Il nostro tesoro

Venerdì 10 agosto lo studio di architettura Mar-Cecchi-Casaril ha presentato in Comune e in Regione il progetto del “don Vecchi 5”, prima struttura del “Villaggio solidale degli Arzeroni”.

Proprio il 10 agosto la Chiesa celebra il martirio e il messaggio del diacono di Roma san Lorenzo. Questo santo mi è particolarmente caro perché nella chiesa del duomo di Mestre a lui dedicata ho vissuto i primi 15 anni del mio servizio sacerdotale e perché san Lorenzo mi ha fornito una indicazione determinante nel mio modo di impostare il mio sacerdozio.

S. Lorenzo disse, indicando i poveri al prefetto, espressione della società di allora: «Questa è la ricchezza della mia Chiesa». Oggi, con un pizzico di orgoglio, posso anch’io ripetere alla città: «Questa è la mia ricchezza: i poveri!» Di ciò sono felice, spero però di non andare a finire in graticola per questa mia scelta!

L’indotto della crisi

Qualche giorno fa un mio collaboratore mi ha presentato un suo “volontario” che avrà bisogno di un alloggio.

Il breve colloquio preliminare mi ha dato modo di definire subito “il soggetto richiedente”. Da quattro anni e mezzo non paga un affitto convenzionato col Comune a circa 200 euro mensili. Non riesce a trovare lavoro, ha in più, alle sue spalle, una famiglia sfasciata. Le sue figlie vivono con la madre. Negli stessi giorni un signore che mi ha impietosito, mi ha telefonato dicendomi che ha difficoltà a pagare l’affitto, benché i tre mesi precedenti glieli avessi pagati io.

Potrei continuare a presentare casi su casi.

In periodi di floridezza economica questi soggetti riuscivano a campare in qualche modo di espedienti. Ora non più. La crisi ha messo in difficoltà tante aziende, le quali han dovuto chiudere o tirare i cordoni facendo saltare quell’indotto di cui beneficiavano soggetti che in qualche modo campavano sull’efficienza di quelle aziende.

Chi mai, oggi, può assumere qualche soggetto che sia meno che valido? Per mangiare e vestire ancora si trova, ma per dormire è impossibile trovare un posto letto in città.

Avevamo proposto “La cittadella della solidarietà” che prevedeva anche un ostello per le varie gradazioni di povertà. Il progetto è fallito, soprattutto per l’indifferenza dei responsabili della carità della Chiesa veneziana. Ora, al primo incontro col nuovo Patriarca, riproporrò l’iniziativa come una esigenza prioritaria, sperando nel suo appoggio.

L’esercito di Brancaleone

In tutte le mie vicende ho coscienza che l’unico mio vanto è quello di essermi offerto a Dio perché Lui si degnasse di usarmi come suo strumento per realizzare i suoi progetti a favore dell’uomo. Guai se dovessi essere io il responsabile del piccolo e grande polo di carità che opera al “don Vecchi”.

Noi di certo non abbiamo un ufficio di esperti per la selezione del personale. Accettiamo senza alcuna garanzia tutti coloro che si offrono di dare la loro collaborazione. Accanto a uomini e donne che fanno la scelta lucida e generosa di mettere a disposizione qualche ora del loro tempo prezioso a servizio dei fratelli in disagio, c’è un po’ di tutto: elementi mandati dai servizi sociali del Comune per un loro reinserimento, altri inviati dal tribunale per scontare pene alternative al carcere, altri ancora poco “centrati” che il vento sospinge come rifiuti negli angoli morti del “don Vecchi”. Il mio è un autentico esercito di Brancaleone.

Eppure funziona, anzi talvolta è talmente vario e stravagante che finisce per diventare piacevole. Ad agosto abbiamo chiuso per tre settimane per le ferie, ma per molti dei miei operatori questa non è stata una provvidenza ma una condanna a non aver più un rifugio tranquillo ove vivere.

Se non fosse il buon Dio a guidare questa “ciurma” irrequieta e fantasiosa, di certo io non riuscirei a farla funzionare.

