Da “COMUNITÀ PARROCCHIALE SS.TRINITA’” – 4 marzo 2018

Da “COMUNITÀ PARROCCHIALE SS.TRINITA’”4 marzo 2018
settimanale della parrocchia omonima di via Terraglio

Don Angelo Favero, già docente di lettere e per molti anni preside del liceo Franchetti di Mestre, ritorna ancora una volta su uno dei tanti mali della scuola italiana, il bullismo, la mancanza di rispetto nei riguardi dei docenti e la scarsa, e forse nulla, collaborazione dei genitori nei riguardi degli insegnanti.

L’intervento di don Angelo è stato probabilmente motivato da certi interventi dei genitori che non solo hanno difeso i loro figli indisciplinati e senza creanza, ma hanno pure minacciato fisicamente i docenti.

Don Angelo afferma che l’insegnante, come già diceva don Milani, ha funzione di guida senza aver bisogno dell’approvazione democratica degli alunni e pure dei loro genitori. Io sono convinto che il maestro debba recuperare autorità e la debba esercitare con determinazione, avendo comunque l’appoggio dell’autorità statale. E’ tempo di liberare la scuola da ogni forma di gazrr e di mancanza di rispetto e questo vale anche per i genitori oltre che per gli alunni.

Il periodico riporta pure un lodevole intervento di Luciano Niero sulle norme di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento ed un intervento meno lodevole, almeno in questo momento, del simpatizzante grillino Simone Carraro. E’ vero che nessuno schema o struttura sociale deve e può ingabbiare l’evoluzione della civiltà, ma è pure più vero, che neppure l’ultimo pivello può impalcarsi a maestro di civiltà sociale.

don Armando

Domenica 4 marzo 2018 terza di Quaresima

Questo nostro tempo

Si rimane del tutto sconcertati di fronte a fatti che avvengono nella scuola attuale; abbiamo preso atto qualche giorno fa che un genitore ha sonoramente picchiato un vice-preside di una scuola media perché aveva richiamato il figlio per un atto di indisciplina; in altre due scuole è avvenuto che alunni stessi hanno picchiato e ferito degli insegnanti. Sono soltanto gli ultimi episodi di una situazione dal sapore tragico, ma purtroppo se ne potrebbero citare altri. Sembra di essere arrivati al punto per cui appaiono del tutto abbandonate parole come “collaborazione e partecipazione” delle famiglie nell’ambito scolastico; si tratta di concetti che avevano dato la configurazione alla scuola italiana con i decreti delegati del ’74; si trattava dello sconvolgimento della società ed in particolare della scuola a partire dal ’68. Sembra che in genere accada il contrario di quanto avveniva un tempo in cui emergeva con forza l’autorità scolastica e il genitore era pronto sempre ad assecondarla. Oggi abbiamo il fenomeno inverso: i genitori sostengono a spada tratta e comunque i figli per cui l’educatore si vede spuntate le armi educative. Potrebbe essere utile a questo proposito il richiamo al concetto di scuola nella proposta di don Milani: l’insegnante ha la funzione di guida e non ha senso attendere nel suo insegnamento l’approvazione democratica della classe; l’insegnante è una figura che deve godere di autorità. Qui sta il nocciolo base di tutto il discorso su cui vale la pena soffermarsi, in particolare con i genitori che hanno un compito particolarmente difficile in questi tempo. Senza dubbia la prima autorità è quella del genitore. Autorità non significa autoritarismo; con autoritarismo intendo l’imposizione di un modello di vita e di pensiero che si relaziona con lo sviluppo fisico e mentale del ragazzo; insomma autoritarismo è trattare l’educando senza rispetto per le capacità fisiche e mentali di colui che è in via di sviluppo e di maturazione. Ben altra cosa è l’autorità; si tratta di un fattore fondamentale e necessario della convivenza umana. Autorità è un termine che nelle lingue correnti deriva dal latino “auctoritas” che a propria volta viene dal verbo “augere” che significa “accrescere”. L’autorità trova riconoscimento nella stessa natura umana in quanto sia le singole persone che le comunità, come la famiglia e la società, sono sempre progettate in avanti, si direbbe con termine un po’ ricercato in fieri, in divenire. Solo la morte è statica e non permette alcun divenire mentre, la vita si muove in modo inevitabile nel proprio continuo superamento. La funzione dell’autorità pertanto aiuta lo sviluppo delle persone e delle comunità valorizzando tutte le potenzialità che sono già in possesso di ciascuno. Si potrebbe dire che il mancato riconoscimento dell’autorità produce un modo di vivere selvaggio e incivile, bassamente anarchico. In considerazione del necessario esercizio dell’autorità è necessario che la famiglia in primo luogo eserciti la propria responsabilità; avviene troppo spesso oggi che in nome di una banale superficialità si rinunci a questa responsabilità genitoriale; ed inoltre nel complesso della nostra società si sminuisce il valore dell’autorità con la denigrazione quasi permanente. Ovviamente ogni autorità in quanto umanamente esercitata non si può sottrarre alla critica e quindi ogni persona intelligente deve valutare le critiche ed eventualmente ravvedersi. Esercitare l’autorità è cosa difficile ma necessaria; è il compito più impegnativo per i genitori, per gli insegnanti, per quanti sono democraticamente preposti alla società civile.

