Sul fermarsi al momento giusto

Più tempo passa e più mi accorgo che il pensiero di Monsignor Vecchi ha inciso più di quanto pensavo nella mia mentalità e nelle mie scelte.

Io sono nato quando, in Europa e non solo, andavano di moda i dittatori “assoluti” o “relativi”.

In Italia c’era il duce, in Germania Hitler, in Spagna Franco, in Portogallo Salazar, in Francia De Gaulle, in Russia Stalin, questi per citare i principali, ma poi c’erano tutti i corollari in paesi più piccoli.

La maggior parte di loro era andato al potere, non con un colpo di stato, ma con l’appoggio della gente che sentiva il bisogno di un po’ d’ordine in mezzo al caos che normalmente le sinistre allora, ma anche oggi, sono specialiste nel creare.

Di fronte alle mie perplessità, Monsignor Vecchi era solito dirmi che: -“Gli uomini della Provvidenza”, in sé non sono stati malvagi, ma il loro guaio era che non sapevano fermarsi al momento giusto e perciò finivano, non solo per rovinare quel po` di bene iniziale che avevano fatto, ma portavano fatalmente alla rovina quella società che si erano riproposti di salvare.-

Credo che Monsignor Vecchi avesse ragione!

Ora fortunatamente è finita la stagione dei dittatori a livello nazionale, però non pare ancor terminata quella “domestica”.

Ci sono persone che partono in quarta con gruppi, iniziative, associazioni, essi realizzano, fanno cose belle, dimostrano di avere capacità e carattere, però vale anche per loro la vecchia legge, non sanno fermarsi a tempo debito, perché il sapore del potere li inebria e finiscono per scontentare tutti e distruggere non solo quello che di bello e positivo hanno fatto, ma mettono anche le premesse per far emergere ancora una volta anarchia, disordine e disfattismo.

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