Un dono non sufficientemente apprezzato e amato

Io, dopo un evento che mi ha coinvolto e che mi ha fatto soffrire, non riesco a voltare pagina facilmente. I mass-media, che per due giorni mi hanno “tormentato” con interviste e domande sulla tragica morte dell’ingegner Cecchinato e di sua moglie, certamente domani saranno alla ricerca di un’altra notizia che possa interessare l’opinione pubblica ma per me le cose non vanno così.

Il sapere che una persona, che ho incontrato e conosciuto anche se superficialmente, si è tolta la vita non mi lascia e non mi lascerà indifferente per molto, molto tempo. Il pensiero poi che questa persona sia “naufragata” perché non aveva l’appiglio della fede, quell’appiglio che tante volte mi ha salvato e per il quale io sono stato scelto come prete per offrirlo a chi mi sta accanto, è qualcosa che mi turba e mi costringe a riflettere.

Ricordo sempre Bernanos che nel suo “Curato di campagna” fa dire al prete protagonista: “Non è colpa mia se vesto da beccamorto (allora i preti portavano la tonaca nera) ma comunque io offro la speranza a chiunque me la chieda”. Io avevo ed ho ancora, per grazia di Dio, quel dono di cui anche l’ingegner Cecchinato aveva bisogno e mi addolora moltissimo non essere riuscito a trasmettergli quel dono a cui avrebbe potuto aggrapparsi in quel triste momento della sua vita.

In questi giorni di turbamento una volta di più ho capito quale ricchezza sia stata offerta a noi credenti, ricchezza che talvolta non apprezziamo e non testimoniamo quanto sarebbe giusto e doveroso.

Proprio ieri mi è capitato di leggere una pagina ingenua e candida che mi ha aiutato a capire ancora meglio quanta sicurezza, coraggio e serenità porti nell’anima la fede in Dio. La offro perciò anche a voi amici perché abbiate quell’appiglio che l’ingegner Cecchinato non è riuscito a trovare.

“Mamma!” una vocina chiama dal bagno. “Sono qui, tesoro”, risponde la madre. Anche se la bambina non la vede si calma subito udendo la voce in cui ha fiducia. Poi, improvvisamente, la porta si chiude sbattendo per una corrente d’aria. Il rumore inatteso scuote la bimba. “Mamma? Sei ancora lì?” dice con voce tremante di paura. “Sono qui, amore! Ti prometto che non ti lascerò”.

Come la bambina, a volte anche noi ci troviamo in situazioni che incutono timore. Non possiamo vedere Dio, non possiamo sentire la sua presenza, cadiamo nel panico, temendo che ci abbia abbandonati in un territorio sconosciuto. Ma quando gridiamo “Abba!” Dio ci assicura: “Io non ti lascerò e non ti abbandonerò”. La fede nella parola di Dio fa cessare le nostre paure. Tra le Sue braccia amorevoli troviamo la forza per affrontare i momenti più difficili della vita, sapendo che Lui non ci abbandona.

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