Don Armando Trevisiol


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Un esempio che ogni mestrino dovrebbe seguire!

domenica, 14 febbraio 2010

Io sono sempre stato esigente con me stesso e purtroppo lo sono anche con gli altri. Non riesco né a comprendere, né a tollerare che dei sessantenni – o perché sono andati presto a lavorare, o perché sono stati occupati presso enti statali o parastatali, o perché hanno avuto, per motivi diversi, degli abbuoni – se ne vadano in pensione e vivano il resto della vita oziando, trascinandosi da una sedia all’altra o da una passeggiata alla visita ad un ipermercato.

Nella vita ognuno deve dare il suo contributo sempre, viva vent’anni o ne viva cento, e questo indipendentemente dalla pensione “legale”. Ognuno mangia, respira, cammina per strada, beneficia del lavoro degli altri, e perciò è giusto che ricambi, occupando il suo tempo ed impegnando le sue capacità a favore del suo prossimo. San Paolo, a questo proposito, è perentorio: “Chi non lavora non mangi!”

C’è un lavoro retribuito con lo stipendio, e c’è pure un lavoro che deve accontentarsi della riconoscenza o del benessere del suo prossimo. Preferisco infinitamente chi lavora in nero – dicano pure quello che vogliono sindacati o politici – a chi perde il tempo facendo nulla.

L’altra domenica indicai alla ammirazione dell’assemblea che gremiva letteralmente la nuova chiesa del cimitero, il signor Nino Brunello che, a novantadue anni, ogni domenica si presenta puntuale col suo amato violino, quel violino che lui ha suonato per la sua intera lunga vita, per accompagnare il canto del gruppetto di anziani del Don Vecchi che aiutano l’assemblea a lodare il Signore col canto.

Quella mattina il vecchio violinista, che aveva suonato con altri orchestrali fino a mezzanotte all’hotel Gritti di Venezia, alle dieci s’era presentato, sereno e sorridente, a compiere gratuitamente e con entusiasmo, il suo servizio all’altare. Sentii il bisogno di indicare all’ ammirazione dell’assemblea questa bella testimonianza di fede e di laboriosità. Tutti gli batterono le mani.

Quanto sarei felice che ogni mestrino meritasse l’applauso dei suoi concittadini per il dono del proprio tempo e delle proprie capacità.


Aspettando le “vecchine”, prezioso tesoro per ogni chiesa

sabato, 6 febbraio 2010

Qualche giorno fa il Vangelo mi ha giustamente costretto a riflettere sulla profetessa Anna, quella “Betta dalla lingua schietta” che, incontrando la Madonna nel tempio, in occasione della sua purificazione e della presentazione di Gesù, le predisse che fare la mamma in maniera seria è un “mestiere” faticoso, difficile e talvolta anche ricco di amarezze.

La Madonna accettò la lezione e la mise in pratica, tanto che rimproverò Gesù per il fatto che si era fermato a Gerusalemme per discutere con i dottori nel tempio ed infatti, dopo la reprimenda “perché hai fatto questo? tuo padre ed io ti abbiamo cercato”, Gesù – ci informa il Vangelo – “cresceva e si fortificava in età, sapienza e grazia”.

Tutto serve nella vita, se è accettato con intelligenza, umiltà e buona volontà.

Il discorso su Anna mi ha fatto venire in mente un pezzo di Bergellini, l’intellettuale fiorentino che con penna felicissima, sorniona ed intelligente, dedica una bellissima pagina alle “vecchine” che bazzicano molto di sovente in ogni chiesa. Non possiamo concedere sempre l’aureola a tutte queste vecchine, perché qualche pettegolezzo, qualche “manietta” ce l’hanno anche loro, ma è pur vero che danno respiro e cuore alle sacre mura solenni del tempio e rimangono testimoni di una fede convinta e di antichi valori cristiani.

Io non ho la fortuna di avere queste vecchine, nella cappella ottocentesca perché è troppo piccola e tanto fredda, nella prefabbricata perché è troppo nuova per ospitare nonne che hanno bisogno di tempo per mettere radici.

Non è vero che non ho “vecchine” in assoluto, in verità ne ho troppo poche perché diventino il cuore e le labbra della nuova chiesa “Santa Maria della Consolazione”. Ma in futuro chissà!


