Canti liturgici a un Dio sorridente

Una sera, alla messa vespertina, la signora Maria Giovanna, la maestra del coro S. Cecilia che anima le liturgie prefestive al don Vecchi, ha intonato una nuova canzone. Diciamo nuova perché non è mai stata eseguita alla messa degli anziani, ma che ha aperto praticamente la primavera del rinnovamento dei canti religiosi, una stagione fresca e luminosa che chiudeva quella di “Noi vogliam Dio Vergine Maria”.

Gli anziani hanno eseguito il canto senza accentuare il ritmo, con cui i ragazzi per tanti anni hanno cantato questa canzone, ma comunque la cadenza veloce ha portato un soffio di primavera e di ottimismo. A me poi “Lui mi ha dato” non soltanto mi ha donato una ventata di entusiasmo, ma anche un’ondata di dolci ricordi e di tanta nostalgia.

La prima volta che udii questa canzone, accompagnata dal ritmo della chitarra, fu durante una S. Messa celebrata nel grande prato di Valbona a Misurina, sotto un cielo limpido in quella stupenda vallata circondata da una abetaia sconfinata.

Attorno all’altare cantavano con voci fresche e sorridenti una cinquantina di ragazzi, cantavano con le loro voci squillanti di giovinezza ma cantavano anche il corpo, gli occhi, i piedi che segnavano il tempo.

Ricordo con infinita gioia che mentre i ragazzi cantavano: “Non so proprio come far per ringraziare il mio Signor, mi ha dato i cieli da guardar e tanta gioia dentro il cuor” e poi ricaricavano la voce e l’entusiasmo con il ritornello: “Lui mi ha dato i cieli da guardar, Lui mi ha dato la bocca per cantar, Lui mi ha dato il mondo per amar e tanta gioia entro il cuor” avevo la dolce sensazione che la chiesa avesse riscoperto la vita, il mondo vero e interpretasse la gioia del vivere, di contare su un Dio sorridente, accomodante, non quello musone, riservato e taciturno che mi avevano presentato al catechismo.

Sono passati quarant’anni, non tutto il sogno s’è avverato, ma almeno per qualcuno finalmente la chiesa s’è sintonizzata al passo delle attese degli uomini d’oggi!

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