Doni intempestivi

Tutti sanno che per poter offrire ogni settimana una borsa di generi alimentari bisogna faticare non poco. Il bussare a tutte le porte, il chiedere aiuto, il “mendicare” sono una necessità quotidiana. Fortunatamente ci siamo fatti un buon nome operando con correttezza e serietà e perciò i supermercati, le aziende del settore alimentare, ci fanno giungere aiuti provvidenziali, ma talora intempestivi. La nostra “catena del freddo” è buona, ma talora congelatori e frigoriferi non bastano.

In questi giorni (diverse settimane fa, NdR) abbiamo avuto la “fortuna” che i congelatori della “Dolciaria mestrina” sono andati in avaria e perciò ci hanno donato 1500 crapfen congelati. Contemporaneamente è arrivato da non so chi un intero furgone di pesce congelato e poiché “piove sempre sul bagnato” ci è pure giunta una grande quantità di mozzarelle giganti che tutti sanno che hanno il tempo contato e perciò abbiamo chiesto al mondo intero di farci il piacere di accettarle in dono.

Sempre in questi ultimi tempi sembra che gli italiani non mangino più meloni e angurie. I nostri duemila “assistiti” avrebbero potuto mangiare angurie e meloni al mattino, a mezzogiorno e a sera e, volendolo, avrebbero potuto fare anche il merendino con questi frutti della terra…

Fortunatamente poi le mucche del nostro tempo fanno latte ben diverso da quello che da bambino andavo a prendere con il pentolino dal contadino vicino a casa. Allora, se non l’avessimo mangiato subito, il giorno dopo diventava “formaggella”, un tipo di “formaggio” ben poco gradevole. Ora le nostre mucche sono state addestrate a far latte che dura sei, sette mesi e perciò, fortunatamente, le tre tonnellate di latte che siamo andati a prendere a Milano da dei benefattori delle suore del “Farina” possiamo distribuirle intatte anche per le feste di Natale.

Il banco alimentare del “don Vecchi” e il chiosco di frutta e verdura relativo sono abbastanza organizzati, comunque è una “guerra quotidiana” per non far scadere gli alimenti che, in genere, arrivano sempre vicino alla scadenza.

Tutti sanno che, in genere, la gran parte di questi alimenti potrebbe essere consumata anche dopo la data fissata per la loro commestibilità, ma oggi è troppo rischioso consegnare alimenti scaduti. Quindi, per non buttare nulla, abbiamo costituito una rete tra i vari enti e con tanta buona volontà e lo spirito di sacrificio dei nostri volontari riusciamo quasi sempre a piazzare gli alimenti in tempo debito.

Quattrocento milioni

Un signore che alla domenica viene a cercare pace, conforto e coraggio nell’Eucaristia che celebriamo con tanto fervore nella mia “cattedrale tra i cipressi”, dopo la messa mi ha chiesto di parlarmi, dicendomi che una cliente del suo studio di commercialista aveva deciso di donarmi una somma per il “don Vecchi 5”, avendo ricevuto un’eredità.

Due giorni dopo, dopo un rapido scambio di telefonate, suonai al campanello di un appartamento in una zona centrale di Mestre adibito a studio, ove incontrai la mia benefattrice accompagnata, credo, da un direttore di banca.

Tentai di illustrare le finalità del “don Vecchi” e del nuovo progetto, ma capii subito che lei sapeva già tutto. “L’incontro” penso che raggiunga 15-20mila concittadini e li informi su questa nostra splendida avventura a favore degli anziani di Mestre.

Seduta stante il direttore di banca telefonò in sede e l’indomani arrivò il bonifico di duecentomila euro. Traduco la somma in lire perché ho la sensazione che dica meglio la dimensione dell’offerta: quattrocento milioni!.

Il “don Vecchi 5” costerà otto miliardi, ma avendo alle mie spalle una città con questo cuore, son certo che non è un azzardo cominciare.

P.S. Qualche settimana dopo questa signora ha fatto il bis donando altri 200.000 euro.

