Don Armando Trevisiol


Archivi per la categoria ‘I miei libri’

Scrivo per costruire non per demolire

domenica, 14 giugno 2009

Non mi è capitato di frequente, ma in verità non è neanche l’unica volta che qualche sacerdote mi chieda una copia dei miei volumi.

Normalmente non riesco ad accontentarlo perché, per la mia “mania” che nulla vada sprecato, sono sempre stato preoccupato di far circolare non solo fino all’ultimo foglio dei periodici, ma anche dei libri; conservo una o due copie solamente per i momenti di ripiegamento sul passato e di nostalgia. Non sono mai partito con l’intenzione di scrivere un libro, non ne avrei le risorse né il coraggio di farlo. Le mie sono sempre state antologie o raccolte di interventi fatti nelle occasioni più disparate che colgono lo stato d’animo, l’atmosfera, il fatto o l’illuminazione interiore del momento. Passata l’emozione, il momento di rivolta, la scoperta o la luce di una verità che mi si manifesta, pare che tutto si spenga dentro di me e che diventi non interessante.

Qualche giorno fa una “pecorella” del mio ovile raccogliticcio mi chiese, a nome del suo giovane parroco a part-time, i volumi che lui non aveva. Non potei accontentarlo, ma mi fece enorme sorpresa questa richiesta perché sono sempre stato convinto, a me pare a ragione, che le mie tesi fossero per nulla condivise dai confratelli, tanto d’aver paura d’essere un don Chisciotte fuori tempo che combatte una inutile battaglia!

Se la mia ricerca interiore e tradotta in parola o con la penna potesse interessare o mettere in crisi positivamente qualche collega, specie se giovane, questo mi darebbe molto conforto e tanta gratificazione.

Spero di non aver mai preso la penna in mano col desiderio di demolire o di far del male alla chiesa che ho considerato sempre come madre, ma mi ha sempre mosso il desiderio di promuovere autenticità, coraggio, coerenza, speranza.

Se a qualche confratello tutto questo potesse essere di una qualche utilità potrei intonare in pace il “Nunc dimittis” Perché vorrebbe dire che anch’io avrei incontrato il Salvatore, il Risorto!


Il diario come forma di dialogo con praticanti e non praticanti

martedì, 31 marzo 2009

Molti anni fa un caro amico che collaborava con una piccola casa editrice di Padova, avendo letto il mio diario, suggerì al giovane editore di pubblicarlo.

Io non ebbi evidentemente alcuna difficoltà a concedergli i diritti di autore, perché era ed è ancora il mio unico interesse passare il mio pensiero, nella speranza che esso contribuisca a diffondere il messaggio cristiano e a dare della religione un volto meno ritualistico possibile, bigotto e avulso dal quotidiano.

L’operazione andò in porto, se ne stamparono 2500 copie che andarono diffuse nel circuito delle librerie del nostro Paese.

La pubblicazione ebbe un certo successo tanto che ci fu un quotidiano a tiratura nazionale che ne fece una critica alquanto lusinghiera, mettendolo a confronto col diario di un altro sacerdote.

Nel passato ebbi modo di leggere, pure su un mensile, un diario di un prete, che però si muoveva ad un livello estremamente mistico, perciò adatto a conventi piuttosto che a gente normale, ma quel diario era tutt’altra cosa di quanto io sogno.

Il diario mi ha sempre offerto l’opportunità di intervenire in maniera veloce e non troppo impegnativa, aprendo un dialogo con praticanti e non praticanti, buttando ponti di intesa e di apertura, di ricerca con la gente di buona volontà che tutto sommato sogna una chiesa aperta e capace di dialogare con gli uomini veri e non con manichini cristiani.

Mi fa particolarmente felice che due giovani preti, intelligenti ed impegnati, quali sono don Gino Cicutto, parroco di S. Nicolò di Mira, e don Cristiano Bobbo di viale S. Marco, abbiano ritenuto valido questo strumento e l’abbiano adottato per i periodici delle loro comunità.


E’ meglio lasciare che il Signore faccia quello che crede e ciò che è meglio per tutti!

venerdì, 23 gennaio 2009

Spero di non essere venale, ma talvolta sarei quasi tentato di chiedere un qualche compenso ai miei fratelli che usano il mio nome come certificazione di sana provenienza. Mio fratello Luigi, successore di mio padre nella minuscola azienda di falegname, più di una volta mi ha confessato candidamente, che quando si presenta per un lavoro dice di essere mio fratello come garanzia di serietà.

