Da “VITA PARROCCHIALE” – 29 ottobre 2017

Da “VITA PARROCCHIALE” – 29 ottobre 2017
settimanale della comunità cristiana di Santa Maria del Carmelo di via Terraglio

Oltre le solite notizie che riguardano la vita parrocchiale, mi pare di dover segnalare un articolo a firma di Pierantonio che illustra le origini di ispirazione religiosa poi completamente degenerate nella banalità, nel cattivo gusto ed irrispettose della celebrazione dei “Santi” e del “Morti” della cosiddetta festa di Halloween. Purtroppo questa “festa” s’è diffusa anche da noi come una gramigna, ulteriore segno della perdita di valori più seri e più cristiani.
A mio modesto parere la stampa parrocchiale dovrebbe esser più severa nei riguardi di questa infelice americanata.

SACRO E PROFANO

Nei giorni 1 e 2 novembre si celebrano due feste importanti: la Solennità di tutti i Santi e la Commemorazione dei Defunti.
La devozione per i Santi ha le sue radici nelle antiche tradizioni della Chiesa. Dal 11° secolo abbiamo te­stimonianze che i corpi dei martiri erano venerati.
I primi cristiani celebravano la loro memoria ed effondevano preghiere per essere aiutati ad imitare la loro vita esemplare. La chiamata alla beatitudine della santità risplende del resto per tutti: sta a noi la scelta.
Halloween sembra aver sostituito in un colpo solo le due ricorrenze cristiane. D’altro canto la festa è giocosa, divertente, seducente. Quasi un secondo carnevale, in un periodo dell’anno climatica­mente triste ed in cui si è lontani sia dalle ferie estive sia dall’atmosfera natalizia che ci offre insomma un pausa gradita. Originariamente si chiamava Ali Hallows Ève, vigilia di tutti i Santi, era una festa celtica. Tutto ha inizio nell’Irlanda pre-cristiana dove l’antico popolo dei Celti celebrava ogni 31 ottobre la vigilia del nuovo anno.
Il termine dell’estate e l’inizio della buia e fredda stagione invernale, coincideva con il momento in cui, per una notte, le anime dei morti tornavano sulla terra. Una credenza popolare, ma bastava a togliere il sonno. Così, la gente rendeva buie tutte le proprie case e si travestiva il più spaventosamente possibile nella speranza di confondere e impaurire gli spiriti dei morti. E per ingraziarseli, per loro lasciava del latte e qualcosa da mangiare fuori dalla porta (da ciò deriverà la formula ricattatoria “dolcetto o scherzetto”.
La massiccia immigrazione di irlandesi, dalla seconda metà del 1800, diffuse Halloween in America. Qui la festa esplose ma, persi i suoi significati religiosi e rituali, si ridusse a un’occasione per divertirsi e vestirsi in maschera, anche con eventi musicali. Divenuta in seguito popolare pure da noi, è ormai un appuntamento fisso di fine ottobre, che rimanda agli influssi tenebrosi di misteriose potenze del male. Le vie delle nostre città, dei nostri quartieri vengono invase da zucche, streghe, scheletri, zombie, diavoli, fantasmi. Un horror in cui prevale soprattutto il colore nero.
Mentre si rischia di ridicolizzare il ricordo dei defunti, la morte, quella vera, si allontana e scolorisce, anche nei riferimenti religiosi.

Pierantonio

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