Non è un luogo per ricchi

Il mio approccio con la realtà degli ipermercati non è stato per nulla favorevole e questo sentimento nasce almeno una sessantina di anni fa. Voglio raccontare ai lettori il motivo di questa pressoché inconscia avversione.

A quel tempo facevo il cappellano a San Lorenzo e mi occupavo degli scout; mentre il compianto don Gianfranco Bonaldo dell’azione cattolica. Fortunatamente, o per i tempi diversi dagli attuali o per il nostro zelo giovanile, avevamo con noi un fortissimo gruppo di ragazzi e giovani. Non essendoci in quel tempo intrattenimenti particolari essi confluivano nel grande campo di via Carducci della parrocchia, ove vi erano le relative sedi e soprattutto il grande campo da calcio dove ora c’è il cinema Concordia e l’ipermercato.

L’ipermercato di via Carducci fu il primo a Mestre e Monsignor Vecchi, nostro parroco, che tra tante altre doti aveva pure un grande fiuto degli affari, sempre per motivi nobili, aveva venduto quel terreno perché costruissero questa prima azienda commerciale di cui il suo amico Coin gli aveva parlato dopo uno dei suoi viaggi in America. Nonostante tutte le nostre rimostranze soccombemmo; monsignore ci prometteva altri spazi perché i ragazzi della parrocchia potessero giocare in pace.

È passato più di mezzo secolo ed ora che sono in qualche modo “cofondatario” del nostro “ipermercato” mi riscopro a combattere forse dalla parte “avversa” facendo un invito in maniera superconvinta. Dico ai mestrini: andate a fare i vostri acquisti non all’“Ipermercato Papa Francesco” perché vi sono in città altri ipermercati di carattere commerciale; ed essi sono più forniti del nostro, hanno un servizio più efficiente, un ambiente più lussuoso e tengono poi aperto da mane a sera.

Mi chiederete, cari lettori, il perché di questa mia “conversione” così radicale dopo aver combattuto da tanto tempo e con tutte le nostre forze per avere un ipermercato anche noi? Il motivo è semplice. Noi abbiamo voluto con tanta convinzione un ipermercato per i poveri, per i disoccupati, per gli operai con stipendio insufficiente, per tutti coloro che fanno una grande fatica ad arrivare a fine settimana, per tutti coloro che soffrono in silenzio con tanta dignità!

Ho già scritto che diciamo in maniera quanto mai decisa ai benestanti, a tutti coloro che hanno un gruzzolo in banca, di non venire a fare la spesa da noi. Andate dagli altri, che sono poi i nostri migliori fornitori perché ci donano essi stessi i generi alimentari in scadenza. Non vogliamo assolutamente fare concorrenza a nessuno, anzi ci fate un piacere se preferite loro a noi, perché il nostro obbiettivo è “servire” chi è in disagio!

C’è un motivo in più: facciamo già una immensa fatica a reperire tutto quello, o anche solamente una parte di quello che ci viene richiesto da migliaia di nostri “avventori” settimanali. Io ho suggerito ai responsabili dell’”Ipermercato Papa Francesco” di scrivere a chiare lettere nell’ingresso: “chi non è nel bisogno sappia che ruba ai poveri!” Ed ho pure suggerito una tessera in cui ogni nostro “cliente” autocertifica la sua situazione di difficoltà economica e perciò chiede di poter avere i prodotti che con tanta fatica riusciamo a reperire!

Ripeto che non abbiamo alcun intento o motivo per “fare concorrenza” agli ipermercati commerciali perché i nostri utenti sono coloro che non possono, anche se lo desiderano, andare da loro. Sappiamo purtroppo che c’è di certo qualche “cliente”, un po’ “sprovveduto” o un po’ “furbetto”, che viene da noi. Sappia però che non è desiderato perché con enorme difficoltà riusciamo ad accontentare, spesso solo parzialmente, chi è nel bisogno.

Un cesto di fioretti

Sono sempre stato un grande ammiratore della spiritualità francescana. Il lindore, la povertà e la semplicità del poverello d’Assisi hanno sempre esercitato un grande fascino nel mio animo tanto che nei trentacinque anni in cui ho fatto il parroco a Carpenedo ho sentito il desiderio di dar vita, nel periodico della parrocchia, ad una rubrica che curavo sempre a livello personale dal titolo “i fioretti del terzo millennio”.

Portai avanti questa rubrica per alcuni anni, avendo la sensazione che i parrocchiani la gradissero per la semplicità e l’innocenza. Scrivevo qualche paginetta ricalcando lo stile francescano. Fatterelli edificanti dei quali venivo a conoscenza durante la settimana, semplici episodi di vita quotidiana che profumavano di generosità, di spirito di fede. La cosa continuò per alcuni anni e quando andai in pensione, forse spinto da un certo amarcord, mi decisi di rilegarli e ne vennero fuori tre volumetti, che custodisco nel grande armadio che racconta i miei drammi, le mie battaglie e le moltissime cose belle che mi è capitato di raccogliere durante la mia vita di pastore.

Qualche giorno fa, risucchiato come mi capita spesse volte delle cose che mi hanno fatto conoscere la candida letizia del Poverello di Assisi, mi sono chiesto: “Perché non potrei fare una specie di diario delle cose belle dell’ipermercato, mettendo in luce, una volta tanto, i problemi quotidiani di questa bella esperienza di carità cristiana?”.

Ho però capito ben presto che mi sarebbe stato difficile, un po’ perché ci vado sì spesso nel nostro ipermercato della carità, ma non sempre e non tutto il giorno. Ma soprattutto perché la mia penna s’è pressoché spenta a motivo dell’età. Comunque, dato che in questi ultimi tempi ho conosciuto dei fatterelli semplici, ma edificanti, m’è parso quasi un dovere raccogliere un cestello di “fioretti”, che stanno fortunatamente sbocciando in questa nostra esperienza che vuol dare un volto nuovo, e in linea con i nostri tempi, all’impegno solidale che, nonostante tutto, è il cuore di questo ipermercato della solidarietà.

Cari amici vi ricordo ancora una volta la mia età, quasi 93 anni, perché mi perdoniate questo mio tentativo di certo un po’ azzardato, ma animato una volta ancora dal desiderio di indicare la “foresta” che cresce fresca e silenziosa e per togliere importanza ai rami fradici e sterili che cadono facendo un gran rumore.

Vi racconto questi fatterelli umili e miti mettendoli di seguito uno dopo l’altro come i grani della corona del rosario, sperando che riusciate a cogliere la poesia e l’incanto e che essi continuano a far felice il cuore di questo vecchio prete. Eccovi i fiori che in questi ultimi giorni ho messo con tanta delicatezza e letizia nella cestarella dell’esperienza che sto facendo all’ipermercato.

