusivamente “un avanzo delle antiche mura dì Mestre”. Era stato obbligato a ricostruire il pezzo di muro, che serviva da divisorio con i vicini, con pietre nuove, mentre “le ottocento pietre cotte ritratte dalla demolizione delle mura, fino al momento della sospensione, furono trasportate al cimitero ed ivi impiegate nella erezione dei nuovi muri”, alleviando così alla municipalità la spesa per il primo allargamento del recinto cimiteriale.

Le pietre di villa Gradenigo per il duomo di San Lorenzo, quelle delle mura per il cimitero. La nuova città che piano piano stava crescendo all’inizio dell’ottocento avanzava calpestando i resti della propria storia. Non deve però meravigliare più di tanto: le città che si espandevano sotto la spinta della rivoluzione industriale trovavano un ostacolo sia nelle mura medievali, che vennero un po’ dovunque distrutte per favorire la costruzione di grandi viali urbani che nelle torri difensive che furono demolite o, nella migliore delle ipotesi, adibite a case private di abitazione di qualità. Con una chiarissima metafora lo storico francese Jacques Le Goff, in un saggio in cui ripercorre le vicende delle antiche mura in molte città europee, afferma che esse ormai “per le città industriati erano spesso diventate dei vecchi ronzini”. È ben vero che la sensibilità per la tutela e conservazione dei beni storici si sarebbe affermata molto più tardi, ma qualche voce si era pur alzata in difesa di quanto rimaneva del vecchio castello. Basti citare Bonaventura Barcella, segretario del Comune di Mestre, che nel 1839 aveva pubblicato il suo Notizie storiche del castello di Mestre o, negli anni successivi, i meticolosi studi di Scipione Fapanni, che costituiscono ancora oggi un punto fermo sulla ricerca storica. Rimasero voci isolate e inascoltate. Ne è testimonianza diretta quanto accadde alla “Commissione all’ornato”, organo municipale deputato alla conservazione degli edifici storici e al controllo sulla costruzione dei nuovi. Istituita nel 1806 sotto il governo francese venne riconfermata nel 1821 sotto quello austriaco, ma quando sottopose al governo una bozza di regolamento con due obiettivi ben precisi, da un lato garantire condizioni di sicurezza e abitabilità nelle case, dall’altro predisporne pure un piano per l’abbellimento esterno, si vide respingere con altezzosità l’intera seconda parte..: “Le operazioni proposte sarebbero non solamente utili, ma ben anco necessarie ove si trattasse di una grande e popolosa città, ricca per sontuosi edifizi e pubblici stabilimenti né mai per un antico castello ridotto alla semplice condizione di grossa terra quale oggidì è Mestre”. Il ritornello Mestre è una città senza storia ha radici profonde e antiche. (12/contìnua)