Il campo dei miracoli

Sono convinto che se raccontassi ai miei concittadini come ogni settimana all’ipermercato per i poveri “Papa Francesco” riusciamo a rispondere positivamente a più di mille persone in difficoltà che ci chiedono aiuto, molti potrebbero giustamente pensare che la mia risposta si rifaccia all’episodio della furbata con la quale il gatto e la volpe ingannarono lo sprovveduto Pinocchio.

Per non incorrere in questo pericolo vi riproduco due lettere, una mia ed una del responsabile dell’azienda “Serenissima Ristorazione”, impresa che ogni giorno prepara il pranzo a ventimila clienti, che documentano che esiste veramente il “campo dei miracoli”.

Questo miracolo si avvera ogni giorno al nostro supermercato dei poveri, da un lato perché pian piano la nostra città ha maturato un vero sentimento di solidarietà e dall’altro perché la Divina Provvidenza ci fa incontrare di frequente dei benefattori particolarmente generosi che con gesti di grande carità ci aiutano a compiere ogni giorno dei “veri miracoli”!

Devo aggiungere un altro particolare: moltissimi generi alimentari ci sono donati dai supermercati della città: generi non più vendibili perché troppo vicini alla scadenza. Però essi non bastano, e perciò siamo costretti a comprarne con le modeste offerte che ricaviamo dai tanti benefattori. Il guaio è che per risolvere il problema di offrire latte, zucchero, pasta, riso, olio, caffè, farina ed altri prodotti di prima necessità; siamo costretti a comprarli nei supermercati al costo corrente. Quindi non c’è rimasto altra soluzione che di poterli trovare “alla fonte” senza la cresta della commercializzazione, per pagarli meno e per accontentare quindi più persone in difficoltà.

Mi pare opportuno informare la città sull’ultimo esito positivo, sperando che ci sia chi è in grado di aiutarci in questa ricerca e voglia darci una mano. Ecco i due documenti che hanno realizzato questo miracolo:

  1. La mia lettera alla direzione della azienda “Serenissima Ristorazione”.
  2. La risposta di questa azienda che in passato ci ha aiutato a realizzare: “la cena ad un euro per i poveri”.

Questa relazione confidenziale la faccio sperando di poter contare sull’aiuto diretto di tutti o sull’aiuto per poter trovare soluzioni vantaggiose per aiutare più e meglio concittadini in difficoltà. Ecco quindi la lettera che ho inviato personalmente al vicepresidente della Serenissima Ristorazione Tommaso Putin.

“Ill.mo signor Tommaso
Io le sarò sempre riconoscente per tutti i favori che ci ha fatto e continua a fare, favorendo la nostra scelta di aiutare i poveri.
Sono assolutamente certo che il Signore la ricompenserà della sua generosità e questo vale certamente più della mia riconoscenza!
Non tutti purtroppo la pensano come lei e come me, per questo sono costretto a bussare una volta ancora alla sua disponibilità, sperando che lei ci possa fornire questo ulteriore aiuto.
Come lei sa siamo riusciti ad aprire una specie di supermercato per i più bisognosi, un centro di carità ora frequentatissimo da i concittadini più fragili.
Pur trovando molta gente che ci dà una mano, come lei, in questo momento abbiamo però una grande difficoltà a reperire generi di prima necessità come latte olio zucchero.
Chiedo a lei se ci potesse aiutare a trovare una fonte di approvvigionamento di questi alimenti; naturalmente pagandoli, ma pagandoli come se fossero forniti ad esempio ad un supermercato o ad un’azienda come la vostra.
Se questo fosse possibile, lei ci farebbe un grandissimo favore ad indicarci come possiamo fare. Spero che possa come sempre darci una mano e metterci in contatto con la fonte diretta di approvvigionamento.
La ringrazio infinitamente e porgo a lei e ai suoi cari un affettuoso saluto e tanta riconoscenza.”

Don Armando Trevisiol

La risposta della Serenissima non ha tardato ad arrivare…

“Egregio Don Armando Trevisiol,
ho preso visione con particolare attenzione della Sua lettera del 27/07 e desidero anzitutto complimentarmi per la continuità che il vostro Istituto sta dando al Progetto di supermercato solidale che, ricordo bene, ha aperto ormai oltre un anno fa.
La mia Famiglia ed io siamo davvero lieti di poter rispondere al Suo invito a collaborare a questa iniziativa che, a mio modesto parere, riesce a cogliere l’essenza delle primarie necessità dei più bisognosi, restituendo loro quella dignità che spesso, purtroppo, rischia di essere alienata anche a causa di contesti sociali sempre più difficili. Le confermo pertanto che attraverso una delle Società facenti parte del Gruppo Serenissima Ristorazione, che comprende anche una piattaforma di distribuzione derrate, la RossiCater ng, potremo fornire al vostro Progetto prodotti alimentari al nostro costo d’acquisto, senza ulteriori aggravi economici.
Potrà concordare direttamente con i miei collaboratori le modalità di approvvigionamento più adeguate alle vostre necessità. Desidero infine ringraziarLa per le belle parole contenute nella Sua lettera ma anche per la fiducia che da molti anni ripone in Serenissima Ristorazione quale gestore dei servizi di ristorazione dedicati al vostro Istituto Don Vecchi.
Nell’augurarle che il vostro supermercato solidale abbia a operare per lungo tempo, contribuendo a sollevare dalle proprie difficoltà quanti ne hanno più necessità, Le invio i miei più cordiali saluti. Con viva stima, Tommaso Putin”.

Buoni per i fragili

Carissimi, più volte ho scritto di non aver alcun ruolo di responsabilità, sia per quanto riguarda la vita dei sette Centri don Vecchi che del nuovo Centro di Solidarietà Cristiana Papa Francesco aperto il sei giugno scorso. Però non posso e non riesco a non seguire ancora con attenzione e preoccupazione le attività alle quali la Comunità cristiana di Mestre ha dato vita in questi ultimi venti anni: cinquecentodieci alloggi per anziani in difficoltà ed ultimamente “l’ipermercato” Papa Francesco che ogni settimana aiuta ormai, oltre 3.500 concittadini che si trovano, per motivi più diversi, in disagio economico.

Per grazia di Dio mi pare che anche questa ultima iniziativa, posta in atto per distribuire generi alimentari, frutta e verdura, indumenti, mobili ed arredamento per la casa diventi ogni giorno più efficiente per raggiungere lo scopo per cui è nata: aiutare i poveri.

Però come pure scrissi già, ho l’impressione che mentre operai ed impiegati con basso reddito hanno giustamente capito ed approfittano di questa opportunità loro offerta, i più poveri invece, per limiti mentali o per acciacchi o per la loro vita isolata, o non conoscono ancora o non hanno neppure i pochi centesimi che necessariamente si chiedono per i costi di gestione.

