Da “COMUNITA’ E SERVIZIO” – 27 agosto 2017

Da “COMUNITA’ E SERVIZIO” – 27 agosto 2017
settimanale della parrocchia di San Giuseppe di viale san Marco

Ho già scritto che monsignor Angelo Altan, mio insegnante di storia ai tempi in cui frequentavo il liceo in seminario, ci raccontava che comperava un quotidiano, lo lasciava sulla scrivania e lo leggeva un mese dopo per constatare come il tempo avesse decantato notizie e commenti. Un mio amico, qualche giorno fa, mi ha confidato che un suo coinquilino, docente di lettere al liceo Marco Polo di Venezia, fa la stessa cosa. Dati questi precedenti, mi permetto anch’io di comportarmi, almeno in questa circostanza, alla stessa maniera. Aggiungo poi che io tento di raccogliere “più bollettini possibile”, mi appunto le notizie importanti e poi le presento quando ne ho l’opportunità.

Come scrissi in passato, il signor Alessandro Seno tiene una rubrica fissa su Comunità e Servizio, rubrica che si rifà ai fatti che emergono dalla stampa. Nella settimana a cui mi riferisco era avvenuta l’esecrata strage a Barcellona da parte dell’ISIS e il giornalista, per affermare che tutti dobbiamo essere partecipi e reattivi a ciò che avviene nel mondo, riferisce che un nuotatore spagnolo impegnato nei mondiali di nuoto, avendo saputo che gli organizzatori della gara avevano negato il minuto di silenzio per condannare il massacro, al momento del tuffo ha dimostrato la sua partecipazione astenendosi dal tuffarsi. Che bella lezione di vita!

Approfitto di questo episodio per suggerire a tutti di leggere ogni settimana questa rubrica perché è sempre positiva, saggia e cristiana.

 

UNO SGUARDO SULLA SETTIMANA
a cura di Alessandro Seno

Come si fa a non scrivere dell’ennesimo brutale e vile attentato perpetrato ai danni di persone inermi -adulti e bambini, turisti e residenti- accaduto la settimana scorsa a Barcellona? Se non avessi affrontato l’argomento mi sarei sentito come uno che vuole nascondere la testa sotto la sabbia per non vedere e sentire, ma d’altro canto ognuno dì noi è stato investito, da qualche giorno a questa parte, da notizie, video, interviste che hanno scavato a fondo su tutte le questioni possibili legate a questo tragico fatto; dai servizi all’interno degli appartamenti usati dai terroristi fino allo speciale sui blocchi difensivi messi a protezione di piazze e obiettivi sensibili, ogni aspetto ha trovato il giusto approfondimento. E allora, visto che non posso e voglio aggiungere nulla a questo doveroso rincorrersi di notizie, affronterò la questione partendo da un fatto quasi di costume ma che spero possa far riflettere sull’ importanza della vita umana. L’informazione è questa: un nuotatore spagnolo, impegnato nei mondiali di nuoto master, cioè dedicati agli atleti con più di 25 anni, preso atto che il comitato organizzatore aveva negato il minuto di silenzio in memoria delle vittime dell’attentato di Barcellona, al momento della partenza della sua gara anziché tuffarsi allo start ha deciso di prendersi autonomamente questi istanti di ricordo ed è restato sul blocco di avvio per onorare i morti della cittadina catalana.
Le sue parole dopo il fatto sono state molto belle: “Mi hanno detto che non potevano farci nulla perché non si poteva perdere nemmeno un minuto, visto il programma già prefissato della giornata — ha spiegato il nuotatore spagnolo — Ma certe cose non valgono tutto l’oro del mondo “. Bravo! Un gesto così vale più di mille parole perché fa sentire la vicinanza, anche a migliaia di chilometri di distanza, di una persona sconosciuta e normale, a tutti i parenti delle persone uccise.
Di più, fa capire come c’è ancora qualcuno disposto a rinunciare ad anni di sacrifici e allenamenti per ribadire la sua appartenenza al genere umano buono e generoso, quello che tutti i giorni va a lavorare e vive a contatto con svariate etnie nella più serena armonia.
Qualcuno osserverà che la gara alla quale ha rinunciato l’atleta spagnolo non era la finale olimpica ma, per lui, era pur sempre un evento importante al quale si era preparato ed aveva sicuramente affrontato sacrifici, ma ha voluto “donare ” questa sua partecipazione a chi non potrà mai più vederlo e soprattutto l’ha data a noi, che siamo ancora qui e continuiamo la nostra esistenza con un po’ di paura in più, questo è sicuro, però, grazie a qualche secondo fermo su un blocco di partenza con la certezza che milioni e milioni di persone normali sono pronte a dare qualcosa di personale e concreto per poter vivere in un mondo migliore e sicuro.
La tristezza è infinita per quello che è successo a Barcellona ma, attraverso un piccolo grande nuotatore spagnolo, la speranza di essere ancora un popolo umano e aperto agli altri c’è!

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