Ai fedeli della chiesetta del cimitero di Mestre

Cari amici, per un breve periodo non potrò essere con voi nelle messe in quella che ho sempre definito la mia “cattedrale tra i cipressi” e che amo tanto, bella come una baita di montagna.

I postumi del Covid, che ha colpito anche me nelle scorse settimane, sono ancora forti per un ultranovantenne. Inoltre, a breve, dovrò sottopormi ad un intervento per una cataratta ad un occhio, quindi era necessario prendere un periodo di riposo.

Come già avvenuto in passato, ringrazio don Gianni Antoniazzi che si è reso disponibile a sostituirmi durante questa mia assenza che mi auguro il più breve possibile.

Non vorrei diventare un piagnone. Ho avuto il tifo a 20 anni, la cistifellea, un tumore al colon quand’ero parroco a Carpenedo, mi hanno tolto un rene una decina di anni fa, e ogni volta che tornavo a casa mi rendevo conto di quanto è bella la vita. Tutto è stato un dono, non una disgrazia, e sono sempre tornato.

Cari amici, conto di rivedervi tutti presto nella nostra piccola, grande Cattedrale.

Buoni per i fragili

Carissimi, più volte ho scritto di non aver alcun ruolo di responsabilità, sia per quanto riguarda la vita dei sette Centri don Vecchi che del nuovo Centro di Solidarietà Cristiana Papa Francesco aperto il sei giugno scorso. Però non posso e non riesco a non seguire ancora con attenzione e preoccupazione le attività alle quali la Comunità cristiana di Mestre ha dato vita in questi ultimi venti anni: cinquecentodieci alloggi per anziani in difficoltà ed ultimamente “l’ipermercato” Papa Francesco che ogni settimana aiuta ormai, oltre 3.500 concittadini che si trovano, per motivi più diversi, in disagio economico.

Per grazia di Dio mi pare che anche questa ultima iniziativa, posta in atto per distribuire generi alimentari, frutta e verdura, indumenti, mobili ed arredamento per la casa diventi ogni giorno più efficiente per raggiungere lo scopo per cui è nata: aiutare i poveri.

Però come pure scrissi già, ho l’impressione che mentre operai ed impiegati con basso reddito hanno giustamente capito ed approfittano di questa opportunità loro offerta, i più poveri invece, per limiti mentali o per acciacchi o per la loro vita isolata, o non conoscono ancora o non hanno neppure i pochi centesimi che necessariamente si chiedono per i costi di gestione.

Convinto come sempre che tutti, ma particolarmente i preti, hanno il dovere di fare la carità, e convinto pure che le parrocchie dovrebbero conoscere meglio di tutti i loro poveri, ho tentato, a livello personale, di offrire ogni mese a dieci parrocchie di Mestre, sempre diverse, un certo numero di “buoni acquisto” del valore di cinque euro perché li offrissero ai più bisognosi. Finora ho coperto il costo di questa operazione con i miei risparmi della pensione, con l’aiuto di qualche amico e con le elemosine della chiesa del cimitero, però ho constatato che i buoni che riesco a distribuire ogni mese sono troppo pochi.

Da qualche tempo stavo scervellandomi per provare una soluzione a questo problema, ora mi pare di averla trovata riflettendo sulle richieste di due parrocchie: quella di Tessera e quella del viale don Sturzo, che mi hanno richiesto anche loro di poter comprare un certo numero di questi “buoni acquisto” per aggiungerli a quelli che finora avevo donato io.

Questa soluzione mi pare veramente provvidenziale perché con pochi denari si può offrire un contributo serio e consistente ai poveri e perché essi, venendo a conoscenza di questa opportunità, possano avere quello che a loro serve.

Concludo invitando preti, concittadini, ed enti pubblici a mettere assieme le loro risorse per fare una carità, non pressoché simbolica, ma che invece riesca veramente a dare un aiuto reale a chi ha bisogno. Invito quindi tutti coloro che vogliono aderire a questo suggerimento a farsi avanti sperando poi che siano in molti, telefonando al mio cell. 3349741275 o a quello di suor Teresa 3382013238 per l’acquisto di suddetti buoni.

P.S.: abbiamo fatto stampare venticinquemila di questi buoni perciò ognuno ne può comperare quanti ne vuole.

Cose fatte, cose da fare

Penso che vi siano dei concittadini che abbiano interesse a conoscere in maniera più approfondita come si articola il nostro ipermercato della solidarietà. Questa migliore conoscenza può permettere a chi è interessato di offrire la propria collaborazione nel settore più consono alle proprie attitudini ed esperienze professionali. E anche un po’ a poterne parlare con miglior consapevolezza a chi può avere interesse ad approfondire questa esperienza assolutamente innovativa e forse unica nel campo della solidarietà.

La struttura dell’ipermercato, che dispone di 3500 metri quadrati di superficie, è sita in terreno di proprietà della Fondazione Carpinetum ed è stata concessa in comodato gratuito all’associazione del terzo settore “Il Prossimo”. Questa associazione di volontariato è ufficialmente riconosciuta dalla Regione come ente del terzo settore e ad essa aderiscono circa 130 volontari. La struttura è stata inaugurata il 5 giugno 2021 ed ha cominciato a funzionare fin dal giorno dopo.

L’associazione “Il Prossimo” è retta da un comitato direttivo di cinque membri composti da: Edoardo Rivola, presidente, don Gianni Antoniazzi, Andrea Groppo, suor Teresa Del Buffa come consiglieri, don Armando Trevisiol, membro onorario.

La struttura è composta da 5 reparti:

  1. Alimentari, con Gianni Bergamin, Alfio Paladini e Lucia Simionato;
  2. Frutta e verdura, con Eugenio Allemanno e Luca Guglielmi;
  3. Mobili con Federico Troi, Luciana Ribon e Daniele Vanin;
  4. Arredo per la casa con Bianca Semenzato, Miranda Zardo;
  5. Banco alimentare con Niccolò Mognato e Vittorino Marchiori;
  6. Vestiti, con Eddi Bobbo, Barbara Navarra e Anca Pricop.

Quasi tutti questi responsabili vengono da esperienze professionali pregresse. Il presidente Edoardo Rivola, direttore di agenzie del Banco San Marco, a motivo della mole di lavoro, a fine del 2021 ha scelto di aderire ad un fondo di prepensionamento (una recente legge lo permette), pur rimettendoci nella pensione, per dedicarsi totalmente alla guida del nostro Centro solidale.