Alfio, uno dei responsabili, mi ha raccontato che una cara signora gli ha confidato che ha fatto voto alla Madonna di donare ai poveri dieci litri di olio e dieci chili di zucchero ogni mese, finché il Signore le darà vita. La ringrazio per questo buon esempio e voglio dire a questa gentile signora che, anche per un po’ di interesse, possa vivere serenamente altri cento anni!

L’ingegner Serena, rifacendosi ad una vecchia amicizia, ha ottenuto dai proprietari del pastificio Zara tutta la pasta di cui abbiamo bisogno a 30 centesimi al chilo! Qualche giorno fa ne abbiamo portata a casa parecchia, quasi una tonnellata!

Sempre l’ingegner Serena ci aveva confidato che la proprietaria dello stabilimento di torrefazione del caffè Goppion è una signora particolarmente sensibile e generosa. Vincendo la mia innata timidezza, assieme all’ingegner Serena e con suor Teresa, ci siamo presentati alla proprietaria in veste di frati mendicanti con la bisaccia da cerca sulle spalle a chiedere la carità per amor di Dio di un po’ di caffè per i nostri poveri. Questa signora con grande cordialità ci ha donato mezzo bancale di caffè gratis e ci ha promesso di “venderci” in futuro del caffè ad un prezzo di favore.

La settimana scorsa, una piccola delegazione della parrocchia del villaggio laguna di Campalto è venuta all’ipermercato per conoscere questa iniziativa e in questa occasione ha offerto, seduta stante, un giovane pensionato per fare il volontario autista di uno dei nostri sei furgoni.

Ieri il titolare di una rivendita di automobili, avendo saputo che ci trovavamo in difficoltà ad andare a Verona a ritirare un carico di generi alimentari, ha chiuso l’autosalone e ci ha fatto il dono di andare lui di persona a ritirare la merce, con semplicità e generosità.

Non ho fortunatamente ancora finito, però voglio che sappiate che, entrando nel nostro emporio mille “clienti” alla settimana, abbiamo bisogno di una infinità di “fioretti” per consolarci delle nostre preoccupazioni che spesso ci assalgono, perché possiamo tenere l’ipermercato aperto solamente nella speranza che qualcuno, meglio ancora se molti, ci diano una mano.

Una rete solidale

Aumentano le imprese e i negozi che sostengono l’impresa del nuovo Centro di solidarietà. L’obiettivo è che crescano ancora per far correre un progetto che richiede tante gambe.

Bisogna essere un po’ pazzi, oppure un po’ santi, per imbarcarsi come ha fatto l’associazione “Il Prossimo”, figlia adottiva della Fondazione Carpinetum dei Centri don Vecchi, in un’impresa impossibile qual è quella dell'”Ipermercato dei poveri”. Eppure, dopo quasi tre mesi dall’inaugurazione dell’Ipermercato, pare che tutto sommato il risultato sia positivo: sia come volontari per la gestione, sia come capacità di raccogliere tutto quel ben di Dio necessario per rispondere alle richieste e soprattutto, ma questa era abbastanza facile da immaginarsi, per il numero di clienti.

Scrivo a Ferragosto, con alle costole “Lucifero” col tridente sempre minaccioso di cacciarci tra le fiamme dell’inferno. Nonostante ciò, c’è una numerosa clientela, e pure un numero di volontari che rinunciano alle vacanze indossando la casacca gialla con lo stemma del “Prossimo” per servire il pubblico con la gioia che è normale provare quando si lavora per chi ha bisogno. La teologia e la biblica affermano che oggi Cristo è presente nella veste dei poveri, e continua a dirci che “servire chi è in difficoltà offre l’ebbrezza del regnare”.

In alcuni altri precedenti interventi ho tentato di mostrarvi i bei volti dei benefattori, siano essi singoli, che imprese, che sono i coprotagonisti del “miracolo”, perché di miracolo ben si tratta. Ora, vi confesso, non ho alcun’altra preoccupazione nello sfogliare l’album di quella brava e bella gente che sceglie di aiutare i poveri.

I mass media troppo spesso informano esageratamente sugli aspetti deludenti ed amari, mentre io sogno sempre di stampare un periodico di notizie pulite e positive, scegliendo di trascurare il ramo fradicio che cadendo fa un gran rumore, ma di indicarvi la foresta verde e fresca che sta crescendo.

Perciò vi presento ancora un elenco di aziende e persone che ogni giorno ci offrono le cose più disparate e impensabili per chi è in disagio economico. Ad esempio in una delle mie ultime visite all’ipermercato ho scoperto una montagna di palloni, giacche a vento, magliette offerte dalla società di calcio Venezia, ed una cassa di gadget e custodie di telefonini molto belle e costose.

Oggi però voglio soffermarmi un istante per informare i lettori sulle ditte che continuano quasi ogni settimana ad offrirci dolciumi e alimentari di ogni sorte. Ho deciso poi di continuare con queste rassegne sperando che un po’ alla volta esse diventino la Treccani della carità.

Comincio con le cose più dolci:

  • Pasticceria “Dolci e Delizie” negozi di via Pio X e di Bissuola.
  • Pasticceria “Dolciaria Mestrina”.
  • Pasticceria Ceccon di Carpenedo.
  • Negozio di Caberlotto piazza Ferretto cioccolate.
  • Forno d’Asolo fornisce bancali di torte, cioccolate, pizze, gelati e gastronomia.
  • Dal Bello di Padova fornisce frutta e verdura.
  • Produttori di Santa Maria di Sala ogni giovedì, frutta e verdura.
  • L’azienda agricola Durigon fornisce pesce.
  • Azienda Novella di Badia Polesine che fornisce conserve alimentari.
  • Polleria veneta di Giuseppe Pertigato che fornice polli e uova quasi ogni mese.
  • Salumificio di Oriago, insaccati.
  • Azienda Valgardena latticini, latte.
  • Findus surgelati di ogni qualità.
  • Azienda agricola Basso di Favaro carne e prodotti della sua terra.
  • Agro alimentare di Spinea olive, lupini, ecc..
  • Azienda agricola Casarin di Martellago, centinaia di uova di gallina.
  • Venice Catering di Spinea torte, mozzarelle in carrozza, pane ecc..
  • Panificio Casarin di Mestre ottimi panini.

Potrei e dovrei continuare questa lunga lista di cara gente, ma purtroppo non sempre ho l’elenco completo. Però mi ripropongo di informare con più scrupolo dei tanti donatori, da un lato perché si conosca il miracolo dell’Ipermercato, e dall’altro perché chi non si trova in questo elenco si decida di iscriversi.

Un’impresa collettiva

Fin dall’apertura dell’ipermercato, per i concittadini che per qualsiasi motivo si sono venuti a trovare in disagio economico, abbiamo annunciato a chiare lettere che sogniamo che l’ipermercato sia lo strumento dell’intera città per aiutare i poveri. Dal punto di vista legale l’ipermercato del Centro Papa Francesco, è retto dall’associazione O.V.D ossia (associazione di beneficenza) “Il Prossimo”, associazione strettamente collegata alla Fondazione Carpinetum dei Centri don Vecchi, però in realtà esso vuole rappresentare il buon cuore e la solidarietà delle parrocchie, dei cattolici e di tutti i cittadini di Mestre.