Lucia, invece figura storica di infermiera all’oculistica in ospedale a Mestre, che ha legato la sua vita alla notorietà del prof. Rama, delle sue imprese filantropiche in Kenya, teme che la mia presunta fama oscuri le sue gesta umanitarie, però non si fa scrupoli di dispensare il mio “diario” per aumentare il suo prestigio nell’ambito dell’ospedale o forse per poter fare i regali di Natale a buon mercato, anzi senza oneri!

Comunque qualche giorno fa mi riferì che il primario dell’urologia aveva gradito il dono, leggeva volentieri il volume, ma che avrebbe gradito una mia dedica.

C’è da notare che suddetto primario, segue i miei guai, perciò gli sono particolarmente grato per essersi fatto carico dei malanni che mi affliggono.

Mi è parso perciò opportuno promettergli, con un po’ di spirito goliardico, che gli avrei volentieri donato metà dei meriti che avrei acquisito durante il tempo in più che mi avrebbe eventualmente donato con le sue cure. Poi ci ho pensato un po’ più seriamente perché in suddetto tempo potrei combinare dei guai e perciò sarebbe stato opportuno che accettasse l’offerta col beneficio dell’inventario.

Comunque meglio di tutto è lasciare che il Signore faccia quello che crede e ciò che è meglio per tutti!


Una lettera di Cristo

mercoledì, 7 gennaio 2009

Ho letto in questi giorni un bel commento alle parole che San Paolo ha indirizzato ai suoi amici di Corinto: “Voi siete una lettera di Cristo, scritta non con l’inchiostro, ma con lo Spirito del Dio vivente”.

Il commento a questo pensiero luminoso ed incisivo si articolava pressappoco in questi termini:
“Nel nostro tempo di corrispondenza elettronica non dedichiamo più tempo a scrivere una lettera. E’ più veloce e forse anche meno costoso, semplicemente inviare delle e-mail. Si preme un tasto del computer e la comunicazione è istantanea. La nostra vita può essere una lettera istantanea al mondo, indirizzata a chiunque incontriamo ogni giorno. Questa lettera è breve e va subito al dunque. Essa può essere letta istantaneamente da coloro con i quali veniamo a contatto: da un negoziante, da un collega di lavoro, da un altro autista sull’autostrada, da un bambino che tira calci dietro a noi, da qualcuno in chiesa. Cristo vuole servirsi di noi per comunicare amore a coloro che incontriamo. Facciamo in modo che Cristo comunichi tramite noi il messaggio che vuole trasmettere, oppure permettiamo che i nostri desideri, i nostri umori e le nostre manovre sostituiscano quel messaggio? Non siamo lasciati soli in quest’opera di comunicazione dell’amore. Dio ci dona lo Spirito Santo per rinnovare le nostre menti così che diventiamo quel messaggio vivente ed amorevole come Dio lo desidera”.

Questo è un bel discorso se lasciato volare in cielo come un aquilone o un palloncino multicolore.

Se però lo tiro giù dalle nuvole, dai pii desideri o dai propositi fatti a tavolino durante la preghiera o la meditazione le cose sono ben diverse.

In questi giorni ho riletto la presentazione del mio diario del 2007. Ho riflettuto una volta ancora su quello che ho sentito l’impellente bisogno di premettere per i probabili lettori. Nelle mie povere parole introduttive, emerge tutta la mia preoccupazione di non scandalizzare, di non voler sformare il messaggio di Gesù, la paura che la gente non mi prenda troppo sul serio solamente perché sono un vecchio prete. Mi pesa veramente sul cuore il timore di non essere una lettera fedele di Cristo, di non pronunciare le sue parole, di non manifestare appieno la sua buona notizia!

Temo che nel mio messaggio non siano pochi gli sgorbi e gli scarabocchi!


Le preghiere che nessuno conosce più

mercoledì, 17 dicembre 2008

Circa un anno fa entrando in una chiesa della città, trovai un opuscoletto, stampato artigianalmente, dal titolo abbastanza scontato dato il luogo ove l’avevo trovato: “Le preghiere del mattino e della sera”.

Il libretto era povero di contenuto e più povero ancora a livello tipografico. Comunque questa scoperta mi offrì l’opportunità di riflettere sul fatto che moltissimi cristiani oggi ignorano anche le più elementari formule di preghiera.

Da quando si è abbandonato il catechismo di San Pio X e da quando a scuola non si imparano più le poesie a memoria, la gente di quaranta o forse cinquanta anni in giù, non solo non conosce più una formula di preghiera, ma ignora ogni verità religiosa, non sa più scrivere una lettera e forse non riesce neppure a fare una dichiarazione d’amore.

