“Uno sguardo sulla settimana” e “Cristiani si diventa”

Da COMUNITA’ E SERVIZIO – 16 luglio 2017
periodico della parrocchia di San Giuseppe di viale San Marco

Il solito Alessandro Seno, da trent’anni collaboratore del foglio parrocchiale di questa parrocchia, apprezzato come osservatore attento di ciò che avviene a Mestre sia a livello sociale che a livello religioso, in questo numero affronta due argomenti significativi con la sua prosa scorrevole e di facile lettura.

1 – Lo smantellamento del polo industriale di Marghera e di conseguenza l’amara constatazione che si procede nell’abbattere senza avere alcun progetto per il futuro. Solo Dio può salvare Venezia-Mestre dal progressivo smantellamento di uno dei più promettenti poli industriali.

2 – Seconda notizia, semplicemente miracolosa! In India in dodici ore si sono piantati 66 milioni di alberi. Il Signore ci fa capire che nella manica ha ancora un infinito numero di soluzioni perché possiamo continuare a vivere nella terra che ha creato per noi.

Nello stesso numero di questo periodico c’è pure un pezzo che il parroco, don Bonazza, chiama “Editorialino”, nel quale sviluppa il pensiero di Tertulliano che afferma: «Cristiani non si nasce ma si diventa». Guai a noi se i fedeli si fermano all’istruzione religiosa impartita col catechismo delle elementari. Se uno vuol rimanere cristiano deve necessariamente coltivare il germe di fede ricevuto col battesimo.

Oggi fortunatamente i mass media, deleteri per molti aspetti, ci offrono pure la facile opportunità di maturare la nostra cultura religiosa che è necessario supporto della fede.

UNO SGUARDO SULLA SETTIMANA
a cura di Alessandro Seno

Questa settimana vi scriverò di due notizie che provengono da mondi diametralmente opposti! Una buona e l’altra cattiva come da copione …
Cominciamo con quella peggiore che ci riguarda da vicino come cittadini metropolitani: durante questa settimana abbatteranno a Porto Marghera le due torri della ditta Vinyls, divenute famose per “l’occupazione” che ne fecero i lavoratori dipendenti dopo aver appreso del fallimento e della relativa messa in liquidazione dell’industria chimica. Nonostante gli appelli e appunto i presidi durati svariate settimane nel 2013 la fabbrica viene chiusa buona ultima dopo Dow Chemicals e Montefibre.
Tutto questo nel centenario della nascita del polo di Porto Marghera… L’intervento si è reso necessario poiché le torri, alte più di 150 metri, cominciano a mostrare segni evidenti di usura e quindi è divenuto obbligatorio provvedere alla distruzione per evitare possibili futuri crolli con rischi per persone e cose; solitamente per questi smantellamenti si cerca di tenere tutto sotto traccia (come successo infatti con le altre fabbriche menzionate poc’anzi) ma in questo caso il lavoro richiederà anche il fermo dei voli sopra l’area interessata e quindi la notizia é venuta a galla seppur solo pochi giorni prima del brillamento. Si, perché le torri verranno fatte saltare con delle cariche esplosive poste alla loro base e poi fatte lentamente cadere su un lato attraverso delle corde che le sosterranno un po’ alla volta.
Un lavoro di preparazione durato dei mesi che segnerà la fine di un epoca, quella dei grandi poli industriali che hanno contraddistinto il XX secolo ma che ora sono oramai delocalizzati soprattutto in paesi emergenti.
Ed è proprio da uno di quest’ultimi, l’India per l’esattezza, che viene la buona notizia della settimana: domenica 2 luglio in uno stato indiano, Madhya Pradesh questo il nome della regione, sono stati piantati in 12 ore la bellezza di 66 milioni di alberi. Un milione e mezzo di volontari sono riusciti ad entrare nel Guinness dei primati con tale impresa.

CRISTIANI SI DIVENTA
di don Natalino

L’eco di questa espressione, che dà titolo all’editorialino, ci riporta ai primi secoli della Chiesa. Fu Tertulliano infatti a scrivere con la consueta incisività: «Cristiani non si nasce ma si diventa». Lo affermava per esperienza personale: nato da genitori pagani, trascorsa una giovinezza disinvolta e avviato al successo professionale, ad un certo punto divenne cristiano. Perché questa svolta così decisa? Dai suoi scritti si intuisce che essa avvenne grazie all’incontro con uomini e donne di fede avviati al martirio, i quali con il loro esempio lo attrassero a Cristo.
Oggi nel sentire comune prevale piuttosto l’idea che cristiani si nasce. C’è chi sostiene che in Italia non può che essere così. Questa convinzione di fondo è rassicurante, fa il paio con la pretesa che ognuno sa già il fatto suo e basta l’educazione ricevuta, al massimo il catechismo fino alla cresima. L’orizzonte si riduce ad un’appartenenza culturale, dando per scontata l’appartenenza a Cristo. A dirla tutta, anche la prospettiva puramente culturale risulta incerta, dacché l’ignoranza religiosa oggi arriva a livelli mai raggiunti prima. Da domenica scorsa sto ancora masticando le parole del vangelo: «Venite a me… Imparate da me…» (Mt 11). È il Vivente che sta chiamando. Oggi. Chiama all’incontro e attende una risposta, la mia e la tua. È proprio vero: cristiani si diventa, ad ogni stagione di vita, in un cammino continuo.
In questo modo il continente indiano ha fatto parlare di se sia come detentore di questo invidiabile primato e sia per un concreto e grosso sforzo per cercare di contrastare il fenomeno dell’inquinamento atmosferico che sta attanagliando soprattutto le grandi città e quelle che hanno vicino poli industriali. E qui le due notizie trovano il loro comune denominatore: da una parte una società ( un impero…) che lentamente si sta sfaldando sotto i colpi della globalizzazione ma che recupera in termini di salute e qualità dell’aria quello che invece stanno perdendo tutti quei paesi che, dall’altra parte, si assumono l’onere di produrre prodotti chimici e/o plastici che occupano decine di migliaia di persone (poi non si conoscono le condizioni lavorative come ricordato la scorsa settimana…) ma che sconvolgono in maniera profonda gli equilibri naturali del pianeta già messi fortemente in crisi dal numero di abitanti. Gli alberi piantati stanno a significare che comunque l’uomo ha a cuore la propria terra; ma questo basterà?

Grazie ai benefattori

Grazie ai benefattori

Nostro Signore Gesù Cristo ha detto che i nomi delle persone perbene, degli onesti, dei galantuomini e soprattutto delle persone generose è “scritto in cielo” e che essi “riceveranno il centuplo quaggiù e la vita eterna lassù”.

Noi che fortunatamente veniamo a conoscenza di questi concittadini di buon cuore che non si stanacano mai di dare una mano al prossimo, nell’attesa dell’eternità pensiamo bene di dedicare un monumento ideale della solidarietà che vogliamo erigere a Mestre in loro onore, perché tutti vengano a conoscenza dei cittadini benemeriti che sono molto più degli imbroglioni, dei disonesti e degli egoisti. Perciò vogliamo suggellare i loro nomi perché tutti ne siano edificati, siano loro riconoscenti, e soprattutto tentino di imitarli perché a fare del bene non c’è mai un limite.

