Da “Comunità parrocchiale SS.TRINITA’” – 22 ottobre 2017

Da “Comunità parrocchiale SS.TRINITA’” – 22 ottobre 2017
settimanale della comunità cristiana di via Terraglio

Con don Angelo Favero, parroco della Santissima Trinità ed ex preside del liceo classico Frnchetti di Mestre, si può essere d’accordo o meno, comunque i suoi interventi sul foglio della parrocchia sono sempre autorevoli e documentati. In più egli è uno dei pochissimi sacerdoti che abbia qualcosa di serio da dire sulle vicende della nostra società e sulla nostra Chiesa.

Nella sua consueta rubrica settimanale “Questo nostro tempo” del numero del 22 ottobre, scrive: “Al fratello delinquente assassino Cesare Battisti”. In sostanza don Angelo afferma che se questo membro delle brigate rosse avesse un minimo di dignità umana, dovrebbe consegnarsi alla giustizia italiana per scontare la pena inerente ai suoi delitti.

Ho la sensazione che né il Battisti, né quasi tutti gli altri protagonisti degli “anni di piombo”, sappiano neppure che cosa sia la dignità. Questo sacerdote poi non solamente condanna senza riserve Battisti e i suoi colleghi, ma ha pure seri dubbi sulla “dignità umana dei socialisti Mitterand e Lula che hanno protetto questo delinquente.

La conclusione mi pare quanto mai nobile: anche la rivoluzione non può essere perseguita trascurando o oltraggiando il valore sacro dell’umanità.

Questo nostro tempo

Al fratello delinquente assassino Cesare Battisti non conosco le sue posizioni ideologiche e religiose, ma il suo caso pone a tutti noi, uomini e donne di buon senso, problemi di coscienza non indifferenti. Lei è in fuga dall’Italia da moltissimi anni ed in Italia la giustizia l’ha ritenuta colpevole di ben quattro omicidi, con l’aggravante di avere costretto sulla sedia a rotelle un ragazzo, ora uomo maturo, di S. Maria di Sala per un colpo di pistola che ha ucciso più lo spirito che il corpo. Certamente non le è ignoto che la giustizia italiana, seppur lenta, è chiaramente del tutto garantista; infatti passa per ben tre gradi giudizio tanto che nel caso suo ha decretato senza alcun dubbio alcuno la sua colpevolezza. La pena che le è stata inflitta è l’ergastolo. Le posso assicurare che quando c’è stato il referendum su simile pena io ho votato per l’abolizione dell’ergastolo poiché la stessa nostra Costituzione richiede che la pena abbia una dimensione medicinale per poter eventualmente essere reintrodotti nella società. Ma non ho mai pensato che chi ha commesso simili delitti potesse farla franca senza alcuna pena. Se Lei fosse una persona credente religiosa le direi che non c’è alcun dubbio che il perdono divino si ottiene dopo un serio e convinto pentimento, non di comodo, e a seguito di un’adeguata penitenza. Ma le dirò in confidenza che ho l’impressione che affrontare il problema per questa via sia una perdita di tempo. Finora lei è sfuggito alla condanna inflittale dal tribunale civile trovando dapprima protezione presso la Francia di Mitterand, il quale si professava socialista ma sui generis; ancor oggi non mi rendo conto cosa significhi essere socialista e sfuggire agli obblighi della giustizia. E poi ha trovato protezione presso il Brasile dì Lula, altro socialista che ha dato protezione a un delinquente dalla pistola facile; il socialista operista Lula è stato denunciato dalla giustizia brasiliana per corruzione grave e per questo sottoposto alla ignominia popolare. E allora guardando ai personaggi che finora l’hanno protetta non possiamo dire che lei possa gloriarsi di godere di una buona fama.
Non c’è alcun dubbio che vale anche per lei l’assioma che facciamo risalire alla grandezza del diritto romano: nemo tenetur tradere seipsum; ma questo vale in fase dibattimentale allorquando si deve accertare la responsabilità di chi è indagato, ma non certamente nel momento in cui la sentenza dopo i vari gradi giudizio diviene definitiva. A questo punto mi permetto di fare appello alla dignità umana di cui ogni uomo dovrebbe godere. Non le rimorde la coscienza questo suo sottrarsi alla giustiziaumana che richiede di pagare un conto aperto a causa di gravi delitti fuggendo da un paese all’altro con la protezione di amici probabilmente non meno loschi di lei? Non occorrono grandi ed elevati discorsi per convincersi che “chi sbaglia paga”; mi sembra che basti fare appello alla dignità della persona, al valore della coscienza, al rispetto della convivenza civile. Ma come può continuare a vivere serenamente una persona come lei che ha sulla coscienza tanto gravi delitti? Non le è di monito vedere la figura di quel Signore di S. Maria di Sala costretto a passare la vita in carrozzella a causa della sua malvagità espressa con la pistola facile? Anche se le fossero inflitti trent’anni al posto dell’ergastolo, come richiede la giustizia brasiliana, le faccio l’appello di dare spazio alla sua coscienza e alla sua dignità, se ce l’ha; si consegni spontaneamente alla giustizia italiana e paghi il conto dei suoi delitti; almeno nell’ultima parte della sua vita potrà godere di un minimo di dignità.

Don Angelo Favero

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