Storie belle di brava gente

Mi piacerebbe tanto poter disporre ogni settimana di almeno una facciata de Il Gazzettino, della Nuova Venezia o del Corriere del Veneto per raccontare ai concittadini, con un titolo a sei colonne, le storie belle che germogliano tra di noi, alle quali quasi nessuno dà voce e visibilità. Ogni giorno la radio, i giornali e la televisione ci mettono sotto gli occhi una valanga di vicende amare e meschine che sviliscono la dignità umana e ci spingono a credere che nella nostra società tutto sappia di prepotenza, di disonore, di egoismo e d’imbroglio. Fortunatamente la realtà è molto diversa, perché nel silenzio e nella discrezione fioriscono quotidianamente gesti nobili e generosi.

Mi duole davvero tenere solo per me le testimonianze esemplari di gente meravigliosa come quella che, in quest’ultimo quarto di secolo, ha permesso all’Avapo di realizzare uno stupendo “ospedale a domicilio” o alla Fondazione Carpinetum di costruire 500 alloggi per anziani in difficoltà e per altre categorie in profondo affanno esistenziale. Mi soffermo su queste due realtà, che sono il fiore all’occhiello di Mestre, perché le conosco da vicino, tuttavia sono assolutamente certo che nella nostra città c’è qualche altra splendida iniziativa che cresce silenziosa, senza fare notizia. Purtroppo, invece, alcuni “rami secchi” fanno un gran fracasso instillando paura e tristezza nel cuore di tutti.

Mi sono permesso di chiedere alla redazione de L’incontro uno spazio per raccontare a voi, miei cari concittadini, alcuni episodi che mi hanno reso felice. Innanzitutto vorrei confidarvi che scopro ogni giorno qualcosa di bello. Tutte le mattine, appena sveglio, mi chiedo curioso: “Quali belle sorprese mi ha preparato oggi il buon Dio?”. E non passa giorno senza che il Signore mi manifesti la sua benevolenza e il suo amore.

Ma veniamo alle sorprese di quest’ultima settimana: la prima riguarda un’anziana signora di Venezia che un paio di mesi fa mi ha donato prima 25.000 euro poi altri 10.000 e, infine, altri 25.000 dicendomi “sono vecchia, conduco una vita sobria, non ho esigenze particolari, quindi mi fa piacere donare a chi ha bisogno ciò che mi ha lasciato mio marito.”

La seconda sorpresa è legata alla scomparsa della dottoressa Chiara Rossi, farmacista e poi insegnante di matematica, morta qualche giorno fa. Era una donna che ha speso tutta la propria vita per il bene della Chiesa e della nostra città e che, aperto il suo testamento, apprendiamo che ha lasciato 15.000 euro agli anziani poveri.

La terza sorpresa concerne monsignor Angelo Centenaro, già parroco del duomo di San Lorenzo e vicario del Patriarca per la terraferma, mio compagno di classe e mio coetaneo. Nonostante l’età e i relativi acciacchi, ha scelto di dimorare al Centro don Vecchi degli Arzeroni dove è arrivato da Borbiago, per prendersi cura spiritualmente dei 150 residenti.

La quarta riguarda il direttore di un grande ipermercato che, appena andato in pensione, è venuto a offrirsi come volontario, non per dirigere, ma per adoperarsi come l’ultimo degli addetti ai lavori. Da mattina a sera, sposta carrelli per rifornire il banco dello spaccio di viveri in scadenza.

Ho pensato di far conoscere queste esperienze, e ce ne sarebbero ancora molte altre, perché mi sembrava egoista tenere tutto questo “oro” nello scrigno del mio cuore.


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