Paesaggi in fiore

Fortunatamente i miei percorsi sono sempre quelli e avvengono sempre alle stesse ore.

Non per questo il paesaggio non cambia d’aspetto e non appare con luci e prospettive diverse. Altro è percorrere la strada che va dal don Vecchi al cimitero di prima mattina, altro è fare lo stesso percorso col solleone, che repentinamente ha cacciato tutti i piovaschi dell’inizio di questa primavera.

Io preferisco di gran lunga il panorama che incontro con le prime luci, quando la città è ancora addormentata e la natura s’è appena svegliata dal riposo della notte.

Esco dal don Vecchi verso le 7,20, imbocco la piccola strada della “Società dei 300 campi”, attraverso via Vallon e percorro tutta la graziosa via Sem Benelli, che mi ricorda infallibilmente l’autore del corposo romanzo “Il mulino sul Po”. Sbocco su via Trezzo, incontrando i platani secolari di Villa Franchin, mi immetto in via Santa Maria dei Battuti, che mi ricorda la congregazione dei flagellanti, per arrivare alle 7,30 alla mia amata chiesetta tra i cipressi del camposanto.

La mia Fiat Uno conosce la strada così bene che se anche mollassi il volante e togliessi il piede dall’ acceleratore, sono certo che, come la “Cavallina storna” mi porterebbe da sola alla solita meta.

Stamattina non ho fatto altro che guardare i fiori, di tutte le forme e di tutti i colori, che fioriscono sugli alberi che costeggiano queste vie.

Mi hanno detto che sulle rive del lago di Como, c’è una villa con un tripudio di azalee, ma io posso pur affermare che tutto il tragitto, che mi porta ogni mattina al mio luogo di lavoro, è fiancheggiato da alberi di tutte le specie con fiori di tutti i colori.

Anche l’albero più umile e modesto quale il salice, è in fiore. Una tavolozza infinita, sempre varia, perché basta un soffio di brezza o una nuvola in cielo perchè la scena cambi.

Questa mattina ho fatto la meditazione, concludendo che se ogni uomo, giovane o vecchio, maschio o femmina, fiorisse come ogni pianta, vestendosi al meglio, il mondo sarebbe semplicemente stupendo, per i miliardi di fiori diversi che ogni uomo può sfoggiare.

Chissà che un giorno scoppi primavera anche tra i figli di Dio!

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