I loro nomi oltre che in Cielo devono, infatti, essere scritti anche in terra. Cominciamo subito con lo scoprire alcuni dei benefattori di quella splendida realtà che abbiamo denominato “Polo solidale dei Centri don Vecchi” e che presto speriamo di denominare “Ipermercato solidale” Santa Marta, la santa che non stava con le mani in mano.

Eccovi dunque la prima “lapide” con i primi 11 nomi:

  1. Ditta Del Bello, che dona spesso grosse quantità di frutta esotica.
  2. Azienda agricola di Emanuele Durigon, che almeno due volte al mese ci fornisce notevoli quantità di trote e storioni.
  3. Azienda Ortolana del signor Gerardo del mercato ortofrutticolo di Treviso, che ogni settimana offre una quantità consistente di frutta e verdura.
  4. Azienda agricola Basso, di Favaro Veneto, che ha cominciato ad offrire frutta, verdura e prodotti alimentari, che produce direttamente.
  5. Azienda alimentare Agrà di Antonella Albano, di Spinea, per la grossa fornitura di olive belle di Cerignola, lupini e quant’altro.
  6. Dolciaria Mestrina, che ogni giorno ci fornisce brioche e altri dolci.
  7. Cafè Retrò di Silvia Spada di Carpenedo, che più volte alla settimana ci offre panini imbottiti, torte e brioche.
  8. Coop di piazzale Roma, che quasi tutti i giorni ci mette a disposizione ottima carne fresca e pesce, e altri prodotti alimentari.
  9. La catena di ipermercati Cadoro, (ben sette grandi strutture locali) che ogni giorno di tutti i mesi dell’anno e da molti anni ci consegna notevoli quantità di generi alimentari perfettamente commestibili.
  10. Dolci e Delizie, le pasticcerie di via Pio X e di via Bissuola che inviano quasi tutti i giorni notevoli quantità di dolci tanto che gli anziani di tutte le sei strutture dei Centri don Vecchi possono godere di queste elargizioni.
  11. Pasticceria Ceccon di Carpenedo, che alterna le sue elargizioni di dolci tra la parrocchia e i Centri don Vecchi, ma che comunque si ricorda spesso dei nostri anziani.

Questa è la prima lista del più bel monumento di Mestre, ma quanto prima informeremo su altri nomi che fortunatamente abbiamo la possibilità e il dovere di portare a conoscenza e all’ammirazione dei concittadini.

Nomine di sacerdoti

Da LETTERA APERTA – 9 luglio 2017
periodico della parrocchia dei santi Gervasio e Protasio di Carpenedo

Don Gianni ha informato i suoi parrocchiani del cambiamento dei preti in occasione del nuovo anno pastorale. In sostanza s’è proceduto ad una serie di accorpamenti che hanno lasciato intatto l’apparato burocratico, un lavoro impegnativo a livello di organizzazione, offrendo sacerdoti ad ore.

Io rimango sempre più convinto che le parrocchie hanno bisogno di una riorganizzazione di fondo e di assumere operatori laici preparati, motivati e pagati, ai quali vengano affidati totalmente compiti e servizi che non richiedono la presenza del sacerdote consacrato, tenendo presente che ad esempio battesimi, funerali, benedizione delle case e tanto altro, possono essere delegati a professionisti religiosi messi in regola a livello sindacale.

Comunque sono sempre più convinto che sarà la Provvidenza a costringere i vescovi ad impostare la pastorale in maniera diversa dal passato, come d’altronde avviene in ogni settore della nostra società.

BRERVI
Voci di parrocchia

In questi giorni il Patriarca ha pubblicato molte nomine di sacerdoti che, nella nostra diocesi, assumono responsabilità pastorali. Seguo, come posso, alcune vicende da Gosaldo e non sono un uomo curioso di sapere cosa sta dietro le quinte di certe decisioni. Alcuni cambiamenti ci riguardano e li commento rapidamente. Don Sandro Manfrè, attualmente nella parrocchia del Corpus Domini, presso il quartire Cipressina in sostituzione di don Andrea Favaretto. Saluterà il nostro vicariato durante l’estate perché già dalla metà di agosto assumerà il nuovo incarico. Noi sacerdoti ci congediamo da lui come si deve. Avremo l’occasione in qualche modo di fargli festa e ringraziarlo per la passione che ha portato nel nostro vicariato soprattutto nella formazione dei catechisti. Nella parrocchia del Corpus Domin, però non arriverà un vero e proprio parrocco; sarà don Natalino Bonazza, di San Giuseppe, in viale San Marco, ad assumere il titolo. Sarà poi coadiuvato nella vita pastorale di quella comunità da don Gilberto Sabbadin, ora residente a Venezia nella canonica dei Tolentini. Resta da capire se in questo modo la parrocchia del Corpus Domini sarà ancora prete del nostro vicariato o se invece, vista la responsabilità di don Natalino, sarà inserita nella vita e nelle decisioni pastorali di Mestre.

d.G.

Affaticamento e depressione

Da LETTERA APERTA – 9 luglio 2017
periodico della parrocchia dei santi Gervasio e Protasio di Carpenedo

Vado riscontrando che in molti foglietti parrocchiali si pubblicano dei commenti al Vangelo festivo presi da autori qualificati, normalmente preti validi, anche se spesso destinati più agli “addetti al lavoro” che ai semplici fedeli. La parrocchia di Carpenedo pubblica invece ogni settimana un commento di un “parrocchiano adottato”, il signor Plinio Borghi. Mi pare che questi commenti siano sempre più consoni alla lunghezza d’onda della sensibilità, cultura religiosa della nostra gente. Possibile che in una parrocchia di tre-quattromila abitanti non si possa trovare uno o più fedeli che si dedicano a questo compito?