Il Centro, che è ancora in fase di rodaggio, è aperto dal lunedì al venerdì dalle ore 15 alle 18. Invece il settore “Banco alimentare”, che distribuisce generi alimentari a titolo assolutamente gratuito a circa 2600 utenti, è aperto assieme al settore frutta e verdura dalle 9 alle ore 12 di martedì e giovedì.
Mentre questo settore distribuisce i generi alimentari a titolo gratuito agli aventi diritto, perché rifornito da un Ente Statale, in tutti gli altri settori si punta a domandare solamente un modesto contributo per i notevoli costi di gestione.

Il rifornimento del settore alimentare è sostenuto dal dono dei generi in scadenza di molti ipermercati e mediante il Banco alimentare di Verona permettendo così alle aziende, che donano, di recuperare l’Iva.

I concittadini più poveri vengono aiutati in maniera totalmente gratuita, mediante dei “buoni acquisto”, che l’associazione il Prossimo mette a disposizione delle parrocchie di Mestre perché li distribuiscano ai parrocchiani in maggiori difficoltà economiche.

L’ipermercato è dotato di sei furgoni ed uno frigo, di celle frigorifere di congelazione e di tutte le strumentazioni necessarie per movimentare notevole quantità di materiale.

Attualmente il numero di utenti settimanali è di circa 3500.

I progetti per il futuro prevedono:

  1. Un aumento di superficie dell’Ipermercato, l’allargamento del bacino di affluenze costituito da ipermercati, aziende produttrici di generi di prima necessità;
  2. Ottenere una maggior collaborazione da parte del Comune, della Caritas, della Regione e delle parrocchie e di tutti gli enti che finora pare non si siano resi conto del notevole valore sociale di questa struttura di solidarietà, assolutamente innovativa ed attenta e rispettosa delle persone;
  3. La creazione di un centro di ascolto per una gestione più diretta alle persone maggiormente bisognose;
  4. Lo studio di soluzioni che scoraggino chi è tentato di approfittare, senza merito, di questa struttura pensata soprattutto per chi è in maggior difficoltà;
  5. La creazione di un centro studi per analizzare e trovare soluzioni sempre più adeguate alle nuove povertà e ad una collaborazione più seria con tutti gli enti benefici della nostra città.

Divina Provvidenza

Io mi reco il più frequentemente possibile al nostro ipermercato solidale. Lo faccio perché i volontari sappiano che il loro vecchio prete vuole loro bene, li ammira e li incita a dare il meglio di sé perché la povera gente che viene alla nostra struttura possa ottenere tutto quello di cui ha bisogno.

Spero che sia facilmente comprensibile che, a motivo della mia veneranda età, quasi 93 anni, non posso dare alcun aiuto a livello operativo. Infatti appena arrivo all’ipermercato cerco immediatamente la prima sedia che vedo disponibile per potermi sedere e quando ho fatto un rapido giretto nei reparti: generi alimentari, mobili, arredo per la casa ed abbigliamento, sono già stanco e cerco l’auto per tornarmene a casa!

Però non è proprio vero che non faccio proprio più niente per questa splendida impresa. Quello che posso fare, lo faccio con entusiasmo, gioia e riconoscenza al Signore che mi permette di poter fare ancora qualcosa per i poveri della nostra città, perché non mi limito soltanto a ringraziare ed incoraggiare i volontari, ma lo faccio pure con i benefattori e sarei felice di stare sveglio anche la notte se ne avessimo tanti quanti ne sognerei e sarebbe necessario!

A questo piccolo impegno mi do pure da fare e spendo quello che mi avanza dalla mia pensione ed inoltre impegno volentieri le offerte dei fedeli della mia “cattedrale tra i cipressi” per comprare quello che manca: farina, latte, caffè, pasta, zucchero…

Vi confesso poi che le cose dell’ipermercato vanno bene, fin troppo bene perché mi si riferisce che ogni settimana i “clienti” superano di molto il migliaio: un paio di giorni fa ho visto un servizio di Rai tre in cui l’obiettivo si è fermato a documentare una lunga fila di persone che attendeva il turno per entrare.

Quello che invece mi preoccupa è dove trovare chi ci offra i rifornimenti necessari. Dall’apertura, la Divina Provvidenza, magari all’ultimo momento, non ci ha comunque mai fatto mancare nulla.

A questo proposito vi confesso che da più di un mese ho preparato una lettera per presentare il nostro presidente Edoardo Rivola ai proprietari del “Super Lando” – il nuovo supermercato che ha aperto all’imbocco della tangenziale – per chiedere loro dei generi alimentari in scadenza. So che questa operazione benefica la fa già suddetto ipermercato perché mette i suddetti generi in offerta e questo va molto bene, però penso che solo noi siamo in grado di conoscere i veri poveri e perciò se ci donasse questi generi alimentari non più commerciabili penso che farebbe un’opera buona! Comunque terrò informati i nostri concittadini di come andrà a finire pure questa vicenda

P.S. Ho appena messo la firma su questo scritto quando qualcuno ha suonato il campanello della porta del mio appartamento e una signora che mi ha chiesto l’anonimato mi ha consegnato un’offerta di 5.000 euro per i poveri. Ho avuto la sensazione che fosse la Divina Provvidenza a tirarmi le orecchie per la mia poca fede nei suoi riguardi.

I nostri buoni

Abbiamo ribadito più volte che lo scopo del Centro di Solidarietà Cristiana Papa Francesco è quello di aiutare i concittadini che si trovano in grave disagio di ordine economico, e soprattutto quelli più sprovveduti a causa dell’età o di altre motivazioni quali malattia, mancanza di coraggio e pudore di manifestare le proprie difficoltà.

Abbiamo ritenuto che la soluzione più sicura per risolvere questo problema fosse quella di consegnare alle parrocchie un certo numero di buoni acquisto del valore di cinque euro perché li offrissero, a loro discrezione, ai poveri già assistiti delle loro relative organizzazioni caritative operanti in esse. Questa scelta è stata fatta perché siamo convinti che nessuno conosca bene le condizioni economiche dei poveri come i parroci e i loro collaboratori.

Sulla scorta di sei mesi dall’apertura del nostro ipermercato abbiamo riscontrato che alcune parrocchie hanno organizzazioni caritative molto efficienti ed organizzate, ma che purtroppo altre hanno dimostrato lacune.