Convinto come sempre che tutti, ma particolarmente i preti, hanno il dovere di fare la carità, e convinto pure che le parrocchie dovrebbero conoscere meglio di tutti i loro poveri, ho tentato, a livello personale, di offrire ogni mese a dieci parrocchie di Mestre, sempre diverse, un certo numero di “buoni acquisto” del valore di cinque euro perché li offrissero ai più bisognosi. Finora ho coperto il costo di questa operazione con i miei risparmi della pensione, con l’aiuto di qualche amico e con le elemosine della chiesa del cimitero, però ho constatato che i buoni che riesco a distribuire ogni mese sono troppo pochi.

Da qualche tempo stavo scervellandomi per provare una soluzione a questo problema, ora mi pare di averla trovata riflettendo sulle richieste di due parrocchie: quella di Tessera e quella del viale don Sturzo, che mi hanno richiesto anche loro di poter comprare un certo numero di questi “buoni acquisto” per aggiungerli a quelli che finora avevo donato io.

Questa soluzione mi pare veramente provvidenziale perché con pochi denari si può offrire un contributo serio e consistente ai poveri e perché essi, venendo a conoscenza di questa opportunità, possano avere quello che a loro serve.

Concludo invitando preti, concittadini, ed enti pubblici a mettere assieme le loro risorse per fare una carità, non pressoché simbolica, ma che invece riesca veramente a dare un aiuto reale a chi ha bisogno. Invito quindi tutti coloro che vogliono aderire a questo suggerimento a farsi avanti sperando poi che siano in molti, telefonando al mio cell. 3349741275 o a quello di suor Teresa 3382013238 per l’acquisto di suddetti buoni.

P.S.: abbiamo fatto stampare venticinquemila di questi buoni perciò ognuno ne può comperare quanti ne vuole.

Cose fatte, cose da fare

Penso che vi siano dei concittadini che abbiano interesse a conoscere in maniera più approfondita come si articola il nostro ipermercato della solidarietà. Questa migliore conoscenza può permettere a chi è interessato di offrire la propria collaborazione nel settore più consono alle proprie attitudini ed esperienze professionali. E anche un po’ a poterne parlare con miglior consapevolezza a chi può avere interesse ad approfondire questa esperienza assolutamente innovativa e forse unica nel campo della solidarietà.

La struttura dell’ipermercato, che dispone di 3500 metri quadrati di superficie, è sita in terreno di proprietà della Fondazione Carpinetum ed è stata concessa in comodato gratuito all’associazione del terzo settore “Il Prossimo”. Questa associazione di volontariato è ufficialmente riconosciuta dalla Regione come ente del terzo settore e ad essa aderiscono circa 130 volontari. La struttura è stata inaugurata il 5 giugno 2021 ed ha cominciato a funzionare fin dal giorno dopo.

L’associazione “Il Prossimo” è retta da un comitato direttivo di cinque membri composti da: Edoardo Rivola, presidente, don Gianni Antoniazzi, Andrea Groppo, suor Teresa Del Buffa come consiglieri, don Armando Trevisiol, membro onorario.

La struttura è composta da 5 reparti:

  1. Alimentari, con Gianni Bergamin, Alfio Paladini e Lucia Simionato;
  2. Frutta e verdura, con Eugenio Allemanno e Luca Guglielmi;
  3. Mobili con Federico Troi, Luciana Ribon e Daniele Vanin;
  4. Arredo per la casa con Bianca Semenzato, Miranda Zardo;
  5. Banco alimentare con Niccolò Mognato e Vittorino Marchiori;
  6. Vestiti, con Eddi Bobbo, Barbara Navarra e Anca Pricop.

Quasi tutti questi responsabili vengono da esperienze professionali pregresse. Il presidente Edoardo Rivola, direttore di agenzie del Banco San Marco, a motivo della mole di lavoro, a fine del 2021 ha scelto di aderire ad un fondo di prepensionamento (una recente legge lo permette), pur rimettendoci nella pensione, per dedicarsi totalmente alla guida del nostro Centro solidale.

Il Centro, che è ancora in fase di rodaggio, è aperto dal lunedì al venerdì dalle ore 15 alle 18. Invece il settore “Banco alimentare”, che distribuisce generi alimentari a titolo assolutamente gratuito a circa 2600 utenti, è aperto assieme al settore frutta e verdura dalle 9 alle ore 12 di martedì e giovedì.
Mentre questo settore distribuisce i generi alimentari a titolo gratuito agli aventi diritto, perché rifornito da un Ente Statale, in tutti gli altri settori si punta a domandare solamente un modesto contributo per i notevoli costi di gestione.

Il rifornimento del settore alimentare è sostenuto dal dono dei generi in scadenza di molti ipermercati e mediante il Banco alimentare di Verona permettendo così alle aziende, che donano, di recuperare l’Iva.

I concittadini più poveri vengono aiutati in maniera totalmente gratuita, mediante dei “buoni acquisto”, che l’associazione il Prossimo mette a disposizione delle parrocchie di Mestre perché li distribuiscano ai parrocchiani in maggiori difficoltà economiche.

L’ipermercato è dotato di sei furgoni ed uno frigo, di celle frigorifere di congelazione e di tutte le strumentazioni necessarie per movimentare notevole quantità di materiale.

Attualmente il numero di utenti settimanali è di circa 3500.

I progetti per il futuro prevedono:

  1. Un aumento di superficie dell’Ipermercato, l’allargamento del bacino di affluenze costituito da ipermercati, aziende produttrici di generi di prima necessità;
  2. Ottenere una maggior collaborazione da parte del Comune, della Caritas, della Regione e delle parrocchie e di tutti gli enti che finora pare non si siano resi conto del notevole valore sociale di questa struttura di solidarietà, assolutamente innovativa ed attenta e rispettosa delle persone;
  3. La creazione di un centro di ascolto per una gestione più diretta alle persone maggiormente bisognose;
  4. Lo studio di soluzioni che scoraggino chi è tentato di approfittare, senza merito, di questa struttura pensata soprattutto per chi è in maggior difficoltà;
  5. La creazione di un centro studi per analizzare e trovare soluzioni sempre più adeguate alle nuove povertà e ad una collaborazione più seria con tutti gli enti benefici della nostra città.

Divina Provvidenza

Io mi reco il più frequentemente possibile al nostro ipermercato solidale. Lo faccio perché i volontari sappiano che il loro vecchio prete vuole loro bene, li ammira e li incita a dare il meglio di sé perché la povera gente che viene alla nostra struttura possa ottenere tutto quello di cui ha bisogno.

Spero che sia facilmente comprensibile che, a motivo della mia veneranda età, quasi 93 anni, non posso dare alcun aiuto a livello operativo. Infatti appena arrivo all’ipermercato cerco immediatamente la prima sedia che vedo disponibile per potermi sedere e quando ho fatto un rapido giretto nei reparti: generi alimentari, mobili, arredo per la casa ed abbigliamento, sono già stanco e cerco l’auto per tornarmene a casa!

