Il nuovo volume del “Diario di un vecchio prete”

I miei collaboratori mi hanno informato che sono pronte le bozze che raccolgono il “Diario di un vecchio prete” dello scorso anno, 2011 e mi hanno chiesto quindi una prefazione. Come il solito non ho voluto scomodare alcuno per una cosa di così poco conto ed ho buttato giù la nota che accludo per dire l’animo con cui consegno per una volta ulteriore le mie riflessioni alla città.

Nota dell’autore
In questo vespero inoltrato della mia lunga vita spesso il mio pensiero e la mia coscienza vanno alle scelte di due grandi personaggi del nostro tempo: il presidente Reagan e il papa Wojtyla.

Il primo, avvertendo l’annebbiarsi della mente e il venir meno delle sue forze, prese coraggiosamente commiato dal suo popolo manifestando pubblicamente la scelta lucida di entrare nel silenzio del profondo mistero che ormai incombeva sulla sua vita.

Il secondo, pur “morto” fisicamente, scelse di rimanere al suo posto per dare testimonianza di fedeltà alla sua Chiesa fino alla fine estrema del suo mandato.

Ho ammirato profondamente entrambe queste due belle figure e le scelte relative, forse per questo vivo in maniera un po’ drammatica il mio tramonto.

Finora ho scelto di fare come il presidente americano. Quando ho avvertito il venir meno delle mie risorse fisiche e spirituali ed ho temuto di non riuscire a guidare con lucidità la mia comunità verso il domani, ho scelto, pur con tanta sofferenza, di lasciare la parrocchia. Lo stesso ho fatto più recentemente con la Fondazione dei Centri don Vecchi, passando la mano ad un giovane prete.

Ora però che il periodico, “L’incontro”, ha sfondato, sta imponendosi all’attenzione della città e sta raccogliendo felici e vasti consensi, mi trovo nel dramma, se continuare a seguire la scelta di Reagan o continuare fino all’esaurimento di ogni risorsa come papa Vojtyla.

Per adesso, con fatica, ho scelto d’attendere ancora un po’, pur “provandomi la pressione” più frequentemente.

Da questa scelta provvisoria nasce questo volume, che perfino nel titolo, “In attesa del giorno nuovo”, vuol dire la consapevolezza della mia fragilità fisica e spirituale e la coscienza della precarietà con cui affronto questi giorni del tramonto, anche se ricco di fiducia e di speranza.

Mi auguro che queste scelta, un po’ difficile, possa rappresentare almeno un punto di confronto per i miei coetanei ed un monito per i giovani a vivere con onestà e nello stesso tempo con generosità e spirito di sacrificio.

Questo volume non rappresenta ancora il mio commiato definitivo dalla città e dalla Chiesa che ho amato appassionatamente, ma di certo vuol dire ai miei concittadini che, pur desiderando che “la morte mi incontri vivo”, sono consapevole d’essere ormai entrato nei “tempi supplementari”.

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