Da “LA BORROMEA” – 24 settembre 2017

Da “LA BORROMEA” – 24 settembre 2017
settimanale del Duomo di San Lorenzo di Mestre

Un altro parroco, monsignor Gianni Bernardi, nell’articolo di fondo del suo periodico, lamenta le estreme difficoltà per portare avanti la catechesi anche nelle classi delle elementari e delle medie. Nella parte finale dell’articolo appare però un seppur lieve motivo di speranza ed un invito al rilancio della proposta cristiana mediante uno sforzo comune di tutte le componenti della comunità. Don Gianni conclude la sua amara riflessione auspicando un confronto con la diocesi o con altre parrocchie della nostra città.

Qualche settimana fa ho letto una notizia positiva: un parroco scriveva che il 70% dei suoi ragazzi cresimati avevano accettato di continuare la catechesi e molti arrivano fino all’università. Se la cosa interessa posso fornire il numero di telefono.

La comunità cristiana è chiamata al nuovo annuncio di Cristo

Carissimi, dopo rincontro con i collaboratori e con coloro che amano la vita delia parrocchia, ho iniziato a pubblicare sulla Borromea le ‘lìnee guida” che mi erano state chieste in vista del nuovo anno pastorale.
Sulle orme di san Lorenzo, nostro patrono, la settimana scorsa abbiamo riflettuto sui POVERI in senso concreto. Oggi vorrei soffermarmi con voi su un’altra categoria di poveri, quelli che chiamerei i poveri nella fede.
E vero, a guardar bene, che tutti noi ci troviamo in tale condizione; quando mai possiamo dire di avere una fede viva, forte, bella? Eppure, è sotto i nostri occhi che oggi la fede cristiana vive un momento di forte cambiamento, dovuto certamente all’influsso della cultura dominante, non direttamente contraria (tranne qualche eccezione) ma certamente indifferente rispetto alla vita di fede, ma dovuto anche a una certa “stanchezza” degli stessi cristiani.
Ci troviamo, anche come parrocchia, di fronte alla necessità di un “nuovo annuncio”: le stratture tradizionali della trasmissione della fede non bastano più. Pensiamo, ad esempio, alle difficoltà che è, costretta ad affrontare anche la nostra catechesi; molto spesso i bambini e i ragazzi che vi partecipano sono sprovveduti sui contenuti della vita cristiana, o della fede, anche negli aspetti più semplici, ad esempio quelli che riguardano la preghiera.,. o lo stesso segno di. croce; molto spesso le famiglie sono indifferenti e gli itinerari formativi sono considerati un peso o un impegno in più per ì ragazzi che hanno già le giornate letteralmente riempite di svariate attività; ai massimo, sembra emergere un certo interesse (solo superficiale? Solo momentaneo?) per le tappe sacramentali. La difficoltà della formazione alla tede si nota anche nelle realtà giovanili: penso ai gruppi parrocchiali ma penso anche a quelle associazioni, come gli scout, che tanta importanza hanno nella vita della parrocchia, Cosa fare in questa situazione? Potrebbe venir la voglia di lasciai1 perdere tutto… e rinchiuderci in una specie di comunità di eletti.,, ma non credo sia questa la strada, dal momento che noi abbiamo la responsabilità di annunciare il Vangelo a tutte le genti e di trasmettere la fede, come ci ricorda san Paolo in due passaggi pregnanti della prima lettera ai Corinzi, a proposito della cena del Signore e della sua risurrezione (1Cor 11,23; «Io, infatti, ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso» e 1Cor 15,3: «vi ho trasmesso dunque, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto».
Nel dinamismo della comunità cristiana, noi abbiamo ricevuto (e di questo ringraziamo continuamente il Signore e coloro che ci hanno formato…) e per questo dobbiamo, a nostra volta. trasmettere. Non possiamo interrompere questa linea, che parte dal Signore Gesù e arriva fino al! incontro con Lui, quando verrà nella sua gloria, Abbiamo la responsabilità di trasmettere il Vangelo alle nuove generazioni, Cerchiamo allora di saper rispondere alle nuove sfide, facciamolo, certo, rinnovando i nostri strumenti, facciamolo, soprattutto, lavorando insieme; questo io dico in modo particolare ai catechisti e a tutti i formatori. Nessuno può essere un libero battitore, perché il “mandato” viene dalla chiesa, Lavorare insieme vuoi dire anche aver la pazienza (e la gioia,..) di incontrarsi, di parlarsi, di aiutarsi, di sostenersi a vicenda. Facciamolo sapendo che il nostro scopo è annunciare il Signore Gesù,
Neanche un grappo può essere libero battitore. Ecco perché è importante conoscersi all’interno della parrocchia; e conoscersi significa anche stimarsi, apprezzare il servizio gli uni degli altri nella consapevolezza che si è, insieme, nella parrocchia e a servizio della parrocchia.
Ecco perché e importante essere in contatto con la diocesi; confrontiamoci con chi vive gli stessi problemi, con chi ha uno sguardo aperto a orizzonti più grandi del nostro contesto che, per quanto grande, è sempre limitato e ristretto (utile, naturalmente, è anche il confronto con il vicariato: confronto, purtroppo, spesso disatteso dalla nostra parrocchia).

don Gianni Bernardi

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