Grazie al Comune per la mia chiesa “in grembiule”!

Sono felice, anzi orgoglioso d’avere ora la mia chiesa “in grembiule”

E’ di don Antonino Bello, il compianto vescovo di Molfetta, la sunnominata e felice espressione della “Chiesa in grembiule”, cioè della chiesa dimessa, povera, in servizio discreto ma generoso verso gli ultimi.

Non che non avessi gradito la bella chiesa progettata dall’architetto Caprioglio, che cantasse la gloria di Dio con la sua armonia e lo splendore dell’arte, nella quale la presenza dei resti mortali di quasi 1500 fratelli di fede avessero costituito un coro che avesse mescolato la sua voce purificata dalla misericordia del Signore, con le preghiere di noi peccatori viandanti verso la casa del Padre.

Il nostro Dio merita questo ed altro! Ma la sensazione di vestirmi dei panni poveri di una chiesa prefabbricata, senza pretesa di sontuosità, mi fa tornare alle mie umili origini e mi aiuterà a vivere più intensamente gli ideali che mi hanno accompagnato e sorretto durante tutta la mia vita di prete e di cristiano.

Quando penso alla chiesa sull’Appennino di don Milani, alla chiesa di Bozzolo di don Mazzolari, o ancor meglio alla chiesa del curato d’Ars, nella sperduta ed infinita campagna francese, questa somiglianza mi farà sentire in gran compagnia, mi aiuterà a parlare meglio di solidarietà, di precarietà della vita e di bisogno di infinito, di assoluto.

Il Comune ha fatto veramente il più bel regalo che potesse fare a questo povero e vecchio prete!

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