MEDITAZIONI IN LIBERTÀ
dalla liturgia all’attualità
di Plinio Borghi

Affaticamento e oppressione sono la conseguenza di un arrivismo esasperato, che non tiene conto dei limiti personali, ma punta sempre più in alto, alimentando così un improprio stato di tensione che finisce per sfociare come minimo nello stress, se non anche, in presenza di cocenti delusioni, nella depressione patologica. Sono sintomatologie che caratterizzano in particolare l’era moderna, nella quale si impostano i propri obiettivi in termini di rivalsa generalizzata: tutti hanno diritto a tutto; no alla meritocrazia; no a processi selettivi, con la scusa che finiscono per premiare i predeterminati (lecchini e raccomandati); si all’egualitarismo, che poi diventa sinonimo di appiattimento. E siccome è insito nella natura umana essere competitivi, va sempre a finire che la maggior parte si adagia sull’utopia, non migliora e ne esce sconfitto e demoralizzato. In un guizzo di orgoglio tenta pure di dare la colpa agli altri, al sistema o all’ambiente (lavorativo, scolastico o sociale che sia). Forse una volta poteva anche essere così, specie quando, come ai tempi di Gesù, mancava qualsiasi presupposto di partecipazione ai processi formativi e decisionali. Eppure anche allora il nostro puntuale Maestro si peritava di insegnare: “Imparate da me, che sono mite e umile di cuore”. Ecco, due qualità che oggi sono pressoché assenti e soppiantate dall’aggressività e dalla presunzione. Qui non si tratta di essere schivi o permeati di falsa modestia, bensì di vivere le proprie capacità e la propria bravura con quel briciolo di mitezza e di umiltà che le rendono accettabili e riconosciute agli occhi di tutti. Sono l’unico veicolo per ottenere quell’autorevolezza che diventa vero servizio alla causa e aiuto a far sì che ognuno conti per quello che vale e sia incentivato a rendere il massimo. Sono doti che fanno luogo alla vera uguaglianza, che è l’opposto dell’egualitarismo. San Paolo, nella seconda lettura di oggi, ci dice che non dobbiamo essere sotto il dominio della carne, ma dello Spirito che abita in noi, che ci rende fratelli e solo al quale dobbiamo essere tributari. Se poi nel rapportarci con gli altri qualcosa va comunque storto (e va, perché siamo anche deboli e deviati dai vizi di cui si diceva sopra), abbiamo sempre il nostro asso nella manica che è Gesù, pronto a risollevarci e a rimetterci in carreggiata: “Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò”, ci dice al vangelo. Ciò che dovremo dare in cambio è nulla, rispetto al sollievo che senz’altro ricaviamo.

Plinio Borghi

 

Catechismo

Da “PROPOSTA” – 20 agosto 2017
Periodico della parrocchia di Chirignago

Pubblico la lettera che don Roberto, parroco di Chirignago, ha inviato a tutte le famiglie che hanno figli che quest’anno frequentano la seconda elementare, per invitarli al catechismo.

Attualmente “va di moda” tra i parroci invitare genericamente sul foglio parrocchiale i genitori di questi bambini a presentarsi in giorni ed orari prefissati e fare richiesta di iscrivere i loro figli al catechismo.

Con i tempi che corrono credo che la soluzione adottata da don Roberto sia la più opportuna ed efficace, se non si vuole perdere per strada un numero consistente di bambini. Io, da parroco, ritenevo scontato che questi bambini, tutti battezzati, dovessero frequentare il catechismo. Perciò, nella lettera che inviavo personalmente ad ogni famiglia interessata, fissavo il giorno, l’ora, informavo sul nome dell’insegnante e l’aula da frequentare, ossia davo per scontato che chi aveva scelto di battezzare il figlio dovesse poi comportarsi in maniera coerente. Oggi ho l’impressione che le parrocchie rimangano passive in attesa e siano poco propense a pigliare l’iniziativa. Certo per far questo bisogna avere uno stato d’anima aggiornato e la volontà di sobbarcarsi questo onere. Credo che sia opportuno ricordare a parroci e parrocchie che “in Paradiso non si va in carrozza”!

STA ARRIVANDO ALLE FAMIGLIE DEI BAMBINI DI 2A ELEMENTARE QUESTA LETTERA CHE PUBBLICHIA¬MO PERCHÉ POSSA ESSERE LETTA ANCHE DA CO¬LORO DI CUI NON ABBIAMO L’INDIRIZZO

Chirignago, 15 agosto 2017, festa della Madonna Assunta in cielo

Cari genitori,
dagli archivi della parrocchia ricavo che anche un vostro/a figlio/a entrerà tra poco nella seconda elementare. E la seconda elementare è l’anno in cui nella nostra parroc¬chia si inizia a partecipare al catechismo. Con molto rispetto sono qui a proporvi questo cammino che, a Dio piacendo, accompagnerà vostro/a figlio/a fino alla Cresima, fino alla maturità.
Noi prevediamo che nella terza elementare i bambini faccia¬no la prima Confessione e la prima Comunione, e che arrivi¬no alla Cresima all’inizio della terza media.
Il catechismo che proponiamo è una cosa seria, abbiamo una quarantina di catechiste, ogni gruppo è formato al massimo da una decina di bambini.
Offriamo due opportunità: al mercoledì dalle 15.00 alle 16,15 per chi frequenta il modulo; al sabato mattina dalle 9,30 alle 10,45 per chi segue il tempo pieno. Non abbiamo altre possibilità da offrire.
Per iscrivere il proprio/a figlio/a al catechismo allego la scheda necessaria e invito almeno un genitore per ragazzo alla riunione che avrà luogo giovedì 14 settembre alle ore 20,45 in canonica. Intanto vi invio i più cordiali saluti

(don Roberto)

Campi-scuola a Caracoi

Da “LA FESTA” – 2 luglio 2017
Settimanale delle parrocchie di San Cassiano e San Silvestro di Venezia

In un numero pregresso di questo bollettino parrocchiale leggo un articoletto che ha come titolo “Campi-scuola a Caracoi”. Si tratta della relazione di un campo scuola che queste parrocchie hanno scelto a Caracoi, un borgo quanto mai piccolo di alta quota (1400 metri) sopra Alleghe. Il campo scuola era aperto agli adolescenti di prima e seconda superiore.

La struttura prescelta appartiene alla parrocchia di Chirignago. Vi sono tuttora alcune parrocchie che gestiscono case di montagna, ma che ben difficilmente riescono a riempirle durante tutto il lungo periodo estivo, diventando quindi una passività per queste parrocchie. Non sarebbe dunque auspicabile che la curia pubblicasse l’elenco di queste case, il numero dei posti disponibili per ciascuna, l’ubicazione, i costi relativi per il soggiorno ed un calendario della loro disponibilità?

Si fa Chiesa anche mediante queste sinergie e questa collaborazione. Gli organi diocesani è opportuno che non si occupino solamente dei “massimi sistemi”, ma pure di queste cose un po’ più modeste, ma che rendono più seria e concreta la vita parrocchiale.

