Da “LA BORROMEA” – 1 aprile 2018

Da “LA BORROMEA” – 1 aprile 2018
settimanale del duomo di San Lorenzo

Di questo numero del periodico mi pare sia opportuno segnalare un trafiletto che invita a vivere la notizia della Resurrezione durante tutti i cinquanta giorni che seguono la Pasqua perché un solo giorno è troppo poco per assimilare la verità splendida della Resurrezione.

L’articoletto giustifica questo opportuno e saggio suggerimento con un discorso che si rifà alla cabala. Pure l’annuncio che mons. Barlese terrà una conferenza per il gruppo famiglie, mi pare di un qualche rilievo.

don Armando

Gruppo famiglie

Domenica 8 aprile il gruppo famiglie si incontrerà per un momento speciale. La riflessione verrà infatti guidata da mons. Danilo Barlese che accompagnerà i presenti attraverso il tema del valore della comunità cristiana per una famiglia: nei ritmi frenetici, nella complessità delle relazioni, nella molteplicità delle occasioni, degli stimoli e degli svaghi, nel bisogno di benessere e di riposo, che senso ha per una famiglia dedicare del tempo ad intrecciare la propria storia con il tessuto della comunità cristiana?

Offrendoci i frutti dei suoi studi, dell’esperienza diocesana e della conoscenza e condivisione di vita con tante famiglie don Danilo ci aiuterà nella riflessione comunitaria. Il ritrovo sarà, come sempre, alle ore 17:00, i bambini verranno seguiti dagli animatori parrocchiali e l’incontro si concluderà con una cena comunitaria per la quale ciascuno è invitato a portare qualcosa da condividere. La particolarità di questo incontro può essere occasione, per le famiglie che non avessero ancora fatto questa esperienza, di “venire e vedere” la nuova realtà che sta nascendo.

Una domenica lunga 50 giorni

ll Tempo di Pasqua dura cinquanta giorni, sette volte sette giorni, una settimana di settimane, con un domani; e il numero sette è un’immagine della pienezza (si pensi al racconto della creazione nel primo capitolo della Genesi), l’unità che si aggiunge a questa pienezza moltiplicata apre su un aldilà. È così che il tempo di Pasqua, con la gioia prolungata del trionfo pasquale, è divenuto per i padri della Chiesa l’immagine dell’eternità e del raggiungimento del mistero del Cristo. Per Tertulliano, alla fine del secondo secolo, la cinquantina pasquale è il tempo della grande allegrezza durante il quale si celebra la fase gloriosa del mistero delle redenzione dopo la risurrezione del Cristo, fino all’effusione dello Spirito sui discepoli e su tutta la Chiesa nata dalla Passione del Cristo. Secondo sant’Ambrogio: “I nostri avi ci hanno insegnato a celebrare i cinquanta giorni della Pentecoste come parte integrante della Pasqua“.

A ciò che un solo giorno è troppo breve per celebrare, la Chiesa consacra cinquanta giorni, che sono estensione della gioia pasquale; il digiuno è stato sempre bandito in questo periodo, anche dai più austeri degli asceti. I cinquanta giorni sono come una sola domenica.

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