Commiati tanto diversi fra loro

Alcuni giorni fa sono andato a Scorzè a portare i sacramenti del conforto cristiano ad un mio antico allievo dei tempi lontanissimi in cui ho insegnato al Pacinotti.

Quanta tenerezza, quanta edificazione, quanta speranza e conforto ha donato al mio cuore questo incontro tra me, vecchio insegnante ottantenne e l’allievo, affermato e valente professionista che mi volle accanto a se nel momento difficile in cui lucidamente avvertiva il tramonto all’orizzonte della sua vita.

Se la fatica di quei tempi lontani non mi avesse offerto altro che questo incontro, già sarei ripagato ad oltranza per quel tempo passato in quella scuola che ha offerto al nostro settentrione una schiera infinita di tecnici intelligenti e preparati che hanno sorretto tutta l’affermazione dell’industria del tanto encomiato Nord-Est d’Italia.

Nel ritorno, mentre nell’animo riaffioravano i vecchi ricordi di quegli anni passati tra i banchi di scuola che a quel tempo sembrava la “Bocconi” di Mestre, ho incrociato il corteo di un funerale che si snodava nel ciglio della strada verso il camposanto.

La croce in testa, una lunga fila di giovani ed uomini, la bara ed un’altra lunga fila di donne. Il prete con il microfono in mano diceva le Ave Maria del rosario e la lunga fila rispondeva devotamente. Erano cristiani di Martellago che accompagnavano alla sepoltura un loro concittadino.

D’istinto confrontai il funerale di questa gente della terra con quello che un paio di giorni prima avevo celebrato in cimitero. I necrofori portarono la bara in chiesa, si guardarono attorno, nessuno, telefonarono in ufficio e poi mi riferirono: “Don Armando non viene nessuno!” Chiamai l’addetta alla sacrestia; almeno ci fosse qualcuno che rispondesse “amen”! Poi entrò una di quelle vecchine che vivono praticamente in cimitero, infine si aggiunse uno dei necrofori; non so se avesse più pietà per me o per la defunta!

Questa è la nostra città. Questa è la nuova civiltà urbana, questo il frutto della predicazione radicale!

Fortunatamente sono certo che il buon Dio non ha bisogno di tante suppliche per accogliere il “figlio prodigo che ritorna”, lo fa di suo, indipendentemente dalla nostra flebile richiesta!

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