Campi-scuola a Caracoi

Lunedì 3 luglio inizia il campo-scuola per prima e seconda superiore. 20 giovani, 4 animatori e 5 adulti trascorreranno cinque giornate all’insegna dell’amicizia con Gesù. Il tema che farà da filo conduttore è quello della “gratuità”. Prendendo spunto dalla frase evangelica “c’è più gioia nel dare che nel ricevere”, i giovani scopriranno come tutto è dono di Dio e come il segreto di una vita riuscita é di farsi dono per gli altri.
La natura, il gioco, l’amicizia, le escursioni, il silenzio faranno da cornice a questa esperienza. Lunedì 10 luglio sarà la volta dei ragazzi delle medie. Sempre nel paesino sopra Alleghe (ad una spanna dal cielo), 20 ragazzi vivranno cinque giorni sulle tracce del ” Piccolo Principe” (libro di Saint-Exùperie).
Tra le due settimane c’è la scuola di Evangelizzazione a Riccione, sulle spiagge durante la “Notte Rosa”.
Per tutte queste iniziative vi chiediamo di pregare perché si incidano nel cuore di chi vi partecipa e donino un nuovo slancio per il prossimo anno. Dietro a queste proposte ci sono adulti che si dedicano ormai da anni e non so fino a quando potremmo affidarci alla loro disponibilità. Per questo facciamo fin da ora questo appello: l’anno prossimo serviranno alcune cuoche (o perché no, cuochi) E altri adulti che si dedichino con passione all’arte dell’educazione delle fasce più giovani.

don Antonio

Magna e bevi

Da “PROPOSTA” – 13 agosto 2017
Periodico della parrocchia di Chirignago

Segnalo l’articolo “Magna e bevi” che da un punto di vista culturale, formativo ed ecclesiale, è certamente il meno rilevante, anzi, di primo acchito, potrebbe risultare banale, indisponente e per nulla adatto ad occupare spazio in un foglio parrocchiale, che per giunta si riduce ad un solo foglio A4.

A partire dal titolo, di taglio piuttosto grossolano e mangereccio, si tratta di un programma organizzativo per la festa del paese. Viene subito da domandarsi che cosa c’entra tutto questo con la vita di una comunità cristiana. Apparentemente nulla. Ma poi, se pensiamo che l’uomo è quello che è ed ha pure bisogno di momenti di aggregazione e di festa, sono convinto che un certo radicalismo spiritualista che distingua con un colpo di spugna il sacro dal profano, rifiutando assolutamente quello che sembra estraneo alla vita dello spirito, sia fuorviante. La comunità cristiana, per essere coesa e per vivere, ha bisogno pure di festa, di divertimento e pure di desco imbandito.

Di certo se si trovano dei laici è bene lasciare a loro queste incombenze – e in questo caso pare che ce ne siano ed in maniera numerosa – il sacerdote è bene che si occupi di compiti più specifici alla sua missione.

Cronoprogramma allestimento strutture
Magna & Bevi

dal / al attrezzature da predisporre e numero (minimo) di persone previste
26 agosto dalle 08,00 (a finire) griglie e materiali San Giorgio 6
28 agosto dalle 08,00 (a finire) montaggio cucina 6
29 agosto dalle 08,00 (a finire) allestimento cucina 6
dal 30.08 al 02.09 impianto elettrico + altri montaggi 4
dal 04.09 pomeriggio (a finire) (06.09) montaggio capannoni e strutture 10
07 settembre dalle ore 09,00 collaudi e verifiche 4
12 settembre al termine manifestazione 10

Questi i numeri che riguardano le strutture. Poi ci sono le altre mansioni: cucina; casse; servizio a tavola; bar, smaltimento differenziato delle immondizie. Vigilanza diurna e notturna. Il servizio a tavola, affidato alla Katia, è già pronto; del bar si occuperanno gli amici che fanno parte dei Celestini; per la cassa se ne sta interes¬sando Piero Degani (ma non ci sono ancora gli operato¬ri); per le griglie ci siamo sia con il capo, Busolin, che con i gregari….
Siamo indietro o siamo “giusti”? Ce la faremo?

drt

P.S. LUNEDÌ 21 o MARTEDÌ 22 ultima riunione or¬ganizzativa

Ce la farai? Ce la faremo – Uno sguardo sulla settimana

Da “COMUNITA’ E SERVIZIO” – 20 agosto 2017
Settimanale della parrocchia San Giuseppe di viale san Marco

A me capita di seguire alla radio certe “rassegne stampa” che si presentano di primo mattino. Quasi sempre queste rubriche sono guidate da conduttori molto preparati ed intelligenti. Sempre mi accorgo che gli interventi più diversi degli interlocutori aiutano moltissimo a mettere a fuoco il problema trattato.

Spero che questa rassegna stampa online dei periodici parrocchiali di Mestre ed interland raggiunga lo steso risultato. Sono ben conscio che iniziare un’impresa del genere a novant’anni – quanti ne ho io – è di certo un azzardo, però confesso che la mia vuole essere invece una vera provocazione nei riguardi del clero giovane. Mi auguro che quanto prima uno, purtroppo dei pochi giovani preti, mi telefoni dicendo: “Stia tranquillo don Armando, ci pensiamo noi assieme ai nostri giovani!” Questa è la mia speranza!

Vengo quindi al primo foglio parrocchiale. Nel numero che esamino vi sono due argomenti importanti che attirano la mia attenzione. Il primo è l’articolo di fondo di don Natalino che informa la comunità della sua nomina ad amministratore parrocchiale della piccola comunità del Corpus Domini e dell’allargarsi della collaborazione pastorale tra San Giuseppe, San Marco e Corpus Domini nonché della nomina a part time di un giovane prete che però ha altri compiti.

Mi pare che, ancora una volta, fin da subito, che si tratti ancora una volta, di un governo pastorale che poggia quasi esclusivamente sui preti. Nella sostanza nulla cambia. Mi pare che siamo ancora lontani anni luce dall’assumere a tempo pieno qualche laico che si faccia carico di qualche settore particolare della vita della comunità.

Io sono convinto che questa sia l’unica vera via di uscita da questo problema. Sono pure convinto che i preti non ce la facciano più, ma non abbiano coraggio e volontà per cambiare, quindi fortunatamente nostro Signore s’avvia a costringerli a farlo.

Secondo argomento. Mi pare di dover sottolineare ancora una volta l’apporto di Alessandro Seno con la sua rubrica fissa “Uno sguardo sulla settimana”. Il pezzo di questo brillante collaboratore ha il merito di affermare con coraggio che senza nulla togliere al ruolo attuale dei social – e il nostro tentativo ne è una prova – il ruolo dello “scritto” non solo non è finito, ma resta indispensabile. Il guaio è, ancora una volta, che quasi tutti i bollettini parrocchiali sono redatti esclusivamente da preti. Se trovo due pallide eccezioni, sono appunto “Comunità e servizio” e “L’Incontro”.

CE LA FARAI? CE LA FAREMO
di don Natalino

Intorno a Ferragosto, tra partenze e ritorni, grigliate e scampagnate, anche la vita delle nostre parrocchie quasi si ferma e sembra non succeda nulla. In realtà ci sono già dei cambiamenti in atto ed è bene darne subito notizia, se non altro per non perder poi del tempo a smontare favole.
La nomina del parroco di San Giuseppe ad amministratore parrocchiale del Corpus Domini è già effettiva. Lì è collaboratore don Gilberto Sabbadin, il quale nell’arco di poche settimane completerà il trasloco e quindi garantirà una presenza continua. L’orizzonte della collaborazione pastorale, che già comprendeva San Giuseppe e San Marco, si allarga oltre l’Osellino e ora include anche il Corpus Domini. Intanto don Claudiu Herciu, terminata la borsa di studio e ricerca presso la facoltà di Diritto Canonico, è tornato nella diocesi di provenienza in Romania. Si precisa che, venendo a mancare le condizioni di ospitalità in canonica sette giorni su sette, non si prevede l’arrivo di un nuovo prete studente. In questo reset a tutti è chiesta la disponibilità a cambiare qualcosa nel modo di vivere la comunità, di esigere da essa e di sostenerla. A chi mi chiede: «Ce la farai?» rispondo con un: «Ce la faremo». Invece di trovare problemi, cerchiamo di affrontare le sfide. E’ tempo di camminare realmente insieme e di avere fiducia nell’azione dello Spirito, che guida la Chiesa.