Però non è proprio vero che non faccio proprio più niente per questa splendida impresa. Quello che posso fare, lo faccio con entusiasmo, gioia e riconoscenza al Signore che mi permette di poter fare ancora qualcosa per i poveri della nostra città, perché non mi limito soltanto a ringraziare ed incoraggiare i volontari, ma lo faccio pure con i benefattori e sarei felice di stare sveglio anche la notte se ne avessimo tanti quanti ne sognerei e sarebbe necessario!

A questo piccolo impegno mi do pure da fare e spendo quello che mi avanza dalla mia pensione ed inoltre impegno volentieri le offerte dei fedeli della mia “cattedrale tra i cipressi” per comprare quello che manca: farina, latte, caffè, pasta, zucchero…

Vi confesso poi che le cose dell’ipermercato vanno bene, fin troppo bene perché mi si riferisce che ogni settimana i “clienti” superano di molto il migliaio: un paio di giorni fa ho visto un servizio di Rai tre in cui l’obiettivo si è fermato a documentare una lunga fila di persone che attendeva il turno per entrare.

Quello che invece mi preoccupa è dove trovare chi ci offra i rifornimenti necessari. Dall’apertura, la Divina Provvidenza, magari all’ultimo momento, non ci ha comunque mai fatto mancare nulla.

A questo proposito vi confesso che da più di un mese ho preparato una lettera per presentare il nostro presidente Edoardo Rivola ai proprietari del “Super Lando” – il nuovo supermercato che ha aperto all’imbocco della tangenziale – per chiedere loro dei generi alimentari in scadenza. So che questa operazione benefica la fa già suddetto ipermercato perché mette i suddetti generi in offerta e questo va molto bene, però penso che solo noi siamo in grado di conoscere i veri poveri e perciò se ci donasse questi generi alimentari non più commerciabili penso che farebbe un’opera buona! Comunque terrò informati i nostri concittadini di come andrà a finire pure questa vicenda

P.S. Ho appena messo la firma su questo scritto quando qualcuno ha suonato il campanello della porta del mio appartamento e una signora che mi ha chiesto l’anonimato mi ha consegnato un’offerta di 5.000 euro per i poveri. Ho avuto la sensazione che fosse la Divina Provvidenza a tirarmi le orecchie per la mia poca fede nei suoi riguardi.

I nostri buoni

Abbiamo ribadito più volte che lo scopo del Centro di Solidarietà Cristiana Papa Francesco è quello di aiutare i concittadini che si trovano in grave disagio di ordine economico, e soprattutto quelli più sprovveduti a causa dell’età o di altre motivazioni quali malattia, mancanza di coraggio e pudore di manifestare le proprie difficoltà.

Abbiamo ritenuto che la soluzione più sicura per risolvere questo problema fosse quella di consegnare alle parrocchie un certo numero di buoni acquisto del valore di cinque euro perché li offrissero, a loro discrezione, ai poveri già assistiti delle loro relative organizzazioni caritative operanti in esse. Questa scelta è stata fatta perché siamo convinti che nessuno conosca bene le condizioni economiche dei poveri come i parroci e i loro collaboratori.

Sulla scorta di sei mesi dall’apertura del nostro ipermercato abbiamo riscontrato che alcune parrocchie hanno organizzazioni caritative molto efficienti ed organizzate, ma che purtroppo altre hanno dimostrato lacune.

Per questo motivo e per migliorare questa “operazione” ci siamo ripromessi di creare in proprio un archivio di queste persone bisognose per aiutarle direttamente. Chiediamo quindi a tutti i lettori de “L’incontro” di segnalarci il nome, la via e il numero di telefono di persone veramente bisognose di aiuto e conosciute da loro, perché le possiamo aiutare direttamente e decidere le modalità e la consistenza di questo aiuto da erogare secondo le disponibilità economiche di cui riusciamo a disporre.

Qualcuno di certo si chiederà da dove ci provengono questi fondi che utilizziamo per dare aiuto nella forma che ho prima spiegato. Mi pare giusto che a motivo della trasparenza sia doveroso informare i concittadini, anche perché sogniamo che “I’avventura dell’Ipermercato” abbia come protagonista l’intera città.

Eccovi il resoconto: in questi sei mesi abbiamo impegnato in “buoni acquisto” circa diciotto mila euro. La Provvidenza, alcuni amici che mi hanno fatto delle offerte, un po’ della mia pensione, ma soprattutto tutte le offerte che vengono fatte nella chiesa del cimitero per qualsiasi motivo hanno permesso di raggiungere la cifra.

Tutti i fedeli che frequentano questa chiesa sono ben informati sulla destinazione delle offerte e pensiamo che per questo motivo essi siano particolarmente generosi.

Per ora, per qualsiasi informazione rivolgersi al sottoscritto o a suor Teresa. Speriamo di riuscire quanto prima a creare un’équipe dedicata che possa portare aiuto a questa iniziativa benefica.

Notizie dall’Ipermercato

Mi riprometto di passare quanto più spesso mi è possibile, alla redazione de “L’Incontro” delle notizie che riguardano questa struttura, forse unica in Italia, nella speranza di coinvolgere sempre più i concittadini perché diventino compartecipi di questa splendida impresa.

Qualche tempo fa i responsabili del reparto generi alimentari mi hanno informato che c’è una notevole richiesta di farina. Con suor Teresa e il signor Candiani ci siamo subito dati da fare per vedere di farci regalare, oppure comperare a costi assai convenienti, suddetto prodotto. Sennonché il signor Fioretto, agente del catering “Serenissima ristorazione” che attualmente offre il pranzo a tutti i sette centri a costi estremamente convenienti, venuto a sapere di questa necessità ha informato il proprietario del suddetto catering, il signor Puttin, il quale ci ha donato immediatamente 400 pacchi di farina da un chilogrammo ciascuno.

Questa società non è nuova a questi atti di generosità, infatti qualche anno fa s’era offerta di offrire la cena per i poveri al costo di un euro, impresa che poi non s’è potuto continuare per altri motivi. Ci fa piacere ringraziare pubblicamente ed additare all’ammirazione della città questo gesto solidale di un’azienda quanto mai affermata sul mercato, ma nel contempo aperta ad aiutare chi si trova in disagio.

Sento il dovere poi di aggiungere che in una settimana abbiamo già distribuito metà di questo dono.

Permettetemi una riflessione. Io, come tutti i preti, ho parlato e parlo ancora della Divina Provvidenza. Affermo convinto che quando le si chiede qualcosa di necessario che non si è in grado di acquistare per mancanza di soldi, essa non manca mai di fornircelo. E i sette centri don Vecchi sono per me e per tutti una prova tangibile! Tanto che i miei amici dell’Ipermercato quando hanno bisogno di qualche tipo di generi alimentari, un po’ per celia ed un po’ per necessità, mi dicono: “Don Armando ordini alla Divina Provvidenza questo o quel prodotto!”