Per questo motivo e per migliorare questa “operazione” ci siamo ripromessi di creare in proprio un archivio di queste persone bisognose per aiutarle direttamente. Chiediamo quindi a tutti i lettori de “L’incontro” di segnalarci il nome, la via e il numero di telefono di persone veramente bisognose di aiuto e conosciute da loro, perché le possiamo aiutare direttamente e decidere le modalità e la consistenza di questo aiuto da erogare secondo le disponibilità economiche di cui riusciamo a disporre.

Qualcuno di certo si chiederà da dove ci provengono questi fondi che utilizziamo per dare aiuto nella forma che ho prima spiegato. Mi pare giusto che a motivo della trasparenza sia doveroso informare i concittadini, anche perché sogniamo che “I’avventura dell’Ipermercato” abbia come protagonista l’intera città.

Eccovi il resoconto: in questi sei mesi abbiamo impegnato in “buoni acquisto” circa diciotto mila euro. La Provvidenza, alcuni amici che mi hanno fatto delle offerte, un po’ della mia pensione, ma soprattutto tutte le offerte che vengono fatte nella chiesa del cimitero per qualsiasi motivo hanno permesso di raggiungere la cifra.

Tutti i fedeli che frequentano questa chiesa sono ben informati sulla destinazione delle offerte e pensiamo che per questo motivo essi siano particolarmente generosi.

Per ora, per qualsiasi informazione rivolgersi al sottoscritto o a suor Teresa. Speriamo di riuscire quanto prima a creare un’équipe dedicata che possa portare aiuto a questa iniziativa benefica.

Bellezza generosa

Se non un grande miracolo, almeno un miracoletto s’è registrato in questi giorni al Centro di Solidarietà Cristiana Papa Francesco. Una azienda rinomata: “Mavive”, rappresentata dal signor Alessio Mazzetto, ha fatto pervenire al nostro ipermercato solidale una notevole quantità di prodotti per l’igiene della persona che questa ditta commercializza non solo in tutta Italia ma anche all’Estero.

Qualcuno potrebbe forse mostrare sorpresa che ad un ipermercato per i poveri invece di salami o formaggi si donino prodotti che normalmente sono riservati a persone piuttosto sofisticate e fin troppo preoccupati del loro corpo. Noi però non siamo di questo parere perché ci fa enorme piacere sapere che qualcuno dei 1500 “clienti” che ogni settimana frequentano il nostro ipermercato possa presentarsi alla messa di mezzanotte “per Natale” non solo vestito degli indumenti del magazzino del nostro emporio – quanto mai fornito di migliaia di capi di vestiario di ogni genere – ma perfino elegante e profumato.

Siamo convinti che anche nostro Signore sia di questo parere. Vi ricordo infatti che Gesù fu contento quando la Maddalena, che al quel tempo non godeva di troppa buona fama, secondo l’usanza del tempo gli unse i piedi con dolce profumo. Sono certo che fra le mille luci che brilleranno a Natale ci sia pure quella del signor Mazzetto e non sia meno bella delle altre.

La vita è infatti fatta pure di poesia e bellezza. E all’ipermercato ad ogni giorno che passa si aggiunge sempre una nuova “trovata” che profuma di poesia, amicizia e fraternità. L’efficienza e la cortesia dei volontari addetti ai banchi dell’ipermercato non mancano di certo, perché questi ingredienti sono parte integrante di qualsiasi azienda. Però c’è pure qualcosa da offrire al pubblico. Ci sono pure dei volontari creativi che non mancano proprio di fantasia e di buon gusto.

La signora Lucia, una morettina, che per tutta la vita ha lavorato nei supermercati ma che ora, in pensione, sta offrendo il suo tempo, la sua esperienza e il suo buon gusto, fin dall’inizio di novembre s’è ritirata in un luogo appartato del grande ipermercato. Aiutata da qualche apprendista sta confezionando da mane a sera creazioni natalizie, perché un ragazzino le possa offrire alla sua insegnante o a sua madre come dono di Natale. Una bella confezione strutturata con qualche dolcetto, qualche fiore e tanta poesia al prezzo di 3 o 5 euro.

Quando mi reco al mercato e scorgo nel banco di esposizione queste confezioni umili ma belle, io che si sono un sentimentale, ma pure un sognatore, mi commuovo perfino al pensiero che pure nella casa dei più poveri possano verificarsi questi fatti di tenerezza e di amore filiale. Lucia da mane a sera confeziona sempre con rinnovata fantasia ed impegno questi unici ma profumati doni natalizi.

Il guaio, per lei, è che non appena queste confezioni sono esposte esse vanno a ruba, tanto che per quanto produca non è mai sufficiente alle richieste del “mercato”! Quando poi vado a visitare il laboratorio di questa volontaria, la vedo talmente impegnata e felice delle sue creazioni che mi pare perfino più giovane e più bella. è proprio vero che la solidarietà rende splendidi anche i nostri giorni che sembrano spesso tanto pesanti e cupi per la pandemia che ci minaccia. Avverto quindi che chi desiderasse una di queste confezioni per Natale è meglio che si presenti quanto prima!

Notizie dall’Ipermercato

Mi riprometto di passare quanto più spesso mi è possibile, alla redazione de “L’Incontro” delle notizie che riguardano questa struttura, forse unica in Italia, nella speranza di coinvolgere sempre più i concittadini perché diventino compartecipi di questa splendida impresa.

Qualche tempo fa i responsabili del reparto generi alimentari mi hanno informato che c’è una notevole richiesta di farina. Con suor Teresa e il signor Candiani ci siamo subito dati da fare per vedere di farci regalare, oppure comperare a costi assai convenienti, suddetto prodotto. Sennonché il signor Fioretto, agente del catering “Serenissima ristorazione” che attualmente offre il pranzo a tutti i sette centri a costi estremamente convenienti, venuto a sapere di questa necessità ha informato il proprietario del suddetto catering, il signor Puttin, il quale ci ha donato immediatamente 400 pacchi di farina da un chilogrammo ciascuno.

Questa società non è nuova a questi atti di generosità, infatti qualche anno fa s’era offerta di offrire la cena per i poveri al costo di un euro, impresa che poi non s’è potuto continuare per altri motivi. Ci fa piacere ringraziare pubblicamente ed additare all’ammirazione della città questo gesto solidale di un’azienda quanto mai affermata sul mercato, ma nel contempo aperta ad aiutare chi si trova in disagio.