UNO SGUARDO SULLA SETTIMANA
a cura di Alessandro Seno

Scorro alcuni quotidiani che mi servono per prendere spunto nella scrittura di questo nostro appuntamento settimanale, controllo qualche sito in cerca di una notizia interessante: niente da fare!
O meglio, trovo solamente problemi, afa, siccità, chi ha detto cosa e poi ha smentito, le foto rubate e quelle sudate di vip al mare… Vorrei tanto trovare qualcosa di fresco, di ristorante (inteso come participio presente di ristorare), di leggero ma non frivolo, lieve ma non etereo, insomma vorrei tanto farvi passare due minuti senza angosce o pensieri grigi ma sembra che il caldo abbia offuscato la mia mediocre capacità letteraria.
E allora? Allora provate a raccontarmi di voi lettori, come siete? Dove leggete Comunità e Servizio? Già in chiesa quando lo prendete oppure avete un vostro rituale, magari dopo il pranzo della domenica bevendo il caffè seduti ancora a tavola? E poi come lo leggete, tutto, o solo gli avvisi nell’ultima pagina? Vi do un consiglio, quello che scrive in mezzo al foglio lo conosco, è uno che crede di essere chissà chi, vi conviene saltarlo a pie pari… Ditemi se adesso, con queste temperature desertiche, il foglio vi serve per farvi fresco e darvi un po’ di refrigerio, sarebbe un uso giusto oltre a quello di sfruttarlo per ricoprire la gabbietta dell’uccellino (è un formato quasi perfetto, basta solo piegare un poco gli angoli). Io ho sempre amato questo nostro bollettino che la parrocchia fa da decenni, pensate che ne conservo uno di trent’anni fa dove scrissi un resoconto di una gita fatta a Verona per vedere la mostra dei Presepi dal mondo che si teneva dentro l’Arena. Credo nel potere della parola scritta e spero che anche voi siate vicini a questo mio modo di pensare; ma appunto torniamo a Voi con la V maiuscola, chi è il lettore tipo di C&S? Anziani? Sicuro! Adulti? Parecchi! Giovani? Scusa puoi ripetere la domanda? Giovani? Ah avevo capito giusto, pensavo fosse uno scherzo… ecco lì credo ci sia da lavorare ma magari mi sbaglio e sarei felice se, al rientro dopo la pausa ferragostana, qualche “giovinotto” avesse lasciato un avviso perentorio: “Noi ragazzi di oggi leggiamo C&S che ti credi vecchio, ci ritieni tutti apatici e impasticcati? ”
Per carità, spero di non urtare la suscettibilità di nessuno e per questo ripiombo sul mio sondaggio su Voi lettori, cuore pulsante del Servizio, anzi Comunità di persone attive che spero si interroghino sui problemi ma anche sui valori della vita, in particolare quella Cristiana; del resto se non ci fosse qualcuno che legge a cosa servirebbero gli scrittori, quindi senza di Voi non ci sarebbe “trippa per gatti” per chi come me cerca di dare un senso simpatico e provocatorio a queste righe. Concludo immaginandomi dei fili invisibili che partono dalle parole scritte sul nostro notiziario e arrivano nelle vostre case, piccole corde intrecciate che trasmettono sensazioni e pensieri; un legame simile a quello che ci fa credere in Dio. Ma qui le parole non servono…

Ipermercati e ruolo della Chiesa

Da “LETTERA APERTA” – 13 agosto 2017
Settimanale della parrocchia dei Santi Gervasio e Protasio di Carpenedo

Don Gianni, il parroco di questa comunità cristiana, se la prende col proliferare dei supermercati a Mestre.

Ho l’impressione che la sua sia una causa persa perché le leggi di mercato sono piuttosto ferree. D’altra parte nulla è eterno e tutto si evolve. Forse è giunto il tempo che anche i piccoli commercianti si aggreghino e trovino altre soluzioni per portare avanti la loro attività. Quello che però mi preoccupa è che attualmente la Fondazione Carpinetum, di cui don Gianni è presidente, sta portando avanti il progetto di un supermercato della solidarietà. Mi rasserena però il fatto che questo supermercato non danneggerebbe alcuno perché, purtroppo, in questo settore non c’è alcuna concorrenza.

IPERMERCATI E RUOLO DELLA CHIESA

Lando sta per aprire un ipermercato a due passi da noi: subito al di là del¬la tangenziale, oltre la rotonda della Castellana, sul lato destro. Non sarà un’operazione indolore, soprattutto per i negozianti di Viale Garibaldi e del nostro quartiere che rischiano di trovare un concorrente troppo forte da affrontare singolarmente. Già da qualche anno molti hanno rimproverato un dettaglio: che anche la Chiesa di Venezia possiede proprio in quel posto un ampio terreno edificabile. Secondo le indiscrezioni, il terreno sarebbe stato venduto per incrementare l’attività commerciale. Ebbene, le cose non stanno così. Quella terra in nessun modo sarà destinata a supermercato, mentre invece andrà ad una società di Treviso che ne ricaverà ambulatori e un centro analisi mediche: cose che possono tornare utili alla nostra realtà locale. È stata questa la decisione presa dalle autorità competenti (compreso il Sostentamento del clero diocesano) e autorizzata dal Consiglio per gli affari economici della diocesi e dal Collegio dei consultori. Da parte mia trovo un poco singolare la nascita di nuovi ipermercati: nel territorio già ce ne sono molti e la gente sembra rivolgere sempre più l’attenzione all’acquisto di materiali su Internet. Porto invece nel cuore la passione per le nostre attività commerciali ed esorto tutti a fare il possibile e l’impossibile per non far morire i negozi del nostro quartiere: sono un baluardo della vita sociale e della nostra sicurezza. Il negoziante si accorge di quando le cose non vanno, diventa spesso un punto di riferimento. Se lasceremo che i nostri negozi chiudano per mancanza di lavoro, quando saremo anziani non troveremo più chi ci offra un litro di latte sotto casa.

d.G

Lino e Stefano

Quando scelsi, circa dodici anni fa, la testata per il periodico che mi permettesse di dialogare ancora con i miei cittadini, faticai alquanto per trovare il nome tanto che ne dovetti scartare molti, prima di arrivarci. Finalmente la mia ricerca approdò su L’incontro, un termine particolare che mi parve che nessun altro giornalista avesse scoperto, mentre rappresentava una testata davvero ricca di potenzialità. Voglio perciò raccontarvi il seguito di uno dei tantissimi incontri della mia vita: molto spesso banali, deludenti e senza seguito, però ve ne sono alcuni, che coltivati con un po’ di attenzione e di amore, sono diventati significativi ed importanti.