don Angelo Favero

Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento

Habemus legem: si è regolarizzato legislativamente quanto la costituzione prevede. Legge tenacemente voluta da molti, e temuta da altri, con la consuetudine molto italica della schematica frattura tra fautori della tangibilità della vita e dell’intangibilità, tra antipapisti e papisti con frangia più papista del papa (in realtà, a mio avviso, i documenti della Chiesa hanno un profilo di notevole laicità. Si vedano interventi CEI e i discorsi del Papa). La legge molto sinteticamente contempla:

1. Il consenso informato (si incontrano l’autonomia decisionale del paziente e la competenza e la responsabilità del medico) a fronte di diagnosi, prognosi, accertamenti e trattamenti sanitari.

2. Terapia del dolore che può ricorrere sempre previo consenso del paziente alla sedazione palliativa profonda continua.

3. Le DAT (disposizioni anticipate di trattamento), il così detto “Testamento biologico” con cui in previsione di future incapacità di autodeterminazione, il paziente o un suo fiduciario, esprime le proprie volontà in materia di trattamenti sanitari.

Tutto chiaro? Percorso inequivoco? Ritengo che anche prima della legge, nelle nostre rianimazioni, nei nostri hospice, ma anche nelle nostre case, si praticasse una medicina attenta al consenso del paziente, una adeguata terapia della palliazione, una applicazione del codice deontologico medico che recepisce già da tempo immemore ciò che la legge dice. E’ comunque opportuno che la legge ci sia, anche se ha stigmatizzato molti comportamenti già in atto. Resta però una fascia grigia di situazioni che la legge non è in grado di regolamentare, in cui il medico con la sua scienza e coscienza, e il paziente o i suoi fiduciari devono trovare una possibile soluzione. Si è legiferato sui principi, la prassi è ancora e probabilmente sempre artigianale.

(Luciano Niero)

Caro don Angelo,
quando Robespierre liberò la Francia dalla monarchia, l’Europa dell’ancien regime temette fosse la fine della civiltà. Quando i giovani vogliono liberarsi da un vecchio ordine delle cose, i vecchi temono che tutto naufraghi. Ma l’Europa ha potuto vivere benissimo anche senza re di Francia. Mi è venuto in mente questo l’altra sera quando ho sentito Gentiloni dalla Gruber. Con il suo modo sempre garbato diceva: “Ragazzi non scherziamo: ve lo immaginate Salvini al posto di Minniti agli Interni e Bagnai al posto di Padoan all’Economia? Non vorrete mica distruggere tutto proprio quando le cose sembrano girare per il verso giusto? Governare, insomma, non è da tutti: lasciatelo fare a chi (asseritamente n.d.r.) ha dimostrato di saperlo fare”. Ho trovato garbatamente vomitevoli queste considerazioni. D’altronde proprio ieri sera Renzi da Floris parlava del suo competitor nel collegio di Firenze – proprio il prof. Bagnai – come del marziano che vorrebbe – udite udite – farci uscire dall’euro. Lei sa che io ne ho le scatole piene di questi che pretendono di essere gli unici in grado di farci uscire dal guado in cui ci hanno infilato. Ho recentemente risentito un’intervista di qualche anno fa di Monti che additava la Grecia precatastrofe come esempio virtuoso dell’adozione della moneta unica e delle politiche del rigore: sappiamo bene come è andata a finire. Del resto non è passato un anno da quando Renzi suggeriva di non lasciarsi scappare l’opportunità di investire sul Monte dei Paschi. Sono cose che dovrebbero bastare a seppellire entrambi con ignominia e invece hanno ancora coraggio di comparsare in TV. Una turatina di naso dovrò darmela anch’io, se non altro per gli effetti collaterali della mia scelta (indovini un po’ chi mi viene in mente) che sarà per qualcuno che ancora non ha dato prova pratica di incapacità. Costi quel che costi, se non altro ci disferemo di qualche altro re di Francia.

(Simone Carraro)

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