il mio infimo apporto

Non so come definire certi sentimenti che nascono spontanei, senza averli per nulla coltivati nella mia coscienza.

Spesso soprattutto quando sono stanco e deluso, mi viene spontaneo chiedermi: ha senso tutto questo mio tentativo di spendermi per il prossimo, quando pare che nulla cambi, anzi talvolta sembra che la situazione non soltanto non migliori, ma anzi sia tendenzialmente in fase di peggioramento?

Prediche, preghiere, incontri, progetti, scritti, rapporti umani, e perchè no, arrabbiature e scontri…; risultato? Mi pare, ormai al tramonto della mia vita, di trovarmi con un pugno di mosche in mano.

Vale la pena uno spreco di tante energie per essere coerenti a certi valori, per perseguire certi obiettivi che ritengo in linea con la fede che professo?

Questa mattina mi ha portato una certa consolazione, il pensiero di una cristiana d’America, la quale ha forse avuto anche lei le mie stesse tribolazioni interiori. Questa creatura ha scritto, in una sua riflessione, che l’ape operaia, durante tutta la sua vita riesce a produrre un dodicesimo del miele che è contenuto in un cucchiaino da caffè. Ben poca cosa in verità! Ma che comunque un alveare riesce a produrre ben 25 kg di miele all’anno.

Non ci sarebbe nulla da meravigliarsi se il mio impegno pastorale producesse il dodicesimo di risultato di un cucchiaino di caffè!

Madre Teresa di Calcutta riprende il discorso a modo suo: “Quanto sono riuscita a fare col mio impegno, rappresenta una goccia d’acqua del grande oceano, però anche l’immenso oceano è formato da tante piccole gocce”.

Ho capito e spero di ricordarmelo, che io debbo essere impegnato a dare il mio infimo apporto; sarà il Signore a metterlo insieme a tanti altri piccoli apporti. Solamente così si raggiunge un certo risultato!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.