Da “COMUNITÀ PARROCCHIALE SS.TRINITA” – 29 aprile 2018

Da “COMUNITÀ PARROCCHIALE SS.TRINITA” – 29 aprile 2018
settimanale della parrocchia omonima di via Terraglio

Don Angelo, il vecchio preside in pensione, nel suo “fondo” ribadisce l’assurdità della guerra ed illustra come in questo ultimo secolo la Chiesa abbia fatto passi da gigante in questo settore, condannando sempre, senza se e senza ma, il conflitto armato mosso per qualsiasi motivo.

Interessante pure l’intervento del solito collaboratore Graziano Duse sui nuovi dati sulla persona fisica di Gesù che emergono dalla ……

don Armando

Questo nostro tempo

Ancor oggi ci troviamo di fronte al problema angosciante della guerra; la linea di demarcazione si sposta ma lo scontro fisico, ora amplificato enormemente dalla strumentazione atomica e nucleare, diviene un massacro e sembra essere potenzialmente la distruzione dell’intero nostro mondo. Ma che cos’è la guerra e soprattutto perché la guerra? Un generale prussiano, Von Clausewitz, nella prima metà dell’800 ha scritto un intero trattato su questo argomento dal titolo proprio “Della guerra”; in questo lungo trattato si trova anche questa espressione: “La guerra non è che la continuazione della politica con altri mezzi. La guerra non è, dunque, solamente un atto politico, ma un vero strumento della politica, un seguito del procedimento politico, una sua continuazione con altri mezzi.” Certamente l’intera umanità ha maturato dei concetti ben più elevati dall’800 fino ad oggi, eppure con la guerra ci troviamo ancora a dover fare i conti. Ora è la volta della Siria, il luogo dello scontro colorato di interessi politici, di ambizioni di Stati che estendono la loro influenza ed anche di fanatismo religioso. La Siria, che duemila anni fa comprendeva anche l’odierna Turchia, fu la culla del Cristianesimo, oggi è ridotta ad uno stato pietoso: appare come un immenso campo di battaglia, sono migliaia e migliaia i morti, i bambini vengono uccisi come fuscelli sbattuti dal vento, l’Isis non molla l’osso e si ostina, in nome di una di una fede religiosa che si rifà a Maometto, a portare ad immolazione un’intera popolazione che muore di bombe, di fame, di odio reciproco. Dobbiamo riconoscere che la Chiesa ha presentato in merito al tema della guerra una concezione morale in rapida evoluzione. Cito solo alcune indicazioni dalla storia recente, quella dell’ultimo secolo: Pio X muore nell’agosto del 1914 preso dall’angoscia per lo scoppio della prima guerra mondiale, guerra cui aderirà anche l’Italia nel maggio del ’15; rimane famosa la frase con cui Benedetto XV definitiva quella triste guerra come “una inutile strage”. Pio XII nel ’39 allorquando prendeva avvio la seconda guerra mondiale affermava: “Nulla è perduto con la pace. Tutto può esserlo con la guerra”. Papa Giovanni ha lasciato come testamento del suo magistero un solenne inno alla pace con l’enciclica “Pacem in terris”. Paolo VI gridò nel ’65 all’ONU: “non più la guerra, non più la guerra! La pace, la pace deve guidare le sorti dei Popoli e dell’intera umanità!”.

Pagine splendide si trovano nel testo conciliare “Gaudium et spes” a proposito dell’impegno per la pace e il rifiuto della guerra. Non è stato sempre così nella Chiesa; i nostri antenati veneziani hanno conosciuto un Papa guerriero, Giulio II (siamo nel primo decennio del ‘500), che per il possesso della zona di Ferrara ha scatenato la guerra a Venezia con la lega di Cambrai; Paolo V ha scatenato la lotta a Venezia mentre il monaco Paolo Sarpi difendeva la laicità dello Stato. Si avverte chiaramente che lo Spirito di Gesù Cristo conduce la Chiesa alla “verità tutta intera”. Oggi Papa Francesco, che ci sta abituando ad un discorso chiaro e sintetico, afferma: “Non c’è una guerra buona e una cattiva, e niente, niente può giustificare l’uso di tali strumenti di sterminio contro persone e popolazioni inermi.”

La guerra è sostanzialmente il trionfo della irrazionalità; è riconoscere come unico giudizio di valore la forza bruta; è il rifiuto del ragionamento e del confronto; è lo scontro violento per cui ha ragione non chi ha argomenti validi ma chi ha la muscolatura più forte. La guerra riporta l’uomo al livello animalesco. La logica, naturalmente illogica, umana assegna regolarmente la vittoria a Golia in forza dei muscoli, la logica divina prevede l’assegnazione della prevalenza all’intelligenza di Davide.

Caro don Angelo,
Il forte sviluppo raggiunto dalle attuali tecnologie, soprattutto nel campo del digitale e dell’elaborazione delle immagini, ha permesso di riprodurre il modello tridimensionale dell’uomo della Sindone, ossia Gesù Cristo nell’istante della resurrezione. Questo modello è stato presentato lo scorso 20 marzo al Palazzo del Bo dell’università di Padova, alla conferenza: L’Uomo della Sindone. Ricostruzione tridimensionale del corpo avvolto dalla Reliquia. È frutto della ricerca realizzata in particolare tra le università di Padova e Bologna. Riporto una frase del professore Giulio Fanti, della università di Padova: “Per la tradizione cristiana l’immagine che si vede sulla Sindone è quella di Gesù morto crocifisso. E ormai anche la scienza è di questa opinione. Noi abbiamo studiato per anni usando le più sofisticate tecnologie in 3d l’immagine lasciata dal corpo sul lenzuolo. E la statua ne è il risultato finale”. La statua rappresenta un uomo vigoroso di 1,80 metri (a quel tempo la statura media era 1,65) con espressione regale e maestosa, su cui sono segnate 370 ferite da flagello (mancano quelle laterali che la sindone non riporta). Dalle analisi anche biologiche del tessuto sindonico risulta in particolare che il corpo (al momento della resurrezione) era incorrotto, torturato in maniera indicibile e che non è mai stato tolto dal lenzuolo, ma è svanito.

(Graziano Duso)

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