Da “COMUNITÀ PARROCCHIALE SS.TRINITÀ” – 1 aprile 2018

Da “COMUNITÀ PARROCCHIALE SS.TRINITÀ”1 aprile 2018
settimanale della parrocchia omonima di via Terraglio

Don Angelo fa gli auguri pasquali ricordando i limiti, il prezzo e i pochi vantaggi della contestazione del ’68, della quale ricorre il cinquantesimo anniversario. Nell’articolo don Angelo indugia sulla perdita che la democrazia italiana ha subito con l’uccisione di Moro, questo grande statista di questo nostro tempo. Comunque l’analisi di quella presunta rivoluzione è quanto mai lucida, equilibrata ed amara.

Don Angelo infine conclude con l’augurio che comunque si rifiuti il metodo della violenza per portare avanti anche le prospettive più importanti e più urgenti, sperando che si ritrovi il senso della resurrezione anche nel settore della politica così aggrovigliato e condizionato da interessi meno nobili.

don Armando

Domenica 1 aprile 2018 PASQUA DI RISURREZIONE

Questo nostro tempo
È normale che in occasione della Pasqua ci si scambi gli auguri, soprattutto auguri di pace. Stiamo vivendo un periodo di tensioni che richiamano tempi tristi sia del nostro Paese che del mondo intero. Il ricordo più ovvio è quello riferito al ’68 di cui riviviamo nel bene e nel male il cinquantesimo anniversario. Fu vera gloria? Ho forti dubbi. Non c’è dubbio che sulla scia di una nuova rivoluzione francese anche in Italia si tentò un rinnovamento nella mentalità e nelle strutture ma bisogna riconoscere che il prezzo, anche di sangue, fu altissimo. Il decennale di scombussolamento si compì nel ’78 con l’uccisione dell’on. Aldo Moro e di ben cinque uomini della scorta, poliziotti e carabinieri, per mano delle Brigate Rosse.

Ogni mattina ci chiedevamo allora chi fosse la nuova vittima: chi fosse stato gambizzato, chi sequestrato, chi ucciso. Certamente lo scossone ha portato anche risultati positivi perché si avvertiva il forte desiderio di un rinnovamento tanto più nei riguardi della classe dirigente, dominata dal dopoguerra dalla Democrazia Cristiana, ma il prezzo da pagare fu altissimo. In questi giorni di ricordo, proprio nell’occasione del quarantennale dell’uccisione di Aldo Moro, sto osservando con tristezza la rassegna stampa di allora e soprattutto ascolto con grande pena le interviste che si fanno agli attori del grande misfatto.

L’on. Moro era un teorico della politica che osservava, meditava e proponeva; soprattutto capiva che dopo tanti anni non si poteva più tenere ai margini della “governance” del Paese una notevolissima parte che votava partito comunista. Occorreva uno strumento idoneo in grado di creare le condizioni per portare al potere una notevole massa di lavoratori che esprimeva precise esigenze nel mondo del lavoro.

Moro era capace di inventare anche un linguaggio politico nuovo: sue sono “le convergenze parallele” ad esempio; nel caso specifico inventò il “compromesso storico” con il segretario del pc Berlinguer. Non so quanto di giusto e di corretto abbia sostenuto Moro, so però che la democrazia ha bisogno di procedere per passi lenti, con la concretezza dell’operatività, con la convinzione del ragionamento, certamente con l’esclusione della violenza.

Allora ci siamo trovati di fronte a degli esaltati e arrabbiati che hanno immaginato di cambiare la società non certamente attraverso una maturazione e una convinzione con metodo democratico ma con l’esaltazione violenta, forma di fanatismo politico che ha lasciato uno strascico terribile.

Quando ancor oggi appaiono in televisione questi personaggi, che purtroppo non hanno pagato abbastanza nelle patrie galere e che non mostrano alcun sentimento di ripensamento e di revisione della loro cecità, risento interiormente una profonda ribellione e ripenso alla grande protesta sia del mondo operaio che di quello studentesco che fortunatamente ha avuto la meglio su tanta pazzia. C’è da sperare che la Pasqua ci aiuti a trovare sempre, seppur con fatica e talora con sofferenza notevole, la via della pace, via cristiana per eccellenza. Quegli anni, che già nella memoria suscitano orrore, erano cominciati molto tristemente con la strage della banca di piazza fontana, cui era seguita la strage nella piazza di Brescia. Era vero che opposti estremismi si trovavano concordi nel disprezzo della vita, nell’uso facile delle bombe e del mitra, nell’annullamento del precetto divino “non uccidere”. Oggi la Pasqua di Cristo ci parla, grida, che crediamo nel Dio della vita, nel Dio che è unico vincitore della morte e che ci sollecita a credere che “il Signore della vita che ha subito la morte regna vivo”. Innamoriamoci della vita, fino all’ultimo respiro, ringraziamo Dio e i nostri genitori procreatori di questo dono inenarrabile, rispettiamo totalmente la vita, quella propria e quella altrui poiché nessuno può vantare di essere padrone della vita se non solo Dio.

Le scadenze della settimana
Domenica 1 aprile, festa di PASQUA:
Messe alle ore 9.45 (def Zancanaro), alle ore 11.00, alle ore 18.30 (Faccini Pietro e Epifani Giuseppina)
Lunedì 2 aprile, lunedì dell’Angelo:
Messe alle ore 9.45 (Laura) e alle ore 11.00 (in onore di s. Antonio); non si celebra la Messa delle ore 18.30
Martedì 3 aprile:
Messa alle ore 18.30 (Tommasoni)
Mercoledì 4 aprile:
Messa alle ore 18.30 (Giuseppe e Alberta)
Giovedì 5 aprile: Messa alle ore 18.30 presso l’Istituto Caburlotto
Venerdì 6 aprile: Messa alle ore 18.30
Sabato 7 aprile: Messa alle ore 18.30
Domenica 8 aprile, II di Pasqua o della Divina Misericordia:
Messe alle ore 9.45 (Galliano), alle ore 11.00 (Forza Giovanni, Stefani Elio, Italia, Giovanni,
Claudio; Zanatta Giuseppe, Paolo, Alba, Aldo Anna) e alle ore 18.30 (iuxta off.)

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