Sento il dovere poi di aggiungere che in una settimana abbiamo già distribuito metà di questo dono.

Permettetemi una riflessione. Io, come tutti i preti, ho parlato e parlo ancora della Divina Provvidenza. Affermo convinto che quando le si chiede qualcosa di necessario che non si è in grado di acquistare per mancanza di soldi, essa non manca mai di fornircelo. E i sette centri don Vecchi sono per me e per tutti una prova tangibile! Tanto che i miei amici dell’Ipermercato quando hanno bisogno di qualche tipo di generi alimentari, un po’ per celia ed un po’ per necessità, mi dicono: “Don Armando ordini alla Divina Provvidenza questo o quel prodotto!”

L’ultima richiesta era stata appunto quella della farina. Ho spedito subito una mail in cielo facendo richiesta con l’aggiunta “urgente”!
Per l’immediato il Buon Dio ha suggerito, come scritto sopra, al Catering “Serenissima ristorazione” di mandarci un anticipo e ne è arrivato quasi seduta stante un bancale.
Poco dopo ha ripetuto la richiesta al “Banco Alimentare di Verona” e questa organizzazione ci ha mandato un secondo bancale.
Infine ci ha suggerito di rivolgersi al “mulino Cosma” di San Martino di Lupari per chiedere ancora farina, dicendole che se proprio non poteva regalarcela ci facesse un buon sconto sul prezzo. Sempre la Provvidenza ci ha fatto incontrare la titolare del mulino, la signora Marta Cosma, che si è dimostrata amabilissima, cordiale e generosa, fornendoci quattro bancali al costo di 30 centesimi al chilogrammo.
Cosicché in una decina di giorni ci sono arrivati sei bancali di farina.

Di primo acchito qualcuno potrebbe pensare che sei bancali non son un granché! Ma il rag. Rolando Candiani che i conti li sa fare, perché è l’amministratore dell’ipermercato, mi ha fatto presente che sei bancali corrispondono a 4.750 chilogrammi!

Alessandro Manzoni nel suo romanzo “I promessi sposi” ha fatto dire al protagonista, il povero gramo, Renzo Tramaglino; “La c’è la Provvidenza”! Ma pure io, di certo meno noto del Manzoni, qualche secolo dopo posso pure tranquillamente ripetere “La c’è la Provvidenza”, la quale non si spaventa anche se all’Ipermercato “Papa Francesco” si presenteranno tremilacinquecento “clienti” alla settimana.

Coinvolgere le parrocchie

Ripeto ancora una volta che, non avendo più alcun ruolo e responsabilità all’interno della direzione della Fondazione Carpinetum dei Centri don Vecchi e soprattutto data la mia veneranda età di 93 anni, il mio impegno nei riguardi del nuovo Centro di Solidarietà Cristiana Papa Francesco è estremamente marginale.

Ho scelto quindi di tentare a livello personale, insieme ad una piccola équipe di amici, di individuare le persone più fragili e più bisognose perché possano beneficiare dell’offerta soprattutto di generi alimentari. Vi posso assicurare che non è facile aiutare i più poveri perché sono sempre i più sprovveduti e i meno agguerriti nell’approfittare delle opportunità che vengono loro offerte.

Io sono felicissimo che famiglie monoreddito e con uno o due figli a carico possano beneficiare dell’ipermercato e dal numero di presenze mi pare lo facciano numerose. Però sento forte il dovere di tentare che ne beneficino anche i più sprovveduti, i più inermi, i più poveri. Da questa convinzione è nata l’iniziativa particolare della quale vi ho già parlato, ossia quella di offrire a costoro dei buoni acquisto “spendibili solamente all’ipermercato Papa Francesco”.
Pensando che soprattutto le parrocchie conoscano meglio degli altri i parrocchiani più poveri ho messo in atto l’operazione di fornire alle parrocchie un certo numero di questi buoni in maniera tale che non si arrischi di permettere che “la carità” finisca non per mangiare, ma venga destinata per altri scopi non urgenti e necessari.

Consultando l’annuario della diocesi ho scoperto che tra il centro e la periferia di Mestre operano una cinquantina di parrocchie, e ho quindi deciso, assieme ai miei collaboratori, di farne beneficiare una diecina ogni mese. Ho scritto ai parroci relativi consegnando ad ognuno 100 buoni corrispondenti a 500 euro non provenienti dalla Fondazione Carpinetum nè dall’associazione il Prossimo, ma provenienti dalle offerte fatte nella chiesa del cimitero e consegnatemi da qualche benefattore e bensintende dalla mia pensione.
Ho costatato che questa spesa di 5 mila euro al mese era superiore alle mie possibilità perciò ho riguardato l’offerta facendo conto del numero di abitanti di ogni parrocchia, e del numero dei suddetti buoni realmente spesi nel primo invio. In rapporto a questi due fattori, ho rimodulato questa seconda offerta.

Col 15 novembre s’è concluso il primo ciclo di questa esperienza e perciò riparte il nuovo giro. Pubblico il nome delle parrocchie, del numero di abitanti di ciascuna e dei nuovi buoni acquisto consegnati prima del 15 novembre; lo faccio perché ognuno mi possa dare ogni suggerimento per migliorarla e per raccogliere il denaro per finanziarla. Eccovi la lista:

  1. Sacro Cuore via Aleardi
    abitanti 7.766 – buoni 50
  2. Gazzera
    abitanti 7.050 – buoni 60
  3. Carpenedo
    abitanti 5.666 – buoni 80
  4. Chirignago
    abitanti 7.769 – buoni 80
  5. Santa Maria della Pace Bissuola
    abitanti 5.261 – buoni 50
  6. Corpus Domini quartiere Pertini
    abitanti 2.948 – buoni 60
  7. Beata Vergine Addolorata Bissuola
    abitanti 8.683 – buoni 80
  8. San Paolo via Stuparich
    abitanti 3.102 – buoni 60
  9. San Pietro Orseolo v.le don Sturzo
    abitanti 4.363 – buoni 20
  10. Santa Maria Goretti Carpenedo
    abitanti 5.410 – buoni 60

Il costo totale dell’operazione, qualora tutti i buoni fossero “spesi”, sarebbe di 3 mila euro. Una cifra che temo che sia ben difficile che io possa affrontare ogni mese, comunque ho spedito al Patriarca e a tutte le parrocchie, al Sindaco e Consiglieri comunali, governatore Zaia e a tutti i consiglieri, a gli enti ecclesiastici, e a tutti gli ordini religiosi, un appello perché contribuiscano a questa spesa. Sarò ben contento di pubblicare in seguito il nome e l’entità dei contributi raccolti.

