A proposito di scuole pubbliche e private

Mi ha fermato una gentile signora che mi ha detto che segue con interesse “L’incontro”.

Aveva però un’osservazione da farmi su un articolo di fondo che ho scritto qualche settimana fa, prendendo lo spunto dalla presentazione di Padre Gemelli, l’ideatore e fondatore dell’università cattolica del Sacro Cuore.

La tesi che la signora sosteneva era certamente valida e non mi sognerei mai di contestarla. Diceva questa signora, che probabilmente era un’insegnante in pensione o forse la figlia di un’insegnante, che non tutte le scuole statali sono da rifiutare per insufficienza o per poca serietà e non tutte le scuole private sono valide sotto ogni punto di vista e sfornano allievi modello.
Sono perfettamente d’accordo.

Però anche fatte le debite proporzioni numeriche, la percentuale di validità non penso che propenda per la scuola di Stato, perché se non altro per avere alunni la scuola privata deve affermarsi per la validità dato che comporta un costo aggiuntivo per le famiglie.

Io mi scuso pubblicamente se dal mio scritto è emerso che la scuola privata è eccellente. Il bene e il male, il vero e il falso non sono mai divisibili con un taglio netto. Quello che invece volevo affermare è che anche nel campo scolastico la competizione, il confronto sono sempre vantaggiosi e doverosi. Finché lo Stato finanzierà soltanto la scuola pubblica questo non potrà mai avvenire e anche le scuole di Stato con gli insegnati peggiori e con una pessima organizzazione sopravviveranno comunque, mentre la scuola privata questo non se lo può assolutamente permettere o meglio ciò può avvenire quando si vendono le promozioni, ma per questo lo Stato ha mezzi più che sufficienti per non permetterlo.

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