L’ultima richiesta era stata appunto quella della farina. Ho spedito subito una mail in cielo facendo richiesta con l’aggiunta “urgente”!
Per l’immediato il Buon Dio ha suggerito, come scritto sopra, al Catering “Serenissima ristorazione” di mandarci un anticipo e ne è arrivato quasi seduta stante un bancale.
Poco dopo ha ripetuto la richiesta al “Banco Alimentare di Verona” e questa organizzazione ci ha mandato un secondo bancale.
Infine ci ha suggerito di rivolgersi al “mulino Cosma” di San Martino di Lupari per chiedere ancora farina, dicendole che se proprio non poteva regalarcela ci facesse un buon sconto sul prezzo. Sempre la Provvidenza ci ha fatto incontrare la titolare del mulino, la signora Marta Cosma, che si è dimostrata amabilissima, cordiale e generosa, fornendoci quattro bancali al costo di 30 centesimi al chilogrammo.
Cosicché in una decina di giorni ci sono arrivati sei bancali di farina.

Di primo acchito qualcuno potrebbe pensare che sei bancali non son un granché! Ma il rag. Rolando Candiani che i conti li sa fare, perché è l’amministratore dell’ipermercato, mi ha fatto presente che sei bancali corrispondono a 4.750 chilogrammi!

Alessandro Manzoni nel suo romanzo “I promessi sposi” ha fatto dire al protagonista, il povero gramo, Renzo Tramaglino; “La c’è la Provvidenza”! Ma pure io, di certo meno noto del Manzoni, qualche secolo dopo posso pure tranquillamente ripetere “La c’è la Provvidenza”, la quale non si spaventa anche se all’Ipermercato “Papa Francesco” si presenteranno tremilacinquecento “clienti” alla settimana.

Coinvolgere le parrocchie

Ripeto ancora una volta che, non avendo più alcun ruolo e responsabilità all’interno della direzione della Fondazione Carpinetum dei Centri don Vecchi e soprattutto data la mia veneranda età di 93 anni, il mio impegno nei riguardi del nuovo Centro di Solidarietà Cristiana Papa Francesco è estremamente marginale.

Ho scelto quindi di tentare a livello personale, insieme ad una piccola équipe di amici, di individuare le persone più fragili e più bisognose perché possano beneficiare dell’offerta soprattutto di generi alimentari. Vi posso assicurare che non è facile aiutare i più poveri perché sono sempre i più sprovveduti e i meno agguerriti nell’approfittare delle opportunità che vengono loro offerte.

Io sono felicissimo che famiglie monoreddito e con uno o due figli a carico possano beneficiare dell’ipermercato e dal numero di presenze mi pare lo facciano numerose. Però sento forte il dovere di tentare che ne beneficino anche i più sprovveduti, i più inermi, i più poveri. Da questa convinzione è nata l’iniziativa particolare della quale vi ho già parlato, ossia quella di offrire a costoro dei buoni acquisto “spendibili solamente all’ipermercato Papa Francesco”.
Pensando che soprattutto le parrocchie conoscano meglio degli altri i parrocchiani più poveri ho messo in atto l’operazione di fornire alle parrocchie un certo numero di questi buoni in maniera tale che non si arrischi di permettere che “la carità” finisca non per mangiare, ma venga destinata per altri scopi non urgenti e necessari.

Consultando l’annuario della diocesi ho scoperto che tra il centro e la periferia di Mestre operano una cinquantina di parrocchie, e ho quindi deciso, assieme ai miei collaboratori, di farne beneficiare una diecina ogni mese. Ho scritto ai parroci relativi consegnando ad ognuno 100 buoni corrispondenti a 500 euro non provenienti dalla Fondazione Carpinetum nè dall’associazione il Prossimo, ma provenienti dalle offerte fatte nella chiesa del cimitero e consegnatemi da qualche benefattore e bensintende dalla mia pensione.
Ho costatato che questa spesa di 5 mila euro al mese era superiore alle mie possibilità perciò ho riguardato l’offerta facendo conto del numero di abitanti di ogni parrocchia, e del numero dei suddetti buoni realmente spesi nel primo invio. In rapporto a questi due fattori, ho rimodulato questa seconda offerta.

Col 15 novembre s’è concluso il primo ciclo di questa esperienza e perciò riparte il nuovo giro. Pubblico il nome delle parrocchie, del numero di abitanti di ciascuna e dei nuovi buoni acquisto consegnati prima del 15 novembre; lo faccio perché ognuno mi possa dare ogni suggerimento per migliorarla e per raccogliere il denaro per finanziarla. Eccovi la lista:

  1. Sacro Cuore via Aleardi
    abitanti 7.766 – buoni 50
  2. Gazzera
    abitanti 7.050 – buoni 60
  3. Carpenedo
    abitanti 5.666 – buoni 80
  4. Chirignago
    abitanti 7.769 – buoni 80
  5. Santa Maria della Pace Bissuola
    abitanti 5.261 – buoni 50
  6. Corpus Domini quartiere Pertini
    abitanti 2.948 – buoni 60
  7. Beata Vergine Addolorata Bissuola
    abitanti 8.683 – buoni 80
  8. San Paolo via Stuparich
    abitanti 3.102 – buoni 60
  9. San Pietro Orseolo v.le don Sturzo
    abitanti 4.363 – buoni 20
  10. Santa Maria Goretti Carpenedo
    abitanti 5.410 – buoni 60

Il costo totale dell’operazione, qualora tutti i buoni fossero “spesi”, sarebbe di 3 mila euro. Una cifra che temo che sia ben difficile che io possa affrontare ogni mese, comunque ho spedito al Patriarca e a tutte le parrocchie, al Sindaco e Consiglieri comunali, governatore Zaia e a tutti i consiglieri, a gli enti ecclesiastici, e a tutti gli ordini religiosi, un appello perché contribuiscano a questa spesa. Sarò ben contento di pubblicare in seguito il nome e l’entità dei contributi raccolti.

Il mio manifesto

Impegniamoci a costruire una “Chiesa”, non una “sacrestia”.

Impegniamoci a far maturare un popolo cristiano libero, ricco di speranza, capace di dialogo, senza complessi, non a dar vita a un teatrino con tanti manichini e tanti costumi che odorano di naftalina, con attori che declamano senza convinzione e passione frasi impregnate di un gergo ormai abbandonato dai più.

Impegniamoci ad avere l’ebbrezza della nostra libertà e della nostra dignità, confrontandoci con amici e nemici, con inferiori e superiori, con rispetto ma senza servilismi.

Impegniamoci a non lasciarci tentare dalla vita facile, dalla carriera promettente o dalla tranquillità ad ogni costo, lasciandoci andare all’adulazione, al silenzio anche di fronte alla stupidità e al sopruso.

Impegniamoci ad aspettare il Risorto nel domani che viene, diffidando delle restaurazioni, dei vecchi codici e delle nuove regole, ascoltando invece la voce del cuore e dello Spirito.

Impegniamoci ad osare, a vivere in attacco piuttosto che in difesa, a sbagliare per troppo amore, piuttosto che per cialtroneria intellettuale, per fedeltà fasulla o per comoda obbedienza formale.

