Da “LA BORROMEA” – 10 dicembre 2017

Da “LA BORROMEA” – 10 dicembre 2017
settimanale della parrocchia del duomo di San Lorenzo

Segnalo la notizia della Novena di Natale. Non sono moltissime le parrocchie che la fanno e mi interesserebbe sapere come si sia riusciti ad adeguare questo rito, tanto antico, alla sensibilità della gente dei nostri giorni.

Chi poi sente il bisogno di leggere qualcosa in linea con la più sana tradizione, non ha che da leggere l’articolo di fondo del parroco di questa comunità, monsignor Gianni Bernardi. Va di certo sul sicuro.

don Armando

Novena di Natale – per attendere lo Sposo

Ormai il Natale è già alle porte facendo crescere nella Chiesa l’attesa e la gioia, così si approfondisce la

comprensione per l’evento della salvezza. Da sabato 16 dicembre in poi la preghiera assume una forma insolita: durante la celebrazione dei vespri alle ore 18:00 in duomo si cantano le antifone dette maggiori, perché contengono tutto il succo della liturgia, sono adorne di un canto armonioso e pieno di gravità. Incominciano tutte con «0…» dall’esclamazione iniziale che esprime lo stupore commosso della Chiesa di fronte alla contemplazione del mistero della venuta di Cristo, invocato con titoli desunti dal libro del profeta Isaia: Sapienza, Guida della casa d’Israele, Germoglio di Iesse, Chiave di Davide, Astro che sorgi, Re delle genti, Emmanuele, e ci ricordano che in quei giorni viene celebrato per noi qualcosa di meraviglioso e introvabile.

Ognuno di questi nomi del Salvatore è una finestra aperta sul mondo; e come due innamorati non si limitano a chiamarsi con il proprio nome ma lasciano che il cuore ne faccia risuonare altri, così nella novena è la Chiesa che ama e attende il suo Sposo. Cogliamo questa occasione.

Accogliere il Signore che viene per imparare a seguirlo

Carissimi, l’ordinazione diaconale di Francesco e il suo cammino perso il sacerdozio sono un’occasione di grazia per tutta la nostra parrocchia, che fa esperienza, dopo tanti anni, della bellezza di scoprire di essere chiamati dal Signore; lo stesso dono è stato anche la solenne professione religiosa, tra le Figlie della Chiesa, di suor Graziella. Due eventi che toccano la vita della nostra comunità, che non può non riflettere sul mistero grande e bello della VOCAZIONE, cioè della chiamata, da parte del Signore, a seguirlo lungo le strade che Egli ci mostra. Mi pare una circostanza fortunata che in questi giorni sia stato pubblicato il messaggio di papa Francesco per la prossima giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, che sarà celebrata il prossimo 22 aprile. Il messaggio, che si intitola “Ascoltare, discernere, vivere la chiamata del Signore”, offre parecchi spunti di riflessione, che ho deciso di offrirvi in queste domeniche di Avvento. Prepararci ad accogliere il Signore che viene, infatti, vuol dire anche prepararci a seguirlo con tutta la nostra vita. Ecco allora che la riflessione di papa Francesco diventa utile per tutti, a cominciare dai giovani. Ecco allora il primo passo: ASCOLTARE. Scrive papa Francesco: « Anche in questi nostri tempi inquieti, il Mistero dell’Incarnazione ci ricorda che Dio sempre ci viene incontro ed è il Dio-con-noi, che passa lungo le strade talvolta polverose della nostra vita e, cogliendo la nostra struggente nostalgia di amore e di felicità, ci chiama alla gioia. Nella diversità e nella specificità di ogni vocazione, personale ed ecclesiale, si tratta di ascoltare, discernere e vivere questa Parola che ci chiama dall’alto e che, mentre ci permette di far fruttare i nostri talenti, ci rende anche strumenti di salvezza nel mondo e ci orienta alla pienezza della felicità. Questi tre aspetti – ascolto, discernimento e vita- fanno anche da cornice all’inizio della missione di Gesù, il quale, dopo i giorni di preghiera e di lotta nel deserto, visita la sua sinagoga di Nazareth, e qui si mette in ascolto della Parola, discerne il contenuto della missione affidatagli dal Padre e annuncia di essere venuto a realizzarla “oggi”. ASCOLTARE – La chiamata del Signore non ha l’evidenza di una delle tante cose che possiamo sentire, vedere o toccare nella nostra esperienza quotidiana. Dio viene in modo silenzioso e discreto, senza imporsi alla nostra libertà. Così può capitare che la sua voce rimanga soffocata dalle molte preoccupazioni e sollecitazioni che occupano la nostra mente e il nostro cuore. Occorre allora predisporsi a un ascolto profondo della sua Parola e della vita, prestare attenzione anche ai dettagli della nostra quotidianità, imparare a leggere gli eventi con gli occhi della fede, e mantenersi aperti alle sorprese dello Spirito. Non potremo scoprire la chiamata speciale e personale che Dio ha pensato per noi, se restiamo chiusi in noi stessi, nelle nostre abitudini e nell’apatia di chi spreca la propria vita nel cerchio ristretto del proprio io, perdendo l’opportunità di sognare in grande e di diventare protagonista di quella storia unica e originale, che Dio vuole scrivere con noi. Anche Gesù è stato chiamato e mandato; per questo ha avuto bisogno di raccogliersi nel silenzio, ha ascoltato e letto la Parola nella Sinagoga e, con la luce e la forza dello Spirito Santo, ne ha svelato in pienezza il significato, riferito alla sua stessa persona e alla storia del popolo di Israele. Quest’attitudine oggi diventa sempre più difficile, immersi come siamo in una società rumorosa, nella frenesia dell’abbondanza di stimoli e di informazioni che affollano le nostre giornate. Al chiasso esteriore, che talvolta domina le nostre città e i nostri quartieri, corrisponde spesso una dispersione e confusione interiore, che non ci permette di fermarci, di assaporare il gusto della contemplazione, di riflettere con serenità sugli eventi della nostra vita e di operare, fiduciosi nel premuroso disegno di Dio per noi, di operare un fecondo discernimento. Ma, come sappiamo, il Regno di Dio viene senza fare rumore e senza attirare l’attenzione, ed è possibile coglierne i germi solo quando, come il profeta Elia, sappiamo entrare nelle profondità del nostro spirito, lasciando che esso si apra all’impercettibile soffio della brezza divina».

A tutti voi buon proseguimento nel tempo di Avvento.

don Gianni Bernardi

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