Da “SAN NICOLO’ – SAN MARCO” – 17 settembre 2017

Da “SAN NICOLO’ – SAN MARCO” – 17 settembre 2017
comunità pastorale di Mira

Questo numero contiene un inserto di quattro facciate nel quale, in occasione del primo anno di collaborazione pastorale o forse, meglio ancora, di accorpamento delle due parrocchie, si tira qualche valutazione.

Il primo articolo, firmato da don Mauro, collaboratore del parroco, è piuttosto “misticaleggiante” e da esso si fa fatica a capire come vanno le cose. L’idea di fondo mi pare sia che per arrivare ad una vita più cristiana è più importante essere che fare.

Il secondo articolo, non firmato, mi convince di più, perché servendosi di una specie di parabola sull’impegno di una formica, fa intendere che la soluzione possibile è aver pazienza e procedere a piccoli, anzi piccolissimi passi.

Il terzo articolo, che ritengo opportuno segnalare, è la solita rubrica del parroco “appunti di don Gino”, che offre una lettura pacata, serena e paterna di un buon padre di famiglia. Don Gino, che ha ormai quasi settant’anni, nel parlare alla sua gente esprime saggezza, comprensione, speranza, buona volontà, fede e coraggio. E questo non è proprio poco!

 

“Collaborazione…per cosa?”

Mi sono posto questa domanda per fare il punto della situazione e guardare avanti nel cammino che la comunità cristiana di Mira sta compiendo da un anno a questa parte. Sono convinto che stiamo vivendo una stagione molto importante e delicata per il futuro della Chiesa; tante trasformazioni, tanti travagli ci danno sicuramente motivo di ripensare non solo a ciò che facciamo ma a CHI SIAMO. Non sono un grande amante del termine “collaborazione pastorale”, mi sembra molto legato agli addetti ai lavori e forse di sapore burocratico.
Ma questo è un pensiero superficiale e immediato che ho approfondito e superato grazie alle lettere di san Paolo apostolo.
Questi scrive in un brano della seconda lettera ai Corinzi che siamo “collaboratori della vostra gioia”, e sta parlando di quella gioia che viene dall’incontro con Gesù.
Questo è il grande lavoro della collaborazione pastorale, questo è il motivo che deve dare senso a tutte le scelte e le azioni che intraprendiamo: collaborare alla gioia dei nostri fratelli e sorelle comunicando Gesù, rendendo possibile l’incontro con lui. Questa è la nostra priorità, non possono essercene altre e per fortuna!! Porci la domanda su cosa fare e come fare ci permette di ritornare ad un’essenzialità di fede che le parrocchie hanno, a mio parere, messo un po’ sullo sfondo.
Andare al cuore della fede e a recuperare certe cose “ovvie” ci permetterà di attingere alla sorgente di acqua viva che Gesù è per la vita di ogni uomo e prima di tutto per noi appartenenti alla comunità cristiana di Mira. Avere questa sensibilità alle volte ci porterà a dover operare delle scelte che non renderanno contenti tutti, è ovvio che in un contesto di calo dei numeri si dovranno fare delle rinunce e degli accorpamenti, ma le dobbiamo leggere come azioni di potatura che servono alla pianta perché possa portare più frutto, Sono convinto che il Signore ci stia guidando in questo cammino, che la scoperta di volti e esperienze tra le due parrocchie continuerà come in quest’anno, ma soprattutto vorrei che ci ricordassimo che la nostra collaborazione attraverso le soddisfazioni e le fatiche, i compiti o i servizi nella nostra comunità sono un modo attraverso cui possiamo portare la gioia del Vangelo.

(Don Mauro)

 

Per meditare

Talvolta per meditare può essere d’aiuto più una storiella che un discorso difficile e serioso. E’ il senso della storiella che proponiamo, dove appare chiaro che la collaborazione ha bisogno anche della tenacia.