Incontrai Lino, uno dei due gerenti del Centro don Vecchi di Marghera, in un momento per lui molto amaro e difficile; gli era morta, dopo un penoso percorso, la moglie amata, i figli ormai cresciuti avevano scelto le loro strade e lui, andato in pensione, si sentiva solo e disorientato, soprattutto, almeno nell’inconscio, avvertiva il bisogno di dare senso alla vita aiutando il suo prossimo. Nell’infanzia aveva ricevuto in famiglia e in parrocchia una forte educazione cristiana, per cui portava in cuore una naturale propensione a rendersi utile e a offrire la ricchezza dei valori che aveva maturato da giovane. Da queste premesse era nato il suo impegno nel sindacato durante la sua vita lavorativa in fabbrica, ma contemporaneamente si prodigava in altre associazioni benefiche di volontariato. Una presidente di una di queste associazioni, donna forte e determinata, vedendolo solo e smarrito brancolare nella noia gli disse: “Va da don Armando, vedrai che avrà certamente qualcosa da farti fare!”.

Lino a quel tempo era anziano, ma non tanto vecchio da non poter essere più utile ad alcuno. Il Don Vecchi di Marghera era ormai pronto, ma non avevo qualcuno a cui affidarlo. Come si sa la Divina Provvidenza, non so per quale motivo, aspetta quasi sempre l’ultimo momento per darti una mano, ma forse lo fa per provare la tua fiducia. Lino si improvvisò direttore di comunità e ci riuscì: talvolta con la sue “prediche”, più spesso con il suo esempio, sempre con la sua preghiera. In quel tempo aveva come amico un giovanotto un po’ malconcio a causa di un incidente stradale: lo introdusse alla chetichella quasi come un “figlio d’anima”. Così cominciò la loro avventura come responsabili di una delle nostre comunità. Il più bello però venne dopo, quando anche il centro di Campalto fu terminato, ma ancora una volta non ero riuscito a trovare un capo a cui affidarlo.

Con gesto molto nobile e generoso, per il quale sarò loro sempre grato, mi dissero: “Don Armando, qui a Marghera ormai ci sono Luciano e Teresa che possono sobbarcarsi questo impegno, se vuole ci trasferiamo noi a Campalto”. Lino e il suo amico presero armi e bagagli e si trasferirono nella nuova struttura. Il passare degli anni rese più fragile il vecchio Lino e, pur non avendo perso per nulla la sua capacità di “predicare” e procurarsi aiutanti, lasciò a Stefano, tecnico di altissima capacità dell’Elettrolux, spesso in giro per il mondo per lavoro, il compito di “governare” la struttura. Stefano, tanto sicuro quanto esperto, è altrettanto e forse ancora più sicuro nel dare direttive, fare scelte e proporre con decisione la sua filosofia. Comunque la coppia funziona a meraviglia e spero che funzioni ancora per molto tempo, anche se ultimamente ho capito che loro non sono ormai più in grado di proporsi per una nuova avventura in un’altra struttura. Comunque spero che la Fondazione Carpinetum sappia che possono operare molto tempo ancora!

Grest, grazie

Da “VITA DI COMUNITA’” – 25 giugno 2017
della parrocchia Santa Maria Goretti

Questo periodico riporta prevalentemente eventi ed appuntamenti parrocchiali. Il bollettino è interessante perché documenta una vita parrocchiale intensa che privilegia la liturgia ma comunque non manca di attività formative degne di rilievo.

Riporto la notizia della relazione del Grest estivo cui hanno partecipato ben 150 ragazzi, numero abbastanza consistente per una parrocchia di 5000 abitanti. La lettura del periodico è comunque interessante perché riflette un’impostazione di pastorale di comunità cristiana non molto frequente.

GREST, GRAZIE

Si è concluso venerdì sera il Grest che ha coinvolto per due settimane circa 120 bambini e ragazzi, più di 30 animatori e cuoche e collaboratori e mamme ed esperti vari per i laboratori e gite di 150 partecipanti.
E’ sempre un’esperienza di gioia e vivacità che lascia tanta riconoscenza da parte dei bambini e delle famiglie e un pizzico di nostalgia perché i giorni sono pochi. I ragazzi hanno giocato tanto, hanno pregato ogni mattina conoscendo i personaggi più importanti della Bibbia con le proiezioni in Chiesa, si sono divertiti nelle belle gite ad Acquafollie e a Gulliverlandia. Ogni giorno è stato fornito a pranzo il primo piatto sempre con varietà e professionalità. Per i giovani animatori è stata una palestra di servizio e di impegno e sacrificio… gioioso.
Un grazie anche alle numerose mamme che finita la simpatica “baraonda” di ogni giorno hanno pulito e riordinato i locali. Grazie di cuore a tutti.

Don Narciso Danieli

Terrorismo televisivo

Da “PROPOSTA” – 6 agosto 2017
Settimanale della comunità cristiana di Chirignago

Il parroco, don Roberto, che è pure mio fratello minore, fa un’arguta riflessione sul potere della stampa che non sempre aiuta a scoprire il lato positivo della vita, ma che spesso invece finisce per esasperare gli animi presentando in maniera ossessiva certi fenomeni naturali che sono sempre esistiti e ai quali però oggi sembra impossibile sopravvivere.

Talvolta mi vien da pensare che certi interventi siano interessati. In questo caso che non siano le agenzie turistiche a promuovere il loro “prodotto”, argomentando che d’estate non si può sopravvivere rimanendo a casa?

TERRORISMO TELEVISIVO

Che in questi giorno faccia caldo non c’è ombra di dubbio.
Che il caldo sia tanto, troppo, è una amara verità. Ma questo caldo lo soffriamo doppiamente: nel fisico e nell’anima.
Quando alla sera in TV si dice: domani sarà più caldo di oggi …. Bollino rosso … Lucifero … ecc. ecc. ecc. cominciamo a soffrire il giorno prima senza la minima speranza che, improvviso e ristoratore, arrivi un po’ di fresco. “Finché durerà la terra, seme e messe, freddo e caldo, estate e inverno, giorno e notte non cesseranno».” dice Genesi 8,22. E dopo questo inferno, verrà anche il fresco, come sempre è stato. Solo che i nostri vecchi potevano sperare, noi no: la TV ci spegne anche la speranza.

drt

L’evangelizzazione di strada a Riccione

Da “LA FESTA” – 16 luglio 2017
Periodico delle parrocchie di San Cassiano e di San Silvestro di Venezia

Mi fa enorme piacere leggere su questo periodico parrocchiale il pezzo scritto da don Antonio Biancotto, che ne è il pastore, sulla sua singolare esperienza di evangelizzazione di strada.