La Santa Alleanza

Credo che agli amici interessi sapere come abbiamo vinto la guerra per la realizzazione del “don Vecchi 5” e del Villaggio Solidale. La racconto perché credo che possa essere utile a qualcuno.

Dopo aver stretto una “santa alleanza” tra un giovane prete ed uno anziano, don Gianni e don Armando – 42 e 82 anni – abbiamo individuato ove “buttare la testa di ponte” tra le linee della burocrazia comunale.

C’è parso che il luogo più opportuno ce lo offrisse il prof. Ezio Micelli, assessore tecnico, quindi non condizionato nel ricevere o perdere voti alle prossime elezioni.

Don Gianni ha iniziato una intensissima azione diplomatica, telefonando, mandando e-mail a più non posso, paracadutandosi all’interno del Comune. Mentre io ho preparato una “meravigliosa macchina da guerra” che sarebbe stata usata dopo alcuni ultimatum perentori. Ogni settimana sarebbe apparso un articolo su un periodico cittadino diverso e tutte le settimane un articolo su “L’incontro”. Poi avrei rivolto un appello, invitando dalla donna delle pulizie dell’ufficio del sindaco ad ogni personalità conosciuta a premere, telefonare, insistere.

E’ partita la prima bordata con un articolo di Alvise Sperandio su “Il Gazzettino” ed un intervento del consigliere regionale Gennaro Marotta. E’ bastata! La notte del 27 luglio il Consiglio Comunale, con decisione bipartisan, ha votato la cessione dell’area. C’è stato solamente un voto contrario di Bonzio di Rifondazione Comunista, ma quello è un bastian contrario, ch’è un onore avere il suo dissenso.

La moltiplicazione dei pani

Domenica 29 luglio in tutte le chiese del mondo s’è letto il Vangelo della moltiplicazione dei pani.

Dopo aver letto il testo il primo pensiero che mi frullò nella testa è stato: “Lo mando a Mario Monti. Sono certo che se lo applicherà all’economia italiana, di certo risolverà la crisi economica”.

Il pensiero successivo è stato il seguente: “Se volete vedere la replica, venite al “don Vecchi” e avrete modo di constatare personalmente il rinnovarsi di questo miracolo”.

Tento di riproporre in maniera telegrafica i vari passaggi perché possa rinnovarsi il “portento”.

  1. Prendere l’iniziativa. Non aspettarsi che i guai si risolvano da soli. Bisogna “prendere il diavolo per le corna”.
  2. Adoperare la logica di Gesù, non quella di Filippo che normalmente si adopera; ossia Gesù parte dal bisogno della gente, mentre Filippo parte dalla disponibilità dei soldi in cassa. Con questa logica non si arriva a nulla.
  3. Coinvolgere tutti. Ogni uomo può e deve dare il suo contributo, seppur piccolo (vedi la merenda del ragazzino).
  4. Rivolgersi a Dio. Se uno guarda alle sue forze o al motivo per il quale la gente è nel bisogno, non avrà mai la forza e il coraggio di far nulla.
  5. Eliminare assolutamente lo spreco (raccogliere gli avanzi).

Applicando i criteri di Gesù al “don Vecchi” abbiamo ora strutture del valore di miliardi, ospitiamo 500 anziani, offriamo 375 alloggi, l’ipermercato degli indumenti che ha 30.000 visitatori all’anno, il Banco alimentare aiuta 2.500 persone alla settimana, ecc.

Nella storia della Chiesa chi si fida di Gesù fa miracoli!

Sorpresa

Il Consiglio Comunale nella seduta di giovedì 27 luglio, con una votazione bipartisan, ha concesso 30.000 metri quadri di superficie, nella località Arzeroni in uso d superficie o per la costruzione del “don Vecchi 5” ed in seguito per il villaggio di accoglienza.

Con mia sorpresa e delusione solamente il consigliere Bonzio di Rifondazione Comunista, ha votato contro.