Facciamo il punto

Carissimi lettori, non passa giorno che qualcuno degli abitanti del mio “piccolo mondo antico” dei sette Centri don Vecchi, non mi chieda “come va don Armando l’ipermercato dei poveri?”; ed è veramente un borgo antico perché abitato da 550 anziani di età media di 83 anni. La stessa domanda me la fanno anche i fedeli della “mia” parrocchietta, della “cattedrale fra i cipressi” del Camposanto di Mestre. Penso che pure molti concittadini – dato che per i miei frequenti interventi sui quotidiani della città ho l’impressione d’essere diventato la “betonega” di Mestre – abbiano la stessa curiosità.

Eccovi accontentati! L’ipermercato è frequentato da circa tremilacinquecento “clienti” alla settimana. Credo che di certo abbiamo diritto di indossare la “maglia rosa” non solo degli ipermercati di Mestre ma almeno del Triveneto!
Pure come personale di servizio non possiamo lagnarci, perché possiamo contare su oltre 130 volontari (che si turnano) ben pagati: perché promettiamo loro “il centuplo” e la vita eterna!

Quello invece che ci preoccupa, e molto, è l’approvvigionamento di materia prima. Per gli indumenti, i mobili, e l’arredo per la casa, in verità, ci giunge il sufficiente, mentre quello che mi toglie i sonni sono i generi alimentari e la frutta e verdura. Avremmo bisogno di un tir di generi alimentari alla settimana, mentre possiamo contare solamente su cinque sei furgoni.

La Divina Provvidenza di certo sa di questa situazione, ma di solito interviene all’ultimo momento per provare la mia fede, e io, come San Pietro, sento il bisogno di chiederle la grazia di aumentarla. Ho imparato sempre da San Pietro che, pur avendo buttato in mare la rete per tutta la notte e non avere preso niente, disse al Signore “sulla tua Parola l’ho ributtata di nuovo”, e il Vangelo ci riferisce che riempì la barca di pesci!
Forte di questa notizia ho “buttato anche io la rete” sulla coscienza del sindaco Brugnaro e di tutti i consiglieri comunali, sia di maggioranza che di opposizione, avendo sentito da tutti loro che sono quanto mai attenti ai bisogni dei poveri! La stessa cosa l’ho fatta al governatore Zaia e a tutti i consiglieri della Regione. Ho allegato alla lettera che ho inviato a questi personaggi pure un depliant con le foto di quanto si mette a disposizione dei poveri; a giorni farò questa operazione pure a tutte le parrocchie della diocesi.

Per soddisfare la vostra curiosità su quello che ho scritto vi allego pure il testo della lettera.

Sono un prete ultranovantenne, da sempre convinto che la fede e il valore di ogni persona si esprimono soprattutto aiutando i più poveri. Per questo ideale ho tentato di spendere la mia lunga vita e vorrei pure impegnare anche gli ultimi rimasugli di essa. Le mando questo dépliant a testimonianza di questa convinzione e soprattutto perché ho capito che solamente impegnandosi assieme si può realizzare questo progetto solidale. Mi vesto quindi colla tonaca dei frati da cerca
del poverello di Assisi, mi metto la bisaccia in spalla e busso alla porta di tutti, proprio tutti, per poter aiutare in maniera più seria chi è in difficoltà economiche e si vergogna di domandare aiuto. Chiedo quindi con umiltà e rispetto quello che ognuno dei miei concittadini e delle istituzioni della mia Città possano mettere a disposizione per aiutare chi è in difficoltà offrendo: suggerimenti, disponibilità di collaborazione di ogni tipo e ad ogni livello, offerte ecc…. Sento infine il dovere di informarvi che il “supermercato dei poveri”, di cui vi accludo qualche foto perché vi rendiate conto che è una cosa seria, è frequentato ogni settimana da almeno 3.500 persone che chiedono aiuto, quindi abbiamo bisogno di tanto sostegno. Sarei quanto mai lieto e riconoscente se, quando potete, faceste una visita a questa struttura quanto mai innovativa nel campo della solidarietà. Vi chiedo inoltre di parlare alle persone di vostra conoscenza che ci potrebbero aiutare. Mi scuso della mia intromissione, vi ringrazio, e vi prometto di pregare per tutti, ma in particolare per chi si lascerà coinvolgere in questa bella impresa. Con cordialità. Don Armando Trevisiol

Finora ho ricevuto solamente la risposta dell’assessore della Regione Giampaolo Bottacin che mi ha risposto: “Ho preso visione della sua lodevole iniziativa e la ringrazio di averla condivisa con me. Farò sicuramente conoscere alle persone di mia conoscenza quanto da lei costruito. Un cordiale saluto”.

Cari lettori mi riprometto di riferire quanto prima dei risultati di questa iniziativa per riempire gli scaffali dell’ipermercato, scaffali che si svuotano tanto, troppo presto!

Il mio manifesto

Impegniamoci a costruire una “Chiesa”, non una “sacrestia”.

Impegniamoci a far maturare un popolo cristiano libero, ricco di speranza, capace di dialogo, senza complessi, non a dar vita a un teatrino con tanti manichini e tanti costumi che odorano di naftalina, con attori che declamano senza convinzione e passione frasi impregnate di un gergo ormai abbandonato dai più.

Impegniamoci ad avere l’ebbrezza della nostra libertà e della nostra dignità, confrontandoci con amici e nemici, con inferiori e superiori, con rispetto ma senza servilismi.

Impegniamoci a non lasciarci tentare dalla vita facile, dalla carriera promettente o dalla tranquillità ad ogni costo, lasciandoci andare all’adulazione, al silenzio anche di fronte alla stupidità e al sopruso.

Impegniamoci ad aspettare il Risorto nel domani che viene, diffidando delle restaurazioni, dei vecchi codici e delle nuove regole, ascoltando invece la voce del cuore e dello Spirito.

Impegniamoci ad osare, a vivere in attacco piuttosto che in difesa, a sbagliare per troppo amore, piuttosto che per cialtroneria intellettuale, per fedeltà fasulla o per comoda obbedienza formale.