A me piacciono i preti coraggiosi, consapevoli di possedere un messaggio stupendo sulla vita, ossia il messaggio di Cristo. Preti che escono dalle canoniche, che sperimentano modi nuovi per diffondere il vangelo, preti che non stanno tutto il giorno a chiocciare in canonica e a curiosare sul computer. Il guaio è però che i preti del genere sono come le “mosche bianche”.

Vi suggerisco di leggere la testimonianza di don Biancotto che non è nuovo a queste avventure.

L’EVANGELIZZAZIONE DI STRADA A RICCIONE

Da giovedì 6 a lunedì 10 luglio mattina, ho partecipato insieme a due seminaristi e ad un evangelizzatore di strada alla Missione sulle spiagge romagnole. All’inizio ero un po’ preoccupato per l’esito di questa originale forma di accostamento al mondo giovanile vacanziero. Prima di uscire a coppie sul lungomare o tra gli ombrelloni, sentivamo una specie di forza contraria che ci diceva di non andare, ma passato il primo disagio abbiamo scoperto la bellezza del dialogo con chi da anni non calca le nostre chiese. Abbiamo fatto incontri significativi, abbiamo toccato le ferite di giovani che ostentavano gioia ma che erano profondamente disorientati. Abbiamo condiviso dialoghi ed esperienze con giovani aperti alla ricerca e alla gioia. Qualche volta abbiamo riscontrato rifiuto o superficialità nelle loro risposte, ma questo è normale per chi annuncia (vedi l’esempio di Gesù)! Al termine dell’evangelizzazione pomeridiana tornavamo contenti alla sede, e la gioia colpiva gli organizzatori, che più volte hanno ripetuto la frase di Gesù ai discepoli dopo la missione”: “Rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti in cielo”.

Durante la serata e la notte abbiamo accompagnato davanti a Gesù giovani e adulti: è sempre stato un momento di dialogo di fede e di sintonia con ciascuno. Anche qui si toccava con mano la gioia che il Signore ha promesso di donare a chi parla con sincerità del Suo Amore.

Tutta le mattinate invece sono state dedicate alla preghiera e alla formazione. E’ stato pertanto anche per noi un momento di ricarica spirituale.

Siamo tornati lunedì mattina raggianti di luce interiore e disponibilità a metterci a servizio della diocesi per questa nuova forma di avvicinamento al mondo giovanile. Ora ci attende la Missione a Venezia in programma dal 27 al 31 ottobre prossimo e, se ci saranno le condizioni, cercheremo di attuare una micro-missione sulle spiagge del litorale veneziano la prossima estate.

don Antonio

Campi estivi Scout

Da “LETTERA APERTA” – 20 agosto 2017
periodico della parrocchia di Carpenedo

Sul numero in distribuzione noto una massiccia e abbondante relazione sui campi estivi delle varie unità dello scoutismo della parrocchia.

Quando ero parroco io a Carpenedo contavamo su 200 scout censiti, ora mi auguro che, a quindici anni di distanza, essi siano aumentati di almeno una cinquantina. Comunque la cronaca di questi campi estivi fa emergere che per i ragazzi “il campo”, con le sue specifiche caratteristiche, è veramente un’esperienza forte ed indimenticabile.

La conduzione di una unità scout non è poi troppo gravosa per un prete, perché lo scoutismo dispone di una intelaiatura tale per cui di tutta l’organizzazione si fanno carico i capi.

Segnalo questi articoletti piuttosto ingenui e scontati perché spero che i lettori premano sui responsabili delle parrocchie di avvalersi di questo organismo pedagogico capace di incidere seriamente sulla formazione di questo mondo giovanile e per sottolineare inoltre che avendo duecento scout in parrocchia un parroco si ritrova in mano un indotto di genitori, nonni, amici che sono fatalmente coinvolti in questa proposta educativa che rimane, a tutt’oggi, fondamentalmente religiosa.

CAMPI ESTIVI SCOUT
Vita di parrocchia

In queste ultime due settimane si sono svolti i campi scout delle varie unità: due dei branchi dei lupetti; uno in comune per i due reparti; quello del noviziato e i due mobili per i clan.
Ne diamo resoconto con i contributi che ci sono stati trasmessi dai capi.

Il branco del Ranocchio
Nella fumosa Londra del 1872 Mr Fogg, uno stravagante riccone aristocratico, scommette con i soci del Bacon club di riuscire a fare il giro del mondo in soli 80 giorni; contemporaneamente Enaiat Akbari fugge dal Pakistan poiché la sua famiglia è perseguitata dai talebani. E, sulle orme di Mr Fogg e di Enaiat, il Ranocchio ha vissuto le proprie vacanze di branco in quel di Mezzaselva di Roana (VI). I nostri 25 lupetti hanno affrontato questa esperienza con grande impegno ed entusiasmo, scoprendo il valo¬re dello stare assieme e dell’accoglienza del prossimo.

Il branco della Mowha
Sabato 5 agosto il branco della Mowha ha fatto ritorno a Mestre, alla conclusione del campo estivo. Come ogni volta, e come ogni campo scout, consideriamo molto importante tirare un po’ le fila di quello che queste vacanze di “branco” (il nome che viene dato al campo lupetti) hanno potuto lasciare ai bambini e alle bambine, condividendolo con la comunità parrocchiale. Tra stanchezza, qualche graffio e qualche comodità in meno, vedere i lupetti giocare e crescere insieme in un clima favorevole (sia fraterno che fresco, su a milleduecento metri) è stata un’esperienza veramente unica, che rende tanto fortunati loro, per poterne godere così spensieratamente, quanto noi capi, che ne abbiamo al contempo la responsabilità. Calati nell’ambiente fantastico del Paese delle Meraviglie di Alice, grazie ai numerosi momenti di gioco e catechesi, nuovi legami si sono stretti, aiutati (uno tra tanti esempi) dalle uscite in cammino tra panorami mozzafiato, esperienze tra la natura vera, dove non arriva nemmeno un po’ di segnale per i cellulari… Come ogni volta, e come ogni campo scout, è stata un’occasione eccezionale, diversa da tutte le altre che i lupetti hanno avuto, ma soprattutto avranno. E il merito è, come ogni volta, del gruppo intero.