Una chiesa amata perché semplice

martedì, 19 gennaio 2010

I fedeli mi hanno chiesto di rinforzare gli altoparlanti esterni alla nuova chiesa perché, nonostante essa offra posti a sedere di più di quelli esistenti nella vecchia cappella dell’ottocento, ci sono ancora fedeli che sono costretti a partecipare alla Messa stando fuori della chiesa.

Ho ordinato altre 30 sedie e credo poi che con un po’ di buona volontà si possa trovare ancora qualche spazio all’interno, comunque sono molto contento nel costatare che non ho sbagliato a chiedere al Comune una struttura di cui la Comunità cittadina aveva vero bisogno.

Sono poi ancora più contento che la gente gradisca quanto mai il nuovo luogo di culto.

I fedeli non cessano di farmi complimenti, pensando che la risposta della civica amministrazione sia stata determinata dalla mia insistenza, e soprattutto si dice contenta della struttura che giudica quanto mai bella e adatta agli incontri di preghiera.

E’ vero che la nuova chiesa offre un clima di molta intimità; si determina subito nella assemblea un clima accogliente, familiare, infatti la gente risponde, canta, partecipa ai sacri misteri; forse non è distratta dalla maestosità del tempio, motivo per cui il dialogo con Dio e con i fratelli diviene immediatamente l’elemento focale dell’incontro religioso.

Di frequente mi viene da pensare alla definizione con cui il vescovo di Barletta, don Antonino Bello, parla della comunità cristiana del nostro tempo come “La chiesa in grembiule”, come chiesa dimessa, povera rispondente al sogno e alle attese dei cristiani semplici ed evangelici.

Forse è per questo che i mestrini dimostrano ogni giorno di più il loro gradimento per la chiesa prefabbricata del cimitero, sentono l’esigenza che non solo la chiesa dei cuori non abbia nulla di maestoso ed incombente, e perciò s’aspettano che anche l’abito che indossa sia consono ad un popolo di Dio umile ed autentico.


La bella accoglienza dei mestrini per la nuova chiesa prefabbricata del cimitero

martedì, 12 gennaio 2010

All’infuori di Monsignor Bonini, con mio stupore e sollievo, non ho fortunatamente sentito alcuna voce critica nei riguardi della nuova chiesa del cimitero. Temevo tanto che l’ orgoglio di una città che da decenni e decenni, è stata trattata ed è vissuta come lontana periferia anonima ed incolore della perla della laguna, ed ha subìto un complesso di inferiorità, fosse esplosa rivendicando una chiesa adeguata all’importanza che Mestre è andata ad assumere nel tempo. Invece no!

Forse oggi la gente deve fare i conti con stipendi che superano di poco i mille euro, l’incertezza del posto di lavoro e una vita quanto mai costosa, perciò anche il problema dell’orgoglio architettonico pare passato in secondo ordine!

Ho registrato due reazioni largamente diffuse ed ambedue sorprendenti.
La prima, tantissimi hanno additato il merito di questo intervento a me vecchio e povero prete che, sì ha stuzzicato l’opinione pubblica e la civica amministrazione, ma non più di tanto. In realtà avrei potuto recare più noie, ma ho sempre ritenuto opportuno riservare i miei “strali” a cause più consistenti. Il merito e la saggezza di questi interventi tampone, va addebitato positivamente al vicesindaco Mognato e all’assessore ai lavori pubblici dott.sa Laura Fincato, e semmai in secondo ordine ad uno staff di giovani e bravi tecnici della Veritas.

La seconda nota, pure positiva, che ho registrato è che la gente ha giudicato la soluzione bella e positiva, tanti perfino l’hanno dichiarata una chiesa bellissima!

Approfondendo la motivazione di questo consenso ho avuto la sensazione che il nostro popolo abbia apprezzato il senso di intimità, di famiglia; in effetti la nuova chiesa offre un clima familiare, sobrio, ma caldo ed accogliente. Qualcuno si è spinto a dire che gli sembrava di sentirsi in uno chalet di montagna.