Sono rimasto sorpreso ed estremamente deluso perché pensavo, da ingenuo, che l’estrema sinistra si qualificasse come il partito che ha più a cuore il dramma dei poveri. Un po’ meno, ma sempre deluso, mi hanno lasciato i due rappresentanti della Lega che pensavo avessero soprattutto attenzione ai problemi locali, mentre se ne sono pilatescamente lavate le mani.

Ho scritto ad ambedue gli schieramenti politici la mia delusione se mai siano interessati a sapere ciò che pensano i cittadini della loro “politica”.

La villetta ereditata

Nota della Redazione: come gli altri anche questo pezzo è di alcune settimane fa e nel frattempo la villetta è stata venduta a due fidanzati.

Il “don Vecchi” ha ereditato una villetta in via Z. Vi viveva, fino ad un paio di anni fa, un anziano agente della finanza. Pareva che tanta gente fosse interessata all’acquisto, però alla prova dei fatti nessuno s’è fatto avanti. Qualche giorno fa i nostri volontari l’hanno liberata di tutto, pronta quindi per essere venduta.

Alla Fondazione non interessa lo stabile, mentre è molto interessata ad incassare qualcosa per investirlo sul “don Vecchi 5” che pare stia affacciandosi all’orizzonte. Mi domandavo, visitando questa villetta con un po’ di scoperto, a chi potrebbe interessare. A me piacerebbe darla a una giovane coppia di sposi i quali, dopo una bella imbiancata, potrebbero abitarla subito come lo ha fatto il vecchio proprietario fino ad un anno fa.

Magari col tempo potrebbero restaurarla pian piano. Ad una coppia del genere farei ponti d’oro. Oppure qualcuno che ha soldi potrebbe acquistarla, restaurarla per abitarvi o per venderla a sua volta. Comunque, oltre un affare, una scelta del genere sarebbe un’opera di carità per i nostri vecchi.

La linea del Piave

Nota della Redazione: questo articolo, come gli altri, risale ad un paio di mesi fa e fortunatamente nel frattempo il comune ci ha dato il terreno.

Quando si parla della grande guerra ci si riferisce all'”offensiva del Piave” come alla battaglia decisiva di quel tragico ed immane conflitto.

Mio padre, che a quel tempo abitava al Eraclea nel mio paese nativo, che è a ridosso della sponda sinistra del Piave, mi raccontava dei tentativi dei tedeschi di passare il fiume tentando in ogni maniera di buttare ponti di barche. Io sono suo figlio; quasi un secolo dopo mi pare non solamente di partecipare con trepidazione a questo evento, ma sento su di me la responsabilità di guidare un’altra battaglia importante, come il vecchio Cadorna. Se entro poco tempo non riusciamo ad ottenere la superficie per costruire il “don Vecchi 5” per gli anziani in perdita di autonomia, perdiamo il finanziamento della Regione, una opportunità che capita una volta nella vita.

Qualche giorno fa ho scritto al sindaco e alla compagine dei suoi assessori che sento il dovere sacrosanto di dar voce a chi non ha voce e che perciò adoprerò ogni mezzo lecito per sconfiggere la burocrazia dell’amministrazione comunale.

Spero che una volta tanto Orsoni esca dalla sua pace olimpica per prendere posizione ed aiutarci ad aiutarlo.

Terrò informati i miei amici pubblicando ogni settimana i bollettini della nostra guerra.

P.S. le mie minacce hanno raggiunto lo scopo: il Comune ci ha dato il terreno

Voce per chi non ha voce

Una volta tanto spero di essere totalmente fedele al Vangelo. In questi giorni ho grosse difficoltà col Comune perché la sua proverbiale inerzia rischia di farci perdere i duemilioniottocentomila euro di mutuo se entro fine di agosto non ci assegna il terreno per il “don Vecchi 5”.

Mi sono chiesto che cosa posso fare per non permettere che i vecchi poveri di Mestre perdano questa fortuna. La lettura del Vangelo mi ha fornito la risposta attraverso la parabola del giudice disonesto e la vedova che chiedeva giustizia. La vedova insistette tanto che il giudice si disse: “Anche se la sorte di quella donna non mi interessa punto, purché non mi scocci ulteriormente, l’ascolterò”.