Impegniamoci a scoprire il volto del Maestro e del Salvatore nel cuore, nelle parole e nelle scelte degli uomini e delle donne, dei ragazzi e delle ragazze che incontriamo sulla nostra strada, piuttosto che nei vecchi “santini” o nei testi logori della vecchia teologia.

Impegniamoci ad usare con rispetto e venerazione le parole, senza ubriacarci di frasi fatte vecchie o moderne, ricordandoci sempre che un fatto, per quanto piccolo, vale mille parole.

Impegniamoci ad avere paura del ghetto, della gente che ha risolto tutto, dei cristiani che amano le serre, temendo ancora la mela marcia e il compagno cattivo.

Impegniamoci perché anche l’ultimo ateo possa capire e condividere la tua scelta dei poveri, anche se questo non procurerà mai commenda o titoli di onore.

Impegniamoci a ricordare che il Signore chiama ad ogni ora del giorno ogni creatura, e che i fiori belli nascono e fioriscono dentro e fuori la nostra comunità.

Impegniamoci a ricordare che lo Spirito Santo è venuto per i capi, ma anche per i poveri gregari come noi.

Impegniamoci infine perché tutti sappiano che saremo giudicati sull’amore e non sulle tesi dell’ultimo sociologo e dell’ultima opera di teologo.

Solidarietà e raggiri

Può capitare di dare una mano anche a chi non ne avrebbe bisogno. La carità va fatta con testa, ma il timore delle truffe non deve frenare la generosità e le opere di bene.

Mi è stato chiesto dalla redazione se potevo offrire un qualche giudizio personale e soprattutto qualche esperienza su quella categoria di persone che non amano il lavoro e che perciò tentano con ogni mezzo di vivere sulle spalle degli altri mediante mezzi truffaldini.

Nel nostro Paese sempre, ma specie in questo ultimo tempo, s’è dibattuto alquanto su tale argomento: vedi sul risultato del reddito di cittadinanza, dei certificati medici accomodanti ecc.. Io debbo confessare che le mie sono esperienze e considerazioni di piccolo cabotaggio, legate alla mia vita di prete e di responsabilità di comunità parrocchiale, quindi mi è più facile parlare dei raggiri, molto frequenti, con i quali ci si rivolge ad un sacerdote per ottenere denaro dicendosi in gravi difficoltà.

Da cittadino qualunque mi pare però che sia il reddito di cittadinanza, che pure la proposta del nostro Papa di “lavorare meno, ma lavorare tutti” siano delle splendide utopie. Utopie che, per raggiungere lo scopo, dovrebbero presuppore che in questo nostro povero mondo ci fossero soltanto uomini e donne senza peccato originale, ossia perfetti ed onesti; la realtà però non è cosi! Le utopie, poi, che scendono dai sogni, si impoveriscono e spesso producono anche danni, e questo avviene soprattutto perché sono i politici, che sempre hanno il problema di essere rieletti, a realizzare queste operazioni!

Detto questo sono pure convinto che il rifiuto del lavoro e l’espediente dell’imbroglio facciano parte della patologia umana, quali la cleptomania, l’autocommiserazione, l’abulia ed altro ancora, perciò chi chiede aiuto piuttosto che lavorare deve considerarsi ammalato e bisognoso di comprensione. Gesù a questo riguardo ci ha insegnato ad “essere semplici come le colombe e prudenti come i serpenti”, però mi pare che preferisca le colombe ai serpenti!

Tutto sommato ritengo che sempre dobbiamo ascoltare le richieste e quasi sempre se è possibile dare risposte positive. Ricordo una signora che in una circostanza in cui si doveva decidere di dare o non dare, dare di più o dare di meno ad un povero, perse la pazienza e dando un pugno sul tavolo disse “vi sfido ad affermare che nostro Signore, nel giudizio finale, condanni chi è stato più generoso e premi chi invece ha chiuso il cuore alle richieste di un povero, vero o no”! Non credo però che non sia da tener conto anche del monito di Cristo di essere prudenti come i serpenti e che perciò che non sia richiesto di non adoperare la testa quando si fa la carità.

Monsignor Vecchi, che dovette pure lui affrontare e risolvere questo problema, mi diceva: «Don Armando, se fai l’elemosina fai bene però sappi se tu crei una struttura per chi ha bisogno, essa darà una risposta più seria e soprattutto durerà per cent’anni». Da questo saggio insegnamento nacquero i Centri don Vecchi, e sono contento nonostante di raggiri ce ne siano capitati tanti. Sono pure contento di offrire ogni domenica una paghetta di un paio di euro ai poveri di professione. Qualcuno mi dice che se li vanno a bere, ma neanche questo mi convince di non offrire questo obolo. Una piccola sorella di Gesù, alla quale un giorno chiesi di darmi un parere su questo argomento, mi disse umile ma convinta che anche un piccolo segno di solidarietà fa veramente bene! Ascoltai anche lei e vi confesso che, nonostante altrettanti raggiri che ho subito, sono contento e convinto di continuare a farlo!

Toccate con mano

Gli esperti delle comunicazioni sociali affermano che una realtà esiste, vive, opera nella società nella misura in cui parla, dialoga, disturba e si mostra ai concittadini. In questi giorni abbiamo una prova di questo discorso seguendo alla televisione e nei giornali le vicende dei “no vax”. Se le persone che non credono al vaccino, che fortunatamente la scienza ha scoperto come il più valido e per ora unico rimedio contro l’attuale epidemia, se ne stessero a casa a fare il pisolino o se ne andassero al bar per chiacchierare con gli amici, non ci metterebbero nella condizione di riflettere su questo problema e a prendere posizione nei suoi riguardi.

Da queste considerazioni è nato in noi volontari de “Il Prossimo”, associazione che gestisce l’ipermercato della solidarietà, la scelta di stampare un dépliant che offra il volto reale di questa stupenda operazione a favore di chi è in disagio economico nella nostra città. Altro è sentir parlare di un problema, ma è ben diverso “vedere con i propri occhi”!

Per l’occasione ci è parso opportuno offrire pure il volto e dare qualche minima informazione su i “Centri don Vecchi”, realtà che oggi mette a disposizione gratuitamente (gli utenti infatti pagano solamente le proprie utenze e i costi condominiali) ben 510 alloggi per gli anziani poveri. La stampa di questo dépliant è essenziale a motivo del costo, ma comunque offre una immagine reale e concreta di queste strutture povere ma ordinate e signorili, gestite in maniera tale che siano assolutamente rispettose della dignità di chi è in disagio e nel contempo diano loro un aiuto non simbolico, ma reale.

