Parole che lasciano il segno

Io lavoro, normalmente per “L’incontro”, in un piccolo sgabuzzino, un po’ lontano da “casa mia” che per un po’ di vezzo chiamo alla D’Annunzio, il mio “romitorio”.

Il mio romitorio è sito in un luogo appartato e silenzioso del don Vecchi, normalmente non passa di là quasi mai nessuno, se non il vecchio Severino che torna a casa sua canticchiando qualche vecchia romanza.

La stanzina un metro e mezzo per tre, contiene il mio archivio artigianale di foto di giornale e di articoli che ritaglio in sovrabbondanza dalle riviste e dai giornali di ispirazione cristiana che mi giungono ogni settimana.

Quando faccio i lavori manuali di impaginazione vecchio stampo, ascolto radio radicale. La manopola è sempre fissa sull’onda di questa emittente per il pericolo di perderla.

Ultimamente ho sentito il patetico commiato di Veltroni. In tempi recenti questo segretario del PD mi aveva irritato alquanto, ma di fronte al fallimento di un sogno, che in qualche modo avevo condiviso, mi ha commosso.

Le parole, i sentimenti di Veltroni, hanno richiamato alla mia memoria il minatore di “Le stelle stanno a guardare”, stelle fredde e sprezzanti che registravano imperterrite il ritorno nelle fauci della miniera del minatore deputato che era stato sconfitto dai furbi di turno.

Qualche giorno fa ho sentito l’intervento di Pannella nell’ultimo dei frequenti congressi radicali. L’ho confessato tante volte: verso i radicali nutro un complesso di odio e amore quanto mai intenso.

Per un certo verso provo rammarico e repulsione per l’anticlericalismo viscerale, per il richiamo ad una presunta non violenza e per una mentalità liberista a livello economico ed una militanza di sinistra per sfacciato tornaconto finanziario ed elettorale.

Quando però Pannella, non con molta convinzione interiore, reclama una religione libera, disinteressata, povera, rispettosa ed evangelica, allora mi mette più in crisi di quanto non possano fare un sermone o un’enciclica. In quei momenti l’unico appiglio che mi salva è “la chiesa in grembiule” del povero don Tonino Bello, defunto vescovo di Barletta.

Ringrazio allora il Signore che si avvale perfino di Pannella per sollecitarmi a ravvedere la mia condotta di ministro di Santa Romana Chiesa.

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