Da “LETTERA APERTA”- 25 marzo 2018

Da “LETTERA APERTA” 25 marzo 2018
Settimanale della parrocchia dei Santi Gervasio e Protasio di Carpenedo

Don Gianni, il parroco, informa i parrocchiani della tradizionale Via Crucis che il venerdì santo percorrerà quasi il perimetro della parrocchia e che è sempre seguito da un numero considerevole di fedeli.

Questa notizia mi fa ricordare che col 68′ i fedeli non osavano più uscire mai dalle chiese per una celebrazione religiosa, mentre io, memore delle processioni della mia infanzia, ho voluto fermamente testimoniare pubblicamente la fede. Nei primi anni ci fu dell’ostilità, ma poi l’uscita religiosa fu apprezzata e seguita dalla grande maggioranza dei parrocchiani.

Segnalo pure l’articolo di Alvise Sperandio che, in occasione della ricorrenza dell’uccisione di Aldo Moro, dedica un suo articolo ai “martiri civili” della nostra nazione.

don Armando

APPUNTAMENTI PASQUALI
in primo piano

LA VIA CRUCIS
Come è tradizione, la sera del venerdì santo si terrà la Via Crucis per le strade della parrocchia. Invito tutti, anche coloro che eventualmente si sentissero alla ricerca della fede, a partecipare a questo momento di meditazione e di preghiera. Quest’anno la processione

partirà dal sagrato della chiesa alle ore 21.00, percorrerà un tratto di via San Dona, poi via Vallon, via Monte-grotto, via Sem Benelli, via Goldoni e via Trezzo per tornare infine in chiesa dove si concluderà verso le 22.15, come indicato nella cartina qui sotto. In caso di mal tempo la liturgia si svolgerà interamente in chiesa. Chiedo, se possibile, che nelle abitazioni coinvolte nel passaggio della via Crucis venga esposto un lumino acceso ai balconi. Grazie,

don Gianni

LE CONFESSIONI
Mercoledì scorso c’è stato il Sacramento della riconciliazione per gli adulti insieme alla altre parrocchie della nostra collaborazione pastorale. La partecipazione non è stata di altissimo livello ma decorosa e superiore alle attese. Durante la Settimana Santa in chiesa ci sarà un sacerdote disponibile per il Sacramento della riconciliazione. Si tratta di un servizio prezioso. Si trovano gli orari esatti, giorno per giorno, sul calendario riportato su questo numero di lettera aperta. Cerchiamo di profittare per non trovarci tutti all’ultimo momento. In ogni caso saremo comunque disponibili per l’assoluzione anche in extremis: è giusto però dare a questo Sacramento lo spazio che merita e dunque esorto tutti a provvedere con calma e per tempo.

d.G.

TURNI DI ADORAZIONE
Come ogni anno chiedo di prestare attenzione ai turni di adorazione eucaristica. Serve la presenza in chiesa il lunedì, martedì e mercoledì della Settimana santa, soprattutto dalle 12.00 alle 15.00, quando non ci saranno in chiesa i sacerdoti per le confessioni. Altrettanto va detto per la notte del giovedì santo, dalle 22.00 alle 6.00 del mattino.

Non possiamo infatti lasciare esposto il Santissimo Sacramento se non è anche vigilato dalla presenza di qualcuno. Per questa ragione, come si è sempre fatto anche negli anni scorsi, nel giorno delle Palme e nei due giorni seguenti resteranno appesi due cartelloni dove ciascuno può, se lo desidera, scrivere il proprio nome e cognome. Domando soltanto a chi si annota di essere poi fedele nel mantenere l’impegno preso. Ringrazio sempre per la disponibilità a questo servizio.

d.G.

LE QUARANTA ORE
In questa parrocchia da diversi decenni la Settimana Santa inizia con quelle che nella tradizione delle nostre parti si chiamano le “40 ore” di adorazione. Si tratta di una devozione popolare che ha preso piede e ci aiuta ad entrare nello spirito della Pasqua con una preghiera personale di raccoglimento e di adorazione. Dalla domenica pomeriggio, con i vesperi, ci sarà l’esposizione del Santissimo, L’Eucaristia resterà esposta per la preghiera e l’adorazione anche nella giornata di lunedì, martedì e mercoledì così che ognuno possa dedicarsi alla preghiera. In questi giorni lasceremo sempre un po’ di canto gregoriano di fondo anche per agevolare il fedele al raccoglimento.

d.G.

ATTUALITÀ
di Alvise Sperandio

MARTIRI DI QUESTO STATO
Molti giovani di oggi purtroppo neppure sanno chi è stato Aldo Moro. Non lo sanno perché sono figli di un’altra epoca e nessuno spiega loro cosa sono stati gli anni di piombo. D’altronde, a scuola, in quinta superiore se va bene, si arriva a studiare la seconda guerra mondiale, figurarsi le Brigate rosse. Eppure quel che è successo andrebbe raccontato perché non sia dimenticato e perché sia da monito per il futuro. Quarant’anni fa, il 16 marzo 1978, la strage di via Fani costò la vita a cinque agenti della scorta che, anche loro, hanno dato la vita per la legalità. Il corpo di Moro, uno dei più importanti statisti della storia italiana, di fronte al quale alcuni leader politici attuali possono solo impallidire, sarà ritrovato il 9 maggio in via Caetani.

Un luogo significativo, a metà strada tra la sede della Democrazia cristiana in piazza del Gesù e quella del Partito comunista alle Botteghe oscure, mentre nasceva il compromesso storico. Sembra un tempo lontanissimo, ma non dev’esserlo. Va ricordato, senza indugio alcuno, di chi fu la mano assassina, come ha scritto Ezio Mauro su Repubblica intervistando una terrorista. Non vanno sottaciuti alcuni dubbi su ciò che accadde, o meglio non accadde, in quei drammatici 55 giorni di prigionia del presidente della Dc.

Bisogna continuare a contrastare ogni forma di odio e violenza anche e soprattutto di fronte alle provocazioni di chi, mentre si fa memoria della ricorrenza, sfrontatamente dichiara che “Fare la vittima è diventato un mestiere”. Il giornalista Daniele Manca, sul Corriere della sera, ha scritto che “siamo un Paese che non sa onorare i suoi martiri”. Ha ragione, tenendo conto che il 19 marzo, nel sedicesimo anniversario dell’assassinio di Marco Biagi, ucciso per mano delle Br sotto casa a Bologna, sono comparse delle scritte farneticanti e oltraggiose all’Università di Modena dove insegnava. Non dimentichiamo che nonostante le minacce, al giuslavorista fu negata la scorta e un ministro della Repubblica lo definì “un rompiscatole (per usare un eufemismo, ndr) che voleva il rinnovo del suo contratto di consulenza”. “Mio papà è stato abbandonato”, ha denunciato il figlio che ha chiesto di “tenere alta l’attenzione nei confronti dei movimenti eversivi”. È un dovere inderogabile che spetta a ciascuno di noi, così come spiegare ai più giovani queste tristi pagine della nostra storia.

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