Mezzo secolo di vita da prete da rileggere

Finalmente, dopo tanti ripensamenti, ho deciso: riunirò in un armadio “l’opera omnia” della mia vita.

Già nel passato ho confessato che al momento di trasferirmi dalla mia immensa canonica – che la mia perpetua aveva definito con un po’ di disprezzo “un municipio” – al piccolo guscio di alloggio al “don Vecchi”, ho dovuto liberarmi della mia biblioteca. In verità non mi è costato molto, perché in effetti non mi serviva punto. Ho potuto portare con me solamente un armadio in noce di media grandezza ove ho stipato tutti i volumi che ho fin qui pubblicato, i quali sono in gran parte antologie di articoli apparsi nei molti periodici di cui mi sono occupato durante il lungo ministero pastorale. Quando voglio recuperare il mio passato, non avendo una buona memoria, devo fatalmente aprire uno dei tanti volumi che vanno pian piano ingiallendosi.

Sono stato un po’ perplesso per il luogo ove collocare il nuovo armadio e per il costo che m’è parso un po’ consistente, dato il valore di ciò che conterrà. Poi ho concluso che il mio mezzo secolo di vita da prete poteva perlomeno valere tale somma.

A giorni mi accingerò a mettere in bell’ordine i volumi de “La Borromea”, “Carpinetum”, “L’anziano”, “Lettera aperta”, di “Radiocarpini attualità”, di “Coraggio”, “L’incontro” e poi di tutte le pubblicazioni date alle stampe attraverso l'”Editrice Carpinetum”, prima, e poi quella de “L’incontro”.

Questa operazione mi aiuterà a mettere un po’ di ordine nel mio passato per verificare la mia testimonianza di prete della fine del secondo millennio e dell’inizio del terzo e per sondare lo sviluppo del mio messaggio nel susseguirsi di tanti anni.

M’è pure frullata per la testa l’idea che un domani questo materiale potrebbe aiutare chi volesse stendere una biografia, ma è stato solo un attimo che ho scacciato con la prontezza e la decisione con cui si caccia una vespa o un calabrone, avviandomi sul sentiero più giusto che quando andrò “in pensione dalla pensione” mi sarà più facile sorridere per le mie illusioni, sorprendermi per l’audacia delle mie utopie, ma soprattutto per chiedere perdono di tante pretese, tanti giudizi e soprattutto tanta mediocrità.

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