Il Papa nella burrasca

Credo che pochi Papi nella storia millenaria della Chiesa siano stati così tanto amati quanto Papa Francesco e credo anche che pochi Papi abbiano meritato questo amore e questa ammirazione come il nostro attuale Pontefice. A sancire la validità di questa dedizione al Papa, “venuto dagli estremi confini del mondo”, c’è anche l’antica massima “vox populi, vox Dei”. La voce del popolo semplice e vera supera tutte le analisi dei sociologhi, dei teologi e degli esperti perché equivalente alla voce di Dio.

Ho paura che per Papa Francesco sia terminata “la luna di miele”, non però con il popolo di Dio ma con i suoi “caporali” e soprattutto con i suoi “generali”. Pare che dentro la Chiesa cominci a sorprendere e a infastidire questo “sacerdote” che vive e chiede che i cristiani non riducano la loro fede a mezz’oretta di Messa domenicale e non si “voltino dall’altra parte” di fronte alla sofferenza e al dramma degli ultimi, dei fratelli disperati travolti dalla brutalità, dall’egoismo e dal sopruso. Questo insegnamento è rivolto all’umile popolo di Dio che a causa del peccato originale ha bisogno di conversione ma soprattutto è rivolto a chi occupa posti di privilegio nella gerarchia ecclesiastica e si oppone al venir meno del prestigio che una certa “sacralità” gli assicurava.

Io, che sono l’ultimo della classe, so che un alto prelato che viveva vicino a noi non usciva “da palazzo” se la polizia stradale non gli faceva da scorta perché, secondo lui e secondo una certa tradizione, la sua carica lo equiparava a un principe. Credo che chi è un po’ addentro alle cose della Chiesa sappia che fino a qualche anno fa, quando il Patriarca si recava in visita presso una parrocchia, veniva approntato un baldacchino affinché la sua “maestà” avesse risalto.

Ho la sensazione che certe esternazioni, certe voci spesso piene di falsità fatte filtrare subdolamente, abbiano come causa comune il fatto che Papa Francesco predichi, e in qualche modo pretenda, che i cristiani abbiano come maestro Gesù e imparino a “lavare i piedi e a servire gli ultimi di questo mondo” piuttosto che “pontificare” dall’alto dei loro scranni.


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