Impegniamoci a scoprire il volto del Maestro e del Salvatore nel cuore, nelle parole e nelle scelte degli uomini e delle donne, dei ragazzi e delle ragazze che incontriamo sulla nostra strada, piuttosto che nei vecchi “santini” o nei testi logori della vecchia teologia.

Impegniamoci ad usare con rispetto e venerazione le parole, senza ubriacarci di frasi fatte vecchie o moderne, ricordandoci sempre che un fatto, per quanto piccolo, vale mille parole.

Impegniamoci ad avere paura del ghetto, della gente che ha risolto tutto, dei cristiani che amano le serre, temendo ancora la mela marcia e il compagno cattivo.

Impegniamoci perché anche l’ultimo ateo possa capire e condividere la tua scelta dei poveri, anche se questo non procurerà mai commenda o titoli di onore.

Impegniamoci a ricordare che il Signore chiama ad ogni ora del giorno ogni creatura, e che i fiori belli nascono e fioriscono dentro e fuori la nostra comunità.

Impegniamoci a ricordare che lo Spirito Santo è venuto per i capi, ma anche per i poveri gregari come noi.

Impegniamoci infine perché tutti sappiano che saremo giudicati sull’amore e non sulle tesi dell’ultimo sociologo e dell’ultima opera di teologo.

Solidarietà e raggiri

Può capitare di dare una mano anche a chi non ne avrebbe bisogno. La carità va fatta con testa, ma il timore delle truffe non deve frenare la generosità e le opere di bene.

Mi è stato chiesto dalla redazione se potevo offrire un qualche giudizio personale e soprattutto qualche esperienza su quella categoria di persone che non amano il lavoro e che perciò tentano con ogni mezzo di vivere sulle spalle degli altri mediante mezzi truffaldini.

Nel nostro Paese sempre, ma specie in questo ultimo tempo, s’è dibattuto alquanto su tale argomento: vedi sul risultato del reddito di cittadinanza, dei certificati medici accomodanti ecc.. Io debbo confessare che le mie sono esperienze e considerazioni di piccolo cabotaggio, legate alla mia vita di prete e di responsabilità di comunità parrocchiale, quindi mi è più facile parlare dei raggiri, molto frequenti, con i quali ci si rivolge ad un sacerdote per ottenere denaro dicendosi in gravi difficoltà.

Da cittadino qualunque mi pare però che sia il reddito di cittadinanza, che pure la proposta del nostro Papa di “lavorare meno, ma lavorare tutti” siano delle splendide utopie. Utopie che, per raggiungere lo scopo, dovrebbero presuppore che in questo nostro povero mondo ci fossero soltanto uomini e donne senza peccato originale, ossia perfetti ed onesti; la realtà però non è cosi! Le utopie, poi, che scendono dai sogni, si impoveriscono e spesso producono anche danni, e questo avviene soprattutto perché sono i politici, che sempre hanno il problema di essere rieletti, a realizzare queste operazioni!

Detto questo sono pure convinto che il rifiuto del lavoro e l’espediente dell’imbroglio facciano parte della patologia umana, quali la cleptomania, l’autocommiserazione, l’abulia ed altro ancora, perciò chi chiede aiuto piuttosto che lavorare deve considerarsi ammalato e bisognoso di comprensione. Gesù a questo riguardo ci ha insegnato ad “essere semplici come le colombe e prudenti come i serpenti”, però mi pare che preferisca le colombe ai serpenti!

Tutto sommato ritengo che sempre dobbiamo ascoltare le richieste e quasi sempre se è possibile dare risposte positive. Ricordo una signora che in una circostanza in cui si doveva decidere di dare o non dare, dare di più o dare di meno ad un povero, perse la pazienza e dando un pugno sul tavolo disse “vi sfido ad affermare che nostro Signore, nel giudizio finale, condanni chi è stato più generoso e premi chi invece ha chiuso il cuore alle richieste di un povero, vero o no”! Non credo però che non sia da tener conto anche del monito di Cristo di essere prudenti come i serpenti e che perciò che non sia richiesto di non adoperare la testa quando si fa la carità.

Monsignor Vecchi, che dovette pure lui affrontare e risolvere questo problema, mi diceva: «Don Armando, se fai l’elemosina fai bene però sappi se tu crei una struttura per chi ha bisogno, essa darà una risposta più seria e soprattutto durerà per cent’anni». Da questo saggio insegnamento nacquero i Centri don Vecchi, e sono contento nonostante di raggiri ce ne siano capitati tanti. Sono pure contento di offrire ogni domenica una paghetta di un paio di euro ai poveri di professione. Qualcuno mi dice che se li vanno a bere, ma neanche questo mi convince di non offrire questo obolo. Una piccola sorella di Gesù, alla quale un giorno chiesi di darmi un parere su questo argomento, mi disse umile ma convinta che anche un piccolo segno di solidarietà fa veramente bene! Ascoltai anche lei e vi confesso che, nonostante altrettanti raggiri che ho subito, sono contento e convinto di continuare a farlo!

Opportunità da scoprire

All’interno del nuovo ipermercato c’è un magazzino che offre generi alimentari totalmente gratis alle persone più povere della città. Ne beneficiano in 1200 ma si può fare di più

Quando parliamo della struttura dell’ipermercato della solidarietà cristiana aperto il 6 giugno scorso e che quindi opera da più di quattro mesi in quel degli Arzeroni, normalmente si citano questi comparti: generi alimentari, frutta e verdura, mobili, arredo per la casa ed indumenti.

Però all’interno di questa enorme struttura c’è pure un altro magazzino che normalmente chiamiamo “Banco alimentare”, magazzino nel quale si distribuiscono generi alimentari ai cittadini in gravi difficoltà di ordine economico. Sulla facciata di questo magazzino campeggia un grande quadro con l’immagine di Madre Teresa di Calcutta, la suora che possiamo paragonare a San Vincenzo De Paoli del nostro tempo perché con un magnifico gruppo di suore da lei fondato ha dato una splendida testimonianza di carità nei sobborghi della grande povera metropoli di Calcutta in India e che poi s’è diffusa in tutto il mondo.

In questo magazzino si distribuiscono generi alimentari in maniera assolutamente gratuita ai più poveri della nostra città. Chi rifornisce questo magazzino è il “Banco alimentare” di Verona, organizzazione gestita dall’associazione “Comunione e Liberazione” che riceve i prodotti dalla Agea e li distribuisce alle associazioni benefiche di tutta Italia.