Dal Reparto
Sabato 12 agosto è terminato il campo di reparto del nostro gruppo, svoltosi in Val di Daone e cominciato il 29 luglio dai ragazzi del pre-campo, raggiunti due giorni dopo dal resto della branca. Anche quest’anno è stata un’esperienza memorabile che ha arricchito tutti, dai più piccoli ai più grandi, capi compresi, con le consuete attività da campo svoltesi all’insegna del gioco e dell’avventura, tra le fatiche delle costruzioni dei primi giorni e la pioggia dell’ultima settima. Già, la pioggia e il vento in particolare hanno messo alia prova lo spirito degli esploratori, chiamando i ragazzi a correre ai ripari ripicchettando tende e risistemando gli angoli di squadriglia, destando la loro capacità di adattamento nel cucinare e nel proseguire le normali attività sotto le intemperie. “Estote parati” (siate pronti) è infatti un motto degli scout e dove il maltempo poteva portare sconforto nel morale dei più, il nostro stile ancora ha avuto la meglio, ricordando l’importanza di sorridere e cantare anche nelle difficoltà: nonostante possa venire a mancare la magia di un fuoco serale sotto il cielo stellato e la luna piena, non meno ricca di emozioni è la circostanza del ritrovarsi tutti sotto una tenda, cantando a squarciagola accompagnati da una chitarra, mentre fuori imperversa la pioggia. Il tempo è stato comunque clemente in conclusione del campo e ha permesso di celebrare la cerimonia dell’ultima sera e procedere allo smontaggio in assoluta serenità. La bellezza della scoperta e dell’avventura sta di casa in un campo di reparto, dove il vivere a contatto con la natura giocando, imparando a fare legature, costruendo sopraelevate, facendo uscite di squadriglia, preparando il fuoco per cucinare e affrontando insieme le difficoltà, porta all’acquisizione di valori per niente scontati quali la comunità, la semplicità e la condivisione, offrendo un’esperienza di vita concreta che in poche altre realtà è possibile fare.

Dal clan Uno nessuno
Route da Viterbo a Roma passando per la Via Francigena. Questi sette giorni di cammino, cominciati in un caldo pomeriggio viterbese dopo sei ore di treno, si sono rivelati più duri del previsto. Può capitare, sapevamo di addentrarci in una regione fortemente colpita dalla siccità, dove non piove da maggio e le temperature superano spesso i quaranta gradi. Di conseguenza abbiamo dovuto adattarci all’ambiente e alle condizioni climatiche. Soste frequenti, passo regolato, pasti leggeri e borracce sempre piene. Attorno a noi una campagna secca e ingiallita apriva nuovi scenari desertici a ogni curva. Il cammino ci ha così offerto la preziosa occasione di approfondire il legame tra membri di un clan rinnovato, condividendo, tra discorsi, cucina, pattuglie e preghiera, la vita e i valori di comunità. Passando attraverso pittoreschi paesini medioevali (costruiti sopra poco pittoresche colline da scalare) abbiamo condiviso spezzoni di pellegrinaggio con diversi personaggi, ognuno con una storia da raccontare. Nel quinto giorno Roma ci ha accolto tra i suoi parchi brulli e i suoi colli prima del nostro arrivo a San Pietro, dove il clan ha assistito all’Angelus domenicale di Papa Francesco, tappa fondamentale della route e del nostro personale percorso di fede. Raggiunta la meta era impensabile andarsene senza aver rivolto uno sguardo alla città eterna, cosi abbiamo dedicato una giornata alla visita culturale e istituzionale dei luoghi più significativi, in linea con la nostra crescita di scelta politica. La più grande lezione che questa esperienza ci ha trasmesso è che quando ci si pone un obiettivo non si può rinunciare incolpando fattori incontrollabili. Bisogna andare avanti, come sempre, sulla strada.

I magazzini San Giuseppe

La prima attività a carattere solidale, nata al Centro don Vecchi di Carpenedo, è stata quella della raccolta e della distribuzione di indumenti a favore dei concittadini in disagio economico.

Questa agenzia caritativa è certamente una delle più efficienti non solo nel Veneto ma pure in Italia. Ben più di cento volontari operano presso questi magazzini, che l’anno scorso hanno festeggiato i quindici anni di attività con centinaia di migliaia di persone in difficoltà che vi sono ricorse ogni giorno per poter vestire in maniera dignitosa.

Hanno fatto seguito ai magazzini San Martino, non a caso intitolati al santo che ha condiviso il mantello con il povero, i magazzini San Giuseppe, che trattano della raccolta di mobili e arredo per la casa. La dedicazione a San Giuseppe è abbastanza ovvia, perché il padre putativo di Cristo ha mantenuto la “sacra famiglia” lavorando il legno. I magazzini San Giuseppe non hanno ancora avuto lo sviluppo di quelli di San Martino, però in questo ultimo tempo hanno pure fatto passi da gigante, sia come sistemazione logistica dei mobili in offerta sia nel ritiro e nell’offerta.

A Mestre gli extracomunitari, che sono riusciti ad affittare o meglio ancora ad acquistare un appartamento, si rivolgono tutti a questa struttura per arredare le loro case. Molti di loro, poi, si rivolgono pure ai nostri magazzini per inviare in Moldavia, in Ucraina, in Romania e in Polonia i mobili per i loro parenti che non riescono ad acquistare in patria a motivo del costo.

Attualmente la Fondazione Carpinetum, in attesa dei nuovi tanto sospirati magazzini, è riuscita ad aggiungere qualche spazio permettendo così un’esposizione dei mobili molto più felice.

Pure molti mestrini, che amano il proprio alloggio, spesso cercano e spesso trovano presso i nostri magazzini quel pezzo di “pregio” che abbellisce ed impreziosisce la loro abitazione. Nel magazzino dei mobili si possono trovare e ricevere oggetti di vario tipo e diversa dimensione a fronte di una modestissima offerta, necessaria per le spese di gestione essenziali.

Il responsabile storico dei magazzini si chiama Nico Pettenò, che ha visto sorgere questa struttura e ne sta accompagnando la crescita con lodevole dedizione e impegno. Da un po’ di anni, inoltre, opera come volontaria in questo magazzino la signora Luciana, moglie di un imprenditore dell’hinterland, che ha un estremo buon gusto e pure una bella competenza specifica nel settore dei mobili in genere e dei lampadari in particolare, avendo un’istintiva capacità nel riconoscere i gusti e i bisogni dei richiedenti e sapendo accontentarli con la soluzione ottimale per arredare il loro alloggio.

I “visitatori” che, anche per caso, hanno conosciuto questa attività benefica non solo ritornano, ma addirittura portano amici e famigliari perché possano trovare a costo solamente simbolico, mobili per dare un aspetto dignitoso e gradevole alla loro abitazione. Non sempre si trova la lavatrice, il frigo, o la carrozzella che servono, però basta prenotarsi e quando arrivano questi accessori, i responsabili dei magazzini telefonano al richiedente per informarlo della disponibilità.

I magazzini San Giuseppe svolgono anche la funzione di ritirare gratuitamente i mobili dei quali qualche cittadino per motivi diversi vuole disfarsi, aiutando contemporaneamente chi è in difficoltà. Spesso ci sono persone che hanno assoluta necessità di sgombrare un appartamento e allora i volontari del San Giuseppe sono a disposizione previa copertura dei costi sostenuti per la discarica.

I magazzini sono sempre aperti dal lunedì al venerdì dalle 15.30 alle 18.30 ed è sempre attiva la segreteria telefonica allo 0415353204, per cui chi avesse bisogno di un intervento può lasciare il suo numero e sarà richiamato il più presto possibile.