Come testimoniamo, oggi, il Risorto?

Qualche domenica fa il brano del Vangelo raccontava che alcuni greci chiesero a Filippo: “Vogliamo vedere Gesù”, Filippo si consultò con Andrea e poi li accompagnarono dal Maestro.

E’ abbastanza comprensibile, che data la fama acquisita di Cristo con i suoi discorsi e i suoi interventi ci fosse qualcuno che, mosso dalla curiosità, volesse conoscere personalmente Gesù. Il fatto poi che fossero greci, quindi appartenenti ad un popolo evoluto e critico, mi ha fatto pensare che il desiderio di “vederlo” significasse in realtà “conoscerlo”.

Sono passati duemila anni, ma sono convinto che gli uomini del nostro tempo coltivino lo stesso desiderio: conoscere questo Cristo e soprattutto le soluzioni che Egli prospetta circa la vita, la morte, il domani, perché gli uomini di oggi sono ancora più soli, più frastornati con meno certezze e valori di un tempo.

Questo desiderio più che legittimo essi giustamente lo pongono a me, discepolo dichiarato di Cristo come a Filippo, e lo pongono alla chiesa.
Quindi io, la comunità cristiana, abbiamo il dovere di far loro incontrare il Cristo.

In questo tempo di Pasqua mi è venuto più volte, da pensare che io del Risorto non posso che presentare vecchie icone, dipinti incorniciati dal tempo in cui sono stati fatti, però sono assolutamente certo che i miei contemporanei non cercano un Cristo da museo o da pinacoteche, ma sentono struggente il bisogno di incontrare il Cristo vivo, vittorioso sulla morte, sul male, sulla solitudine e sulla disperazione.

E chi se non il cristiano e la comunità cristiana ha il dovere di offrire questo volto, questa immagine?
Quando penso a questa responsabilità mi sento desolato.

A Roma nei primi secoli della chiesa definivano i cristiani come “coloro che si amano”, era già una splendida immagine! Ma ora? Meravigliarci perché la gente se ne va è veramente ipocrita!

La chiesa, quindi io, ha bisogno di una conversione radicale. Presto! Prima che sia ormai troppo tardi!

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