Il misuratore

Qualche giorno fa, in merito alla notizia che per stare bene fisicamente, bisognerebbe fare almeno diecimila passi al giorno, mi è venuto in mente un incontro particolare di tanti anni fa.

Monsignor Vecchi, con molta saggezza, mi presentava di sovente imprenditori, uomini di cultura, artisti in modo d’aiutarmi ad uscire dal guscio della mia naturale timidezza e farmi toccare con mano che, anche le persone altolocate o qualche celebrità, sono uomini come gli altri con cui si può dialogare senza complessi.

Ricordo un grosso imprenditore che spiegava a monsignore e a me, che egli aveva con se un apparecchietto che contava i chilometri che faceva ogni giorno pur non uscendo dalla sua fabbrica.

Ora sono venuto a sapere che la macchina contapassi non era un’invenzione di quel vecchio imprenditore ma è un aggeggio in commercio che ha pure un nome: il pedometro.

Se fosse vera la storia dei diecimila passi al giorno io dovrei essere morto da tantissimi anni perchè specie ora, ad ottant’anni, ho poca voglia e poco fiato per camminare a lungo e perciò il pedometro non me lo comprerò mai anche per non perdermi ulteriormente di coraggio.

Pensando a queste storie poco mistiche durante la meditazione mattutina, ho però recuperato il senso del mistico pensando che mi piacerebbe avere un aggeggio che registrasse tutte le gentilezze, le benevolenze, i doni che il Signore continua a farmi da mattina a sera. Quanti volti belli, quante persone care, quanta bellezza in cielo ed in terra, quante poesie, quanti fiori, quanta musica, quanta bontà!

Ora capisco Teresa di Lisieux che andava cantando per il chiostro: “Iddio mi ama, Dio mi ama!”

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