La stampa cittadina e il settimanale L’incontro hanno parlato spesso ed in maniera esauriente di queste strutture, però siamo convinti che non basti! Chi ne aveva bisogno le ha scoperte immediatamente, mentre chi le poteva aiutare può rischiare di farsene un’immagine vaga che non tocca il cuore e che non morde la coscienza così da non farsene carico in qualche modo. Da una ricerca è emerso che mentre tutti i mestrini in qualche modo hanno sentito parlare di queste splendide e uniche realtà di ordine sociale, appena uno su cento le ha visitate almeno una volta. Chi ne aveva bisogno le ha scoperte immediatamente, infatti tutti gli appartamenti sono occupati e 1200 vengono ogni settimana al supermercato, mentre chi le dovrebbe aiutare le conosce come un sogno indistinto che non tocca la coscienza e non costringe a prendere posizione e a lasciarsi coinvolgere. Così dicasi per il mercato solidale.

Perciò abbiamo fatto stampare, come assaggio, mille copie, ma siamo decisi a diffonderne almeno altre diecimila perché nessuno possa dire “non sapevo”, o come ripete il Santo Padre “si rivolge da un’altra parte” per non essere turbato e non sentire il dovere di collaborare.

Abbiamo deciso di inviare questo messaggio, fatto di immagini positive, ad ogni categoria di persone: preti, politici, amministratori pubblici, giornalisti, aziende grandi e piccole e cittadini più o meno abbienti. Sogniamo che i Centri don Vecchi e l’ipermercato dei poveri diventino la “Basilica di San Marco e la Ca’ d’oro” del nostro secolo!

Un giorno ho incontrato in ospedale una dottoressa che mi ha detto “Don Armando ce l’ho su un po’ con lei”! Le chiesi il perché, e mi rispose: “I suoi articoli mi mettono in crisi”. Fu la più bella confidenza che mi poteva fare, scrivo per questo e quindi spero di mettere in crisi tutti i mestrini! Questo tipo di crisi rappresenta il primo sintomo della scelta di vivere una vita più degna e più fraterna!

Opportunità da scoprire

All’interno del nuovo ipermercato c’è un magazzino che offre generi alimentari totalmente gratis alle persone più povere della città. Ne beneficiano in 1200 ma si può fare di più

Quando parliamo della struttura dell’ipermercato della solidarietà cristiana aperto il 6 giugno scorso e che quindi opera da più di quattro mesi in quel degli Arzeroni, normalmente si citano questi comparti: generi alimentari, frutta e verdura, mobili, arredo per la casa ed indumenti.

Però all’interno di questa enorme struttura c’è pure un altro magazzino che normalmente chiamiamo “Banco alimentare”, magazzino nel quale si distribuiscono generi alimentari ai cittadini in gravi difficoltà di ordine economico. Sulla facciata di questo magazzino campeggia un grande quadro con l’immagine di Madre Teresa di Calcutta, la suora che possiamo paragonare a San Vincenzo De Paoli del nostro tempo perché con un magnifico gruppo di suore da lei fondato ha dato una splendida testimonianza di carità nei sobborghi della grande povera metropoli di Calcutta in India e che poi s’è diffusa in tutto il mondo.

In questo magazzino si distribuiscono generi alimentari in maniera assolutamente gratuita ai più poveri della nostra città. Chi rifornisce questo magazzino è il “Banco alimentare” di Verona, organizzazione gestita dall’associazione “Comunione e Liberazione” che riceve i prodotti dalla Agea e li distribuisce alle associazioni benefiche di tutta Italia.

Questo emporio del nostro ipermercato è gestito da una mezza dozzina di volontari dell’associazione “Il Prossimo”. Ogni mese ritira un tir di questi generi alimentari da Verona, e li consegna a chi è munito del certificato Isee che si ritira in ogni patronato e uno stato di famiglia che attestano rispettivamente da quante persone è composto il nucleo famigliare e che il reddito di questa famiglia richiedente è inferiore a seimila euro all’anno. L’associazione si fa carico di tutte le spese di trasporto e di gestione del magazzino.

La distribuzione avviene due volte alla settimana il martedì e il giovedì dalle ore 9 alle ore 12 e nell’ufficio di questo magazzino si possono avere ulteriori informazioni per ottenere le tessere e per ritirare ogni settimana un cartone di generi di prima necessità. Attualmente beneficiano di questo tipo di assistenza circa 1200 persone, ma c’è la possibilità di assisterne ancora molte altre.

Sento il bisogno e il dovere quindi di informare i lettori di questa vicenda perché sono profondamente convinto che se un gran numero di concittadini si sente coinvolto in questa bella avventura informerà di questa opportunità le persone in difficoltà e si potrà assistere una platea ancora più ampia. Allora invito tutti a fare quello che ognuno può!

Allargare la squadra

Già ho scritto che per aiutare i miei concittadini in disagio economico più di una volta sono stato “costretto ad indossare il saio del Poverello di Assisi e mettermi la bisaccia in spalla per bussare alla coscienza” sperando di incontrare qualcuno di buon cuore che mi donasse “un pane per amor di Dio” per aiutare i poveri che ci chiedono aiuto. Confesso che non è stato facile soprattutto per un uomo come me che, pur avendo superato abbondantemente i novantanni, è rimasto un timido. Non sempre ho raccolto quanto speravo, ma comunque sono sempre riuscito a trovare almeno l’indispensabile.

Faccio questa premessa per informare che tutto sommato le cose vanno bene al nuovo supermercato della carità, anzi vanno fin troppo bene perché vengono dai 1000 ai 1200 concittadini alla settimana a chiedere aiuto.

Credo che tutti gli ipermercati di Mestre sarebbero felici di avere una “clientela” così numerosa perché avrebbero guadagni superlativi, ma per noi le cose stanno ben diversamente perché puntiamo sul dare invece che sull’avere, infatti agli “avventori” chiediamo solamente un piccolo contributo per pagare le spese di gestione. Noi de “Il Prossimo” operiamo non per guadagnare, ma solamente per donare e quindi abbiamo sempre più bisogno che i concittadini concorrano a questa opera di carità.

Finora abbiamo tentato, con tutti i mezzi possibili e soprattutto mediante la stampa, di fare conoscere le finalità e l’organizzazione dell’ipermercato. E cosi già per moltissimi utenti questa meta l’abbiamo raggiunta in poco tempo ed in maniera fin troppo consistente.

Ora abbiamo urgente e pressante bisogno di allargare il bacino dei benefattori. In uno degli ultimi numeri de L’incontro e in un post di questo blog ho pubblicato la consolante lista dei benefattori. Lista composta da ipermercati e diverse ditte; ma in numero non ancora sufficiente a riempire gli scaffali che si svuotano in pochi giorni.

Ora sono costretto a dover invitare le realtà pubbliche e private che finora non hanno risposto al nostro appello, a diventare anche loro generosi fornitori. Faccio con tutto rispetto questo appello supponendo che molte di queste realtà non siano ancora venute a conoscenza di questa iniziativa, assolutamente innovativa nel campo della solidarietà. In verità abbiamo spedito molte lettere per illustrare l’iniziativa benefica senza però ottenere un esito soddisfacente, pur pensando che questi enti siano subissati da richieste, sono costretto a ripetere il mio S.O.S.