Collaborazione e tenacia

L’altro giorno ho visto una formica che trasportava una foglia enorme. La formica era piccola e la foglia doveva essere almeno due volte il suo peso. Ora la trascinava, ora la sollevava sopra la testa. Quando soffiava il vento, la foglia cadeva, facendo cadere anche la formica. Fece molti capitomboli, ma nemmeno questo fece desistere la formica dalla sua impresa. L’osservai e la seguii, finché giunse vicino a un buco, che doveva essere la porta della sua casa. Allora pensai: “Finalmente ha concluso la sua impresa!”. Mi illudevo. Perché, anzi, aveva appena terminata solo una tappa. La foglia era molto più grande del foro, per cui la formica lasciò la foglia di lato all’esterno ed entrò da sola. Così mi dissi: “Poverina, tanto sacrificio per nulla.” Mi ricordai del detto popolare: “Nuotò, nuotò e morì sulla spiaggia.” Ma la formichina mi sorprese. Dal buco uscirono altre formiche, che cominciarono a tagliare la foglia in piccoli pezzi. Sembravano allegre nel lavoro. In poco tempo, la grande foglia era sparita, lasciando spazio a pezzettini che ormai erano tutti dentro il buco, immediatamente mi ritrovai a pensare alle mie esperienze.
Quante volte mi sono scoraggiato davanti all’ingorgo degli impegni o delle difficoltà? Forse, se la formica avesse guardato le dimensioni della foglia, non avrebbe nemmeno cominciato a trasportarla. Ho invidiato la perseveranza, la forza di quella formichina.
Naturalmente, trasformai la mia riflessione in preghiera e chiesi al Signore che mi desse la tenacia di quella formica, per “caricare” le difficoltà di tutti i giorni. Che mi desse la perseveranza della formica, per non perdermi d’animo davanti alle cadute. Che io possa avere l’intelligenza, l’abilità di quella formichina, per dividere in pezzi il fardello che, a volte, si presenta tanto grande. Che io abbia l’umiltà per dividere con gli altri i frutti della fatica come se il tragitto non fosse stato solitario. Chiesi al Signore la grazia di riuscire, come quella formica, a non desistere dal cammino, specie quando i venti contrari mi fanno chinare la testa verso il basso …specie quando, per il peso di ciò che mi carica, non riesco a vedere con nitidezza il cammino da percorrere. La gioia delle larve che, probabilmente, aspettavano il cibo all’interno, ha spinto quella formica a sforzarsi e superare tutte le avversità della strada.
Nella vita, per fare grandi cose, è sufficiente avere uno spirito da “formica”…

Don Gino

 

APPUNTI… DI DON GINO

Giustificare e condannare

C’è uno strano atteggiamento ampiamente diffuso al punto da diventare opinione pubblica: la facilità con la quale siamo pronti a giustificare tanti atteggiamenti e tante scelte non sempre corrette e buone e, dall’altro lato, l’ossessione con quale, di fronte ai tanti “disastri” che capitano, si deve per forza cercare il colpevole. Un tempo si diceva con un proverbio di indubbia efficacia: “Piove, governo ladro”. E così si era trovato il colpevole e tutto era a posto. Sia l’atteggiamento di giustificare con troppa facilità, sia quello opposto di cercare sempre un colpevole, per prima cosa porta a togliere dalle spalle la responsabilità personale. C’è sempre qualche altro contro cui puntare il dito. E si dimentica sempre di puntarlo verso se stessi. Ora, di fronte a qualsiasi avvenimento ci sono, è vero, delle colpe che vanno ricercate e punite; ma c’è anche una diffusa faciloneria che determina comportamenti che possono essere riconducibili anche a scelte personali che determinano il clima, la cultura, la moda che poi sfocia inevitabilmente in gesti riprovevoli. E’ proprio vero che uno può sempre tirarsi fuori dicendo: è colpa di questo o di quello e mai colpa mia?

La riconciliazione

Il viaggio di Papa Francesco in Colombia, paese martoriato da decenni di guerra civile che ha fatto centinaia di migliaia di morti e ha inferto ferite profonde nella popolazione, è stato un appello costante alla riconciliazione, che non nasconde le colpe e le responsabilità, ma “compiendo per primi il primo passo”, può aprire una strada nuova.
Ecco parole forti e significative di Papa Francesco: “E’ ora di sanare le ferite, dì gettare ponti, di limare sofferenze. E’ l’ora di spegnere gli odi, rinunciare alle vendette e aprirsi alla convivenza basata sulla giustizia, sulla verità e sulla creazione di un’autentica cultura dell’incontro fraterno”. La riconciliazione non è un’utopia, è sempre possibile, purché si rispetti la verità e si abbia il coraggio di rinunciare all’odio e alla vendetta. Ma se questo vale per la storia di una nazione, può valere anche per la storia personale di ciascuno di noi, delle nostre famiglie e delle nostre comunità.

Ripartire

Stamattina ho iniziato il nuovo anno scolastico con i ragazzi della nostra scuola s. Pio X°. Avevo in primo banco i piccoli della prima elementare, un po’ spauriti e incerti, con i loro occhi attenti. Tutti però attenti nel vivere un momento di preghiera semplice e bello. Ci ha aiutato nella riflessione, non soltanto la Parola del Vangelo ma anche la storia di una matita, cosi semplice da sembrare insignificante, ma così preziosa nel dare consigli utili per l’impegno di un anno, per alunni e insegnanti. La matita insegna che ci vuole una mano forte e sicura per essere guidati a scrivere cose belle e buone. Ogni tanto dev’essere temperata. Nelle vita anche le sofferenze e i dolori aiutano a diventare migliori. I segni sbagliati possono essere cancellati e si riparte dal perdono. Ciò che conta non è l’esterno, ma la mina che c’è dentro, come nella vita.

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