Un percorso tortuoso e complesso

Ho appena terminato una riunione con l’assistente sociale del Comune che si occupa degli anziani residenti al Centro.

Dopo una conversazione quanto mai intensa sono riuscito a capire la filosofia con cui il Comune si muove nei riguardi degli anziani “in perdita di autonomia” cioè degli anziani che stanno in bilico tra auto e non autosufficienza.

Condivido le motivazione di carattere sociale ed economico, per i quali l’ente pubblico, giustamente, tenta che gli anziani in questa condizione rimangano in un alloggio protetto (finalmente anche l’ente pubblico ha compreso che c’è uno stadio intermedio prima della perdita di autonomia che può trovare risposta in una struttura di domiciliarità protetta quale può offrire il don Vecchi).

Però ciò è possibile solamente potendo utilizzare supporti e servizi che fungono da stampelle per la traballante autosufficienza.

Ho capito ancora la macchinosa organizzazione che il Comune ha scelto, per fornire questi supporti sanitari e di ausilio familiare.

Coniugare queste tessere, tese a raggiungere lo scopo che l’anziano viva da uomo libero e capace di decidere della sua sorte, risulta particolarmente impegnativo. Il risultato raggiunto può sembrare piuttosto modesto: l’assistente sociale ha compreso la peculiarità in cui si muove l’anziano al don Vecchi, ed io ho compreso gli sbarramenti e il percorso di guerra che l’operatrice sociale deve tener conto per far sì che le norme del Comune raggiungano in maniera efficace gli obiettivi per cui sono state emanate.

Io però non ho tempo nè carattere per portare avanti un’operazione così tortuosa e complessa.

Dovrò cercare e pregare per reperire un volontario o due che sappiano muoversi con una certa disinvoltura e destrezza in questo campo minato.

Spero che il buon Dio abbia pietà di me e mi dia, ancora una volta, una mano!

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