Questo emporio del nostro ipermercato è gestito da una mezza dozzina di volontari dell’associazione “Il Prossimo”. Ogni mese ritira un tir di questi generi alimentari da Verona, e li consegna a chi è munito del certificato Isee che si ritira in ogni patronato e uno stato di famiglia che attestano rispettivamente da quante persone è composto il nucleo famigliare e che il reddito di questa famiglia richiedente è inferiore a seimila euro all’anno. L’associazione si fa carico di tutte le spese di trasporto e di gestione del magazzino.

La distribuzione avviene due volte alla settimana il martedì e il giovedì dalle ore 9 alle ore 12 e nell’ufficio di questo magazzino si possono avere ulteriori informazioni per ottenere le tessere e per ritirare ogni settimana un cartone di generi di prima necessità. Attualmente beneficiano di questo tipo di assistenza circa 1200 persone, ma c’è la possibilità di assisterne ancora molte altre.

Sento il bisogno e il dovere quindi di informare i lettori di questa vicenda perché sono profondamente convinto che se un gran numero di concittadini si sente coinvolto in questa bella avventura informerà di questa opportunità le persone in difficoltà e si potrà assistere una platea ancora più ampia. Allora invito tutti a fare quello che ognuno può!

Allargare la squadra

Già ho scritto che per aiutare i miei concittadini in disagio economico più di una volta sono stato “costretto ad indossare il saio del Poverello di Assisi e mettermi la bisaccia in spalla per bussare alla coscienza” sperando di incontrare qualcuno di buon cuore che mi donasse “un pane per amor di Dio” per aiutare i poveri che ci chiedono aiuto. Confesso che non è stato facile soprattutto per un uomo come me che, pur avendo superato abbondantemente i novantanni, è rimasto un timido. Non sempre ho raccolto quanto speravo, ma comunque sono sempre riuscito a trovare almeno l’indispensabile.

Faccio questa premessa per informare che tutto sommato le cose vanno bene al nuovo supermercato della carità, anzi vanno fin troppo bene perché vengono dai 1000 ai 1200 concittadini alla settimana a chiedere aiuto.

Credo che tutti gli ipermercati di Mestre sarebbero felici di avere una “clientela” così numerosa perché avrebbero guadagni superlativi, ma per noi le cose stanno ben diversamente perché puntiamo sul dare invece che sull’avere, infatti agli “avventori” chiediamo solamente un piccolo contributo per pagare le spese di gestione. Noi de “Il Prossimo” operiamo non per guadagnare, ma solamente per donare e quindi abbiamo sempre più bisogno che i concittadini concorrano a questa opera di carità.

Finora abbiamo tentato, con tutti i mezzi possibili e soprattutto mediante la stampa, di fare conoscere le finalità e l’organizzazione dell’ipermercato. E cosi già per moltissimi utenti questa meta l’abbiamo raggiunta in poco tempo ed in maniera fin troppo consistente.

Ora abbiamo urgente e pressante bisogno di allargare il bacino dei benefattori. In uno degli ultimi numeri de L’incontro e in un post di questo blog ho pubblicato la consolante lista dei benefattori. Lista composta da ipermercati e diverse ditte; ma in numero non ancora sufficiente a riempire gli scaffali che si svuotano in pochi giorni.

Ora sono costretto a dover invitare le realtà pubbliche e private che finora non hanno risposto al nostro appello, a diventare anche loro generosi fornitori. Faccio con tutto rispetto questo appello supponendo che molte di queste realtà non siano ancora venute a conoscenza di questa iniziativa, assolutamente innovativa nel campo della solidarietà. In verità abbiamo spedito molte lettere per illustrare l’iniziativa benefica senza però ottenere un esito soddisfacente, pur pensando che questi enti siano subissati da richieste, sono costretto a ripetere il mio S.O.S.

Perciò mi rivolgo direttamente ai lettori del nostro periodico e a chi ha fiducia del nostro operato chiedendo di darci una mano. Se qualcuno conosce i proprietari, i direttori degli ipermercati cittadini, delle aziende alimentari e chi può fare queste scelte benefiche, lo preghiamo cordialmente di perorare la nostra causa. E quindi presentarci come persone credibili, che è giusto e doveroso darci una mano sapendo di come andranno a finir bene i loro aiuti. I suddetti proprietari o direttori avranno pure una madre, una moglie dei figli o degli amici che possano loro garantire la validità della nostra impresa benefica!

Chiediamo a tutti costoro di far da mediatori e da garanti. Se riuscite carissimi amici ad ottenere qualche promessa, telefonate a me personalmente o al presidente dell’associazione “Il Prossimo”, signor Edoardo Rivola tel.3358243096. Nel ringraziare chi vorrà darci una mano ed entrare a far parte del più bell’esercito che è quello della carità, prometto che trasmetterò al buon Dio i loro nomi perché li aiuti e protegga! Infine, ci tengo a rilanciare l’iniziativa di raccolta di generi alimentari che trovate spiegata nel dettaglio nella prima pagina di questo settimanale. Invito tutti ad aderire: l’ipermercato è un’impresa collettiva e ha bisogno del sostegno di tutta la città.

Lavoro di squadra

Circa due mesi fa m’è parso opportuno portare a conoscenza dei mestrini un’operazione particolare posta in atto per aiutare le persone più povere della nostra città, operazione che voglio ripresentare per maggior conoscenza ai lettori de L’Incontro e di questo blog.

Le cose sono andate così. Avendo ricevuto una cifra abbastanza consistente per la carità, ho creduto opportuno di tradurla in buoni acquisto del valore di 5 euro l’uno con i quali, chi si trova in difficoltà di ordine economico, potesse provvedersi di generi alimentari, indumenti e mobilio presso l’ipermercato della solidarietà del Centro Papa Francesco degli Arzeroni gestito dall’associazione il “Prossimo”.
Ho preso contatto con trenta parroci di Mestre, offrendo a ciascuno di essi 100 “buoni”, pari a cinquecento euro, chiedendo che, consultandosi con chi in parrocchia si occupa di poveri, li distribuissero alle persone che ritenevano ne avessero più bisogno, chiedendo che fossero personalmente i poveri a “spendere” i suddetti buoni presso l’ipermercato della carità. E tutto questo perché fossero i poveri a prendersi quello di cui avevano più bisogno e perché essi venissero a conoscenza di dove avrebbero potuto essere aiutati anche in seguito.
Raccomandai inoltre ai parroci che informassero i poveri che potevano “fare la spesa” anche ogni settimana, ma che non potevano spendere più di due tre “buoni” alla volta, perché con tale somma avrebbero ottenuto generi alimentari per vivere tutti sette giorni.
Questa notizia suscitò notevole attenzione in città, tanto che la stampa locale la segnalò con titoli significativi.