“Signore ti ringrazio di questo insegnamento”, non lascerò passare settimana senza tirare il sindaco per la giacca. Spero che Orsoni non sia più iniquo del giudice della povera vedova. Comunque informerò i miei amici sulla validità dell’insegnamento di Gesù.

P.S. una volta tanto il Comune è arrivato in tempo!

L’operaio della Vinyls

Il vento della disperazione ha spinto al “don Vecchi”, come un fuscello, un operaio della Vinyls di Marghera. M’è parso subito come uno di quei fiori di plastica sbiaditi dal sole, che quando tira vento di tramontana vengono sparsi disordinatamente lungo il marciapiedi del nostro cimitero.

Venticinque anni di lavoro regolare nella stessa fabbrica, una moglie e due bimbi, poi la fabbrica ha chiuso per uno di quei tanti misteri dell’economia globale, anonima e spietata. «Don Franco mi aiuta, ma sono indietro con l’affitto. Non ce la faccio più!«.

Gli diedi cinquanta euro, ma nessun consiglio. Non ho più consigli da dare. Andandosene, mi mostrò una fattura del pronto soccorso dell'”Angelo”. Era caduto dalla bicicletta a causa delle rotaie del tram. Entrato alle 20, è uscito dopo mezzanotte con in mano un foglio di 52,80 euro per la visita ottenuta con la classifica “codice bianco”. La malasanità l’ha derubato della mia elemosina.

L’arbusto del granello di senape

Nella vita, mi par di aver capito che bisogna avere il coraggio di gettare un seme, per quanto piccolo possa apparire.

Gesù è un buon maestro anche in questo settore, quando parla del “granellino di senapa” che è il più piccolo tra le sementi, ma una volta cresciuto, diventa un arbusto sui cui rami possono ripararsi gli uccelli dell’aria.

La stessa cosa è avvenuta per il “don Vecchi”. Gettato il seme, in pochi anni è cresciuto, quasi senza che nessuno se ne accorgesse, arrivando a 310 appartamentini, 400 ospiti, 250 volontari, il magazzino dei vestiti per i poveri con trentamila presenze l’anno, il Seniorrestaurant con i suoi volontari. Altrettanto il bar, il chiosco della frutta e verdura con 200 “clienti”, il magazzino dei mobili, dei supporti per gli infermi, il banco alimentare con i suoi 2500 assistiti, la Galleria San Valentino, ecc.

Da queste realtà un vero esercito di collaboratori offrono il loro tempo e lavoro, ma nel contempo hanno pure i loro vantaggi. La gente dice che “una mano lava l’altra”. Questa massima è valida anche da noi, motivo per cui i beneficiati dal “don Vecchi” non sono solamente i 400 anziani, ma l’indotto è dieci volte più numeroso.

Pronto alla guerra in difesa degli anziani in perdita di autonomia!

Il dieci agosto abbiamo presentato alla Regione il progetto definitivo per i sessanta alloggi per anziani in perdita di autosufficienza, progetto correlato da un documento che attesti che la Fondazione dispone di una superficie in cui collocare la nuova struttura, altrimenti la Regione non può erogare il mutuo di duemilioniottocentomila euro già stanziati per questa operazione.

Credo che molti concittadini conoscano la triste storia. Il Comune aveva promesso un’area contigua al “don Vecchi”, ma il parroco di san Pietro Orseolo, attraverso la “mano secolare” di un sedicente “comitato antiantenna” si è opposto perché il quartiere non sia privato di una porzione di un parco che attualmente è destinato ai “bisognini” dei cani.

L’amministrazione, impaurita, ha ritirato la promessa ed ha proposto una superficie alternativa nella zona degli Arzeroni, certamente più decentrata. Comunque la Fondazione ha accettato il cambio, anche se svantaggioso. Il guaio è che alcune fasce di terreno il Comune non le ha ancora acquisite e perciò, per dar corso all’atto d’obbligo, deve portare a termine una serie di operazioni la cui competenza è dell’assessorato al patrimonio.