Perciò mi rivolgo direttamente ai lettori del nostro periodico e a chi ha fiducia del nostro operato chiedendo di darci una mano. Se qualcuno conosce i proprietari, i direttori degli ipermercati cittadini, delle aziende alimentari e chi può fare queste scelte benefiche, lo preghiamo cordialmente di perorare la nostra causa. E quindi presentarci come persone credibili, che è giusto e doveroso darci una mano sapendo di come andranno a finir bene i loro aiuti. I suddetti proprietari o direttori avranno pure una madre, una moglie dei figli o degli amici che possano loro garantire la validità della nostra impresa benefica!

Chiediamo a tutti costoro di far da mediatori e da garanti. Se riuscite carissimi amici ad ottenere qualche promessa, telefonate a me personalmente o al presidente dell’associazione “Il Prossimo”, signor Edoardo Rivola tel.3358243096. Nel ringraziare chi vorrà darci una mano ed entrare a far parte del più bell’esercito che è quello della carità, prometto che trasmetterò al buon Dio i loro nomi perché li aiuti e protegga! Infine, ci tengo a rilanciare l’iniziativa di raccolta di generi alimentari che trovate spiegata nel dettaglio nella prima pagina di questo settimanale. Invito tutti ad aderire: l’ipermercato è un’impresa collettiva e ha bisogno del sostegno di tutta la città.

Lavoro di squadra

Circa due mesi fa m’è parso opportuno portare a conoscenza dei mestrini un’operazione particolare posta in atto per aiutare le persone più povere della nostra città, operazione che voglio ripresentare per maggior conoscenza ai lettori de L’Incontro e di questo blog.

Le cose sono andate così. Avendo ricevuto una cifra abbastanza consistente per la carità, ho creduto opportuno di tradurla in buoni acquisto del valore di 5 euro l’uno con i quali, chi si trova in difficoltà di ordine economico, potesse provvedersi di generi alimentari, indumenti e mobilio presso l’ipermercato della solidarietà del Centro Papa Francesco degli Arzeroni gestito dall’associazione il “Prossimo”.
Ho preso contatto con trenta parroci di Mestre, offrendo a ciascuno di essi 100 “buoni”, pari a cinquecento euro, chiedendo che, consultandosi con chi in parrocchia si occupa di poveri, li distribuissero alle persone che ritenevano ne avessero più bisogno, chiedendo che fossero personalmente i poveri a “spendere” i suddetti buoni presso l’ipermercato della carità. E tutto questo perché fossero i poveri a prendersi quello di cui avevano più bisogno e perché essi venissero a conoscenza di dove avrebbero potuto essere aiutati anche in seguito.
Raccomandai inoltre ai parroci che informassero i poveri che potevano “fare la spesa” anche ogni settimana, ma che non potevano spendere più di due tre “buoni” alla volta, perché con tale somma avrebbero ottenuto generi alimentari per vivere tutti sette giorni.
Questa notizia suscitò notevole attenzione in città, tanto che la stampa locale la segnalò con titoli significativi.

Questo messaggio, come è scritto nel Vangelo nella parabola della semente, per una parte è caduto sulla strada non fruttando nulla, ma la parte caduta nel terreno buono fruttò il trenta, il sessanta e perfino il cento per cento! Cosicché, quando ho ricevuto un’altra elargizione, ho ripetuto “l’operazione” e spero di poterla ripetere ancora.

Per quanto riguarda la vita dell’ipermercato non tutto ancora funziona al meglio, come avviene in tutte le cose nuove, però tutto sommato ci pare che l’avvio sia quanto mai promettente.

Sento però il bisogno di ripetere che ad ogni persona che ricorre all’ipermercato, perché è in difficoltà, gli vien dato pressoché gratuitamente quanto chiede perché gli si domanda solamente una piccola somma per le spese di gestione, che sono quanto mai consistenti, dando così la sensazione di “pagare” quello che si riceve.
A chi si presenta però “con i buoni acquisto” forniti dalle parrocchie, non gli si domanda neppure una piccola offerta per la gestione perché tutto gli viene offerto in maniera totalmente gratuita.
Ci siamo rivolti alle parrocchie perché siamo convinti che nessuno conosca meglio dei parroci, della San Vincenzo e della Caritas chi si trova in bisogno economico, sperando di ottenere una collaborazione quanto mai efficace e fruttuosa.Il nostro progetto non finisce qui, perché sogniamo che le parrocchie, e pure le famiglie che hanno la fortuna di poterselo permettere, acquistino pure loro una certa quantità di suddetti buoni per poterli aggiungere a quelli che finora abbiamo messo a disposizione e quindi di poter aiutare in maniera più consistente chi è in difficoltà. Spero che mi si scusi se ritorno con una certa frequenza su questo argomento, ma ritengo doveroso farlo perché l’iniziativa dell’ipermercato della carità, che credo che sia la prima esperienza del genere in Italia, possa diventare uno strumento moderno e quanto mai efficace per aiutare il prossimo in difficoltà.

Non è un luogo per ricchi

Il mio approccio con la realtà degli ipermercati non è stato per nulla favorevole e questo sentimento nasce almeno una sessantina di anni fa. Voglio raccontare ai lettori il motivo di questa pressoché inconscia avversione.

A quel tempo facevo il cappellano a San Lorenzo e mi occupavo degli scout; mentre il compianto don Gianfranco Bonaldo dell’azione cattolica. Fortunatamente, o per i tempi diversi dagli attuali o per il nostro zelo giovanile, avevamo con noi un fortissimo gruppo di ragazzi e giovani. Non essendoci in quel tempo intrattenimenti particolari essi confluivano nel grande campo di via Carducci della parrocchia, ove vi erano le relative sedi e soprattutto il grande campo da calcio dove ora c’è il cinema Concordia e l’ipermercato.

L’ipermercato di via Carducci fu il primo a Mestre e Monsignor Vecchi, nostro parroco, che tra tante altre doti aveva pure un grande fiuto degli affari, sempre per motivi nobili, aveva venduto quel terreno perché costruissero questa prima azienda commerciale di cui il suo amico Coin gli aveva parlato dopo uno dei suoi viaggi in America. Nonostante tutte le nostre rimostranze soccombemmo; monsignore ci prometteva altri spazi perché i ragazzi della parrocchia potessero giocare in pace.

È passato più di mezzo secolo ed ora che sono in qualche modo “cofondatario” del nostro “ipermercato” mi riscopro a combattere forse dalla parte “avversa” facendo un invito in maniera superconvinta. Dico ai mestrini: andate a fare i vostri acquisti non all’“Ipermercato Papa Francesco” perché vi sono in città altri ipermercati di carattere commerciale; ed essi sono più forniti del nostro, hanno un servizio più efficiente, un ambiente più lussuoso e tengono poi aperto da mane a sera.