L’ipermercato vuole essere una soluzione innovativa ed in linea con i tempi, di come la nostra città si può far carico dei cittadini in particolare disagio economico.

Abbiamo già scritto precedentemente di come diverse catene di supermercati, a partire dalla Cadoro con i suoi sette ipermercati, aiutino con i generi alimentari in scadenza e non mancheremo in seguito di segnalarne altri che quotidianamente ci forniscono con grande generosità, una enormità di alimenti per rifornire l’ipermercato frequentato ogni giorno da centinaia di richiedenti.

In questo articolo vorrei soffermarmi e fare qualche cenno su come ogni cittadino può partecipare da protagonista a questa grande impresa caritativa. Ecco come si può collaborare con l’ipermercato dei poveri, dicendovi anche a chiare lettere che senza la collaborazione di tutti ben difficilmente questa impresa benefica può continuare, ma io spero che con il vostro aiuto essa possa essere ancora più efficiente: eccovi le soluzioni che vi propongo.

  1. Offrirsi come volontari mettendosi in contatto col signor Edoardo Rivola (presidente) per concordare i giorni e le ore in cui potete mettervi a disposizione. Tel 3358243096
  2. Segnalarci imprese, negozi e aziende che possono metterci a disposizione i loro prodotti. Questo è possibile se voi conoscete ed intervenite personalmente presso i relativi proprietari. Vi sono ancora a Mestre molti ipermercati che potrebbero aiutarci.
  3. Fare un’offerta mensile per acquistare generi alimentari.
  4. Acquistare presso l’ipermercato “Buoni acquisto da 5 euro” e distribuirli ai poveri che vi chiedono aiuto.
  5. Visitare l’ipermercato della solidarietà e invitare amici e conoscenti a farlo, in modo che l’opera sia conosciuta da tutti.
  6. Insistere presso il proprio parroco che si colleghi e collabori con queste realtà.
  7. Informare più persone possibili di questa realtà e invitarli a dare una mano.
  8. Dire una preghiera perché le cose vadano sempre meglio.

Io sono profondamente convinto che sia ancora possibile “fare miracoli”. Tentiamo quindi di rifare il miracolo della “moltiplicazione dei pani” come ha fatto Gesù.

Il campo dei miracoli

“Il campo dei miracoli” nel quale il povero Pinocchio s’era illuso di trovare una risposta a tutti i suoi problemi, risultò purtroppo un imbroglio della volpe ed una grande delusione per lui. Io invece, per fortuna, sto scoprendo nella mia vecchiaia un campo nel quale avvengono ancora veramente dei veri e splendidi miracoli, motivo per cui prima di morire sento il dovere e il bisogno di rivelarlo ai miei concittadini per lasciar loro in eredità questa bella opportunità! Sono quindi a dire ai miei concittadini che nel luogo dove si trova la solidarietà, anche oggi si possono scoprire dei miracoli autentici. Nel dirvi queste cose, cari lettori, mi sento un po’ in colpa perché il mio e vostro Maestro, Gesù figlio di Dio, già da duemila anni ci sta ripetendo che “chi fa il bene riceverà il centuplo su questa terra e la vita eterna in Cielo”.

Il signor Edoardo Rivola presidente dell’associazione “Il Prossimo” e i suoi duecento volontari, che gestiscono l’ipermercato della carità cristiana, ogni giorno incontrano centinaia di persone in difficoltà economica, le quali si presentano all’ipermercato della carità a chiedere aiuto; poiché la televisione, che mostra le folle delle spiagge, dei bar, delle discoteche, non ci segnala mai chi invece ha grosse difficoltà e cerca aiuto. Il reperire tutto quello che ogni giorno questa folla di persone ci chiede è veramente un grosso problema che preoccupa alquanto noi uomini, purtroppo, di poca fede!

Sento quindi il bisogno di farvi conoscere un elenco di persone ed enti che finora stanno facendo il “miracolo della moltiplicazione dei pani” in questo nostro tempo. In un articolo (di carattere confidenziale) vi ho parlato della catena dei supermercati Cadoro, che ha fatto l’apripista, ma ora voglio segnalarvi tanti altri ipermercati, aziende, negozi che concorrono, in maniera determinante, a realizzare questo “miracolo” ed ho pure intenzione di segnalarvi anche un’altra serie di ipermercati che potrebbero accodarsi a questa splendida compagnia e per chiedere a voi concittadini di aiutarci per ottenere una risposta positiva al nostro appello.

Eccovi una prima lista di benefattori quotidiani.

Supermercati Ali
a) Supermercato di via Sforza Francesco, 10 – Mestre
b) Supermercato di via Altinia – Favaro Veneto
c) Supermercato di via Piave, 172 – Mestre
d) Supermercato di via Triestina, 50 – Favaro Veneto
e) Supermercato di Piazzale Candiani, 16 – Mestre

Supermercati Pam
a) Supermercato di Corso del Popolo, 209 – Mestre
b) Supermercato di piazzale 27 ottobre, 20 – Mestre

Supermercati Coop
a) Supermercato di piazzale Roma – Venezia
b) Supermercato di via Sicilia – Salzano
c) Supermercato di via della Costituzione – Spinea

Supermercati Conad
a) Supermercato di via don Federico Tosatto, 22 – Mestre
b) Supermercato Interspar di via Paccagnella, 18 – Mestre

Tutti questi Ipermercati ogni giorno ci offrono i generi alimentari in scadenza, che la nostra “flotta” di furgoni bianchi con le scritte rosse “servizio dei poveri” vanno a ritirare. Sento il dovere di additare alla pubblica attenzione della città e di ringraziare sentitamente a nome del “Il Prossimo” e di chi beneficia di queste elargizioni: le proprietà, i direttori di ogni singolo ipermercato e gli addetti a questo servizio, e di augurar loro “che il Signore li rimeriti del bene che ognuno sta facendo, nel suo compito specifico”, per rendere possibile questa opera di bene.

La provvidenza

Sentiamo il bisogno e il dovere di informare i concittadini di uno dei tanti splendidi gesti di solidarietà che permettono al nostro ipermercato della carità di rispondere ai bisogni di numerosissimi concittadini che ci chiedono aiuto.

Un nostro amico, l’ingegnere Giordano Serena, conoscendo la titolare della fabbrica della “Pasta Zara”, ha perorato la nostra causa. Dopo un breve scambio di informazioni la segretaria amministrativa di questa industria, signora Lara Tiberio, una volta accertata la natura di ente di beneficenza della nostra associazione “Il Prossimo”, ci ha fornito un quintale e mezzo del prodotto rinomato della sua azienda ad un prezzo favorevole. Abbiamo ritirato la pasta e già stiamo distribuendola a tutti coloro che ne hanno bisogno.

