Il dolore e la morte fuor da libri e prediche

Le notizie costituiscono ormai un bombardamento a tappeto, però ci sono certune che ti colpiscono in maniera tale che, a differenza di tante altre più consistenti, finisci per non dimenticarle più.

In questi giorni me n’è tornata in mente una, che non so perché, nonostante il passare dei decenni, m’è rimasta impressa. Si era al tempo della tragedia di Superga quando il grande Torino si spense al completo nella distruzione dell’aereo che trasportava l’intera squadra.

Ricordo un’intervista in occasione di quel dramma umano e calcistico. Un intervistato, alle domande solitamente banali del telegiornalista, affermò: “Quando leggi nel giornale che è caduto un aereo e sono morti i passeggeri, ti vien da esclamare: “Poveretti!” ma se in quell’aereo ci stava un tuo amico, allora la cosa cambia!”.

Io vivo praticamente in cimitero, vivo tra i morti e parlo ogni giorno di questa realtà, però in questi giorni in cui la morte ha aggredito mio cognato, meglio ancora il compagno di giochi della mia infanzia, la morte è diventata tutt’altra cosa!

Mia sorella mi ha fatto una telefonata angosciata, dopo un minuto ero da lei, ed Amedeo, che aveva giocato a carte facendo spettacolo nella piazzetta del don Vecchi, in cui gli anziani ammazzano il tempo, era ormai rantolante. Un ictus a distanza di trent’anni dal primo, l’aveva fulminato. Gli sorressi la testa fino all’arrivo dell’autoambulanza.

Il dolore, l’agonia, la morte m’apparvero subito con un volto diverso da quello che conosco bene parlando in cimitero della morte, della Terra Promessa o della Casa del Padre!

Quanta delicatezza, quanta comprensione e quanto rispetto si deve avere verso chi soffre e chi muore! Il dolore e la morte sono ben diverse da quelle dei libri o delle prediche!

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