Mi chiederete, cari lettori, il perché di questa mia “conversione” così radicale dopo aver combattuto da tanto tempo e con tutte le nostre forze per avere un ipermercato anche noi? Il motivo è semplice. Noi abbiamo voluto con tanta convinzione un ipermercato per i poveri, per i disoccupati, per gli operai con stipendio insufficiente, per tutti coloro che fanno una grande fatica ad arrivare a fine settimana, per tutti coloro che soffrono in silenzio con tanta dignità!

Ho già scritto che diciamo in maniera quanto mai decisa ai benestanti, a tutti coloro che hanno un gruzzolo in banca, di non venire a fare la spesa da noi. Andate dagli altri, che sono poi i nostri migliori fornitori perché ci donano essi stessi i generi alimentari in scadenza. Non vogliamo assolutamente fare concorrenza a nessuno, anzi ci fate un piacere se preferite loro a noi, perché il nostro obbiettivo è “servire” chi è in disagio!

C’è un motivo in più: facciamo già una immensa fatica a reperire tutto quello, o anche solamente una parte di quello che ci viene richiesto da migliaia di nostri “avventori” settimanali. Io ho suggerito ai responsabili dell’”Ipermercato Papa Francesco” di scrivere a chiare lettere nell’ingresso: “chi non è nel bisogno sappia che ruba ai poveri!” Ed ho pure suggerito una tessera in cui ogni nostro “cliente” autocertifica la sua situazione di difficoltà economica e perciò chiede di poter avere i prodotti che con tanta fatica riusciamo a reperire!

Ripeto che non abbiamo alcun intento o motivo per “fare concorrenza” agli ipermercati commerciali perché i nostri utenti sono coloro che non possono, anche se lo desiderano, andare da loro. Sappiamo purtroppo che c’è di certo qualche “cliente”, un po’ “sprovveduto” o un po’ “furbetto”, che viene da noi. Sappia però che non è desiderato perché con enorme difficoltà riusciamo ad accontentare, spesso solo parzialmente, chi è nel bisogno.

Un cesto di fioretti

Sono sempre stato un grande ammiratore della spiritualità francescana. Il lindore, la povertà e la semplicità del poverello d’Assisi hanno sempre esercitato un grande fascino nel mio animo tanto che nei trentacinque anni in cui ho fatto il parroco a Carpenedo ho sentito il desiderio di dar vita, nel periodico della parrocchia, ad una rubrica che curavo sempre a livello personale dal titolo “i fioretti del terzo millennio”.

Portai avanti questa rubrica per alcuni anni, avendo la sensazione che i parrocchiani la gradissero per la semplicità e l’innocenza. Scrivevo qualche paginetta ricalcando lo stile francescano. Fatterelli edificanti dei quali venivo a conoscenza durante la settimana, semplici episodi di vita quotidiana che profumavano di generosità, di spirito di fede. La cosa continuò per alcuni anni e quando andai in pensione, forse spinto da un certo amarcord, mi decisi di rilegarli e ne vennero fuori tre volumetti, che custodisco nel grande armadio che racconta i miei drammi, le mie battaglie e le moltissime cose belle che mi è capitato di raccogliere durante la mia vita di pastore.

Qualche giorno fa, risucchiato come mi capita spesse volte delle cose che mi hanno fatto conoscere la candida letizia del Poverello di Assisi, mi sono chiesto: “Perché non potrei fare una specie di diario delle cose belle dell’ipermercato, mettendo in luce, una volta tanto, i problemi quotidiani di questa bella esperienza di carità cristiana?”.

Ho però capito ben presto che mi sarebbe stato difficile, un po’ perché ci vado sì spesso nel nostro ipermercato della carità, ma non sempre e non tutto il giorno. Ma soprattutto perché la mia penna s’è pressoché spenta a motivo dell’età. Comunque, dato che in questi ultimi tempi ho conosciuto dei fatterelli semplici, ma edificanti, m’è parso quasi un dovere raccogliere un cestello di “fioretti”, che stanno fortunatamente sbocciando in questa nostra esperienza che vuol dare un volto nuovo, e in linea con i nostri tempi, all’impegno solidale che, nonostante tutto, è il cuore di questo ipermercato della solidarietà.

Cari amici vi ricordo ancora una volta la mia età, quasi 93 anni, perché mi perdoniate questo mio tentativo di certo un po’ azzardato, ma animato una volta ancora dal desiderio di indicare la “foresta” che cresce fresca e silenziosa e per togliere importanza ai rami fradici e sterili che cadono facendo un gran rumore.

Vi racconto questi fatterelli umili e miti mettendoli di seguito uno dopo l’altro come i grani della corona del rosario, sperando che riusciate a cogliere la poesia e l’incanto e che essi continuano a far felice il cuore di questo vecchio prete. Eccovi i fiori che in questi ultimi giorni ho messo con tanta delicatezza e letizia nella cestarella dell’esperienza che sto facendo all’ipermercato.

Alfio, uno dei responsabili, mi ha raccontato che una cara signora gli ha confidato che ha fatto voto alla Madonna di donare ai poveri dieci litri di olio e dieci chili di zucchero ogni mese, finché il Signore le darà vita. La ringrazio per questo buon esempio e voglio dire a questa gentile signora che, anche per un po’ di interesse, possa vivere serenamente altri cento anni!

L’ingegner Serena, rifacendosi ad una vecchia amicizia, ha ottenuto dai proprietari del pastificio Zara tutta la pasta di cui abbiamo bisogno a 30 centesimi al chilo! Qualche giorno fa ne abbiamo portata a casa parecchia, quasi una tonnellata!

Sempre l’ingegner Serena ci aveva confidato che la proprietaria dello stabilimento di torrefazione del caffè Goppion è una signora particolarmente sensibile e generosa. Vincendo la mia innata timidezza, assieme all’ingegner Serena e con suor Teresa, ci siamo presentati alla proprietaria in veste di frati mendicanti con la bisaccia da cerca sulle spalle a chiedere la carità per amor di Dio di un po’ di caffè per i nostri poveri. Questa signora con grande cordialità ci ha donato mezzo bancale di caffè gratis e ci ha promesso di “venderci” in futuro del caffè ad un prezzo di favore.

La settimana scorsa, una piccola delegazione della parrocchia del villaggio laguna di Campalto è venuta all’ipermercato per conoscere questa iniziativa e in questa occasione ha offerto, seduta stante, un giovane pensionato per fare il volontario autista di uno dei nostri sei furgoni.

Ieri il titolare di una rivendita di automobili, avendo saputo che ci trovavamo in difficoltà ad andare a Verona a ritirare un carico di generi alimentari, ha chiuso l’autosalone e ci ha fatto il dono di andare lui di persona a ritirare la merce, con semplicità e generosità.

Non ho fortunatamente ancora finito, però voglio che sappiate che, entrando nel nostro emporio mille “clienti” alla settimana, abbiamo bisogno di una infinità di “fioretti” per consolarci delle nostre preoccupazioni che spesso ci assalgono, perché possiamo tenere l’ipermercato aperto solamente nella speranza che qualcuno, meglio ancora se molti, ci diano una mano.