Io, nel passato, ho avuto la sfortuna di avere a che fare con questi uffici e ne conosco purtroppo i tempi biblici. Siccome le settimane passano producendo solamente promesse ed assicurazioni verbali, mi sento costretto a mettere in moto “la meravigliosa macchina da guerra” per mobilitare l’opinione pubblica. E’ certo che in guerra valgono poco le bombe mirate, si finisce sempre per sparare sul mucchio.

Venezia, da cinquant’anni parla del nuovo stadio che non è ancora nato, del nuovo carcere che ha perduto, ora chiacchiera sul Fondaco dei tedeschi e finirà per perdere anche quello. Le capita la fortuna insperata dell’offerta della torre di Chardin e anche su questo progetto chiacchiera e tentenna. Non vorrei che capitasse la stessa fine anche alla nuova struttura pilota per gli anziani in perdita di autonomia.

Da oggi comincia la guerra, che sarà senza quartiere, verso un Comune che è esattamente l’opposto della Serenissima Repubblica. In questo caso prometto alla città che mi batterò fino all’ultimo sangue.

Se quando verrà pubblicata questa pagina del mio “diario” non avrò in mano documenti certi, comincerò col pubblicare la lettera già inviata al sindaco, ricordandogli che “uomo avvisato mezzo salvato!”.

La lode a Dio dei giorni nostri è ben espressa dalla solidarietà

Dopo vent’anni di impegno per elaborare la dottrina che l’anziano ha diritto ad avere un alloggio tutto suo, che possa decidere liberamente sul tipo di vita che vuole condurre e che possa avere i mezzi economici sufficienti per gestire, senza mendicare dagli altri, la propria casa, mi pare di riscontrare che un po’ alla volta la città stia recependo questa dottrina e stia facendosi carico di questa esperienza pilota.

Imputo questo splendido e difficile risultato al fatto che le strutture dei quattro Centri don Vecchi presenti nel territorio danno credito e prova concreta a questa nuova filosofia nei riguardi della terza e quarta età.

Secondo elemento determinante credo provenga dal fatto che i giornali e le televisioni locali hanno costantemente informato positivamente sull’evolversi ed affermarsi di questa esperienza. “L’incontro” poi si è fatto carico e ragion d’essere della proposta portata avanti dalla Fondazione Carpinetum che gestisce i Centri don Vecchi, esperienza innovativa e, per molti versi, pilota a livello nazionale.

L’informazione incalzante ha creato una nuova cultura ed una nuova coscienza riguardo la possibilità di offrire un vespero più dignitoso e gradito ai nostri vecchi.

Pensavo con soddisfazione a tutto questo quando, qualche tempo fa, sono stato invitato ad una conferenza stampa in Comune per lanciare l’iniziativa di donare ai Centri don Vecchi una vettura attrezzata per favorire il trasporto nei luoghi di cura ai nostri anziani.

Tutti i giornalisti, ma pure i rappresentanti politici, mostravano non solamente conoscenza, ma pure condivisione degli obiettivi portati avanti dalla Fondazione che gestisce i vari Centri esistenti in città.

Questa sensazione aveva cominciato ad affermarsi nel mio animo avendo constatato che la città manifestava conoscenza e consenso con una “pioggerella” lieve, ma consistente, di donazioni fatte nelle occasioni più disparate della vita dei concittadini.

Alla “pioggerella” ultimamente si sono aggiunte le eredità e le donazioni di notevole consistenza, tanto che hanno incoraggiato la Fondazione ad elaborare progetti veramente consistenti.

A me, prete, il fatto che la solidarietà abbia trovato uno sbocco così promettente, ha fatto sentire che “Il Regno” si sta affermando in maniera solida, anche se i riti sono spesso disertati, conscio dell’antica sentenza “Ubi caritas, ibi Deus”: dove cresce la solidarietà è sempre presente Dio! Oggi la lode a Dio è ben espressa dalla condivisione e dalla solidarietà.