Se il gradimento si può misurare dalla partecipazione debbo concludere che è ben superiore di quanto non avessi sperato.
Se il giorno lo si vede dal mattino credo che lo spazio sacro ci permetterà di fare del grande bene.

La gente ascolta, canta, prega coralmente, finora ha riempito letteralmente la chiesa e perfino seguito la preghiera da fuori, nonostante le giornate piovose!

Sono indotto a pensare che la nostra gente sia alla ricerca di una religiosità condivisa, sobria e calda, vissuta con semplicità e fraternità, con il minimo di orpelli e di fronzoli!

Abbiamo dedicato la sala di preghiera alla “Madonna della consolazione”. Mi auguro tanto e prego perché tanta gente vi possa trovare pace, conforto, coraggio e speranza e che le presenze dei santi del nostro tempo, presenti nel nuovo edificio, aiutino tutti a trovare la strada giusta per vivere una vita serena.


Un’Europa a volte infame e ingiusta!

mercoledì, 23 dicembre 2009

La nuova chiesa prefabbricata, allestita a tamburo battente, perché fosse pronta prima dell’inizio dell’inverno, proviene dalla Romania.

La ragione dell’acquisto da un paese così lontano, suppongo sia duplice: il costo minore ed in secondo luogo la disponibilità a fornire in pochissimo tempo il prodotto.

Sembra che gli elementi per il montaggio siano stati preparati in circa un mese e l’assemblaggio in circa tre settimane.

C’è da dire che questa estrema rapidità, perché si tratta di un manufatto di trecento metri quadrati, provvisto di isolamento termico, di intonaco esterno ed interno, è stato determinata dal fatto che la Veritas ha fornito alcuni tecnici, un ingegnere a tempo pieno che ha studiato nei minimi particolari un piano di lavoro e di altri tecnici che hanno seguito gli impianti elettrici, di condizionamento termico, di amplificazione sonora e che nei momenti di emergenza hanno inserito operai specializzati italiani. Però l’elemento portante è stato sopportato dallo staff di operai rumeni che hanno lavorato giorno e notte.

L’ingegnere che ha tenuto le file del cantiere mi ha fatto osservare che il confronto tra gli operai italiani e rumeni non reggeva, i nostri hanno un rendimento certamente maggiore, ma poi soggiunse che da un lato l’educazione dei rumeni fondamentalmente è rimasta quella del regime e tutti sanno che nei regimi comunisti il rendimento è estremamente basso e dall’altra le paghe di questi operai rumeni che, a tutti gli effetti devono considerarsi personale specializzato, non superano i 200 euro al mese, solamente il capo cantiere percepiva 250 euro.

Avevo già sentito una notizia del genere, ma ora avevo sotto gli occhi questa ingiustizia o peggio questa infamia che persiste tra gli operai dell’Unione Europea.

Da questa notizia ho compreso, ulteriormente quanta strada deve fare ancora l’Europa per essere una nazione, quanta solidarietà dobbiamo avere verso     questi popoli che mandano le loro donne in Europa a fare le badanti dei nostri vecchi, perché le loro famiglie possano sopravvivere e quanta vergogna dobbiamo provare per il permettere o peggio per il nostro favorire queste radicali ingiustizie e quanto meschino ed egoista sia il neonazionalismo che serpeggia nel nostro Paese.


Un applauso all’amministrazione pubblica per la nuova “cattedrale del cimitero”

mercoledì, 9 dicembre 2009

Ho seguito con estremo interesse l’erezione della nuova “cattedrale del cimitero” in cui potrò pregare e celebrare i divini misteri, senza più preoccuparmi dei nuvoloni bassi e dell’aria pesante foriera di pioggia incombente, del vento che scompagina il messale e delle frescure autunnali che trattengono i fedeli nella cappella preferendola al piazzale dell’altare della Patria.

Mentre scrivo queste note, una gru ciclopica sta calando dal cielo, passando sopra gli alti cipressi, pareti intere con i fori di porte e balconi.

Ho l’impressione che la chiesa che il Comune sta donando ai fedeli del cimitero e alla città, non sia più quella apparsa anche sul “L’incontro”. L’ingegnere che cura la manutenzione dei cimiteri, mi ha informato che essa arriva dalla Romania e questo mi garantisce che dovrebbe quindi essere a prova di freddi rigidi di quel paese, e perciò capace di riparare anche dal caldo.

