Parlerò ancora di Fede e Carità!

Mi ha molto colpito una frase del nostro concittadino Nerio Comisso, direttore, fino a poco tempo fa, dell'”Asilo notturno” di via Spalti, in rapporto al suo impegno decennale a favore dei senzatetto di Mestre: “Io non credo, però mi sono sempre comportato come se io credessi”.

Tutto il contesto dell’intervista m’ha rassicurato che la sua affermazione non era una delle tante smargiassate di quella gente senza spessore umano e culturale, adoperato per accreditarsi presso l’opinione pubblica come uomo “a la page”.

Il rapporto tra fede e carità mi ha sempre appassionato e ritengo che sia anche oggi un grosso problema che molti “cristiani” – tali solamente per aver ricevuto il battesimo da piccoli o perché praticanti pedissequamente senza tanti problemi interiori – non si pongano seriamente. Il problema non è certamente nuovo, perciò sono ben conscio di non scoprire l’America ponendomelo e proponendolo all’attenzione dei miei concittadini. Già san Giacomo, venti secoli fa, l’ha affrontato in maniera forte e polemica, quasi una sfida: “Voi che dite di credere, mostratemi la vostra fede ed io ve la mostrerò invece mediante la mia carità!”

L’affermare di essere credente nel messaggio di Cristo, non traducendo la fede in carità, penso sia una pia illusione o una comoda affermazione, mentre chi pratica la solidarietà, pur ritenendo di non essere credente, quasi certamente è in realtà un discepolo di quel Cristo che ha fatto dell’amore reciproco il cuore e la sostanza del suo messaggio.

Io sono tanto perplesso e dubbioso sulla consistenza della fede di quei “cristiani” che non “si sporcano le mani con i poveri”, che non si spendono per la giustizia e la solidarietà, non si fanno prossimi con l’uomo ferito a morte ed abbandonato sulla strada della vita. Sono pure altrettanto perplesso sull’autenticità cristiana di comunità parrocchiali senza servizi efficienti nei riguardi degli svariati bisogni dell’uomo contemporaneo.

Una volta ancora sono convinto che non basta mettere un’etichetta con la croce su una comunità cristiana perché essa sia tale, mentre sono invece i contenuti che qualificano la vita religiosa. Tutto questo mi pare di doverlo affermare a scanso di deludenti e dannosi equivoci.

Una risposta a “Parlerò ancora di Fede e Carità!”

  1. da un altro prete: Paolo Farinella.

    “Prima di guardare FUORI di sè, dovrebbe guardare all’interno e tra le mura della chiesa stessa, il Santo padre.
    Il resto non vale neppure la pena di ..,ma riporto…

    “Certo, la Chiesa è di Cristo, ma se chi la gestisce non ha etica, ma intrallazza con mafia, corrotti e speculatori; se butta via i poveri sulla strada per affittare speculando; come è possibile sostenere ancora che la Chiesa è di Cristo? I pastori, custodi dei poveri, sono diventati lupi rapaci, di fatto complici di uomini assatanati, travestiti da «gentiluomini» del papa, per meglio delinquere e peccare dentro e fuori il recinto del tempio. Gli uomini di Chiesa (o solo impiegati atei?) hanno preso le cose sante e le hanno gettate ai p*rci,diventando p*rci essi stessi, complici e responsabili di buona parte dell’ateismo di oggi. …[di Paolo Farinella,prete]

    ^Chiesa^ è una parola che dice tutto e niente.
    Nei secoli , ha sempre guidato le problematiche della fede cattolica nel mondo , ma ha anche dedicato gran parte del suo impegno agli ^affari temporali^,.
    In questo momento , con questo Papa di ^Germania^ , forse alquanto discusso in gioventù , per le sue inclinazioni naziste e raziste , e per la presenza in famiglia di un fratello^pedofilo^,anche lui però radicato nel mondo ecclesiatico , e anche in pèarte protetto dal Cardinale Ratzinger , influente anche durante il papato Voityla nella gestione della fede e della moralità.
    Oggi , debole e ricattabile la sua posizione , soprattutto da parte di un potere cardinalizio, tutt’altro che benevolo e disponibile nei suoi confronti.
    LuigiAugello

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