L’ipermercato dei poveri ha bisogno di tutti. Perciò invitiamo tutti coloro che hanno conoscenze e rapporti con produttori di aziende alimentari a perorare la nostra causa.

Ad esempio si sta ultimando la costruzione a Mestre di un grandioso ipermercato della catena Lando. Saremmo grandemente grati se qualcuno, che ha rapporti con questa società, ci aiutasse ad ottenere, una volta aperto questo ipermercato, i generi alimentari in scadenza. Sappiamo che questa struttura vende a prezzi scontati questi prodotti quando sono vicini alla scadenza, e questo è certamente lodevole, ma noi però siamo nella possibilità, mediante le parrocchie e le associazioni benefiche, di conoscere i concittadini che si trovano veramente in estremo bisogno e quindi hanno difficoltà di disporre di denaro per acquistare pure questi prodotti a prezzo agevolato. Chi fosse in grado di aiutarci è pregato di contattarmi.

I benefattori dell’Ipermercato

Un tempo si usava dedicare un monumento a chi contribuiva in maniera significativa al bene della comunità. Ora si è molto più spicci, al massimo si usa mandare una lettera di ringraziamento! Comunque, oggi come ieri, penso che sia doveroso ringraziare chi condivide le nostre scelte ideali, chi dà testimonianza che in questa nostra società non ci sono solamente egoisti, ma pure persone generose, ed aziende particolarmente disponibili ad aiutare. Infine credo sia giusto prestare “voce” a chi riceve un dono e che non sempre ha la possibilità di ringraziare personalmente chi lo ha aiutato, e quindi si trovi il modo di trasmettere questo ringraziamento anche mediante un articolo di giornale o il post in un blog.

Partendo da questi presupposti, ho sentito il dovere di portare a conoscenza dei concittadini il nome degli ipermercati che ogni giorno destinano i generi in scadenza alle persone che si trovano in grave disagio economico. è vero che certi ipermercati vendono a prezzi scontati questi generi alimentari in scadenza recuperando così, almeno in parte, il relativo costo economico degli alimenti che non riescono a vendere; però vi sono pure, fortunatamente, molti altri ipermercati con maggior sensibilità sociale che rinunciano a questo piccolo provento per aiutare i poveri.

C’è poi il fatto che solamente la nostra organizzazione, con il supporto delle parrocchie, della Caritas, della San Vincenzo, riesce a captare i più poveri, ossia quelli che hanno più bisogno; mentre gli ipermercati che vendono a prezzi scontati i generi in scadenza riescono ad aiutare solamente gli acquirenti più intelligenti e furbi ma che raramente sono fra i più bisognosi.

Ho fatto questa lunga premessa perché ci si renda conto del fatto che sentiamo il dovere di segnalare alla cittadinanza le organizzazioni commerciali più sensibili al disagio economico, in maniera tale che i cittadini abbiano modo di ringraziarle, ammirarle ed anche di preferirle scegliendole per i loro acquisti.

In questo intervento vorrei per prima cosa scegliere la catena dei supermercati Cadoro, fondata dal compianto concittadino Cesare Bovolato, ed ora amministrata dai figli e dal direttore avvocato Moro. Azienda che è stata l’apripista di questa splendida solidarietà, alla quale si sono accodati col tempo molti altri supermercati, che segnaleremo uno ad uno in questo blog e su “L’Incontro” perché ci pare doveroso che la cittadinanza venga a conoscenza di questo aspetto veramente nobile della nostra società e che ognuno, a suo modo, si unisca a questa meritevole impresa di solidarietà.

Eccovi le sette strutture Cadoro esistenti a Mestre e nell’hinterland che ogni giorno ci forniscono con grande generosità generi alimentari di ogni specie, più o meno vicini alla scadenza fissata dalla legge, ma che in pratica sono quasi tutti commestibili anche oltre tale data:

  1. Cadoro di via Ca’ Rossa, 10 – Mestre;
  2. Cadoro di via Miranese, 256 – Mestre;
  3. Cadoro di viale San Marco, 152 Mestre;
  4. Cadoro di via Torino, 102 – Mestre;
  5. Cadoro di via Tito Ettore – Zelarino;
  6. Cadoro di via Macchiavelli – Mogliano Veneto;
  7. Cadoro di via Zermanese, 8 – Mogliano Veneto.

Qualcuno può anche pensare che vi sia uno o pochi altri artefici che hanno realizzato l’autentico e meraviglioso “miracolo” dell’”Ipermercato dei poveri”, mentre esso in realtà è opera di un gran numero di aziende, grandi o piccole, di singoli cittadini che stanno dando vita a questa nobilissima impresa.

Il grazie dei poveri giunga ai proprietari, ai responsabili e agli operatori della catena dei supermercati Cadoro; il grazie che è la ricompensa più gratificante. Però ad essa aggiungo la bella notizia, che il nome di coloro che fanno del bene è scritto nei Cieli, e che essi “riceveranno il centuplo e la vita eterna!”.

Resoconto dolceamaro

L’iniziativa di cui voglio parlare agli amici de L’incontro è nata da uno dei tanti atti di generosità di cui, per grazia di Dio, mi capita di frequente di venire a conoscenza e in cui vengo coinvolto. Una persona mi ha portato una busta contenente del denaro perché l’aiutassi a fare un’opera di bene. Tornato a casa ho aperto la busta e con mia grande meraviglia ho scoperto che consisteva in cinquemila euro. Lo ripeto, ricevo spesso offerte, però di così consistenti non mi capita ogni giorno! Nato nell’epoca della lira, per avvertire fino in fondo la consistenza di questo dono m’è venuto d’istinto di tradurre i 5000 euro nelle vecchie lire e ne sono risultate quasi dieci milioni; una somma quindi assai consistente!

Ho pensato quindi di tradurre i cinquemila euro in “buoni acquisto” da 5 euro l’uno da spendere presso i nostri magazzini della carità. Ho fatto questo perché beneficiassero veramente i più poveri, perché spesso vi sono pure i “furbetti” che approfittano e che vengono a chiedere aiuto anche se non ne hanno veramente bisogno, mentre i più bisognosi spesso non riescono neppure a trovare il luogo e le persone che desiderano aiutarli. Dopo averci pensato, m’è parso di procedere in questo modo, facendomi aiutare dal signor Alessandro Minello, persona quanto mai precisa, nel dar corso in maniera scrupolosa ad una richiesta di collaborazione fatta da parte di questo vecchio prete che s’è ridotto a far spesso confusione! Eccovi il progetto:

  1. Ho scritto a dieci parroci del centro di Mestre che gratuitamente ero in grado di offrire cinquecento euro a ciascuno per i poveri dalla loro parrocchia.
  2. Offrivo questa somma, però non in denaro contante, ma in relativi “buoni acquisto” da spendere presso il “Centro di Solidarietà Cristiana Papa Francesco”.
  3. Ho chiesto che ogni parroco mi fornisse il nome di una persona che nella sua parrocchia conosceva bene i poveri.
  4. Il mio “aiutante di campo” ha convocato queste persone, una ad una, consegnando a ciascuno 100 buoni acquisto di 5 euro ciascuno da spendere nel tempo di un paio di mesi, e chiedendo che mandassero direttamente i poveri a fare l’acquisto di generi alimentari, frutta e verdura, indumenti e mobili, e dicendo pure che dessero ad ognuno dei beneficiari il numero di suddetti buoni in relazione al loro bisogno, informandoli pure che con un paio di buoni avrebbero ottenuto generi alimentari più che sufficienti per una quindicina di giorni.
  5. Il 30 di giugno è scaduto il tempo per la validità di questa operazione benefica costata cinquemila euro.