Questo messaggio, come è scritto nel Vangelo nella parabola della semente, per una parte è caduto sulla strada non fruttando nulla, ma la parte caduta nel terreno buono fruttò il trenta, il sessanta e perfino il cento per cento! Cosicché, quando ho ricevuto un’altra elargizione, ho ripetuto “l’operazione” e spero di poterla ripetere ancora.

Per quanto riguarda la vita dell’ipermercato non tutto ancora funziona al meglio, come avviene in tutte le cose nuove, però tutto sommato ci pare che l’avvio sia quanto mai promettente.

Sento però il bisogno di ripetere che ad ogni persona che ricorre all’ipermercato, perché è in difficoltà, gli vien dato pressoché gratuitamente quanto chiede perché gli si domanda solamente una piccola somma per le spese di gestione, che sono quanto mai consistenti, dando così la sensazione di “pagare” quello che si riceve.
A chi si presenta però “con i buoni acquisto” forniti dalle parrocchie, non gli si domanda neppure una piccola offerta per la gestione perché tutto gli viene offerto in maniera totalmente gratuita.
Ci siamo rivolti alle parrocchie perché siamo convinti che nessuno conosca meglio dei parroci, della San Vincenzo e della Caritas chi si trova in bisogno economico, sperando di ottenere una collaborazione quanto mai efficace e fruttuosa.Il nostro progetto non finisce qui, perché sogniamo che le parrocchie, e pure le famiglie che hanno la fortuna di poterselo permettere, acquistino pure loro una certa quantità di suddetti buoni per poterli aggiungere a quelli che finora abbiamo messo a disposizione e quindi di poter aiutare in maniera più consistente chi è in difficoltà. Spero che mi si scusi se ritorno con una certa frequenza su questo argomento, ma ritengo doveroso farlo perché l’iniziativa dell’ipermercato della carità, che credo che sia la prima esperienza del genere in Italia, possa diventare uno strumento moderno e quanto mai efficace per aiutare il prossimo in difficoltà.

Non è un luogo per ricchi

Il mio approccio con la realtà degli ipermercati non è stato per nulla favorevole e questo sentimento nasce almeno una sessantina di anni fa. Voglio raccontare ai lettori il motivo di questa pressoché inconscia avversione.

A quel tempo facevo il cappellano a San Lorenzo e mi occupavo degli scout; mentre il compianto don Gianfranco Bonaldo dell’azione cattolica. Fortunatamente, o per i tempi diversi dagli attuali o per il nostro zelo giovanile, avevamo con noi un fortissimo gruppo di ragazzi e giovani. Non essendoci in quel tempo intrattenimenti particolari essi confluivano nel grande campo di via Carducci della parrocchia, ove vi erano le relative sedi e soprattutto il grande campo da calcio dove ora c’è il cinema Concordia e l’ipermercato.

L’ipermercato di via Carducci fu il primo a Mestre e Monsignor Vecchi, nostro parroco, che tra tante altre doti aveva pure un grande fiuto degli affari, sempre per motivi nobili, aveva venduto quel terreno perché costruissero questa prima azienda commerciale di cui il suo amico Coin gli aveva parlato dopo uno dei suoi viaggi in America. Nonostante tutte le nostre rimostranze soccombemmo; monsignore ci prometteva altri spazi perché i ragazzi della parrocchia potessero giocare in pace.

È passato più di mezzo secolo ed ora che sono in qualche modo “cofondatario” del nostro “ipermercato” mi riscopro a combattere forse dalla parte “avversa” facendo un invito in maniera superconvinta. Dico ai mestrini: andate a fare i vostri acquisti non all’“Ipermercato Papa Francesco” perché vi sono in città altri ipermercati di carattere commerciale; ed essi sono più forniti del nostro, hanno un servizio più efficiente, un ambiente più lussuoso e tengono poi aperto da mane a sera.

Mi chiederete, cari lettori, il perché di questa mia “conversione” così radicale dopo aver combattuto da tanto tempo e con tutte le nostre forze per avere un ipermercato anche noi? Il motivo è semplice. Noi abbiamo voluto con tanta convinzione un ipermercato per i poveri, per i disoccupati, per gli operai con stipendio insufficiente, per tutti coloro che fanno una grande fatica ad arrivare a fine settimana, per tutti coloro che soffrono in silenzio con tanta dignità!

Ho già scritto che diciamo in maniera quanto mai decisa ai benestanti, a tutti coloro che hanno un gruzzolo in banca, di non venire a fare la spesa da noi. Andate dagli altri, che sono poi i nostri migliori fornitori perché ci donano essi stessi i generi alimentari in scadenza. Non vogliamo assolutamente fare concorrenza a nessuno, anzi ci fate un piacere se preferite loro a noi, perché il nostro obbiettivo è “servire” chi è in disagio!

C’è un motivo in più: facciamo già una immensa fatica a reperire tutto quello, o anche solamente una parte di quello che ci viene richiesto da migliaia di nostri “avventori” settimanali. Io ho suggerito ai responsabili dell’”Ipermercato Papa Francesco” di scrivere a chiare lettere nell’ingresso: “chi non è nel bisogno sappia che ruba ai poveri!” Ed ho pure suggerito una tessera in cui ogni nostro “cliente” autocertifica la sua situazione di difficoltà economica e perciò chiede di poter avere i prodotti che con tanta fatica riusciamo a reperire!

Ripeto che non abbiamo alcun intento o motivo per “fare concorrenza” agli ipermercati commerciali perché i nostri utenti sono coloro che non possono, anche se lo desiderano, andare da loro. Sappiamo purtroppo che c’è di certo qualche “cliente”, un po’ “sprovveduto” o un po’ “furbetto”, che viene da noi. Sappia però che non è desiderato perché con enorme difficoltà riusciamo ad accontentare, spesso solo parzialmente, chi è nel bisogno.