La Voce – Anno 1 – n° 5 – 8 novembre 2020

IL CUORE DEL VANGELO DI QUESTA DOMENICA

Il frutto del silenzio è la preghiera
Il frutto della fede è l’amore
Il frutto della preghiera è la fede
Il frutto dell’amore è il servizio
Il frutto del servizio è la pace. (Madre Teresa di Calcutta)

BREVI RIFLESSIONI DI UN PRETE ULTRANOVANTENNE

Non c’è rosa senza spine

Il don Vecchi è certamente una bella realtà ma non di certo “il paradiso terrestre”, quel Paradiso che dopo lo “sbaglio” di Adamo non si trova più su questa terra. Il Centro l’avevo sognato come una comunità di amici, e dato che è stato ideato da un parroco, l’avevo pensato quasi come un convento di religiosi nel quale regna l’amore fraterno. Con mio grande dispiacere, nemmeno la metà dei residenti viene a messa e soprattutto un buon numero pensa solamente ai fatti propri, riducendo la partecipazione alla vita della nostra piccola comunità a un frettoloso “buon giorno” o “buona sera” incontrandosi nei corridoi.
Per un prete tutto questo è troppo poco!
Non mi resta che continuare e seminare la “solidarietà” con grande assiduità, sperando che prima o poi fiorisca.

Il mio Sant’Agostino e i “vicini” e i “lontani”

Io amo e ammiro quanto mai S. Agostino per la sua intelligenza, la sua umanità e la sua fede.
Conosco le sue opere e ho letto “La città di Dio” ma soprattutto “Le confessioni”, un libro che considero fondamentale per la formazione religiosa.
S. Agostino ha scritto una frase meravigliosa: “ci sono uomini che la chiesa possiede ma Dio non possiede ed altri uomini che Dio possiede, ma che la chiesa non possiede”. Ebbene mi io sono sempre più appassionato alla ricerca di questi ultimi, dei cristiani senza chiesa, come li definì Ignazio Silone, che sono presenti nella nostra società. Incontrarli mi arricchisce, purifica la mia fede, mi fa guardare con più simpatia la società, mi spinge a continuare perché, come dice Tagore “Il Signore si trova solamente quando Dio è di tutti, e non solo di pochi “eletti”.

Mille copie

Quando il tipografo mi ha chiesto quante copie doveva stampare del libro “Le mie esperienze pastorali 1954-2005” mi è parso di essere esagerato dicendogli: 500. Lui però ha insistito dicendomi che mille copie avrebbero rappresentato solamente il costo di mezza giornata di lavoro in più! E non ho saputo dirgli di no!
Ora ad un mese dall’uscita del volume, mi rimangono solamente una quindicina di copie. Va bene che il volume l’ho regalato, però mai avrei pensato che tanta gente si sarebbe interessata delle vicende religiose di un povero prete ultranovantenne!

La rete

Nel mio volume “Le mie esperienze pastorali 1954-2005”, che è stato scritto troppo velocemente e con errori di tutti i generi, m’è parso giusto e doveroso dedicare un capitolo alle mie sconfitte.
Le mie ferite sono molte e dolorose.
Ho confessato con grande amarezza di non essere riuscito a costruire, almeno finora, una rete di condivisione e collaborazione tra le comunità parrocchiali di Mestre e il “Polo solidale del Centro don Vecchi” che è di certo una bella “cattedrale della carità” ma rischia di rimanere una “cattedrale nel deserto”!

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