La tecnica e la cultura del nostro tempo ci hanno ridotto a questo stato di povertà intellettuale e di capacità di esprimere i propri sentimenti in modo diverso dai monosillabi o dagli americani ok e ko!

Per me tutto può insegnarci qualcosa, se non in positivo, almeno in negativo.

Nel caso del libretto trovato in parrocchia, l’insegnamento è stato perfino doppio: in positivo, l’idea di raggruppare le principali e più semplici preghiere assieme al concentrato del pensiero evangelico rielaborato lungo i secoli della tradizione cristiana; in negativo, l’adoperare uno stile più dignitoso.

Risultato di questa operazione pastorale; abbiamo stampato cinque edizioni per complessive sei-settemila copie.

Credo che i cittadini di tutte le comunità cristiane della città, abbiano beneficato di questo povero, ma essenziale strumento di preghiera e tutto fa pensare che la richiesta continui perché le copie continuano ad andare a ruba. Unico neo dell’impresa pare che i parroci neppure s’accorgono dell’iniziativa o peggio la snobbino con atteggiamenti di superiorità teologica!


Il Vespero

venerdì, 28 novembre 2008

Avevo pensato come titolo del volume che raccoglie “il diario” del 2007: “Prima del tramonto”

Avevo scelto questo titolo riferendomi ai guai fisici per nulla debellati e che mi lasciano costantemente in uno stato di precarietà psicologica ed esistenziale.

Già nel passato avevo tentato, per quanto ciò sia possibile, di prepararmi bene al transito, poi invece i sintomi sono risultati segnali di una falsa partenza e perciò sono ritornato ai blocchi.

Ogni tanto mi pare di sentire i segni dei “tempi nuovi”, e ad ottant’anni è più che facile sentire questi ammonimenti che però non sono mai veramente chiari, ma invece rimangono sempre problematici. Ora, pur rimanendo, come sempre, l’orizzonte un po’ rannuvolato, ho la sensazione di poter sperare d’avere ancora un po’ di tempo a disposizione e perciò ho deciso di riservarmi il titolo che avevo pensato per un eventuale domani e di ripiegare su uno che mi offra la possibilità di poterlo usare semmai un’altra volta.

Stando così le cose ho deciso che il nuovo volume porterà come titolo “Il Vespero”, rimane tutto sommato la cornice temporale, però mi offre la possibilità di poter utilizzare un po’ di spazio ulteriore.

Strana cosa leggere le registrazioni di fatti, sensazioni, sogni, realizzazioni recenti, che però mi sembrano ormai lontani nel tempo.

Ci sono cose che, rileggendo la loro registrazione a così poca distanza, non vorrei aver detto, pensato e fatto ed altre che desidererei aver fatto meglio e con più intensità.

Sto capendo che la vita bisogna viverla con più sapienza, con più lungimiranza e con più responsabilità.

Spero di aver ancora un po’ di tempo, e gestire meglio il tempo che mi sarà donato!


Il seme della parabola

lunedì, 15 settembre 2008

Il mio piccolo gregge è formato in maggioranza da donne di tutte l’età, ma fortunatamente non mancano i giovani e gli uomini, taluno anche di prestigio.

Vedo frequentemente tra la folla dei fedeli il giudice del tribunale dei minori, specie ora che ha perso la sua dolce Chiara, viene nel camposanto per onorarne la memoria, per pregare per la sua anima, ma credo anche per chiederle d’aiutarlo nella sua solitudine. Qualche giorno fa, con quel suo fare semplice, cordiale e bonario mi disse alla fine della messa “a quando don Armando il diario del 2007? quello del 2006 l’ho già terminato di leggerlo!” Gli sorrisi riconoscente ed un po’ imbarazzato, perché vedendo come stanno andando le cose, sono propenso di dare alla stampa quello del 2007, dato che le bozze sono gia pronte.

Qualche settimana fa una suora dello stato maggiore delle Dorotee, mi ha confidato che fa la meditazione sul mio diario; questo non mi imbarazza soltanto, ma mi mette in crisi, perché non vorrei traviare un’anima semplice e bella con le mie rudi prese di posizione, se a volte esse sono talmente prive di garbo e di prudenza. Credo d’aver si il veleno dei serpenti, ma non la semplicità delle colombe,come ci chiede Gesù!

Una suora missionaria m’ha mandato una foto con il mio diario sul tavolo di lavoro. Taluno mi ringrazia per la franchezza, talaltro mi dice che si diverte nel leggerlo. Io spero e trepido augurandomi che le mie tante parole siano come il seme della parabola e non come le piume della maldicenza che San Filippo Neri precisò che erano ormai irrecuperabili.


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