Eccovi il risultato: una sola parrocchia ha speso tutti i buoni, quattro parrocchie ne hanno spesi tre quarti ed una parrocchia solamente 13. Risultato finale: su 1000 buoni acquisto ne sono stati impegnati solamente 661, quindi quasi 350 buoni non sono stati spesi

Conclusione: o molti poveri non sono tali o sono sprovveduti, oppure molte parrocchie non sono attrezzate o non conoscono i parrocchiani in difficoltà o peggio ancora non curano sufficientemente questo settore della vita parrocchiale.

Il risultato però non mi ha scoraggiato, infatti con il 7 giugno abbiamo ripetuto l’operazione con altre 10 parrocchie, mettendo a disposizione altri cinquemila euro. Colgo l’occasione per informare che sia parrocchie che singoli cittadini che desiderano essere certi che la loro solidarietà aiuti realmente il prossimo in difficoltà possono acquistare quanti buoni desiderano per aiutare i poveri.

A tutt’oggi però solamente una signora ne ha acquistati 20.

Una buona partenza

Sabato 5 giugno s’è finalmente inaugurato l’ipermercato della carità alla presenza del sindaco Brugnaro e di una folla di un migliaio di persone che hanno partecipato a questo evento di grandissima valenza sociale e soprattutto religiosa.

L’ipermercato rappresenta in Italia una soluzione assolutamente innovativa a livello solidale. Qui ogni cittadino che si trova in disagio economico può scegliersi quello di cui ha necessità a differenza di come avviene in tanti empori esistenti, nei quali i beneficiari non possono ottenere se non dei pacchi preconfezionati che talvolta non contengono tutto quello di cui i cittadini in difficoltà hanno bisogno.

All’ipermercato del “Centro di Solidarietà cristiana Papa Francesco”, sono presenti questi cinque “negozi”: generi alimentari, frutta e verdura, mobili, arredamento per la casa, indumenti. Tutto il materiale presente è offerto gratuitamente perché ai più poveri ogni due mesi vengono dati dalle parrocchie dei buoni acquisto di euro 5, mentre agli altri concittadini che si trovano pure in difficoltà tutto viene offerto gratuitamente chiedendo solamente a questi ultimi una modestissima offerta per sopperire alle spese di gestione di questa enorme struttura benefica.

È allo studio un documento, ossia una tessera di autocertificazione di ordine economico per evitare che qualche “furbetto”, che potrebbe farcela anche senza questa opera di beneficenza, ne approfitti a scapito di chi veramente ha bisogno.

Avevamo una qualche preoccupazione perché la struttura è un po’ decentrata, anche se è raggiungibile dagli autobus dell’Actv. Però alla distanza di un paio di settimane abbiamo felicemente avuto un riscontro assai positivo, tanto che ogni giorno i vari magazzini di questa enorme struttura di 3.500 metri quadrati sono affollati.

Col passar del tempo verranno affrontate e risolte le difficoltà che ogni struttura presenta all’inizio della sua attività. Va ricordato che il nostro centro di solidarietà consiste nella prima esperienza di questo tipo realizzata in Italia, tanto che dalla Sardegna al Piemonte abbiamo già ricevuto richieste di visite da parte di Enti già impegnati nel campo della solidarietà che vogliono rendersi conto di persona di come funziona il nostro Ipermercato.

Per ora invitiamo tutti i nostri concittadini, in difficoltà o in condizioni economiche confortevoli, a visitare il centro per avere o per offrire aiuto.

AAA volontari cercasi

Il trasferimento dei magazzini della carità dal Centro don Vecchi alla nuova struttura degli Arzeroni, che è molto più grande, ha palesato che c’è bisogno di più volontari

Fin dal primo sogno dell’ipermercato della solidarietà, abbiamo deciso di tentare ogni mezzo perché, in quello che poi si sarebbe manifestato come un vero “miracolo” di carattere solidale, venissero coinvolti tutti gli abitanti della nostra città; credenti o non credenti, giovani o anziani, ossia tutte le persone che possono aiutare in qualche modo perché questa splendida impresa abbia successo e faccia di Mestre l’esempio di una città veramente solidale. Già ho scritto che sogno che nei cartelli stradali che indicano le vie d’accesso alla nostra città, sia scritto “Mestre, Città della solidarietà”.

Per dar l’esempio, anch’io vecchio prete, ultranovantenne, mi sono messo a disposizione per informare frequentemente i miei concittadini sulle problematiche che insorgono nel nostro “ipermercato”, perché esso rappresenti una soluzione quanto mai esemplare e divenga un punto di riferimento utile anche per tutte le altre città del nostro Paese. Per questo motivo mi sono offerto di interessare l’opinione pubblica, il più frequentemente possibile, segnalando successi e insuccessi, tentativi più o meno urgenti del nostro ipermercato; perché questa iniziativa di carattere solidale esprima e realizzi al massimo la sua potenzialità.

Ho già in programma di riferire prossimamente su alcune notizie positive, però credo più urgente dedicare questo intervento ad un argomento che ci preoccupa alquanto.

Il trasferimento dal Centro don Vecchi alla nuova struttura degli Arzeroni dei magazzini della carità, ha subito messo in evidenza che abbiamo bisogno di più volontari, perché la struttura è molto più grande e complicata e soprattutto perché siamo alla vigilia del grande esodo per le ferie estive.

La direzione dell’ipermercato della carità sta già distribuendo un volantino col quale si invitano i concittadini ad offrire un po’ del loro tempo per collaborare alla gestione di questa nuova struttura della carità. Premetto subito che non c’è bisogno di alcuna qualifica particolare per svolgere questo servizio e che si accettano volontari dai 15 anni in su, maschi o femmine, che accettino di offrire parte del loro tempo a favore dei poveri che ci chiedono aiuto.

Facciamo quindi un caldo e accorato appello, soprattutto alle persone con le quali penso condividiamo il monito del Vangelo “Ama il tuo prossimo come te stesso”: quindi ai cristiani praticanti, scout, catecumenali, azione cattolica, S. Vincenzo, Caritas, ma pure a tutte le persone di buona volontà.

