Una lettera deludente!

Qualche giorno fa mi ha incuriosito un titolo in grossi caratteri apparso su “Avvenire”: “Lettera ai cercatori di Dio”

La presentazione è del Vescovo Bruno Forte, arcivescovo di Chieti e di Vasto, ed è in verità una bella presentazione.

Questo Vescovo è un noto biblista; io l’avevo conosciuto indirettamente ascoltando alcune sue lezioni che avevo scelto di trasmettere a Radiocarpini, quando ne ero direttore.

Forse la buona opinione che già avevo di questo prete e pure la presentazione mi ha alquanto incuriosito.

Questo Vescovo affermava che l’uomo ha un bisogno esistenziale di Dio e che comunque, credente o meno, lo cerca mediante la sua sete insopprimibile di felicità.

Oggi, a suo parere, c’è il riflusso di quel tempo, non molto lontano, in cui riecheggiava per ogni dove il verbo del noto filosofo tedesco morto di pazzia: “Dio è morte!” Infatti sta rinascendo, consciamente o meno, la richiesta di Dio.

Il Vescovo afferma, giustamente, che finalmente, s’avverte questa nostalgia di Dio.

Mons. Forte continua scrivendo che la risposta a questo bisogno d’assoluto che gli uomini d’oggi cercano seguendo il bisogno di felicità e di bellezza, deve passare attraverso il cuore e la testimonianza di una chiesa amica. La notizia del periodico fece vibrare le corde più intime del mio cuore: “Finalmente uomini di chiesa buttano ponti e s’aprono al dialogo col nostro mondo sempre più secolarizzato!

La presentazione avvertiva che suddetta “Lettera” era contenuta interamente in un inserto del periodico.

Incuriosito, sono andato subito a cercarla. La delusione è stata immediata: otto pagine, fitte fitte, di luoghi comuni e di espressioni soporifere appartenenti al consueto repertorio chiesastico.

Oggi si confessa poco e meno ancora si danno penitenze impegnative, ma suddetta lettera potrebbe andar bene per una penitenza ad un grosso peccatore!

Una pizza appartenente alla peggior tradizione ecclesiastica, non c’è un guizzo di poesia, una traccia di bello scrivere, un qualcosa di stuzzicante.

Basta poi consultare le fonti per renderci conto che purtroppo quella strada è un binario morto.

Pare che questa gente non conosca nulla dell’uomo d’oggi, non abbia letto una pagina delle opere dei pensatori del nostro tempo. E continuino a scrivere per gli addetti ai lavori che s’intendono solamente tra di loro usando un linguaggio da ghetto.

Il guaio peggiore è che questo scritto ha avuto l’avvallo della commissione episcopale per la dottrina della fede, l’annuncio della catechesi. Poveri noi!

Il Vescovo in pensione di Acerra, Mons. Riboldi mi confidò, tanto tempo fa, che faceva la visita pastorale incontrando i fedeli della diocesi in osteria. Credo dovremmo consigliarlo anche a suddetta commissione qualora avesse intenzione di dar seguito a questa “Lettera”!

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