L’incidente di percorso

Il sonno dei vecchi è spesso irrequieto e discontinuo. Qualche giorno fa (la riflessione risale a un paio di mesi fa, NdR) mi sono svegliato verso le due di notte e mi sono accorto immediatamente, riaggiustando le coperte, che la mano sinistra “farfugliava” non riuscendo ad afferrare le lenzuola. Ho acceso la luce, ho guardato la mia mano sinistra e mi sono accorto con sorpresa e preoccupazione che non reggeva e penzolava come fosse spenta e inerme. Ho cominciato a sfregarla ma inutilmente, sembrava priva di nervatura.

Io vivo con piena coscienza la mia età, consapevole che se possono morire anche i giovani, i vecchi hanno certo una maggiore probabilità e perciò mi pare sia giusto e inevitabile pensarci seriamente e accettare la nostra sorte. D’istinto ho pensato a un ictus, malanno che spesso si ripete dopo la prima avvisaglia, e quindi mi è parso giusto dire al Signore: “Sia fatta la tua volontà se è arrivato il mio momento di lasciare questa terra”. Ho poi realizzato che la mano colpita era la sinistra e quindi ho provato un po’ di sollievo pensando che, anche con l’uso della sola mano destra, avrei potuto fare ancora qualcosa.

Avrei voluto informare qualcuno ma poi ho pensato che avrei provocato tanto trambusto, mi sono quindi seduto in poltrona davanti alla televisione e mi sono addormentato: per me la televisione è il più potente e sicuro sonnifero. Alle sette, come sempre, suor Teresa è arrivata per la colazione ed allora l’ho informata dell’accaduto ma lei ha finto che la cosa non la preoccupasse granché. Alle sette e mezzo sono salito in macchina e, poiché ero in grado di guidare, mi sono diretto al cimitero dove ho aperto le chiese e celebrato un funerale rassicurato nel constatare che potevo ancora funzionare. Sennonché appena terminata la funzione religiosa suor Teresa, che nel frattempo aveva allertato mezzo mondo, ha preteso che andassi subito al Pronto Soccorso.

Dopo un’attesa tanto breve da farmi sentire colpevole per essere un privilegiato, un ottimo medico mi ha visitato e la prima diagnosi è stata: ischemia o schiacciamento di un nervo. A questa prima visita ha fatto seguito quella della neurologa con i suoi martelletti, una TAC e una Risonanza Magnetica che hanno escluso gravi danni cerebrali, sono poi stato trasferito nella sala delle gravi urgenze neurologiche e collegato con una serie di fili ad apparecchiature che hanno monitorato ogni mia reazione. Il giorno seguente sono stato sistemato in una linda stanzetta del reparto di Neurologia. Non avrei potuto incontrare gente più efficiente, più gentile e più preparata e sono arrivato alla conclusione che, se tutti gli ospedali fossero come quello dell’Angelo, in Italia dovremmo essere riconoscenti ed orgogliosi della Sanità, checché se ne dica.

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