Nel volantino che distribuiremo, ognuno potrà mettersi direttamente a contatto con l’associazione “Il Prossimo”, per concordare tempi e modalità di servizio. Facciamo quindi nostro l’appello di don Zeno Saltini, il fondatore di Nomadelfia, il quale cercò volontari per la sua opera con queste parole: “Angeli dalle trombe d’argento suonate l’accolta di tutti gli uomini e donne di buona volontà, voi conoscete i loro nomi, dove abitano e il numero dei loro cellulari, chiamateli perché ci aiutiamo reciprocamente a costruire un mondo nuovo in cui ogni cittadino fragile o in difficoltà possa trovare aiuto”. Invito quindi questi angeli perché riprendano le loro trombe d’argento affinché nell’ipermercato aderisca un numero abbonante di volontari! Ringrazio ed attendo un gran numero di risposte.

N.B.: Potrete contattare il presidente dell’associazione il Prossimo, Edoardo Rivola, alla mail edoardo.rivola@gmail.com

La forza di un sogno

Tutto nasce dall’idea di creare un luogo dove chi è in condizione di disagio possa trovare aiuto: ora siamo tutti chiamati a essere protagonisti di questa avventura.

Sono ben felice che la redazione de “L’incontro“, il settimanale della Fondazione Carpinetum dei Centri don Vecchi, periodico a cui ho dato vita all’inizio del 2005 appena andato in pensione, mi abbia chiesto un intervento in occasione dell’inaugurazione del “Centro Papa Francesco“. Ho sempre ritenuto giusto, anzi doveroso, offrire un contributo di idee in occasione di eventi che riguardano la mia Città e la mia Chiesa. Ho sempre espresso il mio pensiero, anche quando ero consapevole che mi trovavo in minoranza; “partecipare” oltre che un diritto è un dovere per chi ha a cuore il domani e le sorti che riguardano sia la Comunità civile che quella religiosa.

Questa opportunità che mi è stata offerta mi permette di felicitarmi nella maniera più convinta con chi ha realizzato questa struttura straordinaria ed innovativa nel campo della solidarietà. Credo che la nostra Città e la nostra Chiesa debbano rendere onore e pure riconoscenza nei riguardi della Fondazione per i Centri Don Vecchi, ma soprattutto al suo attuale consiglio d’amministrazione, che ha avuto il coraggio e l’intuizione di dar vita ad una meravigliosa struttura di cui credo non si trovi una uguale nel nostro Paese a livello di carità cristiana.

Questo intervento mi dà modo di fare una precisazione che finalmente posso confessare ai miei concittadini; perché spesso, a proposito di questa iniziativa, mi si danno dei meriti che non sono veri. Io in questa bella vicenda non ho collaborato se non donando una piccola parte del grande sogno di dar vita ad un “Centro della solidarietà”, sogno che il Patriarca Cé aveva condiviso ed incoraggiato, ossia di un polo nel quale i concittadini in disagio potessero trovare aiuto, quali che fossero i motivi delle loro difficoltà.

Quindi i meriti e la riconoscenza vanno a don Gianni Antoniazzi, presidente della Fondazione, ad Andrea Groppo, vicepresidente, che è il vero realizzatore del progetto ed a Edoardo Rivola, che è il presidente de “Il Prossimo“, associazione che ne curerà la gestione, per non parlare dei 250 volontari che stanno dando tempo ed energie per la sua vita.
Questa precisazione mi dà modo di liberarmi dalla sensazione di sentirmi molto di frequente un “ladro” dei meriti altrui.

Voglio pure precisare che avendo spesso parlato dell'”ipermercato della solidarietà”, ho temuto che si potesse confonderlo con le analoghe strutture di natura commerciale. Preciso che nel nostro “ipermercato” ai più poveri viene donato tutto gratuitamente, ma pure a chi non abbia gravissimo bisogno di aiuto, tutto viene offerto in maniera gratuita, perché si richiede solamente una modestissima offerta per i costi di gestione. Spero quindi che questa precisazione metta in pace e tranquillizzi la “concorrenza commerciale”!

Essendo pure stato coinvolto molto spesso nella necessità di mettermi addosso “la bisaccia dei frati da questua” per cercare benefattori, debbo dichiarare di aver trovato una risposta estremamente generosa da parte del “Banco Alimentare di Verona”, dai “mercati generali frutta e verdura di Padova”, da 25 supermercati cittadini e dell’hinterland per la cessione dei generi alimentari in scadenza e da un considerevole numero di aziende del settore che quasi ogni giorno ci offrono “eccedenze” di ogni genere che i nostri volontari vanno a raccogliere usando la nostra “flotta” di sette furgoni con la scritta rossa sul fondo bianco “Servizi per i poveri”, furgoni che da mane a sera girano a Mestre e in tutte le città del Veneto.

Da ultimo, fra tutte le belle cose che dovrei segnalare ai miei concittadini, circa questa splendida e meravigliosa avventura di carità, è quella di non sentire mai più menzionare “Il supermercato di don Gianni, di don Armando, della Fondazione dei Centri don Vecchi o dell’associazione “Il Prossimo”, ma invece vorrei sentire che “l’Ipermercato” sia ritenuto la bella e innovativa realtà solidale della Città e delle Comunità parrocchiali, iniziativa della quale ognuno si senta partecipe e coprotagonista offrendo ad esso la propria collaborazione.

Ultimissima confidenza di questo povero prete ultranovantenne: spesso mi sorprendo che sto rivolgendomi al Signore con le parole del vecchio Simeone, quando ha avuto la grazia di incontrare il Messia: “Ora puoi chiamarmi, Signore, perché ho già visto “Le meraviglie di Dio!” Però se mi facesse vedere anche altre cose di questo genere non mi dispiacerebbe affatto!

La forza di un’utopia

La forza di un’utopia

Molti pensano che l’utopia sia un progetto che è destinato sempre a non realizzarsi mai, mentre io sono convinto che sia invece la spinta propulsiva verso una nuova “frontiera”, quella di dare volto e consistenza seria e reale alla solidarietà. Mi piacerebbe tanto che nella segnaletica delle strade che conducono alla nostra città fosse scritto: “Mestre città della solidarietà”. In questa impresa vi sono stati alcuni momenti nei quali anche io ho pensato, come Raul Follerau, l’apostolo dei lebbrosi, che scrisse nel suo testamento: “Lascio in eredità alla nuova generazione i progetti che non sono riuscito a realizzare”. Fortunatamente le realtà nelle quali sono vissuto mi hanno offerto un “filo rosso”, ora tenue ed ora consistente, che ci ha condotti alla realizzazione del supermercato della solidarietà, un progetto che cinquant’anni fa sembrava un’impresa assolutamente impossibile! Penso che molti concittadini siano contenti di conoscere questo “filo rosso” che, nonostante moltissime difficoltà, fra un mese ci potrà indicare il volto dell’utopia che per l’intera mia vita mi ha fatto sognare ed impegnarmi. Per esigenza di spazio non posso che elencare, in maniera sommaria queste tappe, ma in futuro potrei anche descrivere in maniera dettagliata gli eventi che ci hanno condotto alla realizzazione dell’ipermercato della carità.