Sto seguendo con curiosità ed anche con una certa preoccupazione la nascita di questo nuovo spazio per Iddio.

Se era inaccettabile che d’inverno i fedeli partecipassero all’aperto all’Eucarestia domenicale, mi dispiacerebbe pure che ora, con uno spazio così consistente, la chiesa rimasse mezza vuota.

L’attenzione del Comune e l’esborso di denaro pubblico mi stanno preoccupando perché solamente l’adesione dei fedeli, potrà giustificare questo impegno della collettività.

Sono felice di poter finalmente dar atto all’attuale amministrazione pubblica che il riordino del piazzale, la piazzetta dei fiori, il grande parcheggio, il nuovo portale e l’ingresso principale ed infine la chiesa, seppur provvisoria, costituiscono un intervento significativo che finalmente bonifica e nobilita pure anche questo comparto della nostra città.

Io sono un cittadino che partecipa in maniera attiva alle vicende del mondo in cui vivo, non risparmio la sollecitazione e neppure la critica, quando la ritengo necessaria o opportuna, ma ritengo doveroso anche dar atto che questo intervento così consistente è un tassello veramente importante per la “nuova Mestre” e quindi mi è doveroso riconoscere pubblicamente che, nonostante tutte le difficoltà, l’amministrazione comunale s’è fatta carico di questo riordino e lo sta portando a termine.

Nota della Redazione: “Alla prova dei fatti le 200 sedie non bastano ormai più!”


Parole inascoltate ma forse non necessarie

mercoledì, 18 novembre 2009

Quando il vescovo ausiliare monsignor Pizziol, ha accettato la proposta del Comune di costruire una chiesa provvisoria affinché anche il cimitero di Mestre avesse una struttura adeguata al numero di abitanti e al ruolo che la città ha, ho supposto che la Vesta-Veritas che realizzerà il progetto chiedesse la collaborazione del sacerdote che la gestirà. Una consulenza e perlopiù gratuita dovrebbe essere una cosa non solo opportuna ma anche gradita.

Preoccupato che non si facessero spese inutili, o non in linea con le esigenze liturgiche, scrissi subito una lunga lettera al responsabile delle strutture cimiteriali per dare qualche suggerimento e per proporre alcune piccole soluzioni migliorative, non onerose, ma anzi tese al risparmio.

Questo avvenne il 4 agosto quando cominciarono i lavori di sbancamento e l’inizio di quelli interessati la costruzione della platea. Attesi una cenno di risposta, ma tra la posta non vidi mai il logo della Vesta-Veritas.

Confesso che cominciai a fare qualche giudizio temerario, supportato dai rapporti precedenti non sempre positivi.

Se non che un mese dopo con estrema sorpresa m’è ritornata la lettera, in cui il postino che neppure s’è degnato di indicare la motivazione della mancata consegna.

Forse mancava il numero civico, ma la Vesta rappresenta in via Porto di Cavergnago una cattedrale nel deserto.

Oggi non si può purtroppo pretendere la serietà professionale specie in certi enti, nonostante le “grida” del ministro Brunetta.

Quello che però mi ha fatto rimordere la coscienza è stata la mia non completa fiducia in chi si è pur sobbarcato un impegno rilevante nei riguardi dei credenti e mio in particolare.

Il buon funzionamento della società ha come base la fiducia tra i vari operatori impegnati per il bene comune e la sinergia degli apporti di lealtà spesso diverse.

Nel lontano passato quando mi parve che certe amministrazioni locali considerassero i cattolici cittadini di serie B, operai per molti anni in maniera totalmente autonoma. Sembrandomi poi cambiato il comportamento del “pubblico”, mi convertii alla collaborazione e tuttora perseguo questo obiettivo, pur provando talvolta tentennamenti e tentazioni come è stato per la chiesa del cimitero.


“Il mio ultimo amore”

mercoledì, 11 novembre 2009

Nota: questa riflessione di don Armando risale ai primi di ottobre e dimostra l’effettiva celerità dei lavori di allestimento della chiesa prefabbricata del cimitero di Mestre.

