L’eremita trevigiano

Per una giornata ha tenuto banco sulla prima pagina de “Il Gazzettino” la notizia che un nostro conterraneo da trent’anni vive solo, senza contatti con la gente, nutrendosi con quello che gli offre il campo, e rinunciando a tutto quello che la tecnica ci mette a disposizione e che tutti ritengono  assolutamente necessario; energia elettrica, acquedotto, telefono, radio, televisione e quant’altro.

Immagino che la stragrande maggioranza dei lettori del nostro quotidiano locale avrà giudicato questo nostro concittadino come uno svitato, maniaco, affetto da qualche psicosi occulta.

Il fatto poi che venga a mancare anche la componente religiosa che ha motivato la quasi totalità degli eremiti ha reso ancor più incomprensibile questa scelta esistenziale così anomala e che a parere di tutti sembra pressoché impossibile ed assurda!

Confesso che questa notizia mi ha fatto riflettere, non arrivando a comprendere ed avvallare questa scelta, ma mi è parsa utilmente provocatoria per la grande parte di noi che viviamo in maniera artificiosa, carica di bisogni imposti dalla pubblicità, sommersa dal rumore e dai messaggi più contrastanti e più fasulli, caricandoci di una infinità di esigenze costose e spesso perfino rovinose sul nostro equilibrio fisico ed esistenziale.

Per associazione di idee questa notizia mi ha riportato ad una frase del lavabo posto all’ingresso del grande refettorio costruito dai padri Somaschi e che il seminario di Venezia ha ereditato. Su quel lavabo c’era scritto in latino: “beata solitudine o sola beatitudine!”

Noi, uomini del nostro tempo, di certo pecchiamo per mancanza di silenzio e di momenti di riflessione personale, cosa che spesso ci rende superficiali, poco pensosi e meno saggi!

Prima di addormentarmi ho detto una preghiera per “l’eremita laico” di Preganziol, lui forse esagera da un lato, ma noi di certo esageriamo per il lato opposto!

Ho capito da questa riflessione che ho poco silenzio nella mia giornata!

Una risposta a “L’eremita trevigiano”

  1. Reverendo Don Armando sono un padre separato con 6 figli abito in provincia di VE ma diocesi di Treviso come separato è risposato sono in una condizione non canonica. Ho sempre apprezzato i suoi interventi e soprattutto il grande bene che ha fatto verso i poveri nella sua lunga e intensa vita sacerdotale . Però non posso condividere la sua presa di posizione sul sacerdozio a sposati e alle donne non solo per un fatto di tradizione della chiesa di Roma ma per gli effetti drammatici e negativi che questa apertura ha avuto nelle chiesa protestanti ridotte ad i un tasso di spiritualità pari allo zero. Le aperture morali e la caduta dei valori stanno portando l uomo allo sballo alla depressione al suicidio , città evolute e scristianizzate come Anversa hanno dei risultati a die poco drammatici un adolescente su 5 pensa al suicidio e 1 su 10 lo prova il consumo di cocaina e di 2.5 kg di cocaina al giorno ogni 1000 abitanti e il tasso di malattie psitiche e in un preoccupante aumento il tasso di noia nei bambini e drammatico . È vero mancano preti suore questa società non li può esprimere ma lasciamo fare al Signore quando toccheremo il fondo ci rinalzeremo. A dimenticavo nella chiesa cattolica d oriente i preti si sposano prima della consacrazione ma questa storica apertura non ha risoltone il problema delle vocazioni né la qualità dei presbiteri anzi chieda al vescovo di Mukacevo Ukrajna quanti e quali problemi debba affrontare per gestire le mogli i figli di questi preti. Caro Don Armando i tempi cambiano ci sono evoluzioni ma questo falso progressismo porta alla distruzione della verità dei valori e della pace interiore sarebbe bene che lei facesse una rettifica su questa presa di posizione si ricordi che non dipendono né da lei né da me questo cambiamenti il reverendo Don Scarpa ha fatto una scelta che non condivido ma rispetto ha dato tanto non ha più la serenità di andare avanti grazie per il tanto bene che ha fatto ora vivacserenamente è come crede il resto di tempo che Dio gli dà ma da questo a voler sposare i preti e dare il sacerdozio alle donne c è una bella differenza grazie Don Armando per tutto il gran bene che ha fatto e fa con gesti dune e devozione Egidio Spolaore Ballo di Mirano

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