  1. 1958: Adattata una “baracca” presso la canonica di San Lorenzo per la raccolta e distribuzione di indumenti per i poveri.
  2. 1959: “Il caldo natale” degli scout con raccolta e distribuzione di carbone e legname per il riscaldamento invernale.
  3. 1960: costruzione di Ca’ Letizia con mensa da 120 coperti, cena e colazione al mattino, magazzino indumenti, docce e barbiere, vacanze per ragazzi ed anziani, pubblicazione della rivista “Il Prossimo” per sensibilizzare la città.
  4. 1972: apertura di queste piccole strutture per alloggiare anziani poveri: Piavento – Ca’ Dolores – Ca’ Elisabetta – Ca’ Teresa – Ca’ Elisa.
  5. 1975: apertura de “la Foresteria” e del Foyer S. Benedetto, strutture per alloggiare lavoratori di paesi fuori Mestre e parenti di ricoverati in ospedale.
  6. 1977: apertura di Villa Flangini per le vacanze degli anziani e della Malga dei Faggi per le vacanze dei ragazzi.
  7. 1980: Inizio della costruzione dei sette Centri don Vecchi: 510 alloggi per anziani poveri, per padri e madri separati, per lavoratori fuori città, per famiglie disagiate, per parenti di degenti nei nostri ospedali; alloggi offerti gratis pagando solo utenze e spese condominiali.
  8. La bottega solidale chiosco di distribuzione di alimenti per i poveri.
  9. 1995 inizio del “Polo solidale”, 1200 metri di superficie per la raccolta e la distribuzione per i poveri di indumenti, mobili, arredo per la casa, supporti per disabili, generi alimentari, frutta e verdura. Il tutto gratis, solo richiesta di una piccola offerta per le spese di gestione.
  10. 2020: realizzazione dell’Ipermercato della Solidarietà per ospitare le attività del “Polo solidale” che finora operava presso il Centro don Vecchi 2 di Carpenedo. Struttura che la Fondazione Carpinetum ha voluto opportunamente chiamare: “Centro di solidarietà cristiana Papa Francesco”.

Questa realtà gode della stima e della elargizione quotidiana o settimanale di 21 ipermercati delle catene commerciali: Cadoro, Alì, Coop, Pam, Lidl, Interspar e soprattutto del “Banco alimentare di Verona”, del mercato generale di frutta e verdura di Padova e infine di un numero rilevante di attività commerciali.

Questa struttura sarà aperta a tutti i bisognosi di aiuto, ognuno sceglie quello che gli serve dando una piccola offerta cosi che pure il povero abbia solo la sensazione di contribuire al bene dei più poveri.

Le vere fondamenta di queste realtà, sono di natura squisitamente religiosa e poggiano su questa “pietra d’angolo” del pensiero cristiano: “Ubi Caritas ibi Deus”. “Dove c’è la Carità là s’incontra il Signore” Padre di tutti.

L’utopia però è un sogno che non ha mai una data come conclusione ma è invece come l’orizzonte, che man mano che si avanza verso di esso, continua a spostarsi più avanti. Ora il nostro orizzonte è la “cittadella della solidarietà”, una realtà che comprenda un centro studi per analizzare e risolvere le nuove povertà. Un centro di collegamento tra vari gruppi cittadini impegnati nei settori specifici della solidarietà che continui a progettare e a migliorare le strutture solidali già esistenti.

Tutto questo è stato realizzato dalle comunità parrocchiali guidate dai sacerdoti che si sono succeduti nel tempo. Ora tengono il timone don Gianni Antoniazzi e i suoi diretti collaboratori.

Aggiungo infine che il Comune ci ha agevolato con un notevole contributo burocratico e contiamo inoltre di trovare anche una collaborazione con Caritas. La Regione invece, nonostante ripetute sollecitazioni, non ha contribuito neppure con un centesimo a queste realtà che di certo sono un fiore all’occhiello della nostra Città.

Inno alla solidarietà

La Fondazione Carpinetum si impegna quotidianamente per garantire un alloggio agli anziani in difficoltà e vorrebbe formare delle comunità solidali contando sul supporto dei residenti. Non passa giorno senza che io controlli e verifichi i progressi del cantiere dell’impresa edile Dema, che finalmente sta costruendo l’ipermercato della carità. Questa struttura, ubicata in località Arzeroni a Mestre, aiuterà in maniera moderna e adeguata i concittadini in ristrettezze economiche, offrendo loro generi alimentari. Purtroppo, a causa della pandemia, il numero di persone sulla soglia della povertà è aumentato in maniera esponenziale. Sarà altresì il segno tangibile di un modo più aggiornato e coerente di vivere il messaggio di Cristo. Il signor Edoardo Rivola, membro del consiglio di amministrazione dei Centri don Vecchi, ha proposto di chiamare la nuova realtà Santa Marta come la discepola di Gesù che non si è limitata a intrattenere il Signore con una bella conversazione, ma gli ha preparato la cena. Io sono perfettamente d’accordo con questa scelta che testimonia una fede vissuta con “i piedi per terra!”

Oggi però vorrei soffermarmi su un aspetto che credo riguardi sia tutti coloro che ambiscono a venire ad abitare in uno dei 500 alloggi dei Centri don Vecchi, sia l’opinione pubblica di Mestre. Mi preme innanzitutto fare una premessa per chiarire questo discorso: gli alloggi dei suddetti centri sono offerti gratis (sia ben chiaro una volta per tutte!) con la sola corresponsione delle utenze (i consumi effettivi di ciascun residente) e dei costi condominiali stabiliti in base alla metratura dell’alloggio. La Fondazione Carpinetum non si è mai sognata di aprire un’agenzia immobiliare che faccia concorrenza a quelle presenti in città. Il suo obiettivo è promuovere la solidarietà contando sul contributo di ogni residente in base alle sue capacità e alla sua disponibilità di tempo.

L’intento è scoraggiare il disimpegno e la tentazione di vivere sulle spalle degli altri. San Paolo, che è uno dei grandi maestri di vita cristiana, ha affermato con molta chiarezza e vigore “Chi non lavora, non mangi”, parole che io condivido fino all’ultima sillaba. Credo anche che l’impegno di dover badare ai nipoti non sia una giustificazione, perché è preciso dovere dei figli occuparsi della famiglia che hanno formato. È bene che facciano la loro strada, a meno che non ci siano situazioni di grave disagio. Devono imparare a essere autonomi senza continuare a vivere sulle spalle dei loro vecchi genitori che hanno già fatto la loro parte.