Può sembrare un’osservazione perfino paradossale, ma in verità almeno per un certo aspetto debbo dire che finalmente in cimitero c’è un certo pulsare di vita! “La rotonda”, seppur lentamente s’alza poderosa verso il cielo; il grande braccio azzurro dell’altissima gru rifornisce continuamente il cantiere che pian piano sta delineandosi nel cielo come una specie di torre di Babele che accorcerà la strada ai nostri morti per raggiungere il cielo!

Quando la grande costruzione circolare sarà terminata offrirà dimora, fino per il giudizio finale, a ben dodicimila mestrini, un nuovo intero quartiere in attesa della resurrezione!

Il piazzale del Cimitero e il relativo capiente parcheggio sono ormai ai ritocchi finali. L’erba splende verdissima col sole d’autunno, il gioco dei cubetti di porfido di diverse dimensioni ben si sposa sia col filare dei nuovi cipressi, che col piccolo mercatino dei fiori gestito da Carlo, che è sempre stato un po’ il patron del piazzale, ma ora lo è a pieno titolo.

Ora poi ferve intenso il lavoro per la base della nuova chiesa prefabbricata, che di certo costituirà “il mio ultimo amore!”

Mi hanno impressionato le fondamenta: scavi apporto di materiale inerte, betonata, armature in ferro ed altro cemento a volontà. Penso che potremmo costruirci sopra la torre di Pisa o il campanile di S. Marco.

Ho provato a chiedere agli operai il motivo di una fondazione così consistente. Non ne sapevano nulla come pure io non ne so nulla. Un muratore in pensione ha insinuato che servirà anche per il progetto di Caprioglio; che il comune e la Vesta ci vogliano fare per “i morti” una sorpresa! Presenteranno al Patriarca la chiesa in una confezione regalo, compresi i fiocchi, da aprire alla meraviglia dei mestrini! C’è un vecchio proverbio che dice: “È bene tutto quello che finisce bene!”. Una volta ancora voglio affidarmi alla saggezza dei nostri vecchi!


La nuova chiesa prefabbricata del cimitero di Mestre

lunedì, 2 novembre 2009

Chi segue questo blog sa che contiene pensieri e riflessioni che don Armando scrive continuamente (su carta!) e noi pubblichiamo con una suddivisione giornaliera.

I lettori sapranno anche quanto forte è stato l’impegno di don Armando Trevisiol perché il cimitero di Mestre fosse dotato di una chiesa all’altezza delle esigenze di una grande città. La nuova chiesa del cimitero è un progetto inseguito a lungo e impantanato in costi, problemi, lentezze, questioni burocratiche…

Nel frattempo però la Veritas e il Comune hanno dato una risposta alle esigenze dei tanti fedeli finora costretti a seguire la S. Messa all’aperto anche col tempo peggiore, accettando di far installare una chiesetta prefabbricata. La suddetta è stata inaugurata il 1° novembre 2009, festa di Tutti i Santi.

Ecco alcune immagini dell’evento realizzate da Gianni Finco:

La nuova chiesa prefabbricata del cimitero di Mestre

La nuova chiesa prefabbricata del cimitero di Mestre

Benedizione della nuova chiesa del cimitero

Benedizione della nuova chiesa del cimitero


Programma per la Festa di Ognissanti e la celebrazione dei Defunti al cimitero di Mestre

lunedì, 26 ottobre 2009

Programma per la Festa di Ognissanti e la celebrazione dei Defunti nel cimitero di Mestre (VE)

Domenica 1 novembre – Festa di Tutti i Santi
Sante Messe ore 9 – 10 – 11
Ore 15: S. Messa del Patriarca
Se c’è bel tempo la celebrazione avverrà sull’altare della Patria e se fosse cattivo tempo nella nuova chiesa accanto al piazzale del nuovo ingresso del Cimitero

Lunedì 2 novembre – Celebrazione dei Defunti
ore  9 nella vecchia cappella
ore 10 all’altare della Patria
ore 15 nella nuova chiesa

Ricordiamo a chi ci visita da fuori Mestre che don Armando è il cappellano del cimitero.

Il programma delle celebrazioni resterà in cima al blog per tutta la settimana. I nuovi commenti del blog appariranno giorno per giorno qui sotto.


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