Spero in una rinascita dei patronati

A Milano li chiamano oratori, i luoghi dove i ragazzi e i giovani della parrocchia s’incontrano, giocano e vengono educati alla vita cristiana. Pure i ricreatori dei Salesiani si chiamavano oratori.

Quando ero ragazzino ho frequentato per due anni l’oratorio dei salesiani di San Donà di Piave. Era un luogo frequentatissimo e ne riporto un ricordo semplicemente meraviglioso.
Da noi questi luoghi invece sono chiamati patronati.

A Milano avevano, nel passato, una organizzazione poderosa, mentre da noi, anche nei tempi migliori, sono sempre stati ben poca cosa.

Ricordo che ai Gesuati, ove fui cappellano, il patronato era costituito da una vecchia bicocca, seppur restaurata di recente, e lo scoperto consisteva in un cortiletto di pochi metri quadrati, condiviso coi Cavanis, e circondato da ogni parte da una rete metallica perché il pallone non finisse nelle cucine o nelle camere da letto delle case circostanti.

Quando giunsi a Carpenedo nel 1971, c’erano vere folle di ragazzi, un po’ selvaggi e poco desiderosi della parola di Gesù, ma comunque erano tantissimi. Poi con i decenni la cosa andò scemando, riducendosi ultimamente, nonostante notevoli investimenti, al luogo della raccolta dei rompi tutto!

Tutto questo perché non ci sono quasi più giovani cappellani e quando ci sono pare che non reputino più giusto perdere il loro tempo stando insieme ai ragazzi perché impegnati altrimenti con il computer, convegni, incontri, università e quant’altro!

In questi giorni ho letto che i pochi futuri preti faranno un giro di tre settimane col Patriarca in Brasile per conoscere le realtà di quel Paese.

Spero tanto che vedano giovani preti animare la gioventù e i ragazzi, anche se mi rimane qualche dubbio, da un lato perché il Brasile è un po’ lontano e queste esperienze pastorali spero che si trovino, pur se rare, anche nel nostro Paese e dall’altro lato perché immaginavo che l’America latina fosse un Paese importatore piuttosto che esportatore di esperienze pastorali!

La nota positiva, che mi apre il cuore alla speranza, è la buona riuscita dei “grest” di alcune parrocchie della Terraferma, spero proprio che sia una prima nota della rinascita.

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