Qualcuno mi ha fatto notare che sono meno dell’8,9% i residenti del Centri don Vecchi, soprattutto 1 e 2, che offrono qualche forma di collaborazione. Se non potremo contare su questo prezioso supporto, i costi aumenteranno e non sarà più possibile offrire l’alloggio gratis come avviene oggi.

Nonostante io non abbia più alcun ruolo nella gestione dei centri, mi premurerò di suggerire al consiglio di amministrazione della Fondazione che, all’atto di presentazione della domanda, venga ribadita questa condizione. Se considerate il Don Vecchi casa vostra, perché non vi adoperate per mantenerlo “vivo”, attivo e curato? Non è possibile continuare a pensare che sarà qualcun altro a farsi carico dei tanti impegni quotidiani. Non possono essere sempre le stesse persone a rimboccarsi le maniche! Perché la vita dei nostri centri non vi riguarda?, mi chiedo amareggiato.

Riaprono i magazzini San Martino

Siamo lieti d’informare la cittadinanza che la Direzione dell’associazione “Vestire gli ignudi” ha deciso di riaprire i magazzini San Martino. Purtroppo, in seguito alla pandemia, la distribuzione di indumenti nuovi e usati è stata sospesa perché si temeva che la prosecuzione dell’attività potesse favorire la diffusione del virus. I cento volontari, che con grande disponibilità e spirito di sacrificio prestano la loro opera ogni giorno, erano disposti a continuare, ma la Direzione dei magazzini, per prudenza, ha ritenuto opportuno interrompere l’erogazione di questo servizio molto apprezzato dalla cittadinanza.

In questi sei lunghi mesi di chiusura la segreteria dei magazzini è stata subissata di telefonate che chiedevano di accelerare i tempi di riapertura. Finalmente lunedì 17 agosto, dalle 15:00 alle 18:00, in via dei 300 campi 6, a Carpenedo, presso il Centro don Vecchi, è ripresa la distribuzione degli indumenti naturalmente osservando tutte le prescrizioni dettate dall’autorità sanitaria.

Per tutto il periodo di sospensione, la raccolta degli abiti è continuata e alcuni negozi, che sono stati costretti a chiudere, hanno donato grandi quantità di vestiti nuovi, quindi sarà disponibile un’ampia gamma di articoli.

Come avveniva in passato, la distribuzione degli indumenti è gratuita e la modestissima offerta che viene chiesta va a coprire i soli costi di gestione, che sono piuttosto ingenti.

Colgo l’occasione per ringraziare tutti i volontari e per esortare i cittadini che dovessero trovarsi in difficoltà a cogliere questa provvidenziale occasione. Dopo la chiusura di quindici giorni per ferie, riaprirà i battenti anche il magazzino dei mobili e dell’arredo casa. Dal momento che forniscono beni di prima necessità, i magazzini dei generi alimentari e della frutta e verdura hanno continuato a essere operativi, nonostante le restrizioni e i rischi, anche durante la pandemia.

Proprio in virtù della continuità che è stata garantita finora, ci permettiamo di rivolgere un accorato appello a tutti i negozi e supermercati cittadini affinché continuino a mettere a disposizione dei poveri le eccedenze o la merce in scadenza. Nel contempo, esortiamo i cittadini di buona volontà a offrirsi come volontari. Per qualsiasi informazione potete contattarmi direttamente.

Finanziamento dell’ipermercato

Sono veramente numerose le società, le parrocchie, i Comuni ed enti vari che si sono dimostrati interessati alla dottrina dei Centri don Vecchi, perché ai più queste realtà appaiono evidentemente una soluzione ottimale per gli anziani meno abbienti e soprattutto soli in città nelle quali i cittadini vivono pigiati quanto mai ma che di fondo rimangono assolutamente soli. Avere un alloggio, che sia a portata di tutte le tasche, in un ambiente signorile e tutto sommato che offra la sensazione di non essere isolati e soli, ma avendo accanto a sè dei coetanei che sono nella stessa situazione e soprattutto, essendo garantita una assistenza, seppur leggera, ma pronta a dare soccorso immediato alle varie urgenze, rappresenta una cosa di non poco conto.

Tutti capiscono quanto grandi sono i vantaggi e gli enti che si interessano alle situazioni esistenziali delle nostre città non possono non essere curiosi, o meglio ancora interessati a queste soluzioni di carattere sociale. Ogni volta però che ho avuto modo di rispondere a questo interesse, come battuta finale m’è sempre giunta la domanda a come s’è risolto il problema del finanziamento. Le imprese capiscono subito che non è affar loro perché è evidentemente esclusa ogni forma di reddito. I Comuni si mostrano interessati ma, come avviene sempre, l’ente pubblico è lento, e inceppato da molti vincoli della burocrazia. Le parrocchie si dimostrano di primo acchito più disponibili, ma poi quando sentono le mille difficoltà e i mille rischi nell’intraprendere questa avventura, la stragrande maggioranza rimanda, e tenta di dimenticare. è sempre più facile e più comodo aspettare e sperare in un “miracolo” che non è facile incontrare.

In un recente opuscolo, scritto ancora una volta per informare la comunità sulla progettazione e sull’iter di questa avventura, ho sempre riservato qualche riga per informare su come si è risolto il finanziamento di ognuna delle sette strutture delle quali disponiamo a tutt’oggi. Non mi pare che gli interlocutori ogni volta si dimostrassero convinti delle soluzioni che ho escogitato per risolvere il problema finanziario, che in realtà non è proprio cosa da poco conto.

Dato che la Fondazione dei Centri don Vecchi s’è una volta ancora impegnata in un’altra avventura che fa parte del mondo della solidarietà, tenterò di illustrare come stiamo tentando di risolvere il problema del relativo finanziamento. Per l’acquisto dell’area abbiamo scelto di acquistare un terreno a destinazione agricola perché infinitamente meno costoso di quello edificabile. Poi abbiamo chiesto al Comune un cambio d’uso forti della destinazione sociale del nuovo edificio. Un giovane geometra membro del Consiglio di amministrazione, esperto in quel che riguarda l’edilizia ha scelto, ha trattato con un’impresa seria che si accontentava di un guadagno onesto. Abbiamo messo via qualche risparmio fatto con una gestione oculata e leggera delle nostre strutture. Ancora una volta, ho messo nel mercato le “azioni” di questa struttura, ed ancora una volta i concittadini hanno cominciato sapientemente ad acquistarle essendo garantito che valgono anche per la salvezza eterna! Ho deciso che tutti i proventi che ottengo nella mia chiesa, “la favolosa cattedrale tra i cipressi”, saranno destinati a questo scopo, sperando che la parrocchia di Carpenedo faccia altrettanto. Infine ho passato alla divina Provvidenza il preventivo di due milioni e mezzo, che costerà l’ipermercato della carità. Non conosco ancora a che persona la Provvidenza abbia affidato il compito di saldare il debito, ma questo non è affar mio, ma quello della Provvidenza. Sono sicuro però che comunque sono in una botte di ferro!