Sulla Chiesa del cimitero e le giuste scelte di vita

Nota: don Armando ha scritto queste riflessioni prima che l’amministrazione comunale e la Curia raggiungessero l’accordo per realizzare nel cimitero di Mestre una chiesa prefabbricata compresa di banchi, altare, impianti tecnologici e climatizzazione. Il nuovo edificio in legno lamellare e ampio 20x15m (300mq) sarà inaugurato in occasione delle celebrazioni di “Tutti i Santi” e dei Defunti di quest’anno. Altre informazioni sul Gazzettino di Venezia:

http://carta.ilgazzettino.it/MostraOggetto.php?TokenOggetto=703902&Data=20090728&CodSigla=VE

Da quando ho scritto alla Vesta, al Comune, al Patriarca e all’architetto Caprioglio che getto la spugna per quanto riguarda la nuova chiesa del cimitero, mi sento sollevato come se mi fossi tolto un grosso macigno dallo stomaco.

L’idea che un gruppo di cristiani, desiderosi di seppellire in un luogo sacro i resti dei loro cari e di poterli ricordare in un luogo in cui si prega e s’avverte più intensa la presenza del Signore, mi faceva felice, e il fatto che avessero così finanziato la costruzione della chiesa e contemporaneamente una sala in cui i fratelli non credenti avessero potuto accomiatarsi dai loro cari in un luogo dignitoso, mi esaltava letteralmente.

Al Comune e alla Vesta non si chiedeva un centesimo, ma solamente che avessero favorito mediante la loro organizzazione questa operazione; nessuno avrebbe potuto dir nulla: né i politici di ogni sponda, né cristiani o preti di ogni convincimento perché un gruppo di credenti, spontaneamente e liberamente, si sarebbe fatto carico di tutto!

Era troppo bello. Il diavolo quindi ci ha messo la coda: presentando un conto di 5 milioni di euro.

Tutto questo m’era assolutamente insopportabile e contrario alle mie scelte di vita. Ho celebrato per quarant’anni ogni giorno nella piccola cappella, buia, poco arieggiata, fredda d’inverno e calda d’estate, la gente è sempre venuta, riempiendola e partecipando all’esterno.

Spero che il Signore mi aiuti a farlo ancora per quel poco di tempo che mi resta.

Ora dormo in pace perché continuo a vivere povero come sono sempre vissuto!

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