I “militi ignoti”

Chi segue “L’Incontro” ha certamente capito i miei limiti, specie a livello culturale. Io sono il primo a rendermene conto. Anche questa mattina ho letto con curiosità la rubrica che il giornalista Gervaso tiene ogni giorno sul Gazzettino e sono stato sorpreso perché ho avvertito che le sue conoscenze sono pressoché illimitate. Egli spazia con estrema disinvoltura nel vasto mondo della letteratura, mentre io sono costretto ad attingere ad un repertorio quanto mai limitato.

Vengo al motivo di questa premessa. Fortunatamente abbastanza di frequente vi sono persone che si complimentano con me per come è tenuta la “cattedrale tra i cipressi”: pavimento pulito, fiori e piante ben curate, ordine assoluto, buon gusto. Altri ancora mi fanno complimenti non solo per i contenuti, ma anche per l’impaginazione de “L’Incontro” e l’assoluta regolarità con cui lo si trova nei punti di distribuzione.

Io, pur con qualche disagio, incasso, senza riuscire a chiarire ogni volta che il merito è mio solamente in misura assai relativa perché, pur nell’ombra, c’è dietro di me un piccolo e meraviglioso esercito silenzioso, ma estremamente efficiente. Spesso, in occasioni come questa, ho citato ancora una volta – perché non spazio come Gervaso – Bertolt Brecht che, a proposito di Cesare che “conquistò la Gallia”, si chiede con ironia: “Ma Cesare non aveva neppure uno stalliere, un cuoco o un barbiere che in qualche modo l’aiutassero in questa portentosa impresa?”

Vorrei, una volta tanto, accennare a qualcuno di questi eroi “senza volto e senza gloria” che sono i veri protagonisti di questa bellissima avventura. Ne cito alcuni a mo’ d’esempio.

Per quanto riguarda la chiesa ci sono due giovani sposi – per me rimarranno giovani ancora per cent’anni – che ogni settimana scopano, lavano, profumano, curano i fiori. Quando li vedo accudire la mia chiesa mi sembrano due “solisti veneti” che manovrano scope e ramazze come dei preziosi “Stradivari”. Suor Teresa poi è l’impareggiabile artista delle confezioni floreali e del repertorio di tovaglie lavorate.

Per quanto riguarda “L’Incontro” l’esercito dei volontari è ancora più numeroso e altrettanto efficiente. A cominciare da Laura che, ogni settimana, passa ore e ore sul computer per sbrogliare la complicata matassa dei miei scritti, per tagliare periodi infiniti, per aggiungere punti, virgole e punti e virgola e inserire il tutto nelle rigide regole della sintassi e della grammatica, con le quali ho poca confidenza.

Non vi sto a parlare del piccolo esercito di tipografi che il lunedì, di buon mattino, sono già al lavoro perché alle dieci e mezza i miei vecchi sono pronti per la piegatura. La macchina che un paio di mesi fa ha dato forfait, ha stampato quattro milioni di copie.

Poi vengono gli strilloni e gli addetti alle messaggerie che riforniscono le sessanta postazioni, persone con tanto di laurea e di licenza magistrale per adempiere a questo compito così “delicato”.

Una volta tanto rendiamo onore con una corona di alloro a questi eroi senza nome.

02.09.2014

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