Sdegno e comprensione

Tante volte ho scritto che da ragazzo, un po’ per quanto mi avevano insegnato i miei maestri di vita e un po’ per quello spirito un po’ romantico e di avventura che ho sempre avuto, consideravo le crociate come qualcosa di epico, alimentato da una tensione profondamente religiosa. Col passare degli anni ho scoperto tutte le brutalità, gli interessi e la carenza di contenuto autenticamente religioso che le ha promosse ed attuate.

Mi è parso che l’unica cosa che potevo fare era di rinnegarle radicalmente come fatto religioso e sentire, come cristiano, di dover chiedere perdono all’umanità. Fortunatamente lo spirito delle crociate è definitivamente tramontato nella Chiesa dei nostri giorni. Purtroppo però mi capita oggi, a dieci secoli di distanza, di registrare che il mondo islamico, che non si è agganciato all’evolversi della storia, sta continuando a fare quello che fece nel primo millennio, allora con una certa giustificazione perché era aggredito, ora senza alcun motivo perché è decisamente lui aggressore del cristianesimo e delle falde più moderate e civili dello stesso islamismo.

Quello che i maomettani fondamentalisti con la fondazione del nuovo califfato stanno facendo, è quanto di meno religioso e di meno umano e civile si possa fare. Tanto che se non fossi ben memore dei “peccati” dei quali si è macchiata la Chiesa al tempo delle crociate, d’istinto mi verrebbe da chiedere al Papa di promuovere un duro intervento militare da parte dei “principi cristiani”.

Questo triste evento rende evidente un problema di fondo: che la Chiesa di oggi, soprattutto nei membri più lucidi e intelligenti, finalmente ha capito che la religione non deve mai impugnare le armi, mentre il mondo islamico pare che sia ancora legato al medioevo predicando e promuovendo una religione antistorica, che invece di aiutare l’uomo a crescere e a realizzarsi, lo riduce schiavo di un ritualismo formale e di un proselitismo feroce e sanguinario.

L’importante però, per noi cristiani, è che dagli errori degli islamici impariamo che una religiosità che non comunica col progresso, con l’evoluzione e la civiltà, diventa, come dicevo, puramente formale, antistorica e fatalmente oppressiva per l’uomo.

I cristiani di oggi devono convincersi che l’Incarnazione, ossia il Dio che si rende presente nel cuore e nella ragione dell’uomo, non è un fatto relegato al passato, ma un evento che riguarda gli uomini che vivono oggi, con la loro cultura, la loro sensibilità, le loro problematiche. Infatti Dio oggi usa le vesti, la parola e il pensiero dell’uomo contemporaneo per parlare e salvare sia il singolo che la collettività.

Oggi il “Verbo” nasce nei campi profughi, nelle città bombardate e nella sofferenza dei cittadini dei Paesi in guerra e si riveste, parla come vestono e come parlano gli ultimi e i più abbandonati di questo povero mondo.

Molti cristiani hanno compreso tutto ciò, ma c’è ancora una massa che si porta dietro una religiosità rituale e formale che non “salva” alcuno. Molti cristiani non hanno ancora compreso tutto questo e i musulmani purtroppo ne sono lontani ancora mille miglia e perciò predicano